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In Vaticano due rinvii a giudizio per autoriciclaggio

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Una richiesta di rinvio a giudizio per il reato di autoriciclaggio è stata depositata al Tribunale vaticano «pochi giorni or sono» e una seconda sarà depositata «in tempi brevi». Due (solo uno, relativo a un diplomatico in servizio presso la Nunziatura negli Usa, era noto) i casi di pedofilia sotto inchiesta. Lo ha rivelato il promotore di giustizia vaticano, l’avvocato Gian Piero Milano, all’odierna inaugurazione dell’Anno giudiziario dello Stato pontificio, con una relazione nella quale ha risposto alle recenti obiezioni di Moneyval circa «l’avvio di concrete iniziative giudiziarie» in materia di contrasto ai reati finanziari. È di «imminente pubblicazione» la sentenza relativa alla «mala gestio» di cui sono accusati due «dirigenti apicali» dello Ior. Il procuratore generale vaticano ha anche fatto il punto su due processi di ampia risonanza mediatica: quello sul processo sui documenti riservati filtrati alla stampa (Vatileaks), registrando che le condanne di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui non sono state appellate e sottolineando che il tema del diritto dell’informazione e della libertà di coscienza, in forza dei quali il tribunale ha constatato la carenza di giurisdizione nei confronti dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, è «meritevole di riflessioni e forsanche di una opportuna contestualizzazione»; e quello nei confronti dell’ex presidente dell’ospedale Bambino Gesù Giuseppe Profiti, la cui sentenza di condanna di primo grado, ha detto, è stata depositata «pochi giorni addietro». Nella relazione anche le cifre dell’attività della Gendarmeria per contrasto a furti, truffe e, in due casi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

 

Riforma economica, Moneyval, autoriciclaggio

«Posso comunicare», ha detto il Promotore di giustizia, «che gli sviluppi realizzati in talune fattispecie, anche sulla base di conferme provenienti da attività di cooperazione internazionale recentemente portate a termine, hanno consentito di depositare, proprio pochi giorni or sono, una richiesta – la prima – di rinvio a giudizio per autoriciclaggio; un caso assai complesso e delicato, originato da un esposto di una Istituzione vaticana ed un successivo Rapporto dell’AIF, posso altresì anticipare che a questa prima iniziativa farà seguito, in tempi brevi, una seconda richiesta di rinvio a giudizio, sempre per auto riciclaggio». L’ufficio del Promotore «avverte con responsabilità la delicatezza» di questa fase di messa in pratica della riforma avviata da Benedetto XVI e rafforzata da Francesco in materia di contrasto ai reati finanziari, «e l’esigenza di dare risposte concrete e convincenti alle aspettative interne ed esterne», ha detto Milano, rivendicando «l’effettività della lotta al riciclaggio da parte della giurisdizione vaticana».

Nel quinquennio 2013-2017, ha detto, «è stato disposto il sequestro complessivo di: euro 21.847.983,23, dollari 4.762.850,25, sterline 1.471,949,59, dollari australiani 805.174,45, franchi svizzeri 650.275,81».

Rispetto alla originaria valutazione di Moneyval del 2013, «sono stati compiuti significativi passi in avanti con risultati che possono dirsi ampiamente soddisfacenti, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento attuato sul piano giuridico e nel sistema di vigilanza e sanzionatorio», ha rivendicato il Pg vaticano, rilevando altresì che «se può dunque dirsi colmato il gap iniziale rispetto agli standard internazionali per ciò che riguarda le azioni di prevenzione e monitoraggio, vanno per contro registrate forti sollecitazioni per l’avvio di concrete iniziative giudiziarie (prosecutions)» perché Strasburgo ha «evidenziato il permanere di criticità riguardanti l’attività degli organi giudiziari inquirenti, in particolare la mancanza di rinvii a giudizio per ipotesi di riciclaggio».

Prima ancora di comunicare la richiesta di rinvio a giudizio per i due casi di autoriciclaggio, l’avvocato Milano ha rilevato, al proposito che gli accertamenti che competono all’autorità giudiziaria «presentano modalità e tempi di svolgimento assai diversi da quelli, ad esempio, effettuati dalle autorità amministrative interne competenti in materia di riciclaggio», quali l’AIF vaticana; che un «altro fattore che imbriglia l’attività inquirente è collegato alla stessa fisionomia del sistema penale, soprattutto dopo l’espresso recepimento del principio di non colpevolezza», dal quale risulta che «se la prova è sin dall’inizio incerta, e non supportata da evidenze acquisite in sede di attività di intelligence od investigativa di Polizia Giudiziaria, si impone, per esigenze di giustizia, oltre che di economia processuale, che il procedimento si arresti sulla soglia del dibattimento»; che, ancora, quanto allo specifico reato del «riciclaggio», lo Stato vaticano è «inidoneo, direi refrattario, alle insidie delle attività di riciclaggio» e «il processo di selezione “riduttiva” della clientela avviato dall’Ior (che ci si ostina erroneamente a definire come banca, ma tale non è, né come tale agisce) ha certamente ridotto enormemente eventuali spazi di coltura delle pratiche di riciclaggio»; e che, infine, questo tipo di reato richiede spesso il ricorso alla cooperazione giudiziaria internazionale che «costituisce uno dei fattori di rallentamento e di ulteriore incertezza della fase istruttoria».

