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Influenza: raddoppio dei casi. Per la Befana in arrivo il picco

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Impennata dell’ #influenzafiorentini a letto per le feste, contagiati principalmente dal virus A H3N2. Un raddoppio di casi nella settimana prima di Natale, secondo in dati raccolti da InfluNet, la rete italiana di sorveglianza sentinella influenzale, coordinata dall’Istituto superiore di sanità che studia capillarmente regione per regione l’andamento del virus, avvalendosi del contributo dei medici e padiatri di famiglia e dei referenti di Asl Regioni. «E i numeri stanno crescendo ancora, con la complicità dello sbalzo delle temperature che favorisce la diffusione dei virus», come spiega il vicesegretario nazionale della Fimmg, la federazione che raggruppa sotto al sua sigla il maggior numero dei medici di medicina generale, Vittorio Boscherini.

Il picco è atteso tra fine anno e i primi dieci giorni di gennaio: «Anche se nessuno può dire con esattezza quando arriverà sino al momento in cui non si registra la discesa del numero dei contagi», spiega il direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità Giovanni Rezza. Per il momento il virus colpevole del maggior numero dei casi di influenza è il sottotipo H3N2, per cui è disponibile il vaccino. Da un rapido sondaggio fra i medici di famiglia, agli inizi di dicembre era stato raggiunta la percentuale di vaccinazione del 50% (quella raggiunta complessivamente dalla campagna dello scorso anno): «L’obiettivo è arrivare almeno al 60% – dice Boscherini – Speriamo di farcela perché anche a dicembre i medici di famiglia hanno continuato a vaccinare».

In ogni caso siamo ancora lontani dalla copertura ottimale e dalle percentuali normalmente raggiunte a Firenze (anche oltre il 75%) prima del flop contro la pandemia suina del 2009 e con la caduta libera dopo i casi di morti sospette da Fluad nel 2014. I pronto soccorso degli ospedali fiorentini continuano a riempirsi, soprattutto nei giorni festivi. Tanti gli anziani soli. «Abbiamo constatato l’arrivo di molti grandi anziani con polmoniti, riacutizzazioni di insufficienze respiratorie e disidratazione causata da disturbi gastronitestinali», spiega il primario del pronto soccorso di Careggi, Stefano Grifoni.

L’ASL Toscana Centro per evitare il sovraffollamento che lo scorso anno mise in ginocchio i reparti di emergenza degli ospedali, proprio per le feste, ha investito mezzo milione e un altro milione e mezzo lo investirà nel 2018. E’ già stato attivato il progetto che prevede la chiamata di medici infermieri in regime di produttività aggiuntiva per incentivare le dimissioni dai reparti sette giorni su sette, ovvero per dimettere anche i sabati, le domeniche e tutti gli altri giorni festivi e prefestivi in modo da evitare il tappo che blocca i pazienti al pronto soccorso e non consente che entrino nei reparti per il ricovero. Per le degenze, inoltre, l’Asl amplia il numero dei letti a disposizione appoggiandosi alle case di riposo e al presidio Anna Torrigiani della Croce Rossa.

 

Sintomi e cura: importante riposare. Antibiotici solo se necessari

L’influenza si riconosce dall’esordio brusco e improvviso: febbre (anche alta e difficilmente controllabile anche con antipiretici, ma non tutti la manifestano), brividi, tosse, mal di gola, naso che cola o naso chiuso, dolori muscolari, mal di testa, riduzione dell’appetito, estrema stanchezza (che può durare fino a 2-3 settimane). In alcuni casi si possono manifestare anche vomito e diarrea, più diffusi tra i bambini.

I sintomi influenzali possono essere curati con o senza farmaci. Il medico può prescrivere antivirali per alleviare i sintomi; oppure antibiotici, se si sovrappone un’infezione batterica. Durante la sindrome influenzale è importante riposare molto, assumere liquidi (acqua, brodo, bevande con integratori salini) per prevenire la disidratazione, mettere un asciugamano fresco e umido su fronte, braccia e gambe per il malessere causato dalla febbre e un umidificatore in camera per respirare meglio.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Favorevole alle vaccinazioni,ma dopo l’esperienza dello scorso anno ho rinunciato.Sono stata malissimo,probabilmente a causa del mio stato,diciamo così,particolare

Medicina

Morto Franco Mandelli: una vita spesa a combattere la leucemia

Era considerato il più importante ematologo italiano, fondatore dell’Ail, associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, di cui era presidente onorario, e della onlus Gimema

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E’ stato un grande. Una figura discreta che ha contribuito a salvare dalla malattia moltissime persone: «Addio al nostro presidente, professor Franco Mandelli, una vita dedicata alle malattie del sangue e alla solidarietà». Così il profilo Facebook dell’Associazione italiana contro le leucemie annuncia la morte di Mandelli: «anima della mostra organizzazione di cui era presidente onorario e fondatore del Gimema».

Il professore era considerato il più importante ematologo italiano, fondatore dell’Ail, associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, di cui era presidente onorario, e della onlus Gimema.

Mandelli, nato 87 anni fa a Bergamo, si è laureato a Milano nel 1955 per poi trasferirsi prima a Parma e successivamente a Roma, dove diventa una figura di spicco nella lotta alle malattie del sangue, in particolare contro il linfoma di Hodgkin e delle leucemie acute.
Era presidente del gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto (Gimema) e dell’Associazione italiana contro le leucemie (Ail).
«Ha pubblicato più di 700 studi scientifici. L’Ail tutta si stringe con riconoscenza e grande affetto alla sua famiglia», si conclude così il messaggio dell’associazione su Facebook.

