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Gli Stati Uniti “ripudiano” Colombo: «La statua va rimossa»

L’accusa: era imperialista e sterminatore. gli italoamericani: «daremo battaglia»

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Genova – La furia iconoclasta in corso contro i monumenti dedicati ai rappresentanti confederati che guidarono gli Stati del Sud nella guerra di Secessione americana, ora si abbatte anche sulle statue di personaggi insospettabili, e fino a ieri considerati eroi in Usa. La maniacale attenzione al politicamente corretto fa salire sul banco degli imputati persino Cristoforo Colombo, lo scopritore del nuovo continente, un padre fondatore e statista come Benjamin Franklin, George Washington al quale è dedicata la capitale federale, o l’amatissimo sindaco di New York, l’italoamericano Fiorello La Guardia, il cui nome è stato dato all’aeroporto principale della città.

Colombo, a lungo venerato, oggi è considerato un colonizzatore imperialista, che ha sterminato senza pietà le popolazioni autoctone dei Caraibi e delle Americhe. Sul punto gli storici sono molto divisi. E però, il tribunale del popolo ha già deciso. Così a Houston (Texas) la statua del grande navigatore è stata imbrattata di rosso, il colore del sangue. A Detroit (Michigan) gli è stata incollata in testa un’ascia, e anche in questo caso è stata imbrattata di rosso. Ma proteste e accuse rimbalzano dalla Pennsylvania alla California. A New York una commissione istituita dal sindaco Bill De Blasio ha inserito il monumento a Colombo (uno dei simboli della città) in Columbus Circle nell’elenco dei monumenti da abbattereperché considerati discriminatori. Per dire: Franklin e Washington sono da demolire perché erano proprietari schiavi, cosa che oggi fa inorridire ma all’epoca era considerato normale. I monumenti a Theodore Roosevelt e all’attivista antischiavista Henry Ward Beecher vogliono rappresentare ideali antirazzisti, ma il fatto che ai piedi degli eroi ci siano afroamericani, e nel caso di Roosevelt anche un nativo americano, per alcuni fa apparire le statue come simboli della supremazia bianca. A La Guardia non è bastato lottare contro la corruzione per mettersi al riparo da chi lo accusa di aver discriminato i nippo-americani durante la guerra con il Giappone. Decisamente più comprensibile la decisione di rimuovere la statua dedicata al maresciallo Philippe Petain, leader della Repubblica di Vichy, che in Francia collaborò con i nazisti.

Comunque, la comunità italoamericana fa scudo intorno a Colombo, che considerano un loro simbolo distintivo. Già lo scorso anno il Columbus Day di ottobre fu accompagnato dalle polemiche, e in modo un po’ pilatesco De Blasio disse che avrebbe partecipato alle manifestazioni non tanto per rendere omaggio all’ammiraglio quanto perché era una festa degli italiani di New York. E mentre il sindaco non prende posizione ma si limita a dire che valuterà la relazione della commissione, le associazioni italoamericane hanno già manifestato a Central Park assicurando di essere pronti a combattere per evitare la rimozione del monumento del navigatore genovese.

Il consigliere comunale Ron Castorina, eletto nel distretto a forte presenza italoamericana di Long Island, parlando anche a nome dell’Order Sons of Italy in America (la più antica organizzazione degli italiani in America: rappresenta oltre 26 milioni di persone), osserva: «È difficile giudicare Colombo con i principi odierni. Lui ha vissuto nel ’400. Certo la statua a lui dedicata ricorda agli italoamericani il loro contributo nel costruire New York, ed è l’omaggio degli immigrati italiani alla città che hanno edificato per la loro parte».





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il Secolo XIX

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Violenza a Parigi, scontri sugli Champs Elysées dopo la parata militare

Le tv hanno mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.

