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Il colore della luce

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2013093410Oltre ad essere uno strumento di comunicazione, il colore può diventare una passione aumentando così la consapevolezza e la conoscenza dell’Uomo della realtà esterna ed interna, considerando il colore stesso una creazione.
Prima di considerare cosa sia il colore ed analizzare lo spettro è necessario definire cosa sia la luce.
Il termine luce si riferisce alla porzione dello spettro elettromagnetico visibile dall’occhio umano ed è compresa circa tra 400 e 700 nanometri di lunghezza d’onda, ossia tra 790 e 435 THz di frequenza.

Questo intervallo coincide con il centro della luce emessa dal sole che riesce ad arrivare al suolo attraverso l’atmosfera.
La presenza contemporanea di tutte le lunghezze d’onda visibili, in quantità proporzionali a quelle della luce solare, forma la luce bianca.
La luce interagisce con la materia, come tutte le onde elettromagnetiche.
I fenomeni che impediscono o influenzano la trasmissione della luce attraverso la materia sono l’assorbimento, la diffusione, la riflessione speculare, la rifrazione e la diffrazione.
La riflessione diffusa da parte delle superfici è il principale meccanismo attraverso il quale gli oggetti si rivelano ai nostri occhi, mentre la diffusione da parte dell’atmosfera è responsabile della luminosità del cielo.
La luce si propaga a una velocità finita e nell’uso comune il valore viene arrotondato a 300.000 km/s.
La velocità della luce è stata misurata molte volte da numerosi fisici.

Il primo tentativo di misura venne compiuto da Galileo Galilei con l’aiuto di lampade oscurabili, ma i mezzi disponibili erano insufficienti perché portassero dei risultati.
Una misurazione soddisfacente fu fatta da un fisico danese Olaus Roemer nel 1676, il quale sviluppò un metodo di misurazione osservando Giove e una delle sue lune con un telescopio.
Venendo la luna eclissata da Giove a intervalli regolari, Roemer calcolò il periodo di rivoluzione della luna in 42, 5 ore quando la Terra era vicina a Giove.
Il fatto che il periodo di rivoluzione si allungasse quando la distanza tra Giove e Terra aumentava poteva essere spiegato assumendo che la luce impiegava più tempo a coprire la distanza Giove-Terra, ipotizzando quindi, una velocità finita per la luce.
La velocità della luce venne calcolata analizzando la distanza tra i due pianeti in tempi differenti e Roemer calcolò una velocità di 227 326 km/s.
Il lavoro di Roemer fu migliorato da Michelson nel 1926, il quale usando uno specchio rotante, misurò il tempo impiegato dalla luce per percorrere il viaggio di andata e ritorno dal monte Wilson al monte Sant Antonio in California.
La misura precisa portò a una velocità di 299 796 km/s.
Questo esperimento misurò la velocità della luce nell’aria, infatti quando la luce passa attraverso una sostanza trasparente, come l’aria o l’acqua o il vetro, la sua velocità si riduce ed è sottoposta a rifrazione.
Lo studio della luce e dell’interazione tra luce e materia si chiama ottica e l’osservazione e lo studio dei fenomeni ottici, come ad esempio l’arcobaleno offre diversi indizi sulla natura della luce.
L’arcobaleno è un fenomeno ottico e meteorologico, che produce uno spettro di luce nel cielo, quando la luce del Sole attraversa le gocce d’acqua rimaste in sospensione dopo un temporale o accanto una cascata o fontana; visivamente è un arco multicolore, rosso sull’esterno e viola sulla parte interna, senza transizioni nette tra un colore e l’altro.
L’arcobaleno è la conseguenza della dispersione e della rifrazione della luce solare contro le pareti delle gocce stesse.

