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«Il caso Emanuela Orlandi non è per niente chiuso»

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pietro-orlandiIntervista a Vatican Insider del giornalista e scrittore Tommaso Nelli:
“Perché papa Francesco è sicuro che sia morta?” Giacomo Galeazzi Città Del Vaticano – “L’istruttoria su Emanuela Orlandi non è conclusa”.

L’esortazione ad attendersi nuovi sviluppi arriva dal giornalista e scrittore Tommaso Nelli, che alla vicenda della cittadina vaticana ha dedicato inchieste e approfondimenti. Emanuela Orlandi, figlia 15enne di un dipendente vaticano, è scomparsa a Roma il 22 giugno 1983, ma trent’anni non sono bastati a far luce su uno dei più celebri “cold case” del mondo.

A che punto sono le indagini? “Il Labanof di Milano ha terminato le analisi sulle ossa rinvenute nei sotterranei della basilica di Sant’Apollinare all’indomani dell’apertura (14 maggio 2012) della cripta dove era sepolto Enrico De Pedis, ma soltanto a fine novembre sarà in grado di consegnare i risultati. Inoltre la Procura di Roma sta aspettando di conoscere anche a chi appartiene il dna della ciocca di capelli allegata, dopo essere stata sigillata in una busta di plastica, a una lettera inviata nella scorsa primavera a Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella. Quindi, a differenza delle notizie uscite nelle scorse settimane, al momento i magistrati non sono prossimi né a chiudere l’attività istruttoria e, consequenzialmente, né a rinviare a giudizio l’attuale indagato principale, Marco Fassoni Accetti”.

Marco Fassoni Accetti, il testimone apparso sulla scena a 30 anni dai fatti, poi diventato indagato per sequestro di persona, ha fatto ritrovare un flauto che sarebbe appartenuto alla ragazza sparita. Qual è il suo vero ruolo? “Dall’aprile 2013 il cineasta e fotografo Marco Fassoni Accetti ha fatto irruzione sulla scena del caso Orlandi, accreditandosi come uno dei telefonisti che chiamarono la famiglia nelle settimane successive il 22 giugno 1983. Ha parlato tanto con i magistrati, ma finora non ha detto molto perché le sue deposizioni mancano di riscontri oggettivi – è stato impossibile stabilire se il dna del flauto appartenesse a Emanuela – e in alcuni casi si sono rivelate infondate. Come, a esempio, su Mirella Gregori, alla quale attribuisce un fugace incontro (smentito pubblicamente dalla sorella) con la madre, avvenuto a Roma intorno al ’93-‘94, durante un breve soggiorno della giovane che poi sarebbe ripartita nuovamente per l’estero. Peccato però che qui stiamo parlando di una quindicenne volatilizzata nel nulla, non di una studentessa Erasmus”.

 

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Con Papa Francesco è cambiato l’atteggiamento del Vaticano rispetto alla vicenda? “Rispetto al granitico silenzio del pontificato di Ratzinger, si è finora registrata un’unica e significativa variazione: la frase di papa Bergoglio, all’uscita della messa celebrata nella chiesa di sant’Anna domenica 17 marzo, alla mamma di Emanuela e a Pietro Orlandi: «Emanuela sta in cielo». Parole forti. Intanto perché dette dalla massima autorità vaticana e in secondo luogo perché lasciano intendere che egli sia al corrente della morte della ragazza. Interessante dunque chiedersi: in base a quali elementi le ha pronunciate? La sua affermazione è meritoria di approfondimenti anche perché, sul piano strettamente investigativo, è opposta rispetto proprio a Marco Fassoni Accetti, che non esclude, come riportato il 26 ottobre dal corriere.it, che Emanuela possa essere ancora viva in qualche parte d’Europa”.