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Scontri fra polizia e manifestanti dei gilet gialli sono avvenuti a Parigi sugli Champs Elysèes, alcune ore dopo la fine della parata del 14 luglio. L’emittente Bfmtv ha mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.
La prefettura ha poi reso noto su Twitter di “aver evacuato l’area con la forza” di fronte alle “violenze” sugli Champs Elysées. Secondo Le Figaro, la polizia ha creato un cordone di sicurezza attorno a Fouquet’s, la nota brasserie, che ha riaperto ieri dopo essere stata date alle fiamme e devastata dai gilet gialli in marzo.





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Chi è Carola Rackete, il capitano della Sea Watch 3 che ha forzato il blocco navale

La 31enne tedesca è entrata in acque italiane dopo 14 giorni di stallo, infrangendo il divieto imposto dal decreto sicurezza. In un’intervista ha detto che aiutare gli altri è un “obbligo morale”

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Carola Rackete (foto: Till M. Egen/Sea-Watch.org.)

Il 26 giugno verrà ricordata come una data in cui è successo un fatto straordinario: una nave di una ong del Mediterraneo, la Sea Watch 3, ha infranto il divieto d’ingresso imposto dal ministro Salvini ed è entrata in acque italiane. La decisione, annunciata su Twitter dalla stessa ong e confermata dai dati Gps sulla navigazione, è stata presa dal capitano della nave Carola Rackete, dopo che la Corte di Strasburgo aveva respinto il ricorso presentato dai 42 migranti a bordo della nave per sbarcare in Italia.

“Sono allo stremo. Li porto in salvo”, ha detto Rackete, aggiungendo di essere consapevole dei rischi cui va incontro: una sanzione che va da un minimo di diecimila a un massimo di cinquantamila euro – non solo per il comandante, ma anche per l’armatore e il proprietario della nave – e il sequestro dell’imbarcazione (due misure introdotte dal decreto sicurezza bis, approvato lo scorso 11 giugno dallo stesso ministro dell’Interno).

La rotta di Sea Watch negli ultimi giorni

Dal salvataggio in mare dei migranti a bordo della nave a oggi sono passati 14 giorni. Da allora, sono sbarcate solo dieci persone per ragioni mediche. Rackete ha raccontato che gli altri sono disperati. “Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle”.

Chi è Carola Rackete

Trentun anni d’età, nazionalità tedesca, Carola Rackete conosce cinque lingue e ha una laurea in Conservazione ambientale, ottenuta alla Edge University nel Lancashire. Nonostante la giovane età, ha già una lunga esperienza in mare. Non ancora venticinquenne, è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord nell’ambito di una missione per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi. Ha poi lavorato come secondo ufficiale di bordo per la Ocean Diamond e per la Arctic Sunrise di Greenpeace, e collaborato con la flotta della British Antarctic Survey, un’organizzazione del Regno Unito impegnata in progetti di ricerca nell’Antartide.

Fa parte di Sea Watch dal 2016. In un’intervista a Repubblica, ha detto a questo proposito: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.





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Liberato Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016

Il 33enne bresciano è stato liberato da un gruppo di siriani ribelli chiamati ‘il governo della salvezza’

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L’italiano Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016 al confine turco-siriano è stato liberato. Lo ha confermato il premier Conte che ha dichiarato: “Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall’unità di crisi del Ministero degli Esteri”.

Sandrini è stato liberato da un gruppo ribelle siriano della provincia di Idlib, il ‘Governo siriano di salvezza’, che ha diffuso la notizia sui social. L’operazione è scattata dopo aver saputo che un gruppo criminale attivo in zona e specializzato in rapimenti si nascondeva lungo il confine con un ostaggio.
Sandrini era comparso lo scorso anno in un video in cui compariva inginocchiato con alle spalle due uomini armati e indosso una tuta arancione che ricordava quelle utilizzate dall’Isis. I suoi rapitori, però, non sono parte dello Stato islamico.

Il nome di Alessandro Sandrini è comparso due volte tra gli imputati del tribunale di Brescia: la prima volta per un processo per rapina e ricettazione (aveva tentato di vendere dei tablet rubati e aveva compiuto una rapina nel 2016). Sarà infatti ora ascoltato dai pm di Roma.





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