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PRETI PEDOFILI

Ha abusato di tre bambini, arrestato un educatore parrocchiale

L’uomo, un pensionato di 67 anni, era entrato in confidenza con le famiglie dei bambini

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Frequentava come educatore una parrocchia nella zona nord di Milano, un pensionato di 67 anni che è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver abusato di tre bambini cinesi di 10, 11 e 12 anni.
L’ordinanza di custodia in carcere è stata emessa dal gip di Milano Guido Salvini, a seguito delle indagini del procuratore aggiunto Letizia Mannella e del pm Michela Bordieri, condotte dagli agenti del Commissariato Comasina.


L’uomo era entrato in amicizia con i genitori dei bambini, offrendosi di andarli a prendere e di accompagnarli in parrocchia. È stato smascherato a causa di alcune voci che sono cominciate a circolare.





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Globalist

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

“Dietro le dimissioni di Ratzinger c’è lo scandalo pedofilia”

Ratzinger avrebbe deciso di dimettersi dopo il viaggio a Cuba del marzo 2012. Il possibile retroscena svelato dal giornalista francese

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Ratzinger si è convinto della necessità delle dimissioni per una serie di motivi. Tra questi, Frédéric Martel, l’autore di “Sodoma”, che è il libro su omosessualità e Chiesa in uscita a febbraio, di cui abbiamo parlato più volte, ha individuato un viaggio apostolico a Cuba, avvenuto nel marzo del 2015, durante il quale Benedetto XVI si sarebbe in qualche modo rassegnato all’idea di dover abbandonare il soglio di Pietro.

A riportare quello che rischia di essere un passaggio che mancava della narrativa sulla rinuncia del teologo tedesco è stato il quotidiano La Verità. Anche se lo stesso autore dell’articolo, cioè Gianluigi Nuzzi, scrive di non condividere alcune delle tesi presentate da Martel. Fatto sta che, stando alla versione del giornalista francese, la visita nell’isola di Fidel Castro sarebbe stata determinante ai fini della decisione presa da quello che sarebbe diventato il papa emerito. Sullo sfondo la corruzione, gli scandali legati agli abusi e la diffusione di atti omosessuali all’interno degli ambienti ecclesiastici. Ratzinger, insomma, si sarebbe reso conto di non essere nella possibilità, specie per via delle sue precarie condizioni fisiche, di far fronte a una serie di problematiche dilaganti che necessitavano, per essere risolte, del vigore di un pontefice più giovane.

Partendo da questo punto, quindi, sarebbe possibile comprendere il perché di un abbandono che rimane impresso nella storia. Ma c’è dell’altro. Nuzzi, infatti, collega la tesi di Martel alle frasi che mons. Gaenswein ha pronunciato l’anno scorso, durante la presentazione di un libro edito da Cantagalli, che raccoglie buona parte delle riflessione del “mite professore” di Tubinga riguardo alla politica. Per il prefetto della Casa Pontificia, ancora oggi molto vicino a Ratzinger, l’emersione degli scandali legati agli abusi rappresenta l’11 settembre della Chiesa cattolica. E questo assunto, in qualche modo, potrebbe essere correlato alle motivazioni nascoste dietro le dimissioni. Quasi come se Benedetto XVI avesse avuto contezza di non poter contrapporsi a ciò che stava già accadendo e che sarebbe accaduto nel corso degli anni successivi. Il libro di Martel, in ogni caso, continua a far discutere. Parte del “mondo tradizionale” lo ha già bollato come “pamphlet Lgbt”. La definizione può essere rintracciata su Corrispondenza Romana, che è uno di quei siti non allineati con l’ operato dell’attuale pontefice.

Fatto sta che “Sodoma”, prescindendo per un attimo dalla veridicità delle informazioni presentate all’interno dell’opera, tratterà pure delle dimissioni del predecessore di papa Francesco. Il tutto a ridosso di un summit, quello sulla prevenzione degli abusi che Bergoglio ha convocato per questo febbraio, che in molti ritengono essere fondamentale per il ripristino della credibilità degli ambienti ecclesiastici.





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PRETI PEDOFILI

Abusi, 286 sacerdoti accusati di pedofilia in Texas dal 1950 a oggi

Le istituzioni ecclesiastiche americane hanno diffuso un altro elenco di sacerdoti accusati di abusi. La lista è composta da 286 consacrati, che sono stati tirati in ballo dal 1950 a oggi in Texas

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Dopo il rapporto del Gran Giury della Pennsylvania, il caso dell’ex cardinal McCarrick, quello ‘scardinalato’ dal papa, e altri, non pochi, episodi che hanno interessato le cronache giornalistiche in questi mesi, le istituzioni ecclesiastiche statunitensi, quelle deputate a farlo, hanno deciso di rendere noti ulteriori nominativi di sacerdoti accusati di aver compiuto abusi ai danni di minori. La cifra complessiva fa davvero spavento.

Questa volta le vicende riguardano lo Stato del Texas dove, dal 1950 a oggi, stando alla notizia riportata pure da La Repubblica286 consacrati sono stati interessati da accuse rientranti nella fattispecie evidenziata. “I vescovi del Texas – ha dichiarato a stretto giro il cardinal Di Nardo, che è il presidente della Conferenza episcopale a stelle e strisce – hanno deciso di rilasciare i nomi dei sacerdoti in questo momento perché è corretto e giusto, con l’obiettivo di offrire speranza a coloro che hanno sofferto”.

