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Medicina

Hpv, quello che c’è da sapere sul papilloma virus

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Il papilloma virus umano (Human PapillomaVirus, Hpv), nella stragrande maggioranza dei casi causa infezioni che regrediscono in maniera spontanea, senza che chi ne viene colpito se ne accorga. D’altra parte l’Hpv è uno dei virus più diffusi al mondo, una delle infezioni sessualmente trasmesse più frequenti, il virus oncogeno per eccellenza, tanto che nella lista dell‘American Association for Cancer Research svetta come secondo responsabile di cancro a livello globale (dopo il batterio Helicobacter pylori). Un  contro cui però la prevenzione negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, non solo con la prevenzione secondaria degli screening ma anche con la disponibilità di vaccinarsi, per proteggersi dalle forme del virus oncogene e quindi più pericolose. Per le ragazze e i ragazzi. Perché gli Hpv non sono tutti uguali, né si tratta di un virus di genere, solo femminile, come a lungo creduto. Tanto che la vaccinazione anti-Hpv è stata estesa anche ai ragazzi nel nuovo piano vaccinale, incluso nei Lea.

Parlare di Hpv non è facile, perché con una sola parola intendiamo tantissime cose: virus, malattia infettiva, cancro. Proviamo a fare chiarezza.

Un nome, tanti virus

Di Hpv ne esistono centinaia di tipi, circa 150. Non sono tutti ugualmente pericolosi. Alcuni crescono sulla pelle, altre nelle mucose, come quelle della bocca, della gola o della vagina. Alcuni causano lesioni benigne come verruche, condilomi (verruche genitali) o papillomi, altri possono portare a cancro. Tutti però si trasmettono per contatto pelle-pelle, soprattutto attraverso la trasmissione sessuale (il preservativo protegge ma non del tutto, viste le modalità di diffusione), vaginale, anale e orale. Accanto alle trasmissioni più comuni però ci sono alcuni tipi di infezione che si trasmettono verticalmente da madre a figlio, durate la gravidanza o in prossimità del parto. Trasmissioni, nel complesso, tutt’altro che occasionali: il Center for Disease Control and Prevention (Cdc) americano stima che la diffusione dei virus sia così elevata che tutti, uomini e donne, almeno una volta nella vita ne siano interessati. Infezioni però, che nella maggior parte dei casi, fino al 90%, sono asintomatiche e transitorie, scompaiono da sé nel giro di un paio di anni. In alcuni casi però il sistema immunitario – specie in condizione di immunodepressione, quali quelle dei sieropositivi o di chi sottoposto a terapie per patologie autoimmuni o trapianti d’organo – non riesce a combattere i virus, che possono persistere fino a generare lesioni benigne (come verruche e condilomi), lesioni precancerose e a volte cancro.

Non solo il tumore alla cervice

A lungo Hpv è stato sinonimo di tumore alla cervice, ma il papillomavirus può causare altri tipi di cancro, nelle donne quanto negli uomini. Se nelle prime i più comini sono quelli alla cervice, alla vagina e alla vulva, negli uomini le infezioni da Hpv possono portare a tumori del pene e, in entrambi i sessi, a tumori dell’ano e anche del cavo orofaringeo. Tumori che possono svilupparsi diversi anni dopo aver contratto l’infezione da Hpv. Alcune infezioni da Hpv. Perché i ceppi che causano condilomi son diversi da quelli che causano il cancro, almeno 13 e comunemente noti come ad alto rischio. E anche all’interno delle varie tipologie di cancro alcuni ceppi sono più comuni di altri (i più comuni, per esempio, nel caso di cancro alla cervice uterina sono Hpv 16, 18, 33, 45, 31, 58 e 52, con i primi due responsabili da soli di circa il 70% di tutti i tumori alla cervice).

Ma come si passa da una semplice infezione a lesioni benigne e cancro? Le trasformazioni, come detto, possono richiedere anni e solitamente cominciano con infezioni a carico della pelle o delle mucose, dove la presenza del virus induce le cellule a moltiplicarsi più del normale, aiutando, di ritorno, la stessa diffusione del virus. Questa crescita eccessiva può portare alla formazione di lesioni come condilomi, e con alcuni tipi di virus – quali quelli appunto ad alto rischio – il danno dell’infezione persistente può sostenere lo sviluppo di tumore, attraverso danni indotti dal virus nel dna delle cellule che da ultimo causano proliferazioni cellulari incontrollate portando a lesioni precancerose che possono portare poi a tumori. Possono e non portano: infatti alcune lesioni di questo tipo possono regredire in maniera spontanea.

