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PRETI PEDOFILI

Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

Il papa emerito si è avvalso di un ghost writer? Perché non parla di Maciel e dei Legionari di Cristo? E perché il documento non è stato diffuso attraverso i media vaticani? Tutte le ombre.

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La pubblicazione del documento di Joseph Ratzinger sulla pedofilia e il clamore mediatico che ne è derivato hanno riaperto la discussione sulla ‘convivenza’ fra il papa argentino e il suo predecessore in Vaticano. In breve, il nodo è rappresentato dal rischio che il magistero del pontefice in caricavenga in qualche modo messo in discussione. D’altro canto la Chiesa vive una condizione storica inedita – anche in relazione all’esercizio dell’autorità – da quando Benedetto XVIha rinunciato al papato nel 2013 e subito dopo è stato eletto Francesco. Ratzinger da allora si è ritirato nel monastero interno al Vaticano, il Mater Ecclesiae, dove è assistito da alcune suore e dove, nel corso di questi anni, ha ricevuto e riceve diverse visite.

RATZINGER E LE IPOTESI SULLA STESURA DEL TESTO SULLA PEDOFILIA

L’ex pontefice ha oggi 91 anni, vive la fragilità di uno stato di salute tipico della sua età, tanto da far supporre a qualcuno che vi possano essere dubbi sulla paternità effettiva del documento sugli abusi sessuali. Si tratta però di ipotesi o illazioni; l’impianto teorico del testo contiene molti riferimenti al pensiero già noto di Ratzinger a cominciare dalle accuse rivolte al 1968, alla rivoluzione sessuale, in parte al Concilio Vaticano II quali fattori che – con modalità molto diverse – hanno indebolito la morale cattolica, favorito l’affermazione di un mondo che vuole fare a meno di Dio e accentuato il diffondersi degli abusi nella Chiesa. Qualcuno, addirittura uno o più ghost writer, potrebbe aver “aiutato” l’ex papa a scrivere il suo resoconto? A priori non si può escludere nulla, e del resto un ‘aiuto’ non significa automaticamente una forzatura non autorizzata nell’estensione del testo, tuttavia è opportuno restare alle cose note.

I DUBBI SULLA RICOSTRUZIONE DEL PAPA EMERITO

In tal senso è bene ricordare che Joseph Ratzinger, ben prima di essere eletto al soglio di Pietro nel 2005, per circa 24 anni è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, organismo vaticano che, come ricorda lui stesso nel documento all’origine del dibattito di questi giorni, ha avuto l’onere di seguire fin dal principio il flusso di denunce che approdavano in Vaticano relative a vicende delittuose, coperture e reticenze da parte dei vescovi. In tale posizione Ratzinger non puòò non sapere che gli abusi sono ben precedenti agli Anni 60, anzi migliaia di casi segnalati o denunciati risalgono agli Anni 40 e 50 del secolo scorso. Possibile che se ne sia dimenticato o che non abbia voluto tenere conto? Che abbia aggirato un fatto così evidente da rendere scarsamente credibile tutta la teoria messa a punto nel testo?

PERCHÉ RATZINGER NON CITA IL CASO MACIEL?

Inoltre, fra le vicende che videro il cardinale tedesco entrare in conflitto con personalità di altissimo livello della Curia vaticana c’è quella di padre Marcial Maciel fondatore del movimento dei Legionari di Cristo, abusatore seriale e criminale incallito. Ratzinger si scontrò con il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato – e tuttora indicato nei corridoi vaticani come una sorta di potenza ‘ombra’ Oltretevere – e con l ‘ex segretario di Giovanni Paolo II, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, negli anni finali del pontificato detentore di un potere assai superiore alle sue reali funzioni. Forse Ratzinger non ha fatto tutto quello che era in suo potere contro Maciel, ma di certo è stato l ‘unico che ha provato a fermarlo in Vaticano. Per quale motivo non vi è alcun riferimento nello scritto di Ratzinger al caso Maciel?

TROPPI SILENZI VATICANI SUI LEGIONARI DI CRISTO

I legionari sono stati una sorta di “armata delle tenebre” il cui principale impegno era quello di contrastare, in ogni modo, il diffondersi della teologia della liberazione in America Latina e i settori del cattolicesimo progressista nel mondo, con grossi finanziatori all’estero e protezioni importanti fra le mura vaticane. Come ha ricordato all’inizio di gennaio il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto vaticano della Congregazione per gli istituti di vita consacrata (il ‘ministro’ dei religiosi), Oltretevere erano a conoscenza delle accuse a Maciel dal 1943, contro di lui però non si è fatto nulla poiché «quanti lo proteggevano erano una mafia, non erano Chiesa». «Ho l’impressione», spiegava il cardinale, «che le denunce di abusi cresceranno, perché siamo solo all’inizio. Sono 70 anni di insabbiamento, e questo è stato un tremendo errore». Secondo Braz de Aviz «il problema attuale ci indica che molte cose nel passato si sono fatte male, si mentiva». «A quelli della mia generazione», aggiungeva, «nessuno parlava di sessualità e questo oggi va ripensato nel quadro della formazione». Benedetta rivoluzione sessuale verrebbe da dire, ma certo sul capitolo Maciel, in Vaticano sia il papa emerito che molti cardinali avrebbero ancora molto da raccontare.

