Il Satanismo Razionalista tra Illuminismo e Titanismo romantico

E’ difficile immaginare l’attuale fenomeno del Satanismo culturale di stampo razionalista prescindendo da secoli di evoluzione artistica, scientifica, filosofica e letteraria.
In questo articolo vorrei dedicarmi in particolar modo all’analisi degli ultimi due ambiti citati, che indubbiamente rivestono un’importanza di primo piano.
Infatti, se è vero che la grandiosa opera di codificazione del Satanismo moderno compiuta da LaVey si basa su istanze universalmente presenti (anche se troppo spesso soffocate e negate) nella natura umana, è altrettanto vero che storicamente, l’espressione di queste istanze, si è presentata nelle più svariate forme e negli ambiti più inattesi.

Così, se spesso c’è chi fa riferimento, non sempre in maniera opportuna, al mondo pre-cristiano, credo che nel tracciare l’evoluzione del pensiero satanista non si possano dimenticare tutta una serie di correnti filosofiche e letterarie, anche all’apparenza distanti e talvolta contrapposte, come Romanticismo ed Illuminismo.
Sin dall’epoca rinascimentale, infatti, si assiste ad una tendenza, sia pure altalenante, all’antropocentrismo, nonché al recupero dei canoni classici di bellezza ed armonia.
Le arti figurative e la scultura, nella loro ripresa di motivi paganeggianti, nella loro riscoperta della bellezza della carne e della stimolazione visiva dei sensi, portano inevitabilmente con sé l’inizio di un lento e graduale recupero di istanze sopite, atrofizzate da secoli in cui l’illusorietà della sfera spirituale aveva avuto un ruolo preminente nella vita umana, nell’arte, nella speculazione filosofica.
Leonardo, nella sua rappresentazione dell’Uomo vitruviano, ci fornisce un ottimo esempio iconografico della ripresa della centralità umana.
Osservatelo, osservate bene la sua posizione: l’Uomo al centro, una stella nel proprio universo.
Non sentite anche voi riecheggiare, con qualche secolo di anticipo, le parole di Nietzsche che affermò che ”fino a che continuerai a sentire le stelle ancora come al di sopra di te, ti mancherà lo sguardo dell’uomo che possiede la conoscenza”?

Spostandoci più avanti nel tempo, troviamo la ripresa di motivi cari al Satanismo sia nell’Illuminismo sia nel Romanticismo, due correnti di pensiero apparentemente contrapposte e inconciliabili, ma che nel Satanismo finiscono per fondersi in un’armonica compenetrazione dei loro elementi portanti.
Infatti, sotto una prospettiva satanica, penso che né l’lluminismo né il Romanticismo possano chiudere definitivamente il cerchio se presi separatamente, ma se uniti nei loro motivi fondamentali si rivelano spesso in grado di esprimere il pensiero satanico in maniera suggestiva ed organica.

L’illuminismo è la radice dell’emancipazione da dottrine castranti, è la vittoria dell’intelletto che schiaccia superstizione, è la Ragione che passa al suo setaccio tutte le menzogne e gli inganni passati.
Questo è un atteggiamento fortemente satanico, sempre che non diventi a sua volta un circolo vizioso dogmatico.

Tuttavia, non basta ad esaurire il Satanismo, perché manca l’elemento istintivo, passionale, artistico, emozionale rappresentato dal romanticismo, espressione di ciò che -a sua volta- va oltre un’analisi prettamente logica dell’esistenza, il seme del dionisiaco che irrompe in maniera prorompente nella vita dell’Individuo Libero.

E d’altronde cosa, se non il romanticismo, recuperò tutte le sfumature e la bellezza dell’archetipo di Satana?

L’enorme successo della figura di Satana nella letteratura romantica di fatto non può prescindere da un elemento chiave di questa corrente letteraria: il titanismo.
Come il topos del titanismo si leghi alla figura di Satana è facilmente intuibile dal parallelismo emergente con il mito greco dei Titani, che li presenta come gli dèi più antichi, nati prima degli Olimpi e generati da Urano e Gea (e quindi con un indiscutibile aspetto ctonio) protagonisti dell’episodio mitologico della ribellione a Zeus e agli altri dèi celesti.
Il topos filosofico-letterario del titanismo nasce in Germania in seno al movimento dello Sturm und Drang, e ci presenta la figura dell’Uomo che si ribella, con la sua forza, con i suoi istinti, che si erge come eroe nel suo condurre una strenua battaglia individuale.

Se il Titano romantico si erge però a fautore di una battaglia spesso destinata all’inevitabile sconfitta, il Satanismo anela sempre alla vittoria- ed è qui che entra in gioco l’elemento razionale.

Certo è, in ogni caso, che senza il passaggio inevitabilmente romantico della figura di Satana, decantato come sovrano di un popolo eternamente sconfitto, l’attuale immaginario del quale il Satanismo si nutre sarebbe decisamente meno vicino alla nostra sensibilità e innegabilmente più povero.
E di certo saremmo più poveri anche noi, che su quelle pagine impregnate dall’archetipo dell’Angelo Ribelle, attraverso la sublime espressione artistica ci siamo arricchiti, facendo vessillo di quell’ombra maledetta che da sempre accompagna tutti  coloro che, come scrisse Baudelaire, “con nera furia Dio Padre ha cacciato dal paradiso terrestre”.

Alessandra Pilloni

 

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Cultura Pagana

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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