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Insegnanti di religione cattolica: sempre più ai posti di comando

Scuola e Laicità

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Erano i tempi del secondo governo Berlusconi, con ministro dell’Istruzione Letizia Moratti. La legge 186 del 18 luglio 2003 diede il via all’assunzione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica. Un esercito di 13.880 docenti scelti dal vescovo venne così assunto con contratto statale a tempo indeterminato. Uno schiaffo ai precari delle materie obbligatorie, un (ennesimo) schiaffo alla laicità della scuola. Nel 2011 lo Snadir, Sindacato degli insegnanti di religione, rivendicò per i suoi assistiti il diritto di essere nominati presidente di commissione per gli “esami di terza media”, ossia gli esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione. Possibilità forse mai messa in pratica: non c’è la fila per far domanda per un incarico privo di retribuzione aggiuntiva e da svolgere ad anno scolastico concluso. Più allettante, e in alcuni casi percorsa con successo, la strada di diventare preside: nel 2012 una sentenza del Tar Liguria aprì la strada al ruolo dirigenziale degli istituti scolastici anche agli insegnanti di religione, sacerdoti inclusi. Arriviamo all’ultima prodezza del nostro Stato clericale. Finora gli insegnanti col vangelo in mano contribuivano alla valutazione dei loro studenti senza voti numerici, con un generico giudizio. Erano esclusi dalla commissione d’esame. Il D.Lgs. 62/2017 ha scombinato le carte e conferito loro una sedia nella commissione esaminatrice di terza media.

Ci troviamo di fronte a una situazione surreale: il prossimo giugno un docente scelto dal vescovo giudicherà anche studenti i cui genitori hanno espressamente chiesto di tenerli alla larga dal suo insegnamento confessionale? Oppure si aprirà un balletto di insegnanti a seconda degli studenti da esaminare per l’esame di terza media? Dentro l’insegnante di religione, poi dentro quello di “alternativa”, poi fuori entrambi e commissione temporaneamente con un componente in meno se lo studente non ha seguito né l’una né l’altra materia?

L’Uaar ha più volte scritto alle scuole a agli uffici scolastici territoriali per arginare l’increscioso fenomeno della discriminazione infantile legata alla mancata attivazione delle attività didattiche alternative all’insegnamento della religione cattolica. Una piaga segnalata anche dalle organizzazioni che vigilano sul rispetto delle convenzioni internazionali per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che vede il nostro Paese messo sotto accusa in rapporti delle Nazioni Unite. L’ennesima tegola clericale rappresentata dagli insegnanti di religione cattolica nelle commissioni d’esame di terza media ha spinto ora l’Uaar a sottoscrivere un appello, condiviso da diverse realtà laiche, affinché il Miur ritorni sui suoi passi rettificando l’interpretazione del D.Lgs. 62/2017.

Il quadro è preoccupante. Al posto di una scuola pubblica inclusiva, laica e all’avanguardia si sta consolidando il modello scuola-parrocchia, sostenuto sia dal centro destra che dal centro sinistra, con un insegnamento «impartito in conformità della dottrina della Chiesa» che occupa ben due ore settimanali nell’età scolastica più vulnerabile, quella della scuola primaria. I relativi docenti, pagati dallo Stato ma scelti dai vescovi, stanno incrementando la capacità di controllo della vita della scuola della Repubblica. Si deve sventare questo recente colpo di mano sugli esami di terza media, senza abbassare la guardia su altri fronti, come quello dei finanziamenti pubblici alle scuole private paritarie e quello dell’alternanza scuola-lavoro affidata, guarda un po’, anche agli insegnanti di religione cattolica.

UAAR

Articolo pubblicato su Left n. 17, del 27 aprile 2018

Pubblichiamo qui il testo dell’appello al MIUR.

Docenti IRC commissari d’esame?