Il Tribunale vaticano, ha reso noto Milano, «ha portato a conclusione due giudizi originati da segnalazioni dell’AIF: un caso è stato, ab origine, derubricato rispetto alla prospettata ipotesi di riciclaggio, e si è comunque concluso con l’assoluzione dell’imputato; nell’altro caso si è avuta sentenza di condanna per violazione della normativa sul trasporto transfrontaliero di denaro».

Restano a oggi aperti otto fascicoli, «per i quali occorrerà compiere ulteriori approfondimenti istruttori rispetto alle valutazioni sintomatiche compiute in ambito di intelligence ed investigativo».

Il Pg vaticano ha rimarcato che, nel quadro della riforma economico-finanziaria, vi sono ormai «stabili forme di cooperazione, di scambio di informazioni a fini investigativi tra l’Autorità di Informazione Finanziaria, l’Ufficio del Promotore di Giustizia ed il Corpo della Gendarmeria».

Anche quanto alla cooperazione (per esempio, rogatorie) con la magistratura di altri Stati, in particolare con l’Italia, «si consolida – ed è un dato che si può registrare con compiacimento – un’aperta, sollecita cooperazione con la Magistratura italiana, che ha dato significativi risultati». Nel corso del 2017 il Tribunale vaticano ha ricevuto sei richieste di rogatoria, quattro delle quali provenienti dall’Italia, è stata data esecuzione a quattro richieste, per altre due sono in corso approfondimenti, mentre la magistratura vaticana, da parte sua, ha inoltrato due richieste di cooperazione, che hanno ottenuto «sollecita esecuzione».

Tra le informazioni fornite dal Procuratore generale nella sua relazione, anche quelle relative alla ristrutturazione dell’ufficio della pubblica accusa, con Roberto Zanotti a capo della unità funzionale dei reati in materia economico-finanziaria, la nomina di due nuovi magistrati Eugenio Selvaggi e Carlo Bonzano, l’incremento della pianta organica del personale amministrativo, il trasferimento dell’ufficio del Promotore di Giustizia – sinora nella sede della magistratura giudicante – in nuovi locali del Governatorato, oltre alla assegnazione alla Gendarmeria di due unità specializzate provenienti dall’Arma dei Carabinieri e dal corpo della Guardia di Finanza.

Ior 

Il Promotore di giustizia ha inoltre reso noto «una vicenda giudiziale avviata in sede civile nei confronti di dirigenti apicali dell’Istituto per le opere di religione, citati per mala gestio e conseguenti danni da investimenti finanziari altamente onerosi per l’Istituto; i convenuti hanno contestato la fondatezza degli addebiti ed agito in riconvenzionale. Una questione molto complessa e dibattuta, che ha richiesto numerose udienze istruttorie anche con ricorso a perizie di carattere finanziario». Un probabile riferimento alla vicenda relativa all’ex presidente Ior Massimo Caloia. L’ufficio del Promotore «è intervenuto nei termini previsti dal codice “per far valere diritti nell’interesse pubblico”. Si è in attesa della sentenza, di imminente pubblicazione».

Pedofilia

Il procuratore generale vaticano ha poi affrontato il tema della #pedofilia e della pedopornografia, rendendo noto che sono due, non uno, i casi sotto indagine in Vaticano. Era noto il caso di un sacerdote membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington. «Sono recentemente giunti all’attenzione dell’Ufficio del Promotore di Giustizia due casi di differente configurazione e rilevanza rientranti nell’ambito dei delitti contro la persona, in particolare contro i minori», ha reso noto Milano. «Gli accertamenti avviati sono alla fase preliminare e si svolgono, doverosamente, nel riserbo più assoluto, per rispetto di tutti i soggetti coinvolti; così come ferma è la determinazione a scandagliare in tutti i risvolti fattuali, giuridici ed umani la fondatezza e i contenuti delle ipotesi di reato (tali sono allo stato), alla ricerca della verità. È opera difficoltosa, sia sul piano tecnico-giuridico (a partire dalla individuazione di elementi di fatto riguardanti i soggetti passivi, rilevanti ai fini dell’inquadramento della fattispecie) sia, soprattutto, per i profili di impatto psicologico di quanti sono coinvolti in questi reati e per l’allarme che, in qualunque ambito, destano a livello sociale siffatte vicende. Con questa consapevolezza è intendimento dell’Ufficio svolgere gli accertamenti con estrema attenzione, senza nulla trascurare o sottacere, in tutte le direzioni».

