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PRETI PEDOFILI

Indagine su vescovo presunto pedofilo. Vaticano a Polonia: non estradiamo nostri cittadini

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La Procura distrettuale di Varsavia chiede alla Santa Sede informazioni sullo status legale di monsignor Jozef Wesolowski, ex nunzio della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. Padre Lombardi: “Non è stata una richiesta di estradizione. Il monsignore gode di immunità diplomatica ed è già indagato dalla Congregazione per la dottrina della fede”

CITTA’ DEL VATICANO – La Polonia ha chiesto informazioni al Vaticano sullo status legale dell’arcivescovo Jozef Wesolowski, ex rappresentante diplomatico della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. La richiesta è giunta dalla Procura distrettuale di Varsavia.

Alla magistratura polacca, riferisce un portavoce della procura, il Vaticano ha risposto che l’ex nunzio Wesolowski gode di immunità diplomatica e, in ogni caso, la Santa Sede non autorizza l’estradizione dei suoi cittadini. Monsignor Wesolowski lo scorso agosto è stato richiamato in Vaticano dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo, cardinale Nicols Lopez Rodriguez, aveva informato Papa Francesco delle accuse di pedofilia che lo interessavano.

L’ex nunzio potrebbe essere processato da quattro diversi tribunali: oltre a due vaticani, sono competenti sui suoi reati i giudici della Repubblica Domenicana e quelli della Polonia, la sua patria, che in base ad accordi internazionali persegue i reati di abuso compiuti all’estero dei suoi cittadini.

Padre Federico Lombardi, capo della Sala Stampa vaticana, ha confermato la richiesta della procura, inoltrata tramite l’ambasciata vaticana a Varsavia, sottolineando come si sia trattato di una richiesta di informazioni e non di estradizione. Lo stesso Lombardi ha inoltre spiegato che l’arcivescovo Jozef Wesolowski è già indagato dalla magistratura vaticana per le gravissime violazioni al diritto canonico e al codice penale della Santa Sede.

“Non c’è stata, ed è priva di fondamento, qualsiasi richiesta alla Santa Sede di estradizione e non si può parlare neanche di canali diplomatici”, ha precisato il direttore della Sala Stampa vaticana. “Contrariamente a quanto circolato in alcune notizie di stampa – ha ribadito padre lombardi – non si può quindi assolutamente parlare di richiesta di estradizione”. La nunziatura, ha spiegato ancora padre lombardi, “ha dato risposte relative allo status diplomatico di monsignor Wesolowski e alla sua attuale residenza”.

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Lombardi non ha rivelato il luogo dove attualmente risiede l’arcivescovo inquisito per gravissimi reati, ma ha tenuto a sottolineare che “Wesolowski è a disposizione dei superiori”, quindi non si è reso irreperibile. Dal punto di vista canonico, monsignor Wesolowski è sottoposto all’indagine della Congregazione per la dottrina della fede ed è in attesa di giudizio. Essendo anche cittadino vaticano e in quanto membro del servizio diplomatico, ha rilevato padre Lombardi, “la competenza penale sul suo caso appartiene anche agli organi giudiziari della Stato della Città del Vaticano, che stanno compiendo l’iter documentario e testimoniale necessario per il giudizio di loro competenza”.

Repubblica

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Davanti ai giudici della Corte d’Appello il prete pedofilo di Calenzano

In primo grado l’ex sacerdote Paolo Glaentzer era stato condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dopo essere stato sorpreso in atteggiamenti intimi con una bambina di 10 anni

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Si celebra oggi, 23 giugno, a Firenze il processo di appello contro l’ex sacerdote Paolo Glaentzer, condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Prato il 5 marzo 2019 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. La sentenza è prevista in serata.
A seguito della condanna di primo grado padre Glaentzer è stato dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco.
Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano. A sorprenderlo furono alcuni vicini della piccola, che l’uomo avrebbe dovuto riaccompagnare a casa. A fare ricorso in appello contro la condanna la difesa dell’ex sacerdote.
Il gup di Prato, al termine di un processo in rito abbreviato, lo condannò anche a un risarcimento di 50mila euro verso la giovane vittima, rappresentata da un tutore legale, mentre niente era stato previsto per i genitori della piccola, i cui legali, avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno proposto appello per chiedere il riconoscimento del danno anche nei loro confronti. 



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PRETI PEDOFILI

Spaccio di cocaina e materiale pedopornografico: Don Bastoni ci ricasca

Il religioso è finito al centro di un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura ascolana che ha iscritto il sessantenne sul registro degli indagati. Il sacerdote è accusato di detenzione e piccole cessioni di cocaina e dalla Procura di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico scaricati da siti internet.

