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Gli inganni delle Sentinelle in piedi

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Domenica pomeriggio, #Bologna, piazza San Domenico. E’ quella antistante l’omonimo convento, decentrata e nascosta, poco conosciuta anche dai bolognesi, perché non è di passaggio. Qui le Sentinelle in piedi potranno manifestare col consueto modus operandi senza correre il rischio che qualcuno ricordi loro di essere individui ridicoli e bugiardi. Sì, bugiardi, perché il manifesto dei loro intenti è un concentrato di balle clamorose che possono conquistare solo un ignorante, uno in malafede o qualcuno che ha la perversione di leggere un libro scomodamente in piedi in piazza in inverno.

Ecco il manifesto dell’evento, sulla falsariga di tutti gli altri che infestano il Paese:

sentinelle

La famiglia è troppo preziosa per restare a guardare mentre viene distrutta

Ammazza che incipit! Un lancio degno del miglior thriller di un film melodrammatico con Julia Roberts.
Intanto due parole sul termine #famiglia, che per le Sentinelle in piedi è solo una, quella formata da uomo, donna, prole. Se manca uno di questi elementi (per morte, abbandono, sfiga) non si può parlare di famiglia. E poi l’allarme: STA PER ESSERE DISTRUTTA! Siamo oltre la minaccia, come paventavano tempo fa, o il pericolo imminente. Loro sono certi che sarà distrutta tra poco se non intervengono!
Qual è il Godzilla che sta per abbattersi su di essa calpestandola come fossero case di carta? Fioccano domande che nascondono risposte inesatte e in malafede:

Sai che in Italia a breve le unioni di persone dello stesso sesso saranno equiparate al matrimonio?

sentinelle1La notizia viene paventata come un pericolo, ma perché mai il riconoscimento dei #diritti a chi non li ha costituirebbe fonte di distruzione per il loro modello famigliare? La tutela dello Stato di un fattispecie non toglie quella stessa tutela a chi già ne gode. Le Sentinelle inoltre commettono una semplificazione che sa di menzogna, perché con il DDL Cirinnà le unioni #omosessuali non saranno equiparate in alcun modo, purtroppo, a quelle unite in matrimonio, tanto che il testo le definisce formazioni sociali specifiche e non àncora il DDL all’art. 29 della #Costituzione, quello che definisce il matrimonio. Insomma, quella domanda nasconde un inganno.

Sai che presto nel nostro Paese un bambino potrà essere cresciuto da due uomini o due donne, deliberatamente privato del papà, della mamma o di entrambi? Lo stabilisce il DDL Cirinnà sulle “unioni civili” ora in Parlmento

In #Italia migliaia di bambini sono già cresciuti da due papà o due mamme. Non è quacosa che potrebbe accadere, ma che è già successo e sta succedendo in barba a qualsiasi pregiudizio. Non è la Cirinnà a decidere che due uomini possono essere padri per un bambino. Chiamiamoli con il loro nome, lo stesso che quei bimbi usano per quelli che sono e vengono considerati da loro gli unici genitori possibili. Quei minori non sono stati privati di nessun genitore, per il solo motivo che non c’erano e non ci sono mai stati altri papà o altre mamme.
Un uomo che dona il suo sperma non è un padre. Una donna che dona un ovulo non è una madre. E anche una che sceglie di portare in grembo un figlio di altri non è una madre, è ma una portatrice di figli altrui. Sapete cosa manca a quelle persone per essere genitori? L’intenzionalità. Essere papà e mamma è molto di più di uno spermatozoo che feconda un ovulo, indipendentemente da chi ci ha messo la “materia prima”. Quelle persone non si sono mai sentite genitori e non hanno mai avuto intenzione di ricoprire quel ruolo. Hanno fatto un piacere a qualcuno, forse per soldi? Può darsi, ma l’eventuale mercificazione del proprio corpo non cambia lo status di chi ha aiutato altri soggetti ad avere figli.