Crede che l’inchiesta si concluderà senza produrre risultati? “Premesso che l’ultima parola spetta ai magistrati, se gli esami su ossa e capelli daranno un esito negativo ai fini dell’attività investigativa – come successo per gli interni della BMW ritrovata a Villa Borghese nei giorni precedenti il Ferragosto 2008 e sospettata in un primo momento di essere l’auto menzionata da Sabrina Minardi sulla quale era stata caricata Emanuela – e se le parole di Accetti dovessero rimanere prive di riscontri, aumentano le probabilità che le indagini si concludano con un omaggio a Shakespeare: tanto rumore per nulla. Poi il caso Orlandi si è dimostrato trentennale terreno fertile di tante gole, poco profonde però, quindi non è escluso che all’ultimo momento salti fuori l’ennesimo Buscetta “cacio e pepe”

Lei ha studiato in profondità il caso Orlandi. Ritiene che si arriverà mai alla verità? “Presupposto l’impervio contesto in cui si opera, condizionato dalla perenne mancanza di collaborazione del Vaticano con gli inquirenti italiani per scoprire cosa successo a una sua cittadina e dai numerosi depistaggi che fanno ipotizzare la regia di entità che Giovanni Falcone avrebbe definito “menti raffinatissime”, resto convinto che esistano ancora molte zone d’ombra sia sul caso Orlandi – a esempio, la ragazza assieme a Emanuela quando incontrò il fasullo rappresentante della ditta di cosmetici – che sul caso Gregori – tramite l’amica che la vide per l’ultima volta, sapere ‘dove’ fosse diretta Mirella e con ‘chi’, quel 7 maggio 1983. Illuminare queste zone equivarrebbe a fare altri passi verso la soluzione dell’enigma, per cui vale la pena andare avanti e continuare a cercare. Perché, come diceva Socrate, la ricerca porta alla verità”.

La Stampa

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Siamo riusciti a estrarre ossigeno dalle rocce lunari

Un team di chimici dell’università di Glasgow è riuscito finalmente a estrarre dalla regolite il 96% di ossigeno e sottoprodotti metallici. Entrambi fondamentali per la futura colonizzazione della Luna

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Senza atmosfera, secca e rocciosa. Che la Luna sia del tutto inospitale per gli esseri umani è evidente. Eppure, il nostro satellite è ricco di ossigeno: sappiamo, infatti, che la regolite, quello strato granuloso che ricopre il suolo lunare, ne è piena. E ora, un team di ricercatori dell’Università di Glasgow, in Scozia, è riuscito finalmente a capire come estrarlo. Lo studio, che è stato appena pubblicato sulla rivista Planetary and Space Science, dimostra inoltre che il nuovo processo non produce rifiuti: se da una parte si ottiene l’ossigeno, dall’altra viene estratta una serie di leghe metalliche. Questi sotto prodotti, spiegano i ricercatori, sarebbero davvero utili per favorire futuri viaggi e la permanenza dell’essere umano sulla Luna.

Grazie alle analisi dei campioni di regolite riportati a Terra dalle precedenti missioni lunari, sappiamo che l’ossigeno è davvero molto abbondante sulla superficie della Luna. Basti pensare che questo

elemento occupa circa il 40-45% del peso totale della regolite. “Questo ossigeno è una risorsa estremamente preziosa, ma è legato chimicamente alla regolite sotto forma di ossidi e non è quindi disponibile per l’uso immediato”, spiega l’autore dello studio Beth Lomax, chimico dell’Università di Glasgow.

Finora ci sono stati parecchi tentativi per riuscire a estrarre l’ossigeno, ma senza grandi successi. Per esempio, gli scienziati si sono serviti di processi chimici quali la riduzione degli ossidi di ferro usando l’idrogeno per produrre acqua, e poi l’elettrolisi per separare l’idrogeno dall’ossigeno nell’acqua; oppure, di un processo molto simile, utilizzando il metano anziché l’idrogeno. Tuttavia, queste tecniche si sono dimostrate molto poco efficienti, eccessivamente complicate e che richiedono temperature così elevate, tanto da sciogliere la regolite.

(foto: Beth Lomax, University of Glasgow)


Per capire in che modo si potesse estrarre ossigeno, i ricercatori del nuovo studio si sono serviti di campioni terrestri molto simili nella loro composizione a quelli lunari. Nei loro esperimenti, però, Lomax e il suo team hanno deciso di saltare la fase di riduzione chimica e sono passati direttamente all’elettrolisi della regolite in polvere. “Il nuovo processo si basa su un metodo chiamato elettrolisi di sali fusi (che utilizza il sale cloruro di calcio come elettrolita, ndr) grazie al quale siamo stati in grado di estrarre praticamente tutto l’ossigeno presente”, ha spiegato Lomax. “I metodi finora utilizzati per l’estrazione dell’ossigeno hanno rese significativamente più basse e richiedono la fusione della regolite con temperature oltre 1.600 gradi Celsius”. A differenza, invece, dei 950 gradi che sono serviti in questo nuovo esperimento per estrarre il 96% dell’ossigeno presente nel campione di regolite.

