Contattaci

LAICITA'

I medici, l’aborto e l’ipocrisia della coscienza

Pubblicato

il

Le posizioni etiche degli obiettori occupano i media, anche di settore. Senza raffronto con quelle dei non obiettori e delle donne. La denuncia della ginecologa di Amica

uando si parla di interruzione volontaria di gravidanza e di obiezione di coscienza, vengono sempre messi in grande rilievo gli alti valori etici del medico che, sulla base della sua coscienza, decide di sottrarsi ad una parte dei compiti inerenti alla sua professione. Fa altrettanto la rivista Gyneco, organo ufficiale dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (AOGOI), che ritiene di dover dare spazio esclusivamente alle ragioni e alle posizioni etiche degli obiettori, quasi fossero gli unici ad agire “secondo coscienza”, e quasi come se la “coscienza” dovesse sempre portare ad una scelta di questo tipo.

Mancano, in queste pagine, le ragioni, nonché le “coscienze” e le passioni civili degli altri attori di questa storia, e cioè le donne che richiedono di interrompere una gravidanza indesiderata e gli operatori (non solo ginecologi) che rispondono a questa richiesta di salute. E manca il convitato di pietra, che nessuno osa nominare, forse per paura di essere considerato non politicamente corretto, l’ipocrisia. Non c’è giorno, infatti, che il non obiettore non abbia richiesta da parte di colleghi obiettori, di interrompere la gravidanza di una loro paziente, di una loro amica o parente, perché gli alti principi etici a cui costoro fanno riferimento spesso crollano quando la gravidanza indesiderata riguarda qualcuno di loro conoscenza. Per non parlare degli obiettori (e delle strutture sanitarie confessionali) che si occupano di diagnosi prenatale, per poi girare la testa dall’altra parte lasciando le donne sole e senza risposte di fronte ad una diagnosi di grave patologia fetale. Le ragioni delle donne sono ovvie ed evidenti, quasi sempre trattate frettolosamente come “capricci” a cui non si dovrebbe dare ascolto o che si dovrebbero paternalisticamente ricondurre alla ragionevolezza o alla retorica dell'”istinto materno” e della “sacralità” della vita. Sono in primo luogo ragioni che riguardano la loro salute (bisogna ricordare che nel mondo ogni anno ufficialmente muoiono 47.000 donne per aborto non sicuro, e che un numero altissimo subisce le conseguenze di pratiche abortive fatte in clandestinità), ma sono anche ragioni che comportano un’assunzione di responsabilità nei confronti di un figlio che non sarebbe accettato, amato, che si preferisce non far nascere.

Le ragioni dei non obiettori sono altrettanto ovvie ed evidenti, al di là del dovere di applicare una legge dello Stato: essi rispondono ad una domanda di salute delle donne, lo fanno da operatori sanitari, da medici in primo luogo. Sono coloro che al refusal of care degli obiettori contrappongono l’assunzione di responsabilità delconscientious committment. Il codice deontologico afferma che il medico deve agire libero da condizionamenti ideologici, basandosi esclusivamente sulle attuali conoscenze scientifiche (il medico agisce in “scienza e coscienza”). Mi piacerebbe capire dove sia l’evidenza scientifica della presenza di un’anima nell’embrione, o meglio, nel patrimonio genetico dello zigote. Mi piacerebbe capire dove sia l’evidenza scientifica dell’affermazione che l’embrione (o meglio: il DNA dell’embrione) è già persona, soggetto di diritti alla stessa maniera della donna che richiede di interrompere la gravidanza. Purtroppo, siamo sempre più spesso costretti a constatare che più che alle evidenze scientifiche dei libri di medicina siamo chiamati a fare riferimento ai dogmi del Sacro Libro quali verità indiscusse e indiscutibili. Nell’amplissimo spazio dato al presidente nazionale dell’Associazione medici cattolici, quest’ultimo fa riferimento al modello di salute e di medicina al quale, da medici dovremmo guardare e dal quale dovremmo trarre ispirazione nella nostra pratica clinica, il modello al quale dovrebbe ispirarsi il Sistema sanitario nazionale tutto: «La medicina non è un distributore automatico di prestazioni e di esami richiesti in modo autonomo, né può soddisfare qualsiasi prestazione, magari anche impropria o richiesta in maniera compulsiva dagli utenti».