Si apre una questione etica? Certamente, ma riguarda in primis le migliaia di coppie #eterosessuali cattolicamente sposate che ricorrono a quella contestata pratica medica in #Russia e nei Paesi dell’Est (che la vietano categoricamente a coppie #gay). In quelle nazioni è forte il rischio di schiavitù per donne costrette a vendere il proprio grembo per dare figli ad altri. Scandalizziamoci per quella forma di costrizione allora, come per la prostituzione dei bambini e la schiavità minorile. Troppo comodo vegliare in piazza con costosi abiti firmati, cuciti magari da ragazzini che lo fanno 20 ore al giorno per poche rupie. Quelle situazioni però non fanno notizia, non vengono evidenziate nelle centinaia di conferenze dei vari Adinolfi e Amato e non leggo di monsignori indignati per ragazzine dell’est che la danno agli angoli delle strade delle città di tutta Italia.
Per le coppie etero che ricorrono al cosiddetto utero in affitto non si veglia e non ci si pone il problema, perché lo Stato italiano riconosce loro la genitorialità a prescindere da come il figlio è venuto al mondo.

Sai che questo DDL inoltre apre la strada alla pratica dell’utero in affitto che consiste nella produzione di bambini a uso e consumo dei desideri degli adulti?

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Per le Sentinelle in piedi il problema è nel DDL Cirinnà e nelle coppie omosessuali che hanno figli in un modo che loro non gradiscono. Le sentinelle vogliono che quei #bambini siano senza tutele e in caso di morte del genitore biologico risultino orfani e adottabili nonostante abbiano ancora quello/a che considerano fin dalla nascita padre/madre. La stepchild adoption non legittima, giustifica, autorizza, invita, strizza l’occhio a nessun utero in affitto, perché non affronta proprio l’argomento. Una legge disciplina solo ciò di cui parla e in questi casi riconosce una situazione e la disciplina per il bene del soggetto debole, il minore. Ma alle Sentinelle in piedi non importa un cazzo dei bambini e si vendicano su adulti omosessuali rei di aver procreato, appannaggio esclusivo di coppie etero, possibilmente sposate in chiesa.

A proposito dei desideri di cui parla la domanda: mi auguro che la nascita di un figlio risponda sempre ad un desiderio di genitorialità e ad un surplus da amore da donare a chi non ha scelto di venire al mondo e spera di essere stato fortemente voluto. Il termine produzione invece è l’ennesima offesa a bambini considerati dalle Sentinelle in piedi come mera merce da strumentalizzare per colpire padri e madri colpevoli ai loro occhi. Che ci pensano le nonnette in piedi con i loro libretti delle edizioni Paoline: iil loro messaggio insulta bambini che potrebbero essere loro indifesi nipoti.

Sai che nelle nostre scuole si insegna ai bambini che possono sentirsi maschi e femmine indipendentemente dal proprio corpo? Lo stabilisce il ddl Fedeli per “l’insegnamento dell’educazione di genere” depositato al Senato

Ennesima bugia, perché il DDL Fedeli contenuto nella Buona Scuola non dice questo e l’educazione di genere riguarda il rispetto e l’accoglienza delle diversità. Questa domanda capziosa nasconde la famigerata ideologia gender, che ora non va più tanto di moda e che quindi è meglio non evidenziare troppo. La scuola deve insegnare il valore del rispetto di tutti, a dispetto di ogni diversità, sulla base anche di evidenze scientifiche. In base all’età gli studenti devono sapere come funziona il corpo umano, cosa sono identità e orientamento sessuale, ed essere responsabili nei confronti delle malattie veneree. Ovviamente con la collaborazione essenziale tra insegnanti ed esperti. Non si tratta di ideologie o opinioni, ma di istruzione e conoscenza.L’educazione al rispetto e all’uguaglianza non può essere opinabile in quanto è uno dei principi cardine della nostra Costituzione e quindi fondamento della Repubblica. I genitori hanno il compito di educare e trasmettere valori, ma la loro azione educativa non prescinde da quella della scuola e non si può porre in contrasto con essa pretendendo che si adatti a valori incivi e incostituzionali. La scuola, infatti ha il dovere di formare buoni cittadini.

Sai che dichiararsi contrari a questi provvedimenti potrebbe diventare reato punibile con il carcere? Lo stabilisce il DDL Scalfarotto “sull’omofobia” già approvato dalla Camera

Il DDL Scalfarotto, insabbiato al Senato dolo la contestata approvazione alla Camera non dice questo. E’ l’estensione della fattispecie che già contempla la Legge Mancino, ovvero un’aggravante in caso di reati compiuti per motivi che riguardano razza o religione. Se io ammazzo un monsignore in quanto cattolico io avrò un aggravante alla mia pena per l’ignobile motivazione del mio gesto. Ora l’aggravante vale per reati compiuti per motivi religiosi, ma non in caso #omofobia, quindi nei confronti di persone omosessuali per il solo fatto di esserlo. Questo è il DDL Scalfarotto, che non crea un reato di opinione, solo un aggravante di pena. Purtroppo è stato snaturato da un emendamento che nei fatti lo rende controproducente, ma è un’altra questione.