Inoltre, spiegano i ricercatori, i sottoprodotti del nuovo processo sono stati tre gruppi di leghe metalliche, ossia ferro-alluminio, ferro-silicio e calcio-silicio-alluminio, tutti potenzialmente utilizzabili. “Questa è la prima dimostrazione riuscita dell’estrazione di ossigeno dalla regolite lunare che produce leghe metalliche come sottoprodotti”, hanno scritto i ricercatori nel loro studio. “Questo processo offrirebbe ai futuri coloni lunari l’accesso all’ossigeno per il carburante e il sostentamento della vita, nonché a una vasta gamma di leghe metalliche per la produzione in situ”, ha commentato in una dichiarazione James Carpenter dell’Esa.





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Wired

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Clima, migliaia di studenti in piazza in 160 città: “Ci avete rotto i polmoni”|

La protesta dei “Fridays for future” coinvolge altri 210 Paesi. Da Milano a Torino, a Napoli, manifestano ragazzi dalle elementari allʼuniversità

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Decine di migliaia di studenti stanno manifestando nelle piazze di 160 città italiane per chiedere ai potenti della Terra di intervenire contro i cambiamenti climatici. Da Milano a Napoli, tanti giovani scandiscono i loro slogan: “Ci avete rotto i polmoni” e “Non rompeteci il futuro”. Solo nel capoluogo lombardo gli organizzatori parlano di 200mila persone. Su Twitter sono arrivati anche gli auguri di Greta: “Il cambiamento sta arrivando”.

A Napoli il corteo cambia destinazione: “Siamo in troppi”

Cambia meta il corteo di Friday for future a Napoli. I manifestanti, da programma, dovevano giungere in piazza Dante, che però è stata ritenuta insufficiente dagli organizzatori alla luce delle presenze, oltre 100mila. Così, con l’autorizzazione delle forze dell’ordine, gli studenti stanno proseguendo verso il Museo archeologico nazionale e piazza Cavour. Una parte del corteo è stata fermata in piazza Dante, ma solo per consentire a tutti di potersi muovere senza difficoltà.

A Foggia studenti in piazza per il Friday for future

Con i volti dipinti di verde e di blu, e tanti striscioni colorati, anche gli studenti foggiani delle scuole medie e superiori sono scesi in piazza per protestare contro i cambiamenti climatici nell’ambito del Friday for future. In 2mila, secondo gli organizzatori, attraversano le vie della città. I ragazzi si sono radunati in piazza Italia scandendo lo slogan “Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città, “Scendi giù, scendi giù manifesta pure tu”, “Siamo qui per il nostro futuro, siamo la generazione più a rischio”.

Milano, gli organizzatori: “In corteo siamo in 200mila”

“Questa mattina siamo in circa 200mila a sfilare per le strade di Milano”. Lo ha detto Sara Brizzolara, una delle organizzatrici della manifestazione, aggiungendo che “fa piacere vedere che questo venerdì non stanno partecipando solamente gli attivisti che sono sensibili alla tutela dell’ambiente ma che questo tema abbia toccato tantissime persone di età diverse”.

A Napoli in migliaia, corteo lungo 1 km e mezzo

Sono migliaia i giovani che a Napoli stanno prendendo parte al Friday for future. Poco più di un chilometro e mezzo interamente coperto da manifestanti. Il ragazzi hanno occupato entrambe le carreggiate e il traffico è completamente sospeso.

Zingaretti: “Salvare pianeta responsabilità tutti”

“Se la Terra muore non c’è più posto per nessuno. Serve un nuovo modello di sviluppo giusto e sostenibile. Salvare il pianeta è una responsabilita’ di tutte e tutti. Noi ci siamo. #FridayForFuture”. Lo scrive su Twitter il segretario Pd Nicola Zingaretti.

