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PRETI PEDOFILI

Il prete pedofilo, la Curia e il fondo per zittire le vittime

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Sacerdote accusato di abusi lasciato a contatto con i bimbi. Il ruolo dell’arcivescovo Delpini: “Decisione che presi io”

Fondi riservati della Curia milanese per azzittire le vittime dei preti pedofili. È questa la cruda realtà che emerge dal processo a don Mauro Galli, il sacerdote imputato di violenza sessuale ai danni di un giovane parrocchiano.

Centocinquantamila euro di risarcimento sono stati versati alla vittima perché ritirasse la sua querela. Non certo da don Mauro Galli, che risulta nullatenente. A officiare l’accordo è stato Mario Zanchetti, difensore dell’Arcivescovado. Tra le clausole imposte alla famiglia: non rivelare la provenienza dei quattrini.

Ieri, nella nuova udienza del processo al #prete , appare con chiarezza – nel racconto di altri due sacerdoti – il motivo che avrebbe spinto la Curia all’esborso. Sia don Alberto Rivolta che don Carlo Mantegazza, entrambi in servizio nella parrocchia di Rozzano dove si svolsero i fatti, hanno raccontato di avere informato immediatamente il vicario episcopale dell’epoca, ovvero l’attuale arcivescovo Mario Delpini. «Noi pensavamo che don Mauro andasse spostato a livello prudenziale non in un contesto di pastorale giovanile», ha raccontato il parroco, don Mantegazza: l’importante era tenere il prete lontano dai #bambini . Invece don Galli venne trasferito a Legnano, proprio alla pastorale giovanile. A deciderlo, emerge dagli atti, fu Delpini: «Questa decisione l’ho presa io», ammette il prelato in una conversazione.

Ieri in aula, i due preti-testimoni raccontano di avere appreso subito quanto era accaduto la notte del 19 dicembre 2011: don Mauro Galli che invita il ragazzo a dormire a casa sua con il consenso della famiglia, ma invece che nella camera degli ospiti lo fa dormire insieme a lui nel letto matrimoniale. E nel cuore della notte allunga le mani. «Quando chiedemmo spiegazioni, ci disse che il ragazzo aveva avuto un incubo e lui lo aveva afferrato per non farlo cadere dal letto».

Solo più tardi, il ragazzo (allora quindicenne) aggiungerà di essere stato violentato dal prete. Ieri si apprende che comunque, fin dall’immediatezza dei fatti, Delpini aveva saputo che don Galli si era portato a letto il #ragazzino . Ma si guardò bene dall’accogliere la richiesta dei suoi sottoposti di allontanare don Mauro da ulteriori tentazioni.

Anzi è lui stesso ad avvisare don Mauro Galli dell’esistenza di una indagine a suo carico, e ad organizzargli la difesa. La prima circostanza è ammessa dallo stesso Delpini nel suo interrogatorio: «In quell’incontro dissi a don Mauro che c’era probabilmente un procedimento penale a suo carico»; e nelle intercettazioni don Galli parlando con un amico dice «ho ricevuto una mail da Delpini che diceva telefonami, scrivimi che ho bisogno di vederti”.. l’ho chiamato subito e mi ha detto non è il caso che parliamo per telefono, vieni qui che poi ti spiego, poi dobbiamo stare molto attenti”».

Anche della seconda circostanza ci sono tracce chiare nelle intercettazioni: il 4 settembre 2014 don Mauro Galli chiama l’avvocato Mario Zanchetti: «Mario Zanchetti si presenta a Mauro dicendo di essere l’avvocato, gli dice che monsignor Delpini gli ha scritto due righe dicendo che Mauro lo avrebbe chiamato, gli chiede se voleva vederlo per una cosa un po’ delicata». Eppure un mese più tardi, interrogato dalla Mobile, Delpini dichiara: «L’avvocato Zanchetti non ha con me alcun tipo di contatto».