 
  

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Il ritorno della polio in Papua Nuova Guinea

Il primo caso di poliomelite in 18 anni. La trasmissione del virus facilitata dalla bassa adesione ai richiami del vaccino: soltanto due terzi dei bambini ha ricevuto tutte e tre le dosi.

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La poliomielite è una grave malattia infettiva. Nove volte su dieci non dà sintomi, nel 10% dei casi provoca soltanto febbre, ma in un caso ogni 250 causa una paralisi irreversibile. Se il virus colpisce i muscoli della respirazione l’infezione può essere mortale. Nella foto: uno dei tre tipi di polio-virus.

La poliomielite, che globalmente è stata quasi eradicata, resiste in alcune aree particolarmente povere e sovrappopolate del mondo. In Papua Nuova Guinea, per esempio, non si registravano casi dal 2000: l’infezione di un bambino di 6 anni nella provincia orientale di Morobe è il primo caso registrato da 18 anni a questa parte.

Il piccolo era stato ricoverato con i primi sintomi della malattia da polio-virus il 28 aprile scorso, e l’effettivo contagio era stato confermato tre settimane più tardi. Qualche giorno fa, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti hanno riscontrato la presenza di un ceppo di Enterovirus nei campioni fecali di altri due bambini della stessa comunità, un fatto che ha indotto a sancire il ritorno dell’epidemia.

SCARSA COPERTURA. I casi sono finora isolati in questa sola provincia, dove i livelli di immunizzazione sono ancora molto bassi: soltanto il 61% dei bambini riceve tutte e tre le dosi raccomandate del vaccino. Per evitare che i polio-virus, che si diffondono per via oro-fecale (quindi soprattutto a causa di cattiva igiene o attraverso cibo e acqua contaminati), si propaghino, l’OMS ha ordinato una campagna vaccinale a tappeto che copra bambini e ragazzi sotto i 15 anni di età.

LE CONSEGUENZE. I bambini sono i più vulnerabili al patogeno, che si moltiplica nell’intestino e poi raggiunge il sistema nervoso, arrivando a causare meningiti, paralisi degli arti e anche la morte, se la paralisi coinvolge i muscoli del torace. La carenza di servizi igienici adeguati e la contaminazione delle fonti idriche rende più difficile arginare la diffusione dei virus, che non dovrebbe tuttavia rappresentare un pericolo a livello globale, dato l’isolamento della regione, dalla quale e verso la quale i viaggi sono poco frequenti.

A UN PASSO DALLA META. Nel mondo, grazie alle campagne vaccinali, i casi di polio sono diminuiti del 99% in 30 anni. Nel 1988 risultarono contagiate circa 350.000 persone in 125 Paesi del mondo: 29 anni dopo, nel 2017, i casi furono solo 22. Stanno ancora combattendo focolai di polio la Nigeria, il Pakistan, l’Afghanistan e – ora lo sappiamo – la Papua Nuova Guinea. Per questa malattia non ci sono cure: l’unico approccio utile è quello preventivo, con due tipi di vaccino, uno per bocca e uno intramuscolare.

 
  

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Sos medici, nei prossimi 5 anni ne mancheranno 11.800

Fiaso,per pensionamenti o per andare nel privato.Poche new entry

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ROMA – In Italia, nei prossimi 5 anni, mancheranno 11.800 medici. Ad oggi, abbiamo ancora più medici degli altri Paesi Ue con sistemi sanitari simili ma da qui al 2022 tra uscite dal lavoro e numero contingentato di nuovi specialisti mancheranno 11.803 dottori, anche se si andasse ad un totale sblocco del turn over. Questo anche a causa del fatto che il 35% lascia il lavoro prima dei limiti di età, perché si prepensiona o per andare nel privato. A lanciare l’allarme è la Federazione delle aziende sanitarie pubbliche (Fiaso). Un problema è anche rappresentato dal fatto che, in entrata, uno specializzando su 4 non opta per il servizio pubblico.

E’ questo il quadro del fabbisogno medico in Asl e ospedali tracciato dal Laboratorio Fiaso sulle politiche del personale. Lo studio è stato presentato in occasione dell’Assemblea annuale della Federazione delle aziende sanitarie pubbliche ed è svolto su un campione rappresentativo di 91 aziende sanitarie e ospedaliere, pari al 44% dell’intero universo sanitario pubblico.

Dall’indagine emerge che un medico su tre lascia dunque per motivi diversi dal raggiunto limite di età. Le uscite anticipate dei medici dal servizio pubblico, spiega il presidente Fiaso Francesco Ripa di Meana, “hanno varie ragioni, come la paura dell’innovazione organizzativa e tecnologica e di veder cambiare in peggio le regole del pensionamento, oppure il dimezzamento necessario dei posti di primario, che ha finito per demotivare tanti medici a proseguire una carriera oramai senza più sbocchi“.

Le carenze maggiori si registrano per igienisti, patologi clinici, internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori. Dalla Fiaso giungono però delle proposte per trasformare l’emergenza in “opportunità di miglioramento dei servizi“: ciò, spiega Ripa di Meana, attraverso “una maggiore valorizzazione delle professioni non mediche, maggiore integrazione tra medici di base, pediatri di libera scelta e medici ospedalieri“. Altra proposta, afferma, è impiegare i “medici neo laureati per la gestione dei pazienti post acuzie dopo un affiancamento con tutor esperti“. Innovazioni, rileva, “già in atto in molte nostre Aziende e che possono trasformare in opportunità di miglioramento dei servizi la criticità del fabbisogno di medici nel nostro Paese“.

 
  

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