Lo stesso porporato statunitense, in seguto al dossier sulla Pennsylvania, aveva chiesto a Bergoglio di visitare straordinariamente la nazione americana. Poi non se n’è fatto niente. Pure perché il cardinale ha ritirato la richiesta. Il Vaticano, dal canto suo, si prepara a ricevere gli episcopati di tutto il mondo: papa Francesco ha convocato tutti per discutere di prevenzione sugli abusi ai danni di minori, ma pure riguardo a quelli compiuti sugli adulti vulnerabili. Secondo il cardinale Walter Kasper, tedesco e progressista, che ha rilasciato dichiarazioni pesanti nel corso di queste settimane, i “nemici di Francesco” starebbero utilizzato gli scandali legati agli abusi, compiendo un “abuso degli abusi”, per arrivare a un “nuovo Conclave”.

Sarà un periodo impegnativo per la Santa Sede, per i vescovi e per il pontefice della Chiesa cattolica.





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il Giornale

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PRETI PEDOFILI

Preti pedofili, don Martino: «Il Vescovo non è tenuto a denunciare il sacerdote all’autorità civile»

Il parroco di Belmonte è stato relatore di un convegno organizzato dall’Ordine dei
Giornalisti del Molise

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AGNONE – Pedofilia nella Chiesa: sacerdoti vittime o carnefici? Rapporti, limiti e collaborazioni tra diritto statuale italiano e diritto canonico nei casi di pedofilia. Il processo mediatico che, prima della giustizia, condanna i sacerdoti a prescindere, perché i preti pedofili fanno notizia. Sono alcuni dei temi trattati da don Francesco Martino, sacerdote e giornalista, chiamato a relazionare
nel corso deontologico organizzato nei giorni scorsi, ad Agnone, dall’Ordine dei giornalisti del Molise. Una materia delicata e spinosa perché i casi di pedofilia all’interno della Chiesa sono sempre più frequenti e finiscono sempre di più sui giornali di tutto il mondo.

«Facciamo il caso di un sacerdote accusato di pedofilia. Il vescovo appena riceve la denuncia, deve procedere ad un primo accertamento dei fatti, sentendo le parti in causa, ma deve agire con prudenza, verificando la fondatezza o probabilità dell’accusa che escluda la calunnia gratuita o la diffamazione del soggetto implicato. L’atto immediato che può, cautelativamente, porre in essere è l’allontanamento dall’ufficio e la destinazione in una comunità religiosa appropriata, dove il soggetto, invitato a preghiera e penitenza, possa confrontarsi anche con specialisti psicologi, psichiatri ed esperti in modo da fare luce sulla vicenda. Se il Vescovo accerta un qualche fondamento nelle accuse, procede ad una sospensione cautelare a divinis del sacerdote implicato, ed avvia il procedimento canonico relativo inviando gli atti e le indagini diocesane al tribunale ecclesiastico di competenza presso la Santa Sede istituito presso la Congregazione della Dottrina della Fede.

La procedura canonica prevede il segreto sull’intero procedimento fino all’emissione della sentenza, per tutelare comunque sia i testimoni, sia l’imputato, sia la loro dignità, sia evitare la spettacolarizzazione mediatica degli eventi, evitando di esporre anzitempo alla gogna mediatica. In ogni caso, il Vescovo non è tenuto a denunciare il prete davanti all’autorità civile, in ragione anche di questa indicazione presente nella Scrittura nella Prima lettera ai Corinzi, cap. 6 versetti 1-11, in cui chiaramente si dice che liti tra i cristiani non devono essere affidate ai tribunali civili, ma risolte all’interno della comunità. Il Vescovo, se richiesto dal magistrato, trasmette il processo canonico e tutti gli incartamenti all’autorità civile solo dopo la sentenza definitiva di condanna, che diventa pubblica, non prima del giudizio definitivo. Un’ultima riflessione riguarda la deontologia professionale dei giornalisti: oggi esiste comunque un problema, che è quello dei social media.

Molti blogger, tutti coloro che usano facebook possono divulgare senza controllo notizie sugli abusi, a volte vere e proprie bufale, danneggiando irrimediabilmente l’onorabilità delle persone e dei sacerdoti coinvolti, perché l’opinione comune è ritenere gli uomini di Chiesa gente comunque losca, depravata e immorale. Purtroppo oggi l’opinione pubblica legge solo i titoli e reagisce scomposta solo a questi, basta vedere i commenti sui social. Un uomo di Chiesa oggi è senza difesa rispetto agli altri ad attacchi del genere: solo l’uscita della notizia non solo determina il
processo mediatico, ma la condanna definitiva ed inappellabile pubblica, per cui la sua dignità è distrutta per sempre. Un sacerdote semplicemente sospettato o accusato di pedofilia come sacerdote è morto per sempre. Effettivamente la Chiesa paga le azioni dei suoi figli indegni, che danno scandalo, per i quali, come dice il Vangelo, è meglio mettere loro una macina al collo e gettali nel mare».





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