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NEW YORK – Almeno 12 persone sono morte nel terribile incendio divampato nella serata di giovedì a New York, nel Bronx. Fra le vittime anche diversi bambini: tre di uno, due e sette anni, e un quarto non ancora identificato. Quatro feriti in gravi condizioni: sono persone che abitavano nell’edificio andato in fiamme al civico 2363 di Prospect Avenue, a due passi dallo zoo del Bronx. Il sindaco della Grande Mela, Bill de Blasio, ha definito l’incendio “il peggiore da un quarto di secolo nella città”.

Le cause dell’incendio non sono ancora note, ma dalle prime informazioni sembra sia divampato al primo piano per poi propagarsi fino al terzo. L’edificio, costruito nel 1916 in mattoni e intonaco, non era a norma di legge antincendio.

 

Il sindaco de Blasio è arrivato subito sul posto dove oltre 170 vigili del fuoco hanno domato le fiamme con difficoltà. Il palazzo ha 5 piani e si trova  quasi all’angolo con la  East 187th Street, vicino alla Fordham University e allo zoo del Bronx. Il palazzo fu costruito nel 1916 e conta circa 20 appartamenti.

Dalle prime informazioni sembra che il rogo sia divampato al primo piano per poi propagarsi fino al terzo. “Sono addolorato nel comunicare che 12 cittadini sono morti”, ha detto de Blasio mentre i vigili del fuoco erano ancora in azione. I residenti evacuati sono stati sistemati in una scuola nelle vicinanze, dove è stato allestito un centro di accoglienza.

Le vittime, di età compresa fra 1 e 50 anni, sono state avvolte dalle fiamme in diversi piani dell’edificio. Una residente, Diana Hayes, ha raccontato al New York Times di essere fuggita con la figlia e di aver strappato al fuoco altri due bambini, ma di non essere riuscita a portare con sé gli altri.

 

La prima chiamata d’emergenza è arrivata poco prima delle 19 e sul luogo dell’incendio sono accorsi 170 vigili del fuoco. L’età delle vittime spazia da 1 anno a 50 anni. Il commissario dei vigili del fuoco, Daniel Nigro, ha definito l’incendio “di portata storica” per numero delle vittime. Uno dei peggiori incendi della storia recente si era verificato sempre nel Bronx nel marzo del 2007: persero la vita 9 bambini ed un adulto.

• IL PRECEDENTE NEL ’90 ALL’HAPPY LAND SOCIAL CLU: 87 VITTIME
Il più grave a New York nel Dopoguerra è stato quello all’Happy Land social club che uccise 87 persone nel 1990. Il rogo in quel caso fu doloso: un profugo cubano, Julio Gonzalez, appiccò le fiamme a una discoteca, sempre nel Bronx, l’Happy Land Social Club, dove lavorava la sua ex fidanzata. Dopo un estremo tentativo di riconquistarla conclusosi in una lite, Gonzalez versò alcuni litri di benzina all’interno del locale e attorno all’unica uscita; poi con due fiammiferi diede il via alle fiamme e abbassò la saracinesca di metallo. Le vittime furono in gran parte giovani della comunità honduregna. La ragazza fu una delle sei persone che riuscì a sfuggire all’inferno di fiamme in quella che all’epoca fu definita come la strage più grave nella storia degli Stati Uniti. Il piromane, Gonzalez, è morto a 61 anni lo scorso settembre in carcere.

 

 

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la Repubblica

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Attentato in Francia: donna accoltella due persone e grida «Allah Akbar»

È accaduto a Seyne-sur-Mer. La donne è stata arrestata. Uno dei due feriti è stato colpito all’addome ed è stato ricoverato in ospedale

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Allarme terrorismo in Francia dove una donna è stata arrestata dopo aver ferito due persone con un taglierino in un supermercato. È accaduto a Seyne-sur-Mer, nel sud della Francia, e secondo i testimoni dopo aver ferito le due persone la donna ha urlato «Allah Akbar!».

Uno dei feriti, un cliente del supermercato, è stato colpito al torace ed è stato ricoverato in ospedale. Anche una cassiera è stata ferita leggermente.

Una donna di 24 anni ha ferito due persone con un taglierino in un supermercato di La Seyne-sur-Mer, vicino a Tolone (sud della Francia), gridando ‘Allah Akbar’. La donna è stata subito arrestata. I due aggrediti, un cliente e una cassiera, se la sono cavata con lievi ferite.

“Sembra essere un episodio isolato, causato da una persone con turbe psichiche”: lo ha detto il procuratore della Repubblica di Tolone, Bernard Marchal. Secondo le ricostruzioni, la donna – nota per reati comuni e in particolare per fatti violenti – è una francese nata nel 1994. Una perquisizione nella sua casa, tuttora in corso, dovrebbe chiarire se ha avuto o meno rapporti con l’Isis o con elementi vicini all’islamismo radicale. “Il fatto di avere problemi psichici attestati – ha precisato il procuratore – non esclude che possa essere radicalizzata”.