Vatileaks 

In merito al processo dell’anno scorso sui Vatileaks, «la sentenza ha statuito la condanna dei principali imputati e non è stata appellata, significativamente», ha rilevato Milano, mentre «per gli altri coimputati a titolo di concorso, è stata rilevata la carenza di giurisdizione». La «corposa motivazione» ha riconosciuto «il diritto di informazione» e «per tal via la sentenza è giunta ad individuarne il fondamento nella libertà di coscienza, risalente nei suoi principi ispiratori ultimi al diritto divino. È affermazione di particolare interesse, meritevole – secondo il promotore di giustizia – di riflessioni e forsanche di una opportuna contestualizzazione».

Bambino Gesù

Nel corso del 2017, ha poi ricordato l’avvocato Milano, il Tribunale vaticano «si è occupato di due casi di diversa gravità e contenuti, giungendo in un caso ad una sentenza di condanna per appropriazione indebita (così derubricata rispetto all’originaria accusa di peculato) a carico di uno dei due coimputati, e all’assoluzione dell’altro», l’ex presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Giuseppe Profiti, e il suo collaboratore, Massimo Spina.

Una affermazione che Giuseppe Profiti rettifica, in una dichiarazione a Vatican Insider, ricordando che la sentenza di condanna di primo grado «ha avuto come oggetto il reato di abuso di ufficio e non quello di appropriazione indebita o di altro reato corruttivo». Il procuratore generale vaticano ha poi sottolineato che «la sentenza è stata depositata pochi giorni addietro».

Nel corso dell’anno passato, ha detto ancora Milano, vi è stato anche un secondo caso di cui si è occupato il tribunale vaticano, che «riguardava un tentativo di corruzione, dal quale l’imputato è stato assolto».

Droga, truffe e furti

Il promotore di giustizia ha infine reso noti alcuni dati relativi alle indagini del Corpo della Gendarmeria guidato dal comandante Domenico Giani che «ha compiuto operazioni di particolare impegno riguardanti: contrasto del fenomeno della detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti con due casi scoperti; contrasto dei reati di truffa e falsificazione di timbri e sigilli; contrasto di reati predatori all’interno della Basilica vaticana, dei Musei, della farmacia ed Economato, con significativi risultati operativi». Il risultato di queste indagini hanno portato a quattro persone arrestate, 61 fermate, 18 diffidate, 186 hanno ricevuto una contravvenzione. Settanta le denunce di furto, 27 di tentativi di truffa, 68 i sinistri stradali in Vaticano.

Era presente tra gli altri alla inaugurazione dell’Anno giudiziario dello Stato Pontificio il ministro della Giustizia italiano, Andrea Orlando.





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la Stampa

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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«Bugiardo, non sei stato sulla Luna», regista complottista aggredisce con la Bibbia Buzz Aldrin e lui l’atterra con un pugno Video

Non ha riportato alcuna conseguenza penale per quel pugno sferrato al volto di un tipo che crede che le missioni Apollo siano un inganno

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Quando ci vuole ci vuole, tanto è vero che Buzz Aldrin, il secondo uomo a camminare sulla Luna, non ha riportato alcuna conseguenza penale per quel pugno sferrato al volto di un tipo che crede che le missioni Apollo siano un inganno ordito dal governo americano con la complicità della Nasa e degli studios di Hollywood.

Opinione più che legittima, per quanto non sostenuta da prove, ma comunque da non impugnare come una clava aggredendo l’anziano astronauta in pubblico accusandolo di essere  «un codardo, un bugiardo e un ladro». Pesanti calunnie che hanno innescato il destro dell’eroe dell’Apollo 11, come registrato in un video diffuso in questi giorni durante i quali si ricorda il 50° anniversario della conquista della Luna. Un video visto e twittato da oltre due milioni di persone in poche ore.

n realtà l’episodio di Beverly Hills è del 2002 e riguarda, come riporta Usa Today, l’ex regista Bart Sibrel, del Tennesee, che all’epoca aveva 38 anni, così come Buzz Aldrin di anni ne aveva allora 72 quando reagì con le maniere forti a quelle assurde accuse espresse con tanta e immotivata veemenza nei confronti per di più di una persona di quell’età. La polizia lasciò poi perdere ritenendo, con coerenza, che il pluridecorato Aldrin fosse stato provocato.

Il pugno arrivò dopo un lungo tampinamento di Sibrel al quale Aldrin, nella sua spaziale pazienza, aveva comunque inizialmente concesso di esprimere le proprie idee. Niente, l’inseguimento davanti alla sala-conferenze era proseguito a lungo fino a culminare nell’aggressione verbale con una sfilza di calunnie.