Palermo, ragazzi vestiti di nero spezzano il corteo: fuggi fuggi

Tensione al corteo degli studenti a Palermo. Un gruppo di una trentina di giovani, vestiti tutti di nero, ha cercato di spezzare in due il lungo serpentone all’altezza dell’ex palazzo del Msi, creando il panico. Tanta gente, anche genitori con i figli delle scuole medie, ha rischiato di essere schiacciata sul cantiere della metropolitana. C’è stato un fuggi fuggi. In azione gli agenti antisommossa.

Auguri di Greta ai cortei: “Il cambiamento sta arrivando”

“La Nuova Zelanda apre la strada al secondo venerdì di #WeekForFuture. Le prime informazioni ci parlano di 170mila persone in piazza solo lì per lo scioper per il clima, il 3,5% della popolazione. buona fortuna a tutti quelli che protestano in tutto il mondo. Il cambiamento sta arrivando!”. Lo afferma su Twitter Greta Thunberg.

Sono “150mila” i manifestanti che a Milano stanno prendendo parte al corteo del movimento dei giovani per il clima Fridays For Future. Lo ha spiegato un portavoce del FFF Milano.

Migliaia a Firenze: “Il pianeta è nostro”

Oltre 10mila giovani manifestano a Firenze scandendo slogan ispirati al movimento di Greta Thunberg: “Il pianeta è nostro e ce lo riprendiamo, i partiti in piazza non li vogliamo”. Anche qualche coro per il sindaco Dario Nardella, invitato a “non chiacchierare”.





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Tgcom

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La polizia soccorre una famiglia povera: nell’Italia dell’odio c’è ancora posto per la solidarietà

Una famiglia in difficoltà, una chiamata alla polizia locale si trasformano in una bella storia di solidarietà

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Poi ci sono le storie piccole, piccole che non ce la fanno ad entrare neanche nella piccola cronaca. Rosamaria, mia amica ed anche giornalista brava ed attenta, me ne segnala una della sua Calabria. Sabato sera, Cosenza, inizia una notte di fine estate. “Su un marciapiede, in centro, c’è una famiglia accampata…” La telefonata non è di fastidio. Arriva alla polizia di Stato perchè in un Paese civile la polizia c’è per venire incontro e difendere chi è debole e indifeso.

E così, una pattuglia si sposta nella zona segnalata dalla telefonata e ai margini del marciapiede trova loro: una coppia di iracheni con tre figli di 11, 6 e 4 anni. Stanno sdraiati, uno accanto all’altro, su sottili lettini improvvisati, in attesa della notte che per loro fortuna è ancora mite. Stanno accanto alla piccolissima tenda verde e bianca donata loro da un cittadino della zona. Il muro sulle loro teste offre una scritta: “Dici che non potrà finire mai…”. Probabilmente un messaggio d’amore di adolescenti, che sulla testa di questa famiglia si offre ad ogni interpretazione sul loro presente e sul nostro.

La famiglia è regolarmente in Italia, su loro pesa il disagio di chi si è lasciato alle spalle una guerra di dimensioni enormi. E la fuga è ancora pesante, sogno ricorrente. Sono in strada perchè il disagio e il bisogno non hanno frontiere, nazionalità e colore, non hanno muri. Disagio e povertà sono un pò come la morte, sono quella livella della poesia del principe De Curtis. E’ il benessere ad avere frontiere impenetrabili, un muro inespugnabile. Prima cosa alla quale pensano i poliziotti, dare acqua e da mangiare alla famiglia, e lo fanno.

Poi, nonostante l’ora tarda, un po’ di telefonate ad associazioni del volontariato e a case famiglia per recuperare un tetto alla coppia e ai loro tre figlioletti. Troppo tardi, non c’è modo di trovare un interlocutore per un tetto. E’ allora che i poliziotti si guardano in faccia, senza aver bisogno di parlarsi. Chiamano un hotel modesto e dignitoso, accompagnano la famiglia in albergo, si assicurano che tutto andrà bene per la notte, una carezza ai bambini e mettono mano al portafogli. Spesa divisa equamente tra loro.

Si potrebbe accompagnare questo piccolo racconto con tante considerazioni, ma è meglio lasciarlo così, asciutto. Solo una piccola cronaca di cuore. Un cuore in divisa. E questa volta la divisa è tutto onore.





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Globalist

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