Cosa fosse accaduto davvero quella notte, lo racconta ieri in aula la ragazza della vittima: «A. era andato a casa di don Mauro, si era confessato, una confessione lunga e profonda. Si era esposto, era vulnerabile, avrebbe fatto qualunque cosa. Don Mauro l’ha fatto andare nel suo letto, sono andati a dormire e nella notte A. si è svegliato urlando. Lo aveva abbracciato da dietro».

 

IL CASO DON MAURO GALLI

 

 

 
  

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il Giornale

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

L’Australia obbliga i preti a denunciare casi di pedofilia: insorgono i vescovi

Vescovi cattolici contro l’obbligo di denunciare i casi di pedofilia

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L’Australia obbliga per legge i preti a denunciare casi di pedofilia e abusi su minori: insorgono i vescovi della Chiesa Cattolica che parlano di minaccia alla libertà religiosa. Dopo i numerosi casi di abusi e molestie sessuali da parte di preti e vescovi pedofili nei confronti di bambini, l’assemblea legislativa di Canberra ha approvato una norma che vincola i preti a denunciare eventuali molestatori sessuali che abbiano ammesso le loro colpe durante la confessione.

Christopher Prowse

Christopher Prowse

L’arcivescovo di Canberra e Goulburn, Christopher Prowse, ha attaccato duramente i parlamentari australiano parlando di legge che minaccia la libertà religiosa, ricordando che per la Chiesa Cattolica la confessione è un sacramento e che per i sacerdoti che violano il segreto confessionale è prevista la scomunica “latae sententiae”, revocabile solo da un intervento del Papa.

«I sacerdoti sono legati dalla sacra promessa di non violare il segreto della confessione – ha scritto l’arcivescovo in un editoriale su Canberra Times – Senza questa promessa chi verrebbe a svelare i suoi peccati in confessionale? Il Governo minaccia la libertà religiosa cercando di cambiare il sacramento della confessione, senza con questo raggiungere alcun miglioramento per la sicurezza dei bambini. Obbligare i sacerdoti a violare il segreto non impedirà gli abusi e non aiuterà gli sforzi messi in atto dalla Chiesa per proteggere i bambini nelle istituzioni cattoliche».

Monsignor Prowse ha affermato di essere il primo a sostenere questa iniziativa, mentre, “violare la libertà religiosa non aumenterà la sicurezza de bambini”. Anche per questo ha richiamato i sacerdoti della capitale, come altri prelati prima di lui, a non obbedire alla legge. Una decisione shock che sta indignando l’opinione pubblica mondiale.

 
  

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Igossip

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PRETI PEDOFILI

Cile, arrestato un prete pedofilo. Perquisita la Curia

Violenze sessuali su diversi ragazzini

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Un sacerdote cileno, Oscar Muñoz Toledo, è stato arrestato con l’accusa di aver abusato di alcuni minori, al termine di una indagine che ha coinvolto alti prelati cattolici cileni che si sospetta abbiamo coperto i fatti per decenni. Il procuratore che ne ha ordinato l’arresto indaga anche su altri 14 preti già sospesi dal servizio nella diocesi di Rancagua,nel sud del Cile,tutti accusati di far parte di una rete di pedofili. Il sacerdote è accusato di molestie e violenza sessuale su almeno sette minorenni.

Un magistrato e un team della polizia investigativa hanno svolto una perquisizione in Cile nelle sedi curiali dei vescovi di Temuco e Villarrica, nella regione della Araucanía. Il procedimento, riporta l’emittente, è partito dalle denunce di abusi sessuali contro cinque persone. E poiché alla richiesta del magistrato di consegnare la documentazione i vescovi in carica si sono rifiutati avanzando ragioni di carattere legale derivanti dal diritto ecclesiastico, è stato firmato ed eseguito l’ordine di perquisizione. Nell’ufficio del vicario generale della diocesi di San José di Temuco sono stati sequestrati un computer e numerosi documenti miranti a verificare denunce presentate dal 2000 fino ai nostri giorni, ed in cui potrebbero essere implicati sacerdoti o altre autorità ecclesiastiche.  Il procuratore regionale di Rancagua ha disposto l’arresto del sacerdote Oscar Muñoz Toledo che all’inizio dell’anno si era autodenunciato per avere ripetutamente abusato di minorenni.