Con queste sceneggiate, del resto, Sibrel, autore di alcuni film “corti, si era un fatto un nome utile a sostenere la tesi del complotto firmando alcuni “documentari” puntualmente smentiti dagli scienziati. Per anni ha inoltre molestato  Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins chiedendo loro di giurare sulla Bibbia. Di solito incassava un cortese diniego ma quel giorno del 2002 gli andò peggio. Buzz Aldrin era a Beverly Hills per assistere a un programma giapponese per ragazzi e venne avvicinato pià volte da Sibrel, con la Bibbia in mano, all’uscita dell’hotel. Aldrin gentilmente rifiutò per l’ennesima volta di prestarsi all’assurda “cerimonia”, ma poi Sibrel continuò a importunarlo fino a urlargli in faccia quella serie di ingiurie. Nonostate la differenza di età e di altezza, l’anziano e assai più basso astronauta si liberò infine del molestatore.

In questi giorni dedicati all’epopea lunare la vicenda è stata rievocata andando a cercare lo stesso Sibrel che non ha cambiato idea: crede anncora alla – ridicola – ipotesi della cospirazione che avrebbe coinvolto 400mila persone per fingere di mandare l’uomo sulla Luna persino con la complicità indiretta anche dei russi che seguirono in diretta lo sbarco con le loro sonde senza poter fare altro che ammettere la sconfitta.

Come ha ricordato anche di recente Samantha Cristoforetti, citando i protagonisti di quell’impresa, sarebbe stato molto più difficile fare finita di andare sulla Luna che sbarcarci davvero.





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il Messaggero

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Violenza a Parigi, scontri sugli Champs Elysées dopo la parata militare

Le tv hanno mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.

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Scontri fra polizia e manifestanti dei gilet gialli sono avvenuti a Parigi sugli Champs Elysèes, alcune ore dopo la fine della parata del 14 luglio. L’emittente Bfmtv ha mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.
La prefettura ha poi reso noto su Twitter di “aver evacuato l’area con la forza” di fronte alle “violenze” sugli Champs Elysées. Secondo Le Figaro, la polizia ha creato un cordone di sicurezza attorno a Fouquet’s, la nota brasserie, che ha riaperto ieri dopo essere stata date alle fiamme e devastata dai gilet gialli in marzo.





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Globalist

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Chi è Carola Rackete, il capitano della Sea Watch 3 che ha forzato il blocco navale

La 31enne tedesca è entrata in acque italiane dopo 14 giorni di stallo, infrangendo il divieto imposto dal decreto sicurezza. In un’intervista ha detto che aiutare gli altri è un “obbligo morale”

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Carola Rackete (foto: Till M. Egen/Sea-Watch.org.)

Il 26 giugno verrà ricordata come una data in cui è successo un fatto straordinario: una nave di una ong del Mediterraneo, la Sea Watch 3, ha infranto il divieto d’ingresso imposto dal ministro Salvini ed è entrata in acque italiane. La decisione, annunciata su Twitter dalla stessa ong e confermata dai dati Gps sulla navigazione, è stata presa dal capitano della nave Carola Rackete, dopo che la Corte di Strasburgo aveva respinto il ricorso presentato dai 42 migranti a bordo della nave per sbarcare in Italia.

“Sono allo stremo. Li porto in salvo”, ha detto Rackete, aggiungendo di essere consapevole dei rischi cui va incontro: una sanzione che va da un minimo di diecimila a un massimo di cinquantamila euro – non solo per il comandante, ma anche per l’armatore e il proprietario della nave – e il sequestro dell’imbarcazione (due misure introdotte dal decreto sicurezza bis, approvato lo scorso 11 giugno dallo stesso ministro dell’Interno).

La rotta di Sea Watch negli ultimi giorni

Dal salvataggio in mare dei migranti a bordo della nave a oggi sono passati 14 giorni. Da allora, sono sbarcate solo dieci persone per ragioni mediche. Rackete ha raccontato che gli altri sono disperati. “Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle”.

Chi è Carola Rackete

Trentun anni d’età, nazionalità tedesca, Carola Rackete conosce cinque lingue e ha una laurea in Conservazione ambientale, ottenuta alla Edge University nel Lancashire. Nonostante la giovane età, ha già una lunga esperienza in mare. Non ancora venticinquenne, è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord nell’ambito di una missione per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi. Ha poi lavorato come secondo ufficiale di bordo per la Ocean Diamond e per la Arctic Sunrise di Greenpeace, e collaborato con la flotta della British Antarctic Survey, un’organizzazione del Regno Unito impegnata in progetti di ricerca nell’Antartide.

Fa parte di Sea Watch dal 2016. In un’intervista a Repubblica, ha detto a questo proposito: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.





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