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Medicina

Il governo ha investito 60 milioni su una terapia anticancro. Ecco di cosa si tratta

Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza, illustrando davanti alle Commissioni congiunte di Senato e Camera le linee programmatiche del suo dicastero.

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Cancro

“Il governo ha deciso di investire 60 milioni di euro sulle terapie CAR-T, 10 milioni per ciascuna delle 6 officine farmaceutiche”. Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza, illustrando davanti alle Commissioni congiunte di Senato e Camera le linee programmatiche del suo dicastero. Ma di cosa si tratta?

La terapia a base di cellule CAR-T consiste nella manipolazione genetica delle cellule del sistema immunitario per renderle in grado di individuare e contrastare efficacemente le cellule tumorali. In particolare, “CAR-T cells”, sono linfociti del paziente “educati geneticamente” a cercare, riconoscere e eliminare le cellule di leucemia o linfoma, dalle quali il paziente è affetto.

La tecnica Car-T utilizza cellule ottenute dal sangue, del paziente stesso o di un donatore volontario, e modificate geneticamente in laboratorio, con le metodiche dell’ingegneria molecolare. Questa procedura, estremamente delicata, va condotta in un laboratorio adeguatamente attrezzato e dedicato. Le cellule, opportunamente modificate, possono essere re-iniettate nell’organismo malato, dove potranno svolgere l’attività terapeutica desiderata e programmata.

Questo è quello che fa “tisagenlecleucel”, la terapia cellulare di Novartis, l’unica oggi disponibile. Tisagenlecleucel è l’unico CAR-T a essere indicato in bambini e ragazzi con Leucemia Linfoblastica Acuta (LLA) a cellule B e in adulti con Linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), che siano diventati resistenti alle altre terapie, o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard. Una nuova occasione per questi pazienti con forme aggressive di tumori ematologici per i quali non vi sarebbero più altre opzioni di cura.

Si tratta infatti di un “trattamento vivo”, una immunoterapia cellulare autologa, prodotta a partire dai linfociti T del paziente, riprogrammati per identificare ed eliminare le cellule esprimenti CD19, in modo altamente personalizzato. Tisagenlecleucel è infatti in grado di restituire al sistema immunitario del paziente, attraverso un processo altamente personalizzato per ogni individuo, la sua naturale capacità di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali. Con tecniche di ingegneria genetica si inserisce un gene nei linfociti T che così esprimeranno il recettore chimerico per l’antigene (CAR -Chimeric Antigen Receptor).





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gLOBALIST

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Amnesia immunitaria, il danno a lungo termine del morbillo

Nei bambini non vaccinati, il virus del morbillo causa la distruzione di una grossa percentuale del loro corredo di anticorpi, lasciandoli esposti per anni alle infezioni virali e batteriche

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Il virus del morbillo produce nei soggetti infettati una sorta di amnesia immunitaria: il loro organismo “dimentica” i patogeni che ha già incontrato, e poiché non li riconosce più rimane esposto a infezioni batteriche e virali. Lo rivela uno studio su campioni di sangue di 77 bambini non vaccinati colpiti dal virus nei Paesi Bassi.

L’analisi, pubblicata su “Science” da Michael Mina e Stephen Elledge dell’Howard Hughes Medical Institute di Boston, mostra che il morbillo ha eliminato dall’organismo dei piccoli gran parte degli anticorpi, le proteine che conservano la memoria dei patogeni incontrati in passato e sono perciò fondamentali per riconoscerli quando si presentano nuovamente.

Lo studio conferma i risultati di una precedente ricerca pubblicata nel 2015 sempre dal gruppo di Mina, in cui era emerso che il morbillo era in grado di sopprimere il sistema immunitario dell’organismo infettato per due o tre anni. Ciò è coerente con un dato epidemiologico rilevato negli ultimi decenni: i soggetti vaccinati contro il morbillo mostrano, a lungo termine, un’immunità estesa anche ad altre infezioni. Il dato suggerisce un effetto ad ampio spettro sul sistema immunitario, ma l’ipotesi finora non ha trovato conferma, ed è stata molto dibattuta tra immunologi e infettivologi.

Elledge e colleghi stavano perfezionando un test denominato VirusScan, in grado di identificare, da una sola goccia di sangue, tutti gli anticorpi in circolo, rilevando così con quali virus – dall’HIV all’influenza, fino all’herpes – è entrato in contatto un soggetto.

Nel corso dell’analisi, i ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue di bambini non vaccinati appartenenti a una comunità di protestanti ortodossi dei Paesi Bassi, colpita da un’epidemia di morbillo nel 2013. Gli autori hanno così potuto analizzare il sistema immunitario prima e dopo l’infezione.

Il test ha rilevato come previsto la presenza di anticorpi contro il morbillo. Ma gli altri anticorpi sembravano scomparsi: i bambini avevano perso tra l’11 e il 73 per cento del loro corredo immunologico, a seconda della gravità dell’infezione. Il risultato è stato confermato, con dati ancora più evidenti, da un’analoga sperimentazione sui macachi.

“Il virus è molto più dannoso di quanto pensassimo: ora sappiamo che l’infezione è un rischio a lungo termine per chi ne è colpito”, ha concluso Elledge. “Ciò mette ancora più in risalto l’importanza della vaccinazione su larga scala”.





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le Scienze

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Medicina

Panzironi a processo per esercizio abusivo della professione medica. Rischia fino a tre anni

Dopo numerose censure e sanzioni di Antitrust e Agcom, Adriano Panzironi rischia ora fino a 3 anni di carcere per esercizio abusivo della professione medica

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Dopo numerose censure e sanzioni di Antitrust e Agcom, Adriano Panzironi rischia ora fino a 3 anni di carcere per esercizio abusivo della professione medica. Il giornalista (attualmente sospeso dall’Ordine dei giornalisti) è l’inventore di “Life120”, un regime alimentare quasi totalmente privo di carboidrati e basato su integratori venduti dalla sua stessa società. La denuncia alla procura della Repubblica è stata fatta lo scorso anno dall’Ordine del Medici di Roma.

Secondo Antonio Magi, presidente dell’Ordine romano dei medici di Roma, non si può consigliare un regime alimentare senza avere visitato una persona, senza conoscere le eventuali patologie e le sue problematiche. Il rischio è di consigliare alimenti non compatibili con lo stato di salute. Adesso un giudice ha accolto l’esposto contro Panzironi.

Adriano Panzironi ha un’ampia visibilità su media locali e nazionali e conduce la trasmissione televisiva “Il Cerca Salute” su alcune emittenti locali, dove lascia intendere di poter vivere 120 anni e curare malattie come il diabete, l’Alzheimer e l’ipertensione seguendo i suoi consigli e utilizzando i suoi integratori.

Secondo una dichiarazione rilasciata  dal pubblico ministero Francesco Marinaro, Panzironi non è un dottore, nemmeno un dietologo, non è specializzato in scienze dell’alimentazione e pertanto i suggerimenti inerenti i suoi integratori potrebbero configurare il reato di esercizio abusivo della professione medica.





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Medicina

Le regole d’oro per contrastare le fake news sui vaccini

In Australia hanno intervistato i responsabili della comunicazione di organizzazioni pro-vax sulla loro esperienza nella gestione dei social e ne hanno ricavato alcune regole d’oro per contrastare la diffusione di notizie false

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Va bene lo studio del fenomeno e la ricerca delle cause che hanno condotto alla crisi delle vaccinazioni, ma andando oltre la teoria cosa si può fare per mettere un freno alle bufale dei NoVax e ripristinare il senso di fiducia nella scienza e nelle istituzioni? Se lo è chiesto un team di ricercatori australiani, che ha pensato di rivolgere la stessa domanda a chi tutti i giorni cerca di fare corretta informazione online su questa tematica tanto delicata. Dalle risposte a 21 responsabili della comunicazione di 17 organizzazioni a favore dei vaccini pubbliche (dipartimenti governativi e servizi sanitari locali) e private (associazioni, gruppi di advocacy e società scientifiche), il team ha estratto alcune regole d’oro per contrastare la diffusione di notizie false online. L’indagine è stata pubblicata su Bmc Public Health.

I ricercatori sono partiti dal presupposto che rispetto ai media tradizionali le organizzazioni che si dedicano in modo specifico all’informazione sui vaccini siano agevolate perché attraverso l’utilizzo dei social media (Facebook e Twitter, i più diffusi in Australia) aprono una linea diretta con il pubblico interessato. Per questo analizzare le loro tecniche comunicative potrebbe offrire interessanti spunti.

Il problema

Innanzitutto dalle interviste è emerso il principale problema con cui i responsabili dei social media delle organizzazioni si scontrano nel quotidiano, ossia la pervasività delle informazioni scorrette. Gli attivisti NoVax che interagiscono sulle pagine – riferiscono le organizzazioni interpellate – riescono a propagandare in modo efficace un sentimento anti-scientifico grazie a un modo di porsi assertivo a cui è difficile ribattere senza cadere nelle accuse di voler nascondere gli eventi avversi ai vaccini o di voler sorvolare sui rischi.

Le strategie

A questo atteggiamento prepotente, spesso aggressivo e apertamente ostile, i moderatori delle organizzazioni hanno imparato a rispondere con diverse strategie. In primis hanno rafforzato la propria presenza online e aumentato la visibilità della pagine, in modo da intercettare chi, non avendo un’opinione polarizzata, sta solo cercando informazioni sull’argomento vaccinazioni.

Per contrastare le fake news la tattica principale adottata è quella di cercare di essere altrettanto pervasivi nella diffusioni di fatti e prove scientifiche, spiegati in maniera semplice (ma non semplicistica).

Un’idea interessante, poi, è quella di creare degli spazi interni protetti, in cui gli utenti interessati possano fare domande senza il timore di essere attaccati dagli attivisti, NoVax o ProVax che siano.

In merito alle discussioni che si aprono sulle pagine e ai toni astiosi degli attivisti, gli intervistati hanno sottolineato come sia importante rimanere rispettosi e essere concisi, quando si decide di rispondere – perché a volte la migliore scelta è quella di ignorare o nascondere i post offensivi per evitare di dare importanza alla questione e di amplificarla ulteriormente.

Le regole d’oro

Analizzando le risposte alle interviste e rifacendosi ai principi della comunicazione del rischio, i ricercatori hanno dunque stilato una lista di consigli per rispondere alla diffusione di fake news sui vaccini sui social media: non riprendere in modo esplicito l’informazione fasulla per evitare di rafforzarla nella mente degli utenti; enfatizzare le informazioni corrette, comunicandole in modo semplice e accessibile (l’eccessiva complessità rafforza le fake news che sono facili da comprendere e coinvolgenti); rispondere alle domande immediatamente e in modo onesto; riconoscere i rischi legati ai vaccini contestualizzandoli, in modo da creare un legame di fiducia con i propri interlocutori; le nozioni e i fatti non bastano, ma offrire sostegno e raccontare aneddoti positivi ribalta la narrazione sui vaccini dei NoVax; limitare le interazioni con gli attivisti al necessario, rispondendo in modo breveconcreto e educato, eliminando eventualmente i post offensivi.





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Wired

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