Qualche numero

L’Hpv causa il cancro alla cervice uterina, che è il quarto tumore più frequente nelle donne nel mondo, il secondo più diffuso tra le donne che vivono nei paesi sottosviluppati. Si stima che i casi, a livello mondiale, siano oltre 500mila l’anno, 33mila in Europa e oltre 3mila in Italia. Ma il cancro alla cervice pesa solo per la metà sul numero di tumori Hpv-correlati. In Italia si calcola che il papillomavirus, mettendo insieme i tumori in entrambi i sessi, causi 6.500 casi di tumore all’anno.

La prevenzione

La prevenzione, nei confronti dell’Hpv, si combatte principalmente su due fronti. Da un lato quello dello screening, dall’altro quello della vaccinazione. Approcci diversi ma entrambi necessari, entrambi efficaci, che permettono da un lato di evitare il cancro e le sue conseguenze – dalle operazioni, all’isterectomia, alla menopausa precose, alle disfunzioni urinarie, alla riduzione della fertilità, anche per gli uomini – dall’altro quello di immaginare una generazione libera dal virus. E liberare dai virus – almeno quelli più pericolosi – significa ridurre la possibilità di contagio e quindi di infezione.

Lo screening è oggi disponibile solo per il cancro della cervice uterina e permette l’identificazione di lesioni cancerose e precancerose. Il metodo più utilizzato è quello del pap-test, tramite cui, durante la visita ginecologica, vengono prelevate piccole quantità di muco e cellule dal collo dell’utero, che vengono poi analizzate alla ricerca di alterazioni cellulari e tissutali. Un test semplice, indolore, raccomandato dall’inizio dell’attività sessuale fin verso i 70 anni, una volta ogni 3 anni, salvo diverse indicazioni. A cui si può affiancare il test del dna dell’Hpv, per rintracciare la presenza del genoma dei patogeni nelle cellule dell’ospite, ma non nelle giovanissime in generale e con frequenza più lunga rispetto al pap test.

Sul fronte vaccini, invece, da qualche anno, è arrivata un’arma in più nella lotta all’Hpv, alle forme ad alto rischio: il vaccino. Meglio dovremmo dire i vaccini, visto che ormai sono diversi quelli disponibili. Accanto all’opzione bivalente e tetravalente, in Italia è infatti appena arrivato il vaccino anti-Hpv 9-valente. Una rivoluzione nella rivoluzione: nove i ceppi contro cui è attivo il virus, sette considerati ad alto rischio (16,18,31,33, 45, 52 e 58) e due a basso rischio (6e 11), ma responsabili di oltre il 90% dei condilomi genitali. Un vaccino che, assicurano gli esperti, potrebbe permettere di prevenire il 90% dei tumori da papillomavirus.





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Crediti :

Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

Batterio carnivoro, muore uomo dopo un bagno. Allarme batterio mangiacarne

Batterio carnivoro uccide un uomo. Allarme batterio mangiacarne: la storia

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Batterio mangiarne o batterio carnivoro: allarme dopo la morte di un uomo. Dave Bennett, del Tennessee è deceduto a causa del Vibrio vulnificus, un batterio carnivoro che lo ha infettato mentre si trovava in vacanza nella contea di Okaloosa, in Florida.

Batterio carnivoro uccide un uomo. Allarme batterio mangiacarne: lamorte di Dave Bennett

La notizia della morte dell’uomo a causa del batterio mangiacarne è stata riportata dalla Cnn, citando notizie diffuse dalla figlia della vittima sui social network. Il batterio carnivoro fa registrare circa 80.000 casi di infezione e 100 decessi l’anno negli Stati Uniti, stando ai dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, l’agenzia per la Salute pubblica del governo federale.

