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I vescovi italiani alla crociata anti-gay

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bagnasco-antigay-550x277L’offensiva sembra senza precedenti, perlomeno in tempi recenti. La Chiesa italiana sembra aver lanciato un attacco ideologico ai diritti degli omosessuali. Ed è già sceso in azione il suo braccio secolare, nel silenzio complice di troppi sedicenti laici.

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha tenuto lunedì una prolusione in apertura dei lavori del Consiglio Episcopale. E ha sparato alzo zero sulla “recente iniziativa — variamente attribuita — di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado”. Secondo il porporato le guide “mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre”.

HA in­vi­ta­to i ge­ni­to­ri cat­to­li­ci a rea­gi­re, in nome del­la “li­ber­tà edu­ca­ti­va”

Bagnasco ha attaccato “la lettura ideologica del ‘genere’ — una vera dittatura — che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni”. Ed è arrivato a chiedersi “con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento””. Ha invitato i genitori cattolici a reagire, in nome della “libertà educativa”, affinché “si sprigioni nell’intera società un brivido di rifiuto e di seria preoccupazione”.

Non si può dire che non sia stato chiaro. I ciellini di Tempi hanno immediatamente ripreso le parole di Bagnasco per far notare che quella in corso “non è una battaglia tra laici e cattolici”. Hanno ragione. Quella in corso è una vera e propria guerra condotta dai clericali. Sono loro che fanno la voce grossa. Quale libertà di educazione c’è, se si vieta agli studenti la conoscenza della realtà? Se li si lascia coltivare atteggiamenti omofobi? Con quale coraggio Bagnasco pontifica sull’indottrinamento, quando ogni anno oltre un miliardo di euro pubblici se ne va per pagare gli stipendi di docenti scelti dai vescovi per insegnare il catechismo in tutte le scuole pubbliche?

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Non ci risulta che qualche vescovo abbia preso le distanze da Bagnasco. Ci risultano invece altri passaggi inequivocabili del discorso stesso. Ha sostenuto che c’è “una visione iperindividualista all’origine dei mali del mondo”. Ha criticato chi “usa come grimaldello l’impazzimento dell’individuo con le sue pretese solipsiste”. Ha attaccato l’Occidente, che “vuole corrompere l’umanesimo”, nonché il suo “neocolonialismo culturale, che vuole imporre con mezzi spesso ricattatori: finanziamenti in cambio di leggi immorali”. La settimana scorsa era tornato a usare parole ateofobiche. L’intervento di Bagnasco, che pure viene dato per uscente, è il segno che la Chiesa si sente fortissima: mentre manda avanti il papa a raccogliere papolatri, trasmette un messaggio sempre più duro e pretende in modo ancora più fermo che ciò che chiede sia applicato.

 

176 se­na­to­ri, 298 de­pu­ta­ti, 9 mi­ni­stri e 19 sot­to­se­gre­ta­ri si sono re­ca­ti dal papa

 

E viene applicato. Subito. Gli opuscoli che tanto dispiacciono al principe della Chiesa, e che sono stati realizzati dall’Unar, erano stati già posti sotto osservazione quando ancora era in sella il governo Letta. Due giorni dopo la prolusione di Bagnasco, la diffusione nelle scuole — dove non erano ancora “approdati”, il cardinale ha detto il falso — è stata prontamente bloccata e “rinviata a data da destinarsi”. Non stupisce la decisione del ministero, che ora è guidato da politici iperclericali, come abbiamo denunciato (praticamente da soli) quando è stato insediato il governo Renzi. Mentre la ministra Giannini resta in silenzio sulla questione, il sottosegretario ciellino Toccafondi ne ha di fatto preso il posto: il suo partito, il Nuovo Centrodestra, è del resto una creatura vaticana. Ma vogliamo parlare anche un poco dei suoi alleati di governo? A Torino il piddino Fassino ha censurato le schede antiomofobe presenti sul sito del Comune. E oggi, come se niente fosse, 176 senatori, 298 deputati, 9 ministri e 19 sottosegretari si sono recati dal papa per assistere alla messa delle 7.

Quello stesso papa che, nei giorni scorsi, ha “cordialmente” ricevuto il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, firmatario della legge che criminalizza l’omosessualità. Papa, cardinali e vescovi sostengono di non essere anti-gay, ma si oppongono a ogni iniziativa contro l’omofobia (che fine ha fatto la relativa legge, peraltro già praticamente svuotata?) E giudicano, giudicano eccome, continuano imperterriti a giudicare come prima e più di prima. Ma quant’è bella la rivoluzione cristiana!

La redazione

 

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Campagna “Non affidarti al caso”: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Genova

«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia».

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«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Genova contro la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una scelta ragionata dei propri medici, con particolare riferimento all’obiezione di coscienza.

«Si tratta di una sentenza liberticida, sintomatica dell’aria che si respira nelle istituzioni dopo il convegno di Verona e che conferma ancora una volta che l’obiezione di coscienza è un nervo scoperto in questo paese», prosegue Orioli.

Le affissioni della campagna in questione hanno campeggiato negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, ma non a Genova. Il Comune le aveva infatti rifiutate adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa». L’Uaar aveva presentato ricorso al Tar della Liguria contro la delibera del Comune, ricorso che era stato accolto. La sentenza del Consiglio di Stato ribalta ora a sua volta quella del Tar.

«Ovviamente la questione non finisce qui, anzi, rappresenta un’occasione per portare anche davanti alla Corte di Cassazione ben tre principi costituzionali: quello della laicità; quello della libertà di espressione e quello dell’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini (art. 3) a prescindere dalle convinzioni religiose personali di ognuno», dice ancora Orioli. «Siamo pronti a portare anche questo caso davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove molte delle intemerate clericali del Consiglio di Stato sono già state smontate in passato. Perché l’Uaar, checché ne pensi il comune di Genova, c’è per creare un mondo più libero e migliore per tutti».

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Liberi di scegliere: a Verona i colori dell’arcobaleno contro l’oscurantismo

In tanti alla contromanifestazione organizzata da Non una di meno e che ha visto tantissime adesioni

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Oscurantisti da una parte e chi vuole una società aperta, libera e tollerante dall’altra: “Per quanto mi riguarda manifestiamo a favore di una società aperta, una società che crede nelle libertà di tutte e di tutti, e quindi mi fa piacere che abbiamo l’occasione di essere qui”.

Parole dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, arrivando a Verona alla prima delle contro manifestazioni in occasione del Congresso mondiale delle famiglie.
“Penso – ha aggiunto – che i signori del governo che vanno a una manifestazione dove invece si tolgono diritti a interi gruppi sociali non ci rappresentano, non rappresentano l’intera nazione. Allora siamo qui a dire non nel nome nostro, ministro Salvini, non a nome nostro. Noi abbiamo un’altra idea di società e per noi tutti devono essere rispettati, non devono esistere discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e di genere. I signori del congresso delle famiglie vogliono sottrarre diritti che sono stati ottenuti con decenni di battaglie. Non possiamo permettere questo e allora – ha concluso – dobbiamo far capire che gran parte dell’Italia non ci sta”.





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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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