Le Sentinelle in piedi travisano volutamente facendo credere ai loro ignoranti manifestanti che il solo fatto di essere bigotti pieni di pregiudizi li metta a rischio di galera. Sarebbe una bella tentazione una rieducazione in stile campo siberiano, ma non accadrà mai. Un idiota può pensarla come vuole circa gli omosessuali e i privilegi che non vuole divengano diritti per questa minoranza e può dirlo quando e come vuole. Le sue idee qualificheranno solo la sua stupidità.
Diventa un problema in caso di reato, quindi di calunnia. Ad esempio: “Tu sei frocio, quindi sei un pedofilo!”. Ecco, questo non me lo potrebbe dire nessuno, perché denuncerei e se ci fosse la Scalfarotto sarebbe previsto un aumento di pena. Un po’ diversa la questione da come la pongono loro.

Forse le Sentinelle in piedi intendono commettere reati e vorrebbero scontare meno pena possibile?

Ecco, questa analisi sommaria del loro volantino non ci risparmia dal fare un salto sul loro sito, ma lascio a voi la gioia dell’approfondire il loro manifesto politico, che è laico, ma che poggia su pregiudizi tutti cattolici come la terminologia usata. Loro non ce l’hanno con gli omosessuali, ma manifestano affinché una minoranza di cittadini siano discriminati nei loro diritti fondamentali. E sul loro sito non si legge mai la parola orientamento, preferita alla vaticanissima tendenza.

Mentre sto scrivendo penso che in Piazza San Domenico ci saranno decine di persone che leggono libri in piedi, al freddo, sentendosi minacciate da pericoli inesistenti, credendo che i loro figli potrebbero improvvisamente iniziare a prendere ormoni per cambiare sesso su indicazione di un professore o che gestanti stiano piangendo da qualche parte nel mondo per bambini sottratti loro con l’inganno.

Mi chiedo se leggano e cerchino di informarsi davvero sugli argomenti per i quali stanno manifestando o se si limitano a bersi delle bugie calunniose pur di sentirsi parte di una comunità e avere l’illusione di riempire in questo modo il vuoto delle loro squallide vite.

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Sinti, nomade o rom? Il modulo per l’iscrizione a scuola scatena la polemica

Il modulo, consegnato ai genitori degli alunni della scuola elementare di Fossò, in provincia di Venezia

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L’ennesima vergogna: per iscriversi alla scuola elementare bisogna specificare la propria etnia, ovvero se si è sinti, rom, nomade o camminante. Il modulo, consegnato ai genitori di Fossò (Ve), ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione vicino a Rifondazione comunista. L’accusa: “E’ un abuso, una discriminazione gravissima”.

L’isitituto si difende: “Serve per favorire l’integrazione”. Ma è una spiegazione inaccettabile.

Della polemica parlano i giornali veneti dopo che il modulo, distribuito da tempo, è stato oggetto di valutazione da parte dei genitori interessati alla “domanda”, che hanno deciso di rendere pubblica la vicenda anche sui social network.
La scuola è nel Veneziano ma a far scattare la protesta sono stati genitori che vivono nel Padovano e che, attraverso, chi li assiste, ritengono che solo per loro ci sia questa “specifica”. Per questo i legali dello Sportello Sociale / Gap – Padova sono al lavoro, perché si potrebbe trattare di “un abuso e una discriminazione gravissima”.
Peraltro, sul modulo è richiesta anche la cittadinanza con una casella per “italiano” e uno spazio per specificare, se straniero, la nazionalità di origine, così come le vaccinazioni effettuate ed altri dati personali.
Mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, Rifondazione respinge le motivazioni addotte dall’istituto e rileva che il modulo “va immediatamente ritirato perché va contro la Costituzione, la legge Mancino e le normative europee che vietano qualsiasi censimento”.