Esiste anche un arcobaleno lunare, o notturno, e può essere visto nelle notti di forte luce lunare.
Gli arcobaleni notturni vengono, però, percepiti come bianchi, in quanto la percezione umana dei colori in condizioni di poca luminosità è scarsa.
L’arcobaleno è provocato dalla dispersione ottica della luce solare, che attraversa le gocce di pioggia; la luce viene prima rifratta quando entra nella superficie della goccia, riflessa sul retro della goccia e ancora rifratta uscendo dalla goccia.
L’effetto complessivo è che la luce in arrivo viene riflessa in una larga gamma di angoli, inoltre l’angolo è indipendente dalla dimensione della goccia, ma dipende dal suo indice di rifrazione.
Per esempio l’acqua del mare ha un indice più alto di quella della pioggia, quindi il raggio di un arcobaleno negli spruzzi di acqua di mare è più piccolo di quello di un arcobaleno di pioggia e questo fenomeno è visibile a occhio nudo dal disallineamento di questi due archi.
La quantità di luce che viene rifratta dipende dalla sua lunghezza d’onda e quindi dal suo colore.
La luce blu, ossia onde più corte, viene rifratta ad un angolo più grande di quella rossa; inoltre avendo l’area nel retro di una goccia un punto focale al suo interno lo spettro lo attraversa, e così la luce rossa appare più alta nel cielo, formando i colori esterni dell’arcobaleno.

Queste informazioni non sono del tutto inutili, la luce e la diversità dei colori sono intorno a noi, ma spesso vengono vissuti in modo scontato senza sapere la loro natura.
Come l’arcobaleno non è un dono o il sorriso di dio, regalato agli uomini dopo il temporale, come spesso viene detto ai bambini, bensì è un evento scientifico e precisamente è un fenomeno ottico.
La Materia è intorno all’Uomo essendo l’Uomo stesso Materia, e questo è un dato poichè la Materia è Scienza e non una preghiera.

L’arcobaleno, essendo un fenomeno ottico, la sua posizione nel cielo è sempre dalla parte opposta rispetto al sole e il suo interno è sempre leggermente più luminoso dell’esterno.
Tutte le gocce di pioggia rifrangono la luce solare nello stesso modo, ma solo la luce di alcune gocce raggiunge l’occhio umano: questa luce è quella che costituisce l’arcobaleno.

A causa della sua bellezza l’arcobaleno era nominato all’interno delle leggende mitologiche; per esempio il Corpo di Arcobaleno è un concetto importante nel Buddismo Tibetano, nella mitologia Hindu l’arcobaleno è chiamato Indradhanush, con il significato di arco di Indra, il dio del fulmine e del tuono.
Altri due esempi : nella mitologia cinese l’arcobaleno era una spaccatura nel cielo sigillata dalla dea Nuwa con pietre di sette colori differenti, oppure all’interno della mitologia norrena l’arcobaleno è chiamato Ponte di Bifrost e collega il regno di Asgaror (ossia la dimora delle divinità) con il regno Miogaror (ossia la dimora degli uomini).

Le differenti lunghezze d’onda vengono interpretate dal cervello umano come colori, che vanno dal rosso delle lunghezze d’onda maggiori, ossia frequenze più basse, al violetto delle lunghezze d’onda minori, frequenze più alte.
Non esiste una relazione biunivoca tra i colori che percepisce l’Uomo e le lunghezze d’onda, in quanto tutte le radiazioni luminose che il nostro occhio percepisce dall’ambiente non sono completamente pure, perché in realtà sono una sovrapposizione di luci di diverse lunghezze d’onda.
Quindi ad ogni lunghezza d’onda è associabile un colore, ma non il contrario.
Le frequenze immediatamente al di fuori dello spettro percettibile dall’occhio umano vengono chiamate ultravioletto (UV) per le alte frequenze, e infrarosso (IR) per le basse.
Anche se l’Uomo non riesce a vedere l’infrarosso, viene percepito dai ricettori della pelle come calore.
Tutte le lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico a partire dalla luce visibile, escludendo le parti minoritarie dei raggi X, delle onde radio, sono fonte di calore.
Ci sono telecamere in grado di captare i raggi infrarossi e convertirli in luce visibile chiamati visori notturni; alcuni animali, come le api, riescono a vedere gli ultravioletti, altri insetti invece riescono a vedere gli infrarossi.