I testimoni hanno parlato di qualcosa che assomigliava a una lite o a una zuffa. La cassiera è rimasta ferita vicino all’occhio, l’uomo al petto. Sono entrambi fuori pericolo.

 
  

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ANSA

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Parigi, uomo armato cattura ostaggi in un ufficio

Succede nel centro di Parigim in un ufficio dell’agenzia pubblicitaria Mixicom, al 46 di Rue des Petite Ecuries. Al momento nulla lascia ritenere che si tratti di un atto terroristico

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PARIGI – Un uomo ha preso in ostaggio tre persone, tra cui una donna incinta, nel decimo arrondissement, nel centro di Parigi. La zona è presidiata dagli agenti ed è in corso una vasta operazione di polizia. Nulla lascia ritenere che si tratti di un’azione terroristica. Le forze dell’ordine non sono neppure in grado di confermare se il sequestratore è armato e non hanno fornito altri particolari.

Secondo il sito di Le Parisien, l’uomo avrebbe dichiarato di avere con sé una bomba e una pistola e ha chiesto di contattare l’ambasciata iraniana tramite cui vuole “consegnare un messaggio al governo francese”. Uno degli ostaggi, sempre secondo il quotidiano francese, versa in gravi condizioni, in segito al colpo all’occhio da una chiave inglese. Intanto, dall’interno dell’ufficio, una donna vestita di rosso ha cercato di comunicare con l’esterno con un foglio scritto appoggiato al vetro ma illeggibile a causa della distanza.

 

 
  

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Cosa è successo durante i colloqui tra Donald Trump e Kim Jong-un

I due leader si sono incontrati a Singapore, i timori della vigilia sono stati sfatati e tutto è andato liscio. Per Trump l’incontro con Kim Jong-un è stato “fantastico”

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un si sono incontrati alle 9:00 di mattina a Singapore (quando in Italia erano le 3:00 di notte di martedì 12 giugno) sull’isola di Sentosa, a Singapore. Una data storica e persino inattesa considerando i rapporti tra i due paesi, storicamente farraginosi e ostici, e considerando anche che tra i due leader, durante gli ultimi mesi, sono volati stracci a causa dei test balistici condotti da Pyongyang.

Trump ha definito il summit “fantastico”, parlando anche di un documento che verrà firmato da entrambi e sul quale vige ancora il segreto. Secondo il Guardian si tratterà di una dichiarazione sullo stato di avanzamento dei colloqui con uno sguardo sul futuro. Il primo incontro è durato 38 minuti e, a seguire, ha avuto luogo una riunione a cui hanno preso parte anche i consiglieri politici di entrambi i presidenti.

Di cosa hanno parlato

Il vertice, così come anticipato dal segretario di Stato americano Mike Pompeo, aveva lo scopo di rinsaldare il rapporto tra i due paesi per avviare una collaborazione futura. L’obiettivo, benché raggiunto, ha un valore soltanto formale, i negoziati saranno lunghi e prevedono le relazioni diplomatiche e politiche, gli aiuti economici e il disarmo nucleare.

Il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord

– ha detto Trump a margine dei colloqui – inizierà velocemente”. E poi, dando una pacca sulla spalla a Kim Jong-un, si è augurato di vederlo presto alla Casa Bianca.

I segnali contrastanti del pre-vertice

A fare temere il peggio anche le parole di Trump il quale, durante le ultime settimane, ha più volte ribadito di essere pronto a interrompere i colloqui ai primi segnali di affronto da parte del suo pari nordcoreano.

Anche il comportamento di Trump al recente G7 ha dato qualche preoccupazione, è innegabile che il summit canadese non abbia avuto successo per volere del leader americano che ha opposto resistenza a gran parte dei temi sul tavolo, dando ordini specifici affinché il documento finale non fosse sottoscritto dagli Usa.

Ci sono stati però anche tanti segnali di distensione, primo su tutti l’interruzione – annunciata lo scorso marzo – dei test missilistici nordcoreani. Kim Jong-un, rivolgendosi ai media poco prima che il vertice iniziasse, ha comunicato di essere pronto a lasciarsi le vecchie ruggini alle spalle e ripartire con nuovo vigore nelle trattative con gli Stati Uniti. Secondo i media locali, il leader nordcoreano si è presentato all’appuntamento una manciata di minuti prima di Trump, un segno di rispetto nella cultura del posto, secondo cui il più giovane arriva prima del più anziano.

Il mondo sta a guardare

Singapore è teatro a cui assiste l’occhio vigile e attento del mondo, a partire dalla Corea del Sud che ha avviato un percorso di riavvicinamento con Kim Jong-un e che, come è fortemente probabile avvenga, può diventare ancora più veloce grazie alla distensione tra Nordcorea e Stati Uniti d’America.

I segnali di distensione, più in generale, fanno bene alla politica e all’economia internazionale. La situazione in Corea del Nord è tutt’altro che facile. Un’economia interna e gli stati sociali basati sul volere dei leader di partito, attività di controllo degli abitanti e criminalità internazionale che, di fatto, rappresenta una parte importante delle ricchezze del paese.

 
  

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