Batteri mangiacarne uccidono un uomo in 48 ore. Il contagio e i sintomi

In genere il contagio da batterio mangicarne avviene con il consumo frutti di mare crudi o poco cotti, o esponendo una ferita all’acqua di mare. Il caso mortale di David Bennet è stato quest’ultimo. I primi sintomi dell’infezione da batterio carnivoro si sono manifestati velocemente, fino a diventare una sepsi che per l’uomo si è rivelata letale. La figlia della vittima da batterio mangiacarne ha raccontato che il padre aveva un sistema immunitario indebolito a causa delle terapie contro il cancro che stava subendo da alcuni anni. «Pensavo che i batteri mangiacarne fossero una leggenda, ma non è così. Il batterio lo ha completamente distrutto in appena 48 ore » ha raccontato la figlia dell’uomo ucciso dal batterio mangiacarne, che ha voluto condividere la tragedia perché «non c’è abbastanza educazione sui batteri nell’acqua. Devono esserci cartelli segnaletici in ogni spiaggia, in ogni città e parco statale per segnalare che a causa di questi parassiti persone con ferite aperte o sistemi immunitari compromessi non dovrebbero entrare».

Batterio mangiacarne altri casi

Non è l’unico caso di batterio mangiacarne. Qualche settimana fa, nella stessa spiaggia una ragazzina di 12 anni ha contratto la fascite necrotizzante e i medici sono riusciti a salvarle per miracolo la gamba finita in cancrena. Un’altra donna, in una zona diversa della Florida è morta a causa di un’infezione provocata dai batteri mangiacarne dopo essere caduta in spiaggia: attraverso la piccola ferita ha contratto l’infezione fatale.





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Medicina

Figli senza vaccinazione: coppia friulana non potrà più occuparsi della loro educazione

Udine, padre e madre si sono visti sospendere la responsabilità genitoriale: il Tribunale dei minori nominerà un tutore

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UDINE. La loro battaglia contro l’obbligo vaccinale è giunta a un epilogo. Per un periodo transitorio non avranno più il potere di scelta, nè per la cura, né per l’educazione di due figli minori che, comunque, restano loro affidate.

Lo ha deciso il Tribunale dei minori di Trieste notificando a una mamma e un papà della Bassa friulana il provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale.

Con atto successivo il Tribunale indicherà un curatore speciale dei due minori e che sarà chiamato ad assumere tutte quelle decisioni utili al loro benessere psico fisico.E non è escluso che uno dei primi atti che il curatore sarà chiamato a svolgere sia quello di sottoporre i due piccoli alle previste vaccinazioni. I due genitori sono no vax e il loro figlio più grande lo scorso mese di marzo non era stato ammesso alla scuola dell’infanzia.

Il suo nome, infatti, non compare nell’elenco redatto dalla Regione con la collaborazione delle Aziende sanitarie che contiene i dati di tutti i bambini in regola con le vaccinazioni.

Il piccolo non era stato ammesso a scuola e fra il genitore che l’aveva accompagnato quella mattina e il personale della scuola era nato un acceso confronto, concluso con una denuncia a carico del genitore.

Dopo quella denuncia l’Autorità giudiziaria ha richiesto una serie di accertamenti condotti dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali del Comune di residenza della coppia, dai quali sono emersi alcuni particolari dello stile di vita familiare e delle scelte educative in capo a entrambi i genitori ritenuti dal Tribunale dei minori di Trieste pregiudizievoli per la crescita serena del minore.

Da qui la decisione di emettere a carico di entrambi i genitori un provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale, atto notificato in questi giorni alla coppia e per conoscenza anche ai servizi sociali del Comune nei quale i due abitano.

Gli operatori dei servizi sociali si erano attivati dopo la segnalazione e nel corso degli ultimi tre mesi hanno incontrato più volte la famiglia cercando di mediare nelle decisioni assunte dai genitori, per evitare che si arrivasse al provvedimento del Tribunale.

Un atto temporaneo che, quindi, potrà essere revocato in qualsiasi momento e nel quale vengono invitati i due genitori a nominare un legale: in precedenza per tutta la vicenda della mancata vaccinazione e dell’esclusione da scuola i due erano stati seguiti da un avvocato di Udine affiancato da un avvocato di Trieste.