Lo spettro visibile è quella parte dello spettro elettromagnetico che cade tra il rosso e il violetto includendo tutti i colori percepibili dall’occhio umano.
I primi studi dello spettro visibile furono condotti da Isaac Newton nel suo trattato “Opticks” e da Goethe nel suo saggio “Teoria dei colori”.
Newton per primo usò il termine “spettro”, dal latino spectrum ossia “apparenza”; notò infatti che quando un raggio di luce colpiva una superficie di un prisma di vetro con un certo angolo, una parte del raggio veniva riflessa, mentre la parte restante attraversava il prisma e ne usciva scomposta in bande colorate.
Newton ipotizzò che la luce fosse composta da particelle di differenti colori e che ogni colore viaggiasse con una propria velocità, compresa tra quella del rosso, il più veloce, e quella del violetto, il più lento.
Ne conseguiva che ogni colore subiva la rifrazione in modo diverso, cambiando traiettoria e separandosi dagli altri.
Newton divise lo spettro in sette colori diversi: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto.
Lo studio di oggetti basato sullo spettro della luce visibile che essi emettono è chiamato spettroscopia e un importante campo di ricerca della spettroscopia si ritrova nell’astronomia; infatti la spettroscopia è fondamentale per l’analisi delle proprietà fisiche dei corpi celesti.
La spettroscopia astronomica utilizza reticoli di diffrazione con alto potere di dispersione, in modo da ottenere un’altissima risoluzione.
Si possono rilevare elementi chimici che compongono un corpo celeste attraverso le linee di emissione e di assorbimento; per esempio l’elio fu scoperto proprio attraverso l’analisi spettroscopica della luce solare.
Inoltre misurando lo spostamento delle linee spettrali si riesce a ricavare il valore del redshift di un corpo celeste, per esempio il primo esopianeta fu scoperto analizzando questo spostamento.

Concludendo, esaminiamo il colore nero, che può essere definito come l’impressione visiva che viene sperimentata quando nessuna luce visibile raggiunge l’occhio umano, che combina tutti i colori della luce, che stimolano in maniera uguale i tre tipi di recettori sensibili ai colori.
I pigmenti che assorbono la luce piuttosto che rifletterla danno luogo al nero, anche se un pigmento nero risulta da una combinazione di diversi pigmenti che insieme assorbono tutta la luce, di ogni colore.
Il nero è la mancanza di tutti i colori che formano la luce ed è, allo stesso tempo, una combinazione di più colori di pigmenti.

 

Direttrice BdS Lombardia Segretario provinciale DA Lombardia

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Fisica

Rivoluzione spaziale: il primo volo con equipaggio di SpaceX

Il 27 maggio due astronauti raggiungeranno la Iss grazie a un’azienda privata: è una nuova era dell’esplorazione

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Robert Behnken (a sinistra) e Doug Hurley nel simulatore della Crew Dragon (foto: SpaceX/Nasa)

Da mercoledì 27 maggio 2020 l’esplorazione spaziale non sarà più la stessa. Quando in Italia saranno le 22:33, una navicella Crew Dragon, progettata e realizzata da SpaceX, si staccherà dalla rampa 39A del Kennedy Space Center per portare gli americani Robert Behnken e Doug Hurley sulla Stazione spaziale internazionale. Per la prima volta due astronauti raggiungeranno lo spazio grazie a un’azienda privata. Se tutto dovesse andare come previsto (qui è possibile seguire la diretta), poi chiunque, agenzia o società straniere, potrebbe sfruttare il taxi cosmico della compagnia di Elon Musk dopo aver pagato il trasporto.

Il razzo Falcon 9, che porterà la Dragon in orbita, è già sulla rampa di Cape Canaveral da qualche giorno. Lì, da dove nel luglio del 1969 l’uomo partì per la Luna, verso le 19:30 di mercoledì arriverà una Tesla Model X bianca, con a bordo Behnken e Hurley, pronti a salire la torre di lancio, completamente riadattata, per sistemarsi dentro la capsula e dare inizio alla missione Demo 2. Si tratterà di una spedizione test e sarà solo il primo dei sei passaggi verso la Iss per cui la Nasa ha già pagato a Musk un biglietto da 2,7 miliardi di dollari (usati anche per la realizzazione della navetta).

La Crew Dragon raggiungerà la Iss 19 ore dopo il lancio (foto: SpaceX/Nasa)


Fra touch screen avveniristici e con addosso tute spaziali che sembrano uscite da Tron, Hurley e Behnken diventeranno i primi americani dal 2011 a staccarsi dal suolo statunitense per uscire dall’atmosfera. I primi, dalla chiusura del programma Space Shuttle, a farlo seduti dentro un veicolo costruito negli Stati Uniti da un’azienda statunitense.

Che la Nasa tenga molto a sottolineare il primato e la collaborazione con SpaceX – si è anche coniato lo slogan “American astronauts […] on an American rocket from American soil” – conferma quanto suggerito dai dettagli, a partire dalla ben pubblicizzata passerella in Tesla – altra azienda di Musk – fino all’innovazione di mezzi, strutture ed equipaggiamenti: in piena sintonia con quanto voluto dall’ente spaziale americano, il modo di esplorare e soprattutto approcciare lo spazio si è evoluto. Oggi l’affare è diventato, stricto sensu, privato. Si tratta di una rivoluzione morbida, per ora più di pensiero che di tecnologie. Ma non per questo meno radicale.

Il lancio…

In quarantena dal 13 maggio, ma con misure di isolamento aggiuntive a causa dell’emergenza sanitaria, Behnken (due spedizioni Shuttle e sei attività extraveicolari all’attivo) e Hurley (test pilot della Marina che ha volato sull’ultima missione Shuttle, la Sts-135) indosseranno le tute spaziali quattro ore prima della partenza. Una volta assicurati gli astronauti alla capsula, circa un’ora e 50 prima del lift-off, a 35 minuti dal lancio inizierà il rifornimento del Falcon 9.

La Crew Dragon e il Falcon 9 all’Horizontal Integration Facility (Hif) del Kennedy Space Center (foto: SpaceX)


I suoi nove motori Merlin si accenderanno a tre secondi dallo zero e garantiranno una spinta continua per i primi 11 minuti di volo, quindi la Dragon sarà immessa nell’orbita di inseguimento verso la Iss.

A quel punto, mentre SpaceX testerà ancora una volta la capacità del primo stadio del Falcon di tornare in maniera autonoma sulla piattaforma galleggiante Of Course I Still Love You, 510 chilometri al largo di Cape Canaveral, per Behnken e Hurley inizierà un viaggio verso la stazione orbitante di 19 ore. Sono 13 più di quante ne impieghi la Soyuz per compiere lo stesso percorso, ma consentiranno di provare i sistemi del nuovo veicolo. A 150 metri dalla Iss, gli astronauti passeranno al controllo manuale, per fingere un’avaria alla guida automatica della Dragon e testarne i comandi (di cui SpaceX ha addirittura diffuso un simulatore). Per attraccare, quando ormai sarà il 28 maggio fra le 17 e le 18 italiane, si tornerà invece al controllo computerizzato.

Solo nelle settimane successive, Behnken e Hurley conosceranno la durata della loro permanenza in orbita (dai 30 ai 119 giorni), determinata da alcune risposte ai test di volo e dallo stato di avanzamento della Dragon successiva, che nella missione “Crew-1” porterà sulla Iss quattro persone (su una capienza massima di sette).

… e il dopo

Sempre non ci siano intoppi (se no tutto sarà rinviato al 30 maggio), il lancio della “Demo-2” inaugurerà un’era in cui non solo gli equilibri geopolitici saranno sempre più legati alle attività spaziali, ma in cui l’economia del Pianeta dipenderà da strategie commerciali messe in atto oltre l’atmosfera da enti pubblici insieme con società private, anche se non soprattutto medio piccole (si pensi anche al programma Boost! lanciato lo scorso aprile dall’Esa per stimolare la concorrenza europea).

Il test di SpaceX modellerà il futuro partendo dall’orbita bassa, lì dove il servizio di trasporto verso la Iss entrerà a regime da fine anno (per precauzione la Nasa ha comunque già comprato un passaggio extra sulla Soyuz, spendendo 90 milioni di dollari). Poi il processo di commercializzazione dello spazio si estenderà alla Luna, come già dimostrato dalle commesse per la realizzazione del lander nel programma Artemis, e quindi chissà. In fondo, le innovazioni di Musk sono pensate per raggiungere Marte, non per limitarsi a un servizio taxi fino a 400 chilometri dalla Terra. Ed è proprio per costruire (e rendere più economico) il futuro che la Nasa ha lanciato nel 2010 il Commercial Crew Program, di cui la missione “Demo-2” è solo una delle prime tappe.

È un processo globale, stimolato anche dalle potenze spaziali emergenti che con Cina e India in testa stanno trasformando lo spazio nell’ultima frontiera del business. Non è un caso che da giugno dell’anno scorso la Nasa abbia aperto la Iss allo sfruttamento privato e che, dal 2024, è previsto che la stazione, da 20 anni simbolo della collaborazione internazionale, venga estesa con un segmento commerciale realizzato dalla Axiom. Così come non è un caso che qualche settimana fa Donald Trump – in perfetta coerenza con la strategia inaugurata dall’amministrazione Obama – abbia emesso un executive order per verificare il supporto internazionale nello sfruttamento commerciale delle risorse extra atmosferiche e incoraggiare la collaborazione privata. A ben vedere, anche che Jim Bridenstine, il numero uno della Nasa, abbia confermato le voci di un progetto cinematografico che potrebbe portare sulla Iss addirittura Tom Cruise fa parte del nuovo approccio economico allo spazio.

Conviene memorizzare data e orario: il futuro in cui i turisti gironzoleranno attorno alla Terra, mentre navi cargo faranno avanti e indietro dalla Luna, potrebbe iniziare mercoledì, alle 22:33



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Fisica

Ufo, il Pentagono pubblica tre video di «fenomeni aerei non identificati». La Marina conferma

Gli ‘oggetti’ si possono vedere in tre filmati classificati come “fenomeni aerei non identificati” (Uap). Il portavoce della Us Navy, Joe Gradisher: “Ci sono incursioni frequenti sopra i nostri campi di addestramento e sono un pericolo per aviatori e operazioni. Ora incoraggiamo i piloti a denunciare gli avvistamenti”

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Il Pentagono ha pubblicato ufficialmente tre video di ufo. L’ente militare statunitense in realtà li definisce «fenomeni aerei non identificati» e i tre filmati erano già stati visti nel 2017. Si vedono dei velivoli muoversi rapidamente di fronte all’obiettivo di una telecamera a infrarossi. Troppo rapidamente, come emerge anche dalle reazioni dei piloti che si sentono in sottofondo. La veridicità dei filmati era già stata confermata a settembre 2019 ma ora vengono pubblicati a livello ufficiale «per chiarire eventuali idee sbagliate da parte del pubblico sul fatto che i filmati fossero reali o meno, o se ci sia o meno altro nei video», ha detto la portavoce del Pentagono Sue Gough, «Dopo un’attenta revisione, il dipartimento ha stabilito che la pubblicazione autorizzata di questi video non classificati non rivela alcuna capacità o sistema sensibili»

I tre filmati
Registrati tra il 2004 e il 2015 durante delle esercitazioni militari, nei tre filmati, intitolati Flir1, Gimbal e GoFast si nota un oggetto sferico effettuare una strana rotazione ed eseguire manovre molto rapide prima di sparire dalla visuale. «Mentre mi avvicinavo… ha rapidamente accelerato verso sud ed è scomparso in meno di due secondi», aveva detto David Fravor, uno dei che piloti che incontrò i misteriosi oggetti nel 2004, «Era stato estremamente brusco, come una pallina da ping pong che rimbalza su un muro: lo colpisce e poi va da un’altra parte». Ancora non è chiaro cosa siano gli oggetti ripresi ma il dipartimento Usa invita a non chiamarli «Ufo», una definizione fantascientifica e fuorviante che scatena reazioni confuse tra le persone. Effettivamente quella parola sta per «oggetto volante non identificato» e sebbene in molti di noi scateni fantasie marziane, in realtà è un’etichetta per velivoli militari che non si conoscono, perché classificati o provenienti da altri stati, ma potrebbero essere semplici droni, palloni aerostatici sperimentali o velivoli in fase di sperimentazione.
Al mistero dei soggetti dei video si aggiunge però anche il giallo della loro scoperta. Le prime pubblicazioni delle registrazioni, nel 2017, sono state attribuite al New York Times e all’Academy of Arts and Science, un’organizzazione nata con l’obiettivo di coinvolgere le persone a «indagare oltre i confini della scienza e applicare ragionamenti non convenzionali» e fondata dal cantante e chitarrista dei Blink 182 Tom DeLonge. Gli Usa poi avevano ammesso di aver finanziato, tra il 2007 e il 2012, un programma di ricerca segreto da svariati milioni di dollari per investigare su questi fenomeni. Era stato aperto dal senatore Reid e in seguito chiuso poi perché c’erano altre priorità, come aveva sottolineato il Pentagono.

WASHINGTON – La conferma arriva dalla Marina militare degli Stati Uniti: i filmati che mostrano oggetti non identificati sfrecciare in cielo, più conosciuti come Ufo (Unidentified Flying Object) o Uap (Unidentified Aerial Phenomena), sono autentici. Ammesso questo, i funzionari qui si bloccano, non sanno cosa siano. Il “non identificati” resta. Potrebbero essere tutto, anche “una minaccia per le operazioni e per i piloti”.

Gli ‘oggetti’ si possono vedere in tre clip di filmati militari classificati come “fenomeni aerei non identificati”, lo ha confermato il portavoce della Marina, Joe Gradisher alla Cnn.

“Quei video sugli Ufo sono autentici”: la conferma dei funzionari della marina militare Usa

Nei video, catturati da sensori a infrarossi avanzati e che sono stati resi pubblici tra dicembre del 2017 e marzo 2018 da To The Stars Academy of Arts & Sciences, si vedono oggetti oblunghi spostarsi molto rapidamente. Nella clip del 2004, i sensori si fermano in particolare su un bersaglio in volo che poi accelera piegando sul lato sinistro dell’inquadratura, troppo rapidamente per consentire agli stessi sensori di riposizionarlo.

Era un “oggetto bianco, oblungo, rivolto verso nord, che si muoveva in modo irregolare”, ha raccontato nel 2017 il pilota in pensione della Marina Usa, David Fravor: “Mentre mi avvicinavo… ha accelerato rapidamente ed è scomparso in meno di due secondi”. L’oggetto in questione non aveva ali. Ma non era un elicottero, ha spiegato Fravor, “conosco bene la differenza tra un elicottero e quello che ho visto. Il tipo di movimento era completamente diverso. Quello che avevo davanti si spostava in modo estremamente brusco, come una pallina da ping pong che rimbalzava contro un muro”. Quell’oggetto aveva “la capacità di librarsi sull’acqua e quindi iniziare una salita verticale, da praticamente zero fino a circa 12 mila piedi, per poi accelerare in meno di due secondi, e scomparire”.

Nei video, catturati da sensori a infrarossi avanzati e che sono stati resi pubblici tra dicembre del 2017 e marzo 2018 da To The Stars Academy of Arts & Sciences, si vedono oggetti oblunghi spostarsi molto rapidamente. Nella clip del 2004, i sensori si fermano in particolare su un bersaglio in volo che poi accelera piegando sul lato sinistro dell’inquadratura, troppo rapidamente per consentire agli stessi sensori di riposizionarlo.

Era un “oggetto bianco, oblungo, rivolto verso nord, che si muoveva in modo irregolare”, ha raccontato nel 2017 il pilota in pensione della Marina Usa, David Fravor: “Mentre mi avvicinavo… ha accelerato rapidamente ed è scomparso in meno di due secondi”. L’oggetto in questione non aveva ali. Ma non era un elicottero, ha spiegato Fravor, “conosco bene la differenza tra un elicottero e quello che ho visto. Il tipo di movimento era completamente diverso. Quello che avevo davanti si spostava in modo estremamente brusco, come una pallina da ping pong che rimbalzava contro un muro”. Quell’oggetto aveva “la capacità di librarsi sull’acqua e quindi iniziare una salita verticale, da praticamente zero fino a circa 12 mila piedi, per poi accelerare in meno di due secondi, e scomparire”.

Altri due video, entrambi del 2015, contengono gli audio dei piloti da caccia statunitensi che tentano di dare un senso a ciò che stanno vedendo. “È un fottuto drone, fratello”, dice un pilota al suo collega nella prima clip. “Mio Dio! Stanno tutti andando contro vento”. “Guarda quella cosa, amico!”.

Gradisher ha affermato che la scelta di trasparenza della Marina nei confronti dei UAP serve a incoraggiare i tirocinanti a segnalare “incursioni” che potrebbero minacciare la sicurezza dei piloti. “Ci sono incursioni frequenti nei nostri campi di addestramento di oggetti non identificati” ha affermato, “incursioni che rappresentano un pericolo per la sicurezza di volo dei nostri aviatori e per le nostre operazioni”.

L’ammissione dell’autenticità dei video rappresenta un passo avanti considerando che solo nel 2017 Luis Elizondo, ex funzionario del Pentagono alla guida di un programma governativo per la ricerca di potenziali UFO, aveva riferito al New York Times di essersi dimesso dal Dipartimento della Difesa in segno di protesta contro “l’eccessivo segreto che circonda il programma” e per l’opposizione interna che aveva subito soprattutto dopo che i finanziamenti al programma erano stati tolti nel 2012: “Questi aerei, li chiameremo aerei, hanno caratteristiche che non sono attualmente nell’inventario degli Stati Uniti né di qualche altra nazione di cui siamo a conoscenza”

Le clip che sono state rese pubbliche sono solo una piccola parte dei frequenti avvistamenti di cui la Marina Usa è in possesso. “Per molti anni i nostri piloti non hanno riportato queste incursioni a causa dello stigma associato alla terminologia ‘oggetti non identificati’ e per colpa delle varie teorie su cosa potrebbero essere”. L’unico modo per scoprire cosa siano i UAP, ha concluso, è incoraggiarli a denunciare gli avvistamenti.