 
  

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Rai News 24, ANSA

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PRETI PEDOFILI

Bastonate ai bambini del centro estivo della parrocchia: i nostri figli gettati tra le ortiche. Inchiesta della Procura

Genitori dai carabinieri, un minore all’ospedale. Il parroco: animatori esasperati, hanno sbagliato

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PADOVA Ragazzini di 11 e 12 anni bastonati, colpiti con la doga di un letto, gettati fra le ortiche. A raccontare a mamma e papà le punizioni inferte da un paio di animatori (pure loro minorenni), sono stati gli studenti di prima e seconda media che stavano partecipando a un campo scuola organizzato da una parrocchia di Padova a San Pietro di Barbozza (Treviso). Una vacanza da brividi, almeno stando alle confidenze raccolte dai genitori che sono andati a riprendersi i figli sulle colline del Prosecco, e che invece delle passeggiate nei boschi hanno ascoltato i resoconti delle angherie di due dei ragazzi dello staff. I #carabinieri hanno acquisito il referto del Pronto Soccorso di Camposampiero, dove uno dei 12enni è stato visitato e medicato per contusioni causate da percosse. E i militari hanno inviato un rapporto alla Procura di Padova e a quella di Treviso e al Tribunale dei Minori di Venezia.

Il parroco conferma, ma ridimensiona

Il parroco della parrocchia di Sant’Antonino dell’Arcella di Padova, padre Nando Spimpolo, pur confermando l’accaduto, ne ridimensiona la gravità: «Non parliamo di bullismo ma di un animatore di 17 anni che collabora con il patronato e suona in chiesa, e che ha perso il controllo al termine di una settimana in cui i ragazzini si sono comportati in modo po’… scalmanato. Era esasperato e ha commesso uno sbaglio di cui è pentito. Ma è un adolescente e forse solo ora si rende conto di ciò che ha fatto». Il sacerdote ricostruisce l’episodio avvenuto l’ultimo giorno del campo: gli ospiti che ignorano l’invito dell’animatore a calmarsi, alcuni di loro che saltano su un letto fino a sfondarlo. «E l’animatore ha afferrato la doga e li ha rincorsi, colpendoli. Nessuno vuole sminuire, ma neppure si può dipingere il campo estivo come una specie di lager».

Uno dei ragazzini in pronto Soccorso

Uno dei ragazzini è stato portato al pronto soccorso con piccoli lividi a gambe e schiena. «I genitori e il bambino – si legge nel referto – riferiscono che durante i centri estivi avrebbe subito percosse dagli animatori». Gli studenti hanno raccontato vari episodi, puntando il dito contro due degli accompagnatori. «C’è chi dice di essere stato spinto, o strattonato per i capelli, o picchiato con un bastone. Un bimbo è stato gettato tra le ortiche», racconta una mamma. Suo figlio è tra le vittime. Eppure l’ha accompagnato a giocare nel campetto della chiesa: «Sia chiaro – dice – non è tornato “traumatizzato” dalla vacanza. Ciò che è accaduto è grave ma non si deve dare la colpa alla parrocchia. Spero solo che i responsabili comprendano l’errore». In una lettera firmata da buona parte dei genitori dei ragazzini che hanno subito le punizioni (ma non tutti) , si legge che «i fatti avvenuti sono certamente deplorevoli» ma «si è trattato di condotte circoscritte ed estemporanee, riferibili a comportamenti di singoli soggetti che non inficiano la nostra fiducia nei confronti della parrocchia e di tutte le persone che ogni giorno si adoperano con dedizione a rendere il Patronato un posto di accoglienza per i nostri figli…»

 
  

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