Chiunque lavori con le donne sa bene che nessuna richiesta di interruzione di gravidanza è “impropria” o “compulsiva”. L’alleanza terapeutica a cui fa riferimento il medico cattolico è tutta in una visione paternalistica della medicina che dimentica la definizione di salute dell’Oms del 1948. Sarebbe bene ricordarla a lui, e anche al sottosegretario alla Salute: «La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non meramente assenza di malattia […] un diritto umano fondamentale».

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Per commentare puoi anche connetterti tramite:




Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LAICITA'

Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

Pubblicato

il

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





Licenza Creative Commons



Crediti :

UAAR

Continua a leggere

LAICITA'

Il Miur accredita un corso sull’esorcismo per insegnanti. Anzi no

Il corso in questione è promosso dalRegina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio

Pubblicato

il

È successo tutto nell’arco di poche ore. Dapprima è saltata fuori la notizia che il Miur, cioè il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, ha proposto agli insegnanti attraverso la piattaforma Sofia un “corso sull’esorcismo e la preghiera di liberazione”. Il che è verissimo. La piattaforma in questione è in pratica un portale attraverso il quale il Miur rende disponibili agli insegnanti tutta una serie di iniziative di formazione, erogate non solo dalle scuole ma anche da altri soggetti accreditati.

Lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo

Il corso in questione è infatti promosso da uno di questi soggetti, il Regina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio. L’intero corso ha una durata di 46 ore, di cui 40 sono obbligatorie, e il suo costo era (vedremo più avanti perché uso il passato) di 400 euro. Tra l’altro, classica ciliegina sulla torta, poiché il corso si svolge in un istituto religioso, i laici che volessero parteciparvi sono tenuti a esibire una lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo. Quando si dice “corso esclusivo”.

Le opposizioni di sinistra si sono subito scagliate contro il governo, sull’onda anche della vicenda che solo qualche giorno prima aveva visto il vicepremier Salvini sostenere la tesi del sacerdote Buonaiuto, secondo cui Virginia Raffaele avrebbe invocato Satana da Sanremo. Fratoianni (Leu) ha preannunciato un’interrogazione. Dal canto suo il Ministero si è affrettato a precisare che si tratta appunto di uno dei tanti corsi erogati dai circa 300 enti accreditati in base alla direttiva 170/2016, i quali provvedono a inserirli in autonomia, aggiungendo che il Miur non è in alcun modo coinvolto né come sponsor né tantomeno come finanziatore. La prima affermazione è certamente vera, infatti tra gli oltre 30 mila percorsi proposti ce ne sono depiù svariati, dai corsi di meditazione per bambini e adolescenti a quelli per la conoscenza dell’islam. La seconda non lo è del tutto visto che trattasi comunque di un corso di aggiornamento la cui quota di partecipazione può essere pagata con la carta del docente, che viene erogata dal Miur e contiene 500 euro a disposizione degli insegnanti per la loro formazione.

Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti

Non passano che meno di 24 ore dall’inizio della bufera ed ecco che il corso sparisce improvvisamente dai radar. A rimuoverlo non il Miur ma la stessa Upra che spiega che il “corso su esorcismo e preghiera di liberazione non è dedicato ad insegnanti di scuola di primo e secondo grado pertanto è stato rimosso dal portale di Sofia”. Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti, in particolare a quelli di religione cattolica che certamente, e purtroppo, sono a tutti gli effetti insegnanti delle scuole di tutti i gradi.

