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Gli Antenati / The Flintstones

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I più celebri cavernicoli dei cartoni animati debuttano in una serie TV prodotta da William Hanna e Joseph Barbera a partire dal 30/9/1960. Il debutto nei fumetti di Fred Flintstone e Barney Rubble e delle loro rispettive mogli, Wilma e Betty, avviene nel luglio 1961 sull’albo “Dell Giant Comic” n. 48, cui segue subito dopo una serie regolare protrattasi per i tipi di Dell e Gold Key fino al 1970, sceneggiata da Jerry Belson, Mike Maltese e Don Christensen e disegnata soprattutto da Harvey Eisenberg e Phil de Lara.

Gli Antenati tornano ad apparire sugli albi della Charlton (1970/77), #Marvel (1977/79), Harvey (1992-94), Archie (1995/97) e DC (1997/99), mentre avranno una “vita parallela” sui quotidiani, dove una loro serie in strisce e tavole si protrae dall’ottobre 1961 al 1998. Il principale autore della preistorica strip è l’ottimo Gene Hazelton, che continua a realizzarla (con l’aiuto di vari collaboratori quali Dick Bickenbach, Roger Armstrong e Dale Hale) fino alla metà degli anni Ottanta, quando gli succedono prima Don Sherwood e poi Karen Matchette.

 

 

La serie a fumetti esordisce in Italia nel 1963 con il titolo Ominidi su ABC DEI RAGAZZI, per essere poi pubblicata da numerosi editori. Nel 1964 compare sul mensile della Mondadori BRACCOBALDO dove, a partire dal 1968, sono ospitate storie italiane realizzate da G. B. Carpi, Romano Scarpa e Umberto Manfrin. Nel 1982-83 Franco Triscari li disegna per il CORRIERE DEI PICCOLI, dal 1992 al 2001, la serie compare su IL GIORNALINO, realizzata da Franco Oneta e Carlo Peroni. Protagonisti di numerosi cartoni animati, gli Antenati godono nel 2000 di una trasposizione cinematografica nel film “I Flintstones in Viva Rock Vegas”, per la regia di Briant Levant.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Fumetti

Calimero, il pulcino veneto nero che 50 anni fa conquistò il mondo

È un’ingiustizia però

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Calimero, il pulcino nero, comparve per la prima volta esattamente cinquant’anni fa in uno spot della Miralanza. Quinto uovo di una gallina veneta coi mutandoni a pallini e il foulard, si schiuse tardi e iniziò la sua ricerca della mamma finendo subito in una pozzanghera.

Rifiutato prima da un grosso cane, poi da un topo inseguito da un gatto, viene rifiutato anche dalla sua mamma perché “io non ho pulcini neri…”. “Ma se io fossi bianco mi vorresti?”. “Sì certamente, piccolo” replica la gallina veneta in tempi non leghisti. Per fortuna Calimero incontra l’olandesina simbolo dell’industria di Mira che gli spiega: “Tu non sei nero, sei solo sporco”, e gli dà un’ insaponata decolorante che risolve.

Mentre in America stava esplodendo la campagna per l’integrazione e i diritti civili di Martin Luther King, in Italia non si colse la “scorrettezza” di un messaggio allora letto senza alcuna malizia o doppio senso razziale. La sua frase “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però” entrò nel lessico italiano facendo del piccolo pulcino dei fratelli veneziani Nino e Toni Pagot, con la voce di Ignazio Colnaghi, un vero e proprio “cult”.

«Nino Pagot, Pagotto il vero cognome, – ricorda Piero Zanotto, grande esperto di cinema e fumetti – era veneziano di nascita ma si trasferì presto a Milano dove nacque il fratello Nino. Insieme cominciarono a fare fumetti, illustrare libri della Scala d’oro della Utet, fino ad iniziare quella scuola disneyana che avrebbe poi prosperato nella nostra regione. Fu il primo a continuare su licenza Disney la storia di Biancaneve con due episodi, lei sposata col principe, con un figlio e col mago Basilisco che la insidia, e poi, nel ’39/’40 “I sette nani cattivi contro i sette nani buoni”. Era un gran lavoratore, e con “I fratelli Dinamite” realizzò il primo film d’animazione italiano, che conteneva una sequenza “veneziana”».

 

 

I fratelli Pagot si occuparono anche delle animazioni di Cocco Bill e dei personaggi di Hanna e Barbera (Yoghi, Braccobaldo) e Nino scomparve nel 1972, a 64 anni dopo aver fatto di Calimero (nome mato dalla chiesa di San Calimero frequentata dai Pagot) un mito ma senza poter vedere sul piccolo schermo l’ultima creazione per la pubblicità, il draghetto Grisù.