Il D.l.vo 62/2017 stravolge tacitamente le disposizioni contenute nell’art. 185 comma 3 del D.l.vo 297/1994. Si tratta della sostituzione dell’elenco relativo alle materie d’esame all’Esame di Stato conclusivo della Scuola Secondaria di I grado con la dicitura riferita a “tutti i docenti del Consiglio di Classe”. Tra le materie indicate nel D.l.vo del 1994 non figurava l’Insegnamento della Religione Cattolica. E’ questa un’ultima trappola tesa dalla L.107/2015 che istituisce quella che è stata denominata “Buona Scuola”.

L’inserimento di docenti Irc nelle Commissioni d’esame per la terza media è l’ultimo atto di un processo sotterraneo — iniziato con il rinnovo del sistema concordatario — per recuperare all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche il ruolo di ”materia obbligatoria” con diritto all’esonero. Solo con difficoltà sono state introdotte norme e istituti per rendere effettiva la nuova facoltatività con la formulazione delle quattro alternative fra cui la frequenza di una reale materia alternativa. Nessuna promozione è stata fatta per informare le famiglie su tali alternative sulle quali, anche per la difficoltà a superare certe prassi e il timore di esporre i figli a discriminazioni, sono state esercitate, in particolare nella scuola primaria, ben poche opzioni.

A confermare il valore che la Scuola dello Stato attribuisce all’Irc si è introdotto il ruolo per i docenti chiamati ad impartirlo. Si sono dovute superare grandi difficoltà per l’anomalia di docenti assunti nei ruoli dello Stato ma designati da un’altra autorità che mantiene il diritto di revocarli dal loro servizio imponendo allo Stato l’obbligo di individuare una nuova sede in cui essi possano esercitarlo. È sembrato ovvio, senza esserlo, al MIUR che tali insegnanti, equiparati agli altri in ruolo per altre materie, possano essere chiamati a far parte delle Commissioni d’esame per gli esami di licenza media.

Le sottoscritte associazioni che si battono da anni per il rispetto della laicità della Scuola e dello Stato, si oppongono con forza a tale stravolgimento della Legge 121/1985, attuativa del Nuovo Concordato. Rivolgono pertanto al MIUR la richiesta urgente di chiarimenti indispensabili per insegnanti e famiglie di alunni e alunne in procinto di affrontare la prova del citato Esame:

  • l’IRC sarà materia d’esame? Se non lo sarà, a qual fine la presenza del docente? L’eventuale presenza di un docente di a. a. non si configura come discriminante nei confronti di coloro che hanno scelto attività di studio o di ricerca individuali o la non presenza a scuola durante l’Irc?
  • nella prova d’esame, a differenza di quanto avviene nelle operazioni di scrutinio, i voti sono soltanto numerici: è quindi prevedibile una valutazione numerica dell’IRC?
  • il docente di R.C. nella votazione per promozione o bocciatura si comporta come previsto nel DPR 202/1990, ossia non vota se il suo voto fosse determinante?

Queste sono solo alcune delle ambiguità da chiarire. Il docente di R.C. non deve essere inserito nelle Commissioni d’Esame di III Media. Questa — lo ribadiamo — è la nostra posizione. Denunciare l’incongruenza di tale nuova norma diventa un’occasione per riproporre la necessità di rivedere l’intera normativa concernente l’Irc e di riproporne la collocazione fuori dell’orario ordinario delle lezioni.

Comitato Nazionale Scuola e Costituzione
Comitato bolognese Scuola e Costituzione
Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica
Manifesto dei 500
Ass. Naz. Sostegno Attivo
Cogedeliguria
Ass. Naz. del Libero Pensiero “Giordano Bruno”
Coordinamento Genitori Democratici (CGD)
Comitato Genovese Scuola e Costituzione
CRIDES (Centro di iniziativa per la difesa dei diritti nella scuola)
Movimento di Cooperazione Educativa (MCE)
UAAR
FNISM
CIDI

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Quanto fa schifo il cartellone omofobo di ProVita apparso a Roma

Una disgustosