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Medicina

Il mais Ogm non fa male. La ricerca italiana rivoluziona l’agricoltura

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Roma – «Il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale». Dunque non solo il cereale ogm non fa male ma addirittura sarebbe più sicuro per la salute dell’uomo. Sono i risultati dello studio più approfondito e completo mai condotto prima sulle coltivazioni ogm. E se le cose stanno così allora si deve riconoscere che la campagna, condotta da ambientalisti e verdi, che ha dipinto i prodotti agricoli geneticamente modificati come nocivi e pericolosi si configura come una clamorosa fake news. Forse la prima ad aver evidenziato la spaccatura profonda tra il mondo scientifico, che ha sempre difeso gli ogm, e l’opinione pubblica che non ha dato credito ad esperti e scienziati. Un meccanismo che ricorda quanto è accaduto di recente con i vaccini ma che in questo caso ha dato come frutto in Italia una legge che ha vietato la coltivazione del mais ogm dal 2013.

A ribadire quella che è stata sempre una certezza per il mondo scientifico è uno studio italiano pubblicato su Scientific Reports di Nature. Lo studio elaborato da un gruppo di ricercatori della Scuola superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa e coordinato da Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni erbacee, ha monitorato le coltivazioni di mais ogm nel periodo compreso tra l’anno zero della produzione, il 1996, e il 2016. Sono state raccolti e analizzati dati provenienti da tutto il mondo Usa, Europa, Sud America, Asia, Africa e Australia. Ebbene gli esperti sono giunti alla conclusione che la coltivazione della versione transgenica del cereale garantisce rese superiori e contribuisce a ridurre la presenza di insetti dannosi. Il prodotto contiene percentuali inferiori di sostanze tossiche. «Per la prima volta lo studio dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale- spiegano gli esperti- Lo studio dimostra che, dopo 21 anni di coltivazione del mais transgenico in tutto il mondo non esiste alcuna evidenza significativa di rischi per la salute umana, animale o ambientale».

Lo studio anzi dimostra il contrario indicando «con chiarezza la diminuzione delle micotossine e fumonisine, sostanze contaminanti, nella granella del mais transgenico, impiegata in alimenti per l’uomo e per gli animali». Insomma gli ogm sono meno tossici dei non ogm. E dato che gli studiosi temono polemiche specificano pure che «lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l’interpretazione politica dei medesimi». Insomma nonostante il mondo scientifico si sia affannato per anni a spiegare che gli ogm non erano dannosi, la paura e il dubbio sono stati instillati e gli ogm sono stati praticamente cancellati dalle coltivazioni in Italia ma anche in gran parte d’Europa e oramai, dicono gli addetti ai lavori, il danno è fatto. Assobiotec ricorda che se fino al 2000 gli ettari di mais coltivato erano un milione e 300.000 ora si sono ridotti a 800.000 L’Italia deve quindi importare il 40 per cento del suo fabbisogno di mais e paradossalmente importa mais ogm. Confagricoltura stima una perdita di 125 milioni di euro all’anno di mancato guadagno.

Pronto a fare causa allo Stato l’agricoltore friulano, Giorgio Fidenato, sostenitore delle colture di mais ogm. Nel 2015, il Consiglio di Stato aveva respinto il suo ricorso contro il divieto italiano di coltivare mais ogm ma Fidenato non si arrese e portò la questione davanti alla Corte di Giustizia Europea che diede ragione all’agricoltore. Con una sentenza nel 2017 censurò come «ingiustificato» il divieto di coltivazione del mais.

E tra i difensori degli ogm va ricordato l’ex ministro della Sanità, Umberto Veronesi, scomparso un anno fa. «I controlli scientifici hanno reso le piante geneticamente modificate più sicure di quelle coltivate tradizionalmente», assicurava l’oncologo.

 
  

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il Giornale

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Proponeva integratori per guarire diabete ed Alzheimer, l’Ordine dei medici denuncia Adriano Panzironi

“Esercizio abusivo della professione. I dottori che consigliano i suoi prodotti diano spiegazioni”. Da anni il pubblicista sui social e sulle tv locali sponsorizza speciali integratori che guarirebbero anche il diabete e l’Alzheimer

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Da anni afferma che è possibile curare malattie come l’Alzheimer e il diabete con degli speciali integratori, venduti da un’azienda che fa capo a lui e al fratello. Ed è arrivato a elaborare uno speciale regime alimentare che prende il nome dalle sue pasticche, Life120, che promette di allungare la vita fino a 120 anni. Una dieta, abilmente promossa sui social e su una serie di emittenti locali, che nel tempo ha scatenato dure critiche di medici e biologi, che accusano il suo metodo di non avere alcuna base scientifica e dunque di mettere in pericolo chi lo utilizza.

Dopo un fiume di polemiche, che hanno coinvolto anche l’Ordine dei giornalisti del Lazio, per il pubblicista romano Adriano Panzironi è arrivata una denuncia presso la procura di Roma. A presentarla, l’Ordine dei medici della Capitale, che accusa il giornalista di “esercizio abusivo della professione medica”. Ad annunciarlo il presidente dell’Ordine del Lazio, Antonio Magi, che ha spiegato che la procura ha agito in seguito ai numerosi esposti ricevuti. A sua volta, invece, l’Ordine ha chiesto spiegazioni ai tanti dottori che hanno aderito al “metodo Panzironi”, consigliando gli integratori ai propri pazienti.

Il giornalista ha racchiuso tutta la sua teoria in un libro: “Vivere 120 anni. Le verità che nessuno vuole raccontarti”. Al suo interno si trovano consigli che vanno dalla totale eliminazione dei carboidrati all’assunzione dei suoi costosi integratori per guarire da una serie di malattie. I nove diversi tipi di capsule da lui messe in commercio, infatti, conterrebbero una serie di spezie che, secondo Panzironi, sono utili a eliminare il rischio di malattie. L’uomo – sostiene – si ammala esclusivamente a causa della sua alimentazione.

Accusato da più parti di essere un millantatore, in questi anni Panzironi ha continuato la sua propaganda grazie alla trasmissione “Il cercasalute”, in onda sui canali satellitari e in replica ogni settimana in numerose emittenti locali di tutta Italia. All’interno del programma vengono raccontate le storie di persone che affermano di essere guarite da depressione, impotenza, Alzheimer, grazie a Life120. Qualcuno telefona parlando dei propri sintomi e malesseri con Panzironi, come si farebbe con un medico. E lui elargisce consigli alimentari, consigliando anche una delle linee degli immancabili integratori. Panzironi definisce il suo regime alimentare una paleodieta, dal momento che ha come scopo quello di far sì che le persone tornino al “regime alimentare degli uomini delle caverne”: quando cioè non esistevano l’agricoltura, i fertilizzanti, la dieta mediterranea, le case farmaceutiche.

Dopo mesi di accuse, dunque, la palla passa alla procura di Roma. L’Ordine dei medici, in ogni caso, non è stato l’unico ad agire contro Panzironi: l’Ordine dei giornalisti del Lazio ha aperto nei suoi confronti una procedura di radiazione.

 
  

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la Repubblica

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Medicina

Perché il virus Nipah può essere la nuova minaccia alla salute globale

Nipah ha ucciso 15 persone su 17 infettate nello stato indiano del Kerala, e, sebbene l’epidemia sia sotto controllo, sembra che il fenomeno stia diventando pericoloso

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Diciassette casi, 15 morti. Stando all’agenzia Reuters è questo il bilancio dell’epidemia di virus Nipah scoppiata a maggio scorso nello stato indiano del Kerala. L’India ritiene che la situazione sia ormai sotto controllo e il bilancio delle vittime è relativamente modesto, ma ci sono alcuni aspetti del recente focolaio che destano particolare preoccupazione tra gli esperti di malattie infettive. E molti ritengono che questo virus quasi sconosciuto all’opinione pubblica sia tra le principali minacce alla salute mondiale.

Il virus Nipah

Nel 1998 nella località di Nipah in Malesia 105 persone morirono per una misteriosa infiammazione cerebrale. La causa venne individuata in un nuovo virus, ribattezzato proprio Nipah (Niv), che gli esseri umani avevano contratto dai maiali. Tuttavia la ricerca mise in evidenza che l’ospite originario di Niv erano in realtà i pipistrelli della frutta, che avevano contagiato i maiali facendo cadere cibo infetto nei porcili. La conferma arrivò dalla successiva epidemia in Bangladesh nel 2004, quando diventò chiaro che i pazienti avevano contratto il virus bevendo la linfa di una palma infettata proprio dai pipistrelli della frutta.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dunque, il virus Nipah è il responsabile di una grave zoonosi, un’infezione che si trasmette da animale a essere umano. Se contratto può avere diverse manifestazioni cliniche, dalle forme asintomatiche a infezioni acute delle vie respiratorie fino all’infiammazione cerebrale (encefalite) in genere fatale.

Il tasso di mortalità è stimato tra il 40% e il 75%, un range ampio che varia in base alle capacità del Paese in cui si verifica il focolaio sia di gestire l’epidemia sia di assistere adeguatamente le persone infette.

La principale modalità di trasmissione da individuo a individuo (come per Ebola) è lo scambio di fluidi corporei, ma (a differenza di Ebola) il meccanismo ha un’efficienza più bassa.

L’epidemia del Kerala

L’ultimo focolaio di infezione di Niv si è verificato al maggio scorso nel Kerala, in India meridionale, a circa 2.600 chilometri dalla precedente epidemia più vicina. Sebbene l’epidemia sia stata contenuta e il numero di contagi e di decessi sembri modesto, ci sono alcuni aspetti che hanno fatto gelare il sangue agli esperti internazionali che stanno monitorando l’evento. Innanzitutto il tasso di mortalità dell’epidemia di Niv in Kerala è stato superiore al 75%, più alto della media di qualsiasi altra epidemia di Niv precedente.

Inoltre ora il virus attacca molto più frequentemente anche i polmoni, differenziando ulteriormente le manifestazioni della malattia. Pare inoltre che sia avvenuto il contagio da essere umano a essere umano per via aerea. Non si sa ancora bene come sia successo, ma l’ipotesi è che il patogeno sia stato veicolato attraverso microgocce di fluidi di una persona infetta in aerosol. Per gli esperti della Georgetown University di Washington DC se il virus si evolvesse per rendere questa modalità di trasmissione più efficiente, il pericolo di una pandemia sarebbe decisamente reale.

Verso il vaccino

Niv è considerato dal’Oms tra gli otto virus prioritari per lo sviluppo di un vaccino, accanto – solo per citare i più noti – a Ebola e Zika. Gli esperti dell’Oms, infatti, lo ritengono “potenzialmente capace di causare un’emergenza di salute pubblica in assenza di farmaci efficaci e/o di vaccini”.

Per questo motivo l’Oms ha lanciato diversi appelli al mondo della ricerca e dell’industria farmaceutica perché si impegnino a trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. Anche se a dare davvero una spinta in questa direzione è stata più che altro la spaventosa epidemia di Ebola del 2014, dei risultati sono arrivati: l’Oms, infatti, ha reso nota la disponibilità di un trattamento all’avanguardia sviluppato in Australia, un anticorpo specifico per il virus Nipah da usare sui pazienti in caso di future epidemie.

Tuttavia non siamo ancora vicini a un vaccino. La Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi) ha stanziato 25 milioni di dollari allo scopo di svilupparne e testarne uno, ma i progressi sono frenati dall’ancora scarso incentivo economico e dal fatto che il virus colpisca finora un numero esiguo di persone in Paesi a basso reddito. Eppure, se il virus riuscirà ad adattarsi all’essere umano, non ci sarà distinzione tra poveri e ricchi.

 
  

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Wired

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Medicina

Chi è Giulia Grillo, il nuovo ministro della Salute

Medico legale, Giulia Grillo è il nuovo ministro della Salute ed è contraria alla legge sull’obbligatorietà dei vaccini, sebbene non ne neghi l’importanza

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Classe 1975, catanese, medico, con specializzazione in medicina legale. È questo l’identikit di Giulia Grillo, il nuovo ministro della Salute del governo Conte. La Grillo (precisiamo fin da subito che sebbene abbia lo stesso cognome del fondatore del suo partito non c’è alcuna parentela tra i due) è arrivata a Montecitorio alle elezioni del 2013 e il 27 marzo scorso è stata eletta capogruppo alla Camera per il M5S.

Tra le tante idee portate avanti in questi anni, il nuovo ministro si è interessato al problema delle assunzioni e della mancanza del personale in ambito sanitario, sostenuto l’importanza della sanità pubblica rispetto alle iniziative private, condiviso la legge sul biotestamento e ha più volte criticato l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per aver, a suo avviso, avuto stretti rapporti con “Big Pharma”. E, non da meno, il nuovo ministro ha espresso le sue idee sulle vaccinazioni. Il nuovo ministro, infatti, ha ribadito più volte di non essere antivaccinista, bensì di essere contrario all’obbligo delle vaccinazioni imposto dal decreto Lorenzin. Dal 2017, ricordiamo, i minori tra gli zero e i 16 anni devono sottoporsi ai 10 vaccini(l’antipoliomielitica, l’anti-difterica, l’anti-tetanica, l’antiepatite B, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae di tipo b) per poter frequentare la scuola.

“Fermeremo la legge, ma riteniamo i vaccini fondamentali nella prevenzione delle malattie infettive e il nostro obiettivo è garantire la massima copertura nel Paese”, si legge sul blog del nuovo ministro.

“La Lorenzin ha puntato sulla coercizione esponendosi al rischio pericolosissimo di ottenere l’effetto contrario” . Tuttavia, come appare su Wired, questo decreto sembra invece aver funzionato: secondo i dati diffusi lo scorso mese dal ministero della Salute le coperture si sarebbero rialzate, raggiungendo in generale percentuali prossime alla soglia di sicurezza, soprattuto per quanto riguarda il morbillo.

 
  

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