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Fisica

Da una pulsar binaria un’altra conferma alla teoria di Einstein

Una nuova osservazione ha confermato l’effetto Lense-Thirring, un effetto di trascinamento dello spazio-tempo da parte delle masse in rotazione previsto dalla teoria della relatività generale: si tratta in questo caso di un sistema binario di stelle massicce, che emette radiazione elettromagnetica pulsata. E’ la prima verifica del fenomeno ottenuta con un sistema di tipo stellare

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Ilustrazione dell'effetto Lense-Thirring misurato nello studio (©Mark Myers, OzGrav ARC Centre of Excellence)

L’ennesima conferma sperimentale della teoria della relatività generale di Einstein viene dallo studio di una pulsar, un sistema binario di stelle massicce che emette una radiazione pulsante, condotto da Matthew Bailes,dell’ARC Centre of Excellence of Gravitational Wave Discovery (OzGrav) e colleghi, che firmano un articolo su “Science”.

Uno dei fondamenti di questa teoria è che le tre dimensioni spaziali e la dimensione temporale sono considerate un tutt’uno, uno spazio-tempo quadridimensionale. E lo spazio-tempo viene deformato dalle masse proporzionalmente alla loro entità. Si può immaginare questo effetto pensando a una palla da biliardo posata sul lenzuolo steso su un letto. Se poi si posa sul lenzuolo una seconda massa, una palla da golf per esempio, quest’ultima si avvicinerà alla prima cadendo nella deformazione che ha creato. Questo è in sintesi il modello della gravitazione rappresentato dalla teoria einsteiniana, pubblicata nel 1916.

Già qualche anno dopo, due matematici austriaci josef Lense e Hans Thirring, trovarono un’interessante conseguenza della relatività generale. Secondo le leggi contenute nella teoria, una massa in rotazione su se stessa avrebbe dovuto trascinare con sé lo spazio-tempo, con un effetto lieve ma comunque rilevabile, in linea di principio.

Il fenomeno, chiamato effetto Lense-Thirring, o effetto di trascinamento, è stato rilevato sperimentalmente negli anni 2000 per quanto riguarda l’ambiente intorno alla Terra grazie ai satelliti LAGEOS, anche se con un’incertezza sperimentale ancora non soddisfacente, considerata anche l’esiguità della massa del nostro pianeta. In questi casi, si misura il fenomeno di precessione dell’asse di rotazione giroscopi dei satelliti, dovuto proprio all’effetto Lense-Thirring.

Il trascinamento è però molto più evidente nel caso di oggetti molto massicci che si trovano nel cosmo. L’ha dimostrato nel 2016 un gruppo internazionale di ricerca guidato da Adam Ingram, dell’Università di Amsterdam, nel caso del disco di accrescimento di un buco nero indicato dalla sigla H1743-322, grazie alle osservazioni condotte con i telescopi spaziali per raggi X XMM-Newton dell’ESA e NuSTAR della NASA.

Quasi 20 anni fa, il gruppo di Bailes iniziò ad osservare con il radiotelescopio CSIRO Parkes 64 un sistema binario chiamato PSR J1141-6545, formato da due stelle che ruotano l’una attorno all’altra a velocità sorprendenti. Uno dei due oggetti è una nana bianca, delle dimensioni della Terra ma 300.000 volte più densa. L’altra è una stella di neutroni che, con un diametro di soli 20 chilometri, è circa 100 miliardi di volte la densità della Terra. Ciò significa che l’effetto Lense-Thirring è 100 milioni di volte più intenso, e rappresenta quindi un’occasione unica per studiare gli effetti della relatività generale.

Dato il rapido regime di rotazione, i sistemi binari di questo tipo appaiono come una radiazione elettromagnetica pulsata, e vengono anche indicati per questo pulsar. Misurando con estrema precisione la frequenza di pulsazione, gli astrofisici possono ricavare i parametri orbitali del sistema, e da ciò calcolare la precessione del loro asse di rotazione. Dopo aver eliminato tutti i possibili fattori che possono influenzare questa precessione, Bailes e colleghi hanno misurato il contributo relativistico, risultato in buon accordo con le previsioni della teoria di Einstein. Il successo della ricerca, sottolineano gli autori, è che si tratta della prima conferma dell’effetto di Lense-Thirring ottenuta con un sistema di tipo stellare.



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