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padre Alberto Bastoni

Una nuova indagine travolge il vice parroco della cattedrale padre Alberto Bastoni e scuote la diocesi di Ascoli. È stata la stessa diocesi a dare la notizia, ieri, dell’esistenza di una indagine a carico di padre Bastoni e del suo conseguente immediato allontanamento dalla città delle cento torri.

Il religioso è finito al centro di un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura ascolana che ha iscritto il sessantenne sul registro degli indagati. Il sacerdote è accusato di detenzione e piccole cessioni di cocaina e dalla Procura di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico scaricati da siti internet.

I militari quindi, hanno effettuato una perquisizione nella sua abitazione ad Ascoli rinvenendo materiale comprovante un’attività di acquisto di stupefacenti che poi il prelato avrebbe ceduto ad altre persone. Anche i suoi computer sono stati passati al setaccio e i carabinieri hanno scovato del materiale pedopornografico scaricato.

Il sacerdote però è recidivo. Già otto anni fa, all’inizio del 2012, all’epoca parroco del santuario di Collevalenza in provincia di Perugia, fu trovato in possesso di alcune dosi di cocaina. Ora, a distanza di poco più di otto anni, padre Alberto torna a rivivere l’incubo di una indagine nei suoi confronti, che ha colto di sorpresa tutta la curia e si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno su tutto l’ambiente ecclesiastico cittadino.

“Apparentemente – si legge nella nota diffusa dalla diocesi – sembrava che tutto procedesse nel migliore dei modi senonché, forse anche in conseguenza del lockdown, è caduto in una depressione maggiore unipolare che gli ha provocato un grave squilibrio mentale, umano e umorale che si è manifestato in comportamenti che hanno attirato una indagine da parte delle autorità competenti». Una situazione che ha indotto il vescovo di Ascoli a prendere immediatamente dei seri provvedimenti.

“Il vescovo diocesano appena si è reso conto dello stato di salute e del totale cambiamento di personalità e avendo avuto notizia da lui stesso di un’indagine a suo carico – si legge nel comunicato – gli ha chiesto immediatamente di lasciare la Diocesi, riaffidandolo al Superiore generale della sua Congregazione religiosa per le cure necessarie”. Padre Alberto Bastoni dunque, ha dovuto lasciare Ascoli per far ritorno da Superiore Generale in Umbria.



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PRETI PEDOFILI

Nuovi guai per ill cardinale Pell affondano nel suo passato di pedofilo seriale

I nuovi guai del cardinale Pell affondano nel suo passato di coinquilino distratto del pedofilo seriale Ridsale

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Immagine al solo scopo di corredo articolo

Il cardinale George Pell è di nuovo nei guai perché amico del prete pedofilo di Ballarat, Gerald Ridsale, un pedofilo seriale con il quale divideva l’appartamento. E che inizialmente aveva difeso al punto di accompagnarlo in tribunale nei primi prucessi da lui subiti. Un’amicizia che superava evidentemente qualunque buon senso e attenzione alle possibili vuttime. Dunque ingiustificabile per un prete, anche se con incarichi amministrativi e non pastorali, come era all’epoca Pell.

Interrogato in merito, l’ ex ministro delle Finanze di Papa Francesco, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, ha dichiarato che “si trattava di una storia triste e non molto interessante” per lui. “Non avevo motivo di interessarmi ai mali perpetrati da Ridsale”, ha spiegato.

Una “indifferenza” che rasenta il patologico, contro cui all’epoca si era scagliato anche il giornalista Andrew Bolt che qualche giorno fa ha intervistato il porporato per Sky Australia. “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico altre vittime, se continuasse a pescarle per tentare di perseguirti?”, gli ha chiesto.

La riposta di Pell è stata disarmante: “Be’, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro”.
In merito è intervenuta anche la sua portavoce, Katrina Lee, citata dall’ Herald Sun che per primo ha dato la notizia della nuova inchiesta a carico del prelato: “Qualsiasi cosa faccia la polizia, dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”, ha fatto sapere Lee.

A quanto risulta, Pell starebbe ora subendo minacce e questo può spiegarsi con la sua personale azione per difendere le proprietà della chiesa australiana dalle azioni civili che hanno fatto seguito alle condanne penali di numerosi sacerdoti, il più noto dei quali è l’antico coinquilino del cardinale Ridsale.

Per questo – come l’arcidiocesi di Sydney ha confermato – il cardinale Pell è stato messo sotto protezione dalla squadra antiterrorismo della polizia nel seminario di Good Shepherd, a Homebush.

IL CASO GEORGE PELL


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