Alla scadenza dell’11 marzo erano circa una decina i bambini delle province di Pordenone e Udine non in regola con l’obbligo vaccinale e di conseguenza esclusi da asili nido e scuole dell’infanzia, in alcuni casi la protesta dei genitori aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, senza però mai giungere a situazioni di grave criticità.





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Medicina

Peggiora la bimba con il tetano «È tutto assurdo»

Bambina col tetano a 10 anni in rianimazione a Verona, non era vaccinata

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Maria, chiamiamola così, è ricoverata da una settimana all’ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. Padiglione 30, terapia intensiva pediatrica, piano interrato. Si scendono le scale e si arriva davanti al reparto che nel lato sinistro ospita i neonati chiusi nelle incubatrici, oltre la porta di destra, invece, cura i più grandi.

Tra questi c’è Maria, la bimba di 10 anni di Povegliano che lotta disperata da giorni contro il tetano. Nessun vaccino, i genitori non hanno fatto alcuna profilassi nè a lei nè alla sorella più piccola per nessuna delle patologie per le quali la legge impone di «coprire» fin dalla nascita i figli. Per Maria la scelta novax di mamma e papà è stata fatale: s’è sbucciata un ginocchio, è partita l’infezione, il batterio è entrato in circolo e, da quando martedì scorso è stata ricoverata, piano piano le ha tolto le principali funzioni vitali, riducendola in condizioni disperate.  Maria è intubata, è sedata ed è via via peggiorata: non è più in grado di respirare da sola, non è cosciente, drenaggi ovunque e macchine sempre in funzione stanno lavorando per salvarla.

Nella sala d’attesa della Tip (Terapia intensiva pediatrica) si riposano le mamme che assistono i loro piccoli. Escono pochi minuti dal reparto metaforicamente a «prendere aria» – lì sotto non c’è – lasciando le loro creature alle cure delle infermiere. «Stanno cambiando la flebo», diceva ieri una, «ne approfitto per fare due passi qui».

«L’HO VISTA ENTRARE CON UN CEROTTO…»

E parlando di Maria: «È assurdo come in poco tempo il tetano l’abbia ridotta. Io l’ho vista entrare in reparto sulle sue gambe, la settimana scorsa, aveva un cerotto sul ginocchio ma era in piedi, camminava da sola, stava bene. Sapere adesso che è stesa su quel letto in condizioni così gravi fa tanto, tanto male. E fa pensare. Mi auguro che lo facciano tutti quelli che, in tutta questa vicenda, hanno delle responsabilità oggettive». E poi un’altra mamma: «Ognuno dei bambini qui è ricoverato nella propria stanza quindi più di tanto nessuno sa come sta il cucciolo della porta accanto. È ovvio, tra genitori ci scambiamo qualche parola ma non si può fare con tutti: li vedi subito quelli che hanno i figli in condizioni gravi, capisci che non hanno voglia di niente e non ha senso dire nulla. La mamme e il papà di Maria sono gentilissimi ma non si staccano mai dal suo letto. Di sicuro», sospira con gli occhi lucidi, «siamo tutti con il fiato sospeso, speriamo ce la faccia, speriamo che qualcuno guardi in giù».

LA VICENDA IN TRIBUNALE

La vicenda di Maria è finita in Tribunale: l’autorità giudiziaria sta cercando di verificare se ci siano responsabilità penali legate alla mancata vaccinazione della bambina. Le carte sono sul tavolo del procuratore capo di Verona Angela Barbaglio che, pur invitando alla prudenza in attesa di conoscere gli sviluppi dello stato di salute della piccola, fa intendere che è stata scritta una notizia di reatoa carico dei genitori. «Bisogna stare attenti a misurare ogni movimento, con la massima comprensione per il profilo umano», puntualizza, «dall’altra parte però è chiaro che un caso del genere non può passare inosservato, si tratta di una vaccinazione obbligatoria, prevista dalla nostra legislazione».

La legge è la 119 del 2017: prevede, per i genitori inadempienti, «una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro e l’accesso vietato alle scuole per l’infanzia incluse quelle private non paritarie». La mamma e il papà di Maria rischiano di essere indagati per lesioni, al momento.





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Crediti :

l'Arena

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