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Più soldi di tutti alla scuola di tutti, quella pubblica

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi»

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La presentazione del secondo rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia, a cura di Openpolis e Con i bambini, sottolinea la necessità di maggiori investimenti negli asili nido (fascia di età 0-3 anni) e nelle scuole dell’infanzia (fascia d’età 3-5 anni). Nonostante il nostro Paese risulti sotto la media Ocse in termini di percentuale del Pil speso per l’istruzione della prima infanzia, la politica insiste su ragioni di risparmio e sulla conseguente e presunta necessità di destinare soldi pubblici alle scuole private paritarie, in larga parte di orientamento religioso.
Costituzione alla mano, vi è una differenza fondamentale tra l’asilo nido e la scuola dell’infanzia. Il primo è un servizio, sicuramente importante, mentre la seconda è scuola. E come tale è un dovere costituzionale che lo Stato la garantisca.

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Non c’entra nulla che non sia scuola dell’obbligo. È un dovere della Repubblica istituirla ove vi sia richiesta, gratuita e statale. È facoltativo per le famiglie chiedere che i figli la frequentino. Si pensi alla quarta e alla quinta superiore: non è scuola dell’obbligo, ma non s’è mai visto un liceo statale che si ferma alla terza superiore.

Eppure da quando la legge clericale 62/2000 ha reso possibile il finanziamento pubblico alle scuole private – legge voluta dal secondo governo D’Alema, ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer -, destra e sinistra hanno fatto in modo che l’istituzione di scuole statali dell’infanzia statali venisse frenata, e che soldi pubblici venissero dirottati su scuole paritarie che in larga misure sono scuole-parrocchia. Fu esplicito nel 2014 Luca Zaia, governatore del Veneto: «Il governo ci vorrebbe più impegnati nella costruzione di asili pubblici. Noi diciamo che questa è la nostra storia e che non ci sono alternative alla operosità sociale delle Comunità cristiane, parrocchiali e congregazionali».

Fu altrettanto esplicita la rossa Bologna, che pur sconfitta nel referendum comunale del 2013 da un 60% di cittadini che chiedevano di destinare i fondi comunali alle scuole pubbliche fino all’esaurimento delle liste d’attesa, confermò invece il finanziamento di un milione di euro alle scuole paritarie, quasi tutte cattoliche. E non è da meno l’attuale esecutivo: quello che si definiva “del cambiamento”, ma che continua come i governi precedenti a stanziare mezzo miliardo l’anno per le scuole private paritarie. Ancora maggiore è il contributo totale che le amministrazioni locali devolvono alle scuole paritarie: l’inchiesta dell’Uaar icostidellachiesa.it quantifica che solo quelli per scuole cattoliche o che si ispirano alla morale cattolica ammontino a 500 milioni l’anno.

Le scuole private sopravvivevano anche prima di iniziare a ricevere contributi pubblici, grazie alle rette e a sponsor privati, e avevano sostanzialmente lo stesso numero di studenti che hanno adesso. La ricetta per contrastare la povertà educativa minorile in Italia? Recuperare questi fondi, aggiungerne altri e destinarli esclusivamente alla scuola di tutti, a una scuola laica, pubblica e all’avanguardia. Iniziando dalle scuole dell’infanzia statali ovunque vi sia richiesta. Come Costituzione comanda, come comandano ragione e laicità.





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“Simpatie per coprofagi” Multa per diffamazione alla dottoressa Silvana De Mari

La dottoressa Silvana De Mari condannata per diffamazione: aveva detto che il circolo gay era simpatizzante di “pedofilia, necrofilia e coprofagia”

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Arriva un’altra condanna per diffamazione per Silvana De Mari, la dottoressa torinese già nella bufera per aver sostenuto che l’omosessualità è contronatura.

Stavolta il medico dovrà risarcire il circolo “Mario Mieli” di Roma di cui aveva parlato in un’intervista al quotidiano La Croce. “Il circolo LGBT di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia”, aveva detto, “Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia“.

Ora il tribunale di Torino ha condannato la De Maria a pagare una multa di mille euro, più il risarcimento dei danni – non ancora quantificati – e le spese legali. “Sono felice che questa notizia arrivi mentre una nutrita delegazione del Circolo Mario Mieli e di numerosissime altre realtà LGBT+ italiane, si trova a New York per il grande World Pride”, dice Sebastiano Secci, presidente dell’associazione, “Quella notte di 50 anni fa le ragazze di Stonewall ci hanno insegnato a dire basta ai soprusi e alle umiliazioni ricevute, questa condanna è figlia di quegli insegnamenti”.





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il Giornale

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