Ma perchè Calimero ha avuto tanto successo? «È in fondo la storia del brutto anatroccolo – commenta Annamaria Testa, esperta di pubblicità e docente alla Bicocca di Milano – e funzionava come molte altre storie perchè la struttura narrativa di Carosello era tale da consentire di creare queste storie da due minuti, che intrattenevano l’ascoltatore. Questa è una delle tante. Una storia semplice che finiva bene, dopo alcune disaventure, con un pulcino carino, tenero, piccolino».

Calimero

la versione giapponese di Calimero

Simbolo dei tempi? «Non farei di Calimero più di quel che è. Quel tipo di narrazione è finito quando si è smesso di fare spot da due minuti e si è entrati nel modulo da 30 secondi, ma è anche finito perchè si è rinunciato a narrare. All’estero invece ci sono tuttora grandi narrazioni pubblicitarie che hanno presa, fanno pensare, parlare, e anche il web che permette di fare narrazioni anche più lunghe è una opportunità». Intanto il piccolo pulcino ha ritrovato quest’anno la sua strada narrativa in una nuova serie a episodi per la tv, 104, realizzati in Francia, e un sito internet, www.calimero.com, con giochi, filmati, barzellette, fiabe. Ed in Giappone – dove è un piccolo mito – lo hanno disegnato in 3D. Ma quando tra i disegni si trova un Calimero col pallone da calcio e la maglia rossonera come si fa a non pensare a un altro personaggio dello sport italiano pronto a lamentarsi dicendo “Perché sempre io?”

 
  

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il Gazzettino

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10 commissari (e non solo) del fumetto italiano

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Bonelli si prepara a lanciare in grande stile la nuova serie dedicata al commissario Ricciardi, tratta dai libri di Maurizio De Giovanni. Ecco gli altri grandi protagonisti dei comics polizieschi made in Italy

Il Comicon di Napoli (28 aprile – 1 maggio) è l’occasione per Bonelli Editore di lanciare in grande stile, con una mostra dedicata, trailer e un albo zero, la nuova collana a fumetti dedicata al Commissario Ricciardi, già protagonista di una fortunata serie di libri scritti da Maurizio De Giovanni.

La transizione dalla narrativa tradizionale alle vignette è stata affidata a tre sceneggiatori rodati quali Claudio Falco, Sergio Brancato e Paolo Terracciano, che racconteranno le avventure del commissario nella Napoli degli anni ’30, in piena epoca fascista.

 

icciardi va così a unirsi a una ben nutrita rosa di commissari, ispettori, e criminologi che popolano la storia del fumetto italiano. Nella gallery trovate 10 dei personaggi più famosi in rappresentanza delle forze dell’ordine nei comics made in Italy.

 
  

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Wired

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Top Cat

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Top Cat è il personaggio dei cartoni animati creato dalla Hanna e Barbera che ha esordito nei teleschermi americani sulla rete ABC nel settembre 1961, con due serie da 30 episodi della durata di 22 minuti ciascuno. Top Cat è un gatto capobanda dei gatti randagi del vicolo Hoagy’s Alley, nel quartiere di Manhattan e abita all’interno di un bidone della spazzatura. Insieme ai suoi amici cerca sempre di racimolare qualche soldino, con qualche espediente a volte ai limiti della legalità, che viene rappresentata dal poliziotto Charlie Dibble, il quale vorrebbe sbarazzarsi di quella banda di gatti combinaguai, ma che nella maggiorparte delle situazioni diventa vittima dei piani degli astuti gatti. Tra gli amici della banda di Top Cat troviamo il cantate Pierre, Cho Cho che pensa sempre di essere malato, Benny il gatto grassoccio, Brain il pensatore, Fancy-Fancy l’artista con la testa fra le nuvole e Goldie, la gattina che ha fatto innamorare Top Cat. Top Cat e i suoi amici sono anche i protagonisti di un lungometraggio animato intitolato “Top Cat e i gatti di Beverly Hills”. 

 

In questo film prodotto dalla Warner Bros., Top Cat e la sua gang si godono la vita di Beverly Hills, quando la ricca ed eccentrica Signora Vandergelt lascia la sua proprietá a Benny La Palla, perché la sua unica vera erede, la gatta Amy, é scomparsa. Ma l’ereditá di Benny nasconde un tranello: deve rimanere vivo per 48 ore, altrimenti Snerdly, il maligno maggiordomo, sará il prossimo nella linea di successione… e lui é pronto a tutto! Attualmente viene trasmesso su digitale terrestre Boing e sul canale satellitare di Boomerang.

 
  

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