Tutto a posto quindi? Beh, mica del tutto. Rimane ancora da verificare se con la rimozione dal portale sia stato anche revocato il riconoscimento del corso quale aggiornamento, perché in caso contrario rimarrebbe comunque la possibilità di pagarlo tramite la carta del docente, quindi mediante un finanziamento pubblico. Ma soprattutto rimane anche la sensazione di vivere in un’epoca diversa da quella che sembra sostenere il calendario.

È anche vero però che per quanto sdegno si possa manifestare, e possano in particolare averne manifestato politici e organi d’informazione del cosiddetto fronte progressista, un corso del genere non è del tutto incoerente con l’attuale offerta scolastica italiana. Un’offerta che prevede un insegnamento religioso, impartito “in conformità della dottrina della Chiesa” da un esercito di oltre 25 mila insegnanti scelti dalle curie vescovili ma pagati dallo Stato, somministrato per due ore settimanali ai bambini da 3 a 11 anni e per un’ora a quelli più grandi. Sarebbe ora di guardare meno ai piccoli dettagli e più al sistema nel suo complesso, al quale in troppi hanno da tempo fatto l’abitudine.

UAAR

LEGGI ANCHE:

Esorcisti o esorcicci?

 

 

 





Licenza Creative Commons



Crediti :

UAAR

Continua a leggere

LAICITA'

Brindisi, lo insultano perché gay, i compagni lo difendono: #Siamotuttifroci

Striscioni di solidarietà da parte degli altri studenti. La vittima replica: con voi mi sento più forte

Pubblicato

il

BRINDISI –  Hanno imbrattato muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome. Ma i suoi suoi compagni di scuola lo hanno difeso con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag «#siamotuttifroci». Al flash mob, all’esterno dell’istituto alberghiero, hanno partecipato studenti, docenti e anche i ragazzi delle altre scuole superiori della città. La notizia è riportata sull’edizione online di Repubblica Bari.

Le scritte omofobe sono state realizzate ieri e fatte rimuovere immediatamente dal dirigente scolastico Vincenzo Antonio Micia. E questa mattina alla manifestazione è intervenuto anche il ragazzo vittima degli insulti. Parlando ai suoi coetanei, pubblicamente, ha detto: «Io sono fortunato, ho accanto la mia famiglia e i miei amici, oggi la vostra vicinanza mi fa sentire più forte in questo mio percorso di vita».

Dopo le sue parole, secondo quanto riferito dal quotidiano, anche altri ragazzi hanno fatto ‘coming out’: «Che ne sapete voi della paura, quella che ci distrugge – ha detto uno studente – che annienta le famiglie, gli amici di scuola. Che ne sapete voi del dolore, che dura finché qualcuno non ti libera, accettandoti per quello che sei, un omosessuale».

Per i rappresentati degli studenti dell’Alberghiero di Brindisi e Carovigno, questo episodio «testimonia quanto siano ancora radicate, proprio tra noi giovani, l’ignoranza, la paura del diverso e l’intolleranza». «Questa scuola – ha concluso Micia – costruisce ponti e non permetterà l’omofobia».

LE PAROLE DEL GARANTE ABBATICCHIO – «Nulla può l’imbrattare i muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome, quando i suoi compagni di scuola lo difendono con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag #siamotuttifroci. Lo afferma Ludovico Abbaticchio, Garante pugliese dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intervenendo su quanto accaduto a Brindisi.

«Ha fatto scuola – prosegue Abbaticchio – il preside Gianluca Dradi, dirigente scolastico del liceo scientifico ‘Oriani’ di Ravenna, che ha lasciato la scritta che lo accusava di essere gay sui muri della sua scuola spiegando: ‘Resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana’».





Licenza Creative Commons



Continua a leggere

Chi Siamo

Dicono di noi

5 star review  Mitici

thumb Edoardo Maria Mollica
12/23/2013

Newsletter

Sbattezzo

Anonymous #AnonOps

Facebook

I più letti