I DUBBI SULLA PUBBLICAZIONE FUORI DAL CIRCUITO VATICANO

Negli appunti di Ratzinger, insomma, ci sono molte – troppe? – dimenticanze, ma va da sé l’autore ha fatto le sue scelte e vanno rispettate. Altrettanto curiosa appare tuttavia la modalità scelta per la pubblicazione: non uno dei tanti media vaticani, ma altri canali che hanno rapidamente raggiunto siti e testate appartenenti alla galassia ultratradizionalista cattolica. Perché il papa emerito avrebbe seguito un simile criterio? A quest’ultimo interrogativo sarebbe opportuno che lo stesso Vaticano provasse a dare una risposta quanto meno per fugare il dubbio che ci si trovi di fronte all’ennesima variazione del genere “vatileaks”.

LA DISTANZA TRA BERGOGLIO E RATZINGER

D’altro canto la vicenda fa anche un po’ di chiarezza: nella vulgata ufficiale, infatti, fra i due pontefici vi era e vi doveva essere una perfetta continuità di scelte e di visione. Non è così, ora è più evidente; per altro non solo sulla vicenda abusi sessuali vi sono significative differenze – decadenza dei costumi per Ratzinger, eccessi del clericalismo abuso di potere per Francesco – ma anche su molte altre questioni dirimenti per la Chiesa. Intanto in Vaticano si lavora alla redazione di nuove linee guida per la gestione e la denuncia dei casi di abuso in base a quanto è scaturito dall’ultimo summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano. Infine non no va dimenticato che, sia pure a fatica, il progetto di riforma della Curia vaticana sta andando in porto; entro la fine dell’anno la sua versione definitiva vedrà la luce, e non è escluso che pure in questo caso si possano creare tensioni per i nuovi assetti.

 

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Lettera 43

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

Il religioso, colpito da un ordine di arresto in Argentina per lo scandalo che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo per bambini sordi, risiede serenamente in Italia. L’Espresso l’ha incontrato mentre si recava a messa

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apelli bianchi, completo scuro, il passo spedito che non tradisce gli 83 anni, Eliseo Pirmati ha l’aria di chi vorrebbe solo confondersi tra la gente. È il religioso veronese ricercato dalla polizia argentina per  lo scandalo pedofilia  che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo, colpito da un ordine di arresto firmato lo scorso 23 aprile dal giudice di La Plata, Jorge Moya Panisello, per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori. Ora vive in Italia, a Verona, dove è tornato improvvisamente nel dicembre del 2017, mentre in Argentina dilagava l’inchiesta giudiziaria sugli abusi ai danni dei bambini sordi coinvolgendo anche la struttura di La Plata, dove è stato inviato in missione nel 1974.

L’Espresso l’ha incontrato alcuni giorni fa mentre si recava a messa in una centrale chiesa di Verona, Santa Teresa degli Scalzi, ed è in grado di pubblicare in esclusiva le immagini.

‘Espresso pubblica per la prima volta in esclusiva le immagini del religioso veronese ricercato dalle autorità argentine per lo scandalo pedofilia dell’Istituto Provolo di La Plata. Eliseo Pirmati, 83 anni, cammina indisturbato per le strade di Verona. Dopo 43 anni di missione in Argentina, nel dicembre del 2017 è tornato in Italia, nella sede centrale del Provolo. I giudici di La Plata il 23 aprile 2019 hanno spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori, e richiesto la sua estradizione in Argentina. Dopo la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, Pirmati fa ritorno nella struttura centrale dell’Istituto Provolo, sede della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi (di Andrea Tornago)

Il religioso del Provolo, per il quale i magistrati argentini hanno firmato una richiesta di estradizione, dopo la funzione è tornato nell’edificio centrale dell’istituto Antonio Provolo di Verona, sede della congregazione vaticana della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, dove ha stabilito la sua residenza al suo ritorno in Italia. Lo stesso istituto da cui lo scandalo pedofilia era partito 10 anni fa, rivelato dall’Espresso e insabbiato dalle autorità ecclesiastiche, prima di arrivare a contagiare l’Argentina.

Don Pirmati ha sostenuto di non conoscere i provvedimenti delle autorità argentine e ha negato ogni coinvolgimento: «Non so niente, non c’entro niente – ha dichiarato a L’Espresso – Sono un uomo qualunque della strada».

Nell’inchiesta di La Plata, Eliseo Pirmati è accusato di raccapriccianti abusi nei confronti dei minori che aveva in custodia, per di più privi della possibilità di esprimersi in quanto sordi, violenze aggravate dalla minore età delle vittime e dalla sua qualifica di ministro di culto religioso.

Foto di don Pirmati sequestrata dalla polizia argentina agli atti dell’inchiesta sul caso Provolo

Gli abusi, secondo i magistrati, «provocarono un danno irreparabile alla salute dei bambini, tanto nella sessualità quanto nella vita quotidiana: angoscia, inquietudine, desideri di autoeliminazione». Un anno dopo i primi arresti di religiosi e laici del Provolo in Argentina nel dicembre del 2016, tra i quali figurava il sacerdote veronese Nicola Corradi, un aereo di linea ha riportato don Pirmati in Italia, dove ora vive indisturbato nella sede dell’istituto Antonio Provolo.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO




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Pedofilia, coprì un prete: nuove accuse a cardinale George Pell in sede civile

Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini.

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SYDNEY – Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini. Secondo quanto riportano i media locali, la denuncia è stata presentata venerdì presso la Corte suprema dello Stato australiano di Victoria da un uomo che afferma di essere stato vittima di abusi da parte di padre Edward ‘Ted’ Dowan durante la scuola a Melbourne, all’inizio degli anni ’80. George Pell, ex numero tre del Vaticano, che all’epoca era vescovo vicario per l’istruzione nella regione di Ballarat, nel sud, è accusato di avere permesso al religioso di passare da una scuola all’altra mentre era al corrente dei fatti che gli vengono rimproverati. “Pell deve rispondere non solo dei suoi crimini ma anche di quelli commessi da altri preti e fratelli dei quali ha autorizzato lo spostamento da una scuola all’altra e da una parrocchia all’altra”, ha detto Michael Magazanik, l’avvocato della vittima, citato dal giornale The Australian.

Gli indagati

Oltre a George Pell, nella denuncia sono menzionati la Commissione cattolica per l’istruzione, il vescovo di Ballarat Paul Bird e l’arcivescovo di Melbourne Peter Comensoli, riferisce sempre The Australian. Il caso dovrebbe essere oggetto di una mediazione. George Pell ha presentato ricorso in appello contro la sua condanna penale per atti di pedofilia. Al termine di un’udienza giovedì, i tre magistrati della Corte suprema hanno preso tempo per deliberare e non si sa quando verrà annunciata la decisione. Possono confermare la condanna, ordinare un nuovo processo o assolvere il prelato. A dicembre Pell era stato riconosciuto colpevole di cinque capi d’accusa relativi ad aggressioni sessuali commesse contro due bambini coristi nel 1996 e 1997. A marzo era poi stato condannato a sei anni di carcere.

IL CASO GEORGE PELL

 





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Cronachedi

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PRETI PEDOFILI

Roma. Si fingeva clochard, prete americano arrestato per abusi su minori

Latitante dal 2006, il 70enne ha varcato la soglia di un centro di accoglienza del comune di Roma, in via Assisi

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All’apparenza uno dei tanti senza fissa dimora di Roma, invece era un prete americano che doveva scontare 81 anni di carcere per aver compiuto reiterati abusi sessuali su minori tra il 1979 e il 1981. Fine della latitanza dopo 13 anni, il 24 maggio scorso, per monsignor Joseph John Henn, 70 anni, che si è presentato nel centro di accoglienza comunale divia Assisi a Roma chiedendo agli operatori di essere aiutato come un qualsiasi clochard.

Sulla testa di Henn pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere della Corte di Appello di Roma del 2006. I fatti contestati all’uomo sono stati commessi nello stato dell’Arizona, dove esercitava funzioni di monsignore per la Chiesa cattolica americana.

Il contenzioso con la giustizia di Henn inizia nel 2005, quando venne arrestato nella Capitale e collocato a domiciliari in un alloggio in via della Conciliazione. Poco dopo arriva la richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, cui il monsignore fa richiesta di opposizione. Nel 2006 la sua richiesta viene rigettata e quando sopraggiunge la custodia cautelare definitiva, la giustizia non riesce nemmeno a notificargliela perché intanto Henn aveva fatto perdere le sue tracce.

La latitanza dell’uomo termina la scorsa settimana, quando si presenta nel centro di accoglienza del Tuscolano come senza fissa dimora. Entrato nella struttura, qualcosa si complica quando uno degli operatori si accorge che l’uomo ha con sé diversi certificati medici tutti intestati a persone diverse. Da lì parte l’allerta che arriva fino alla Sala operativa sociale del Campidoglio e poi ai Carabinieri della Compagnia di Piazza Dante. Dopo i dovuti riscontri, per l’uomo si sono aperti i cancelli del carcere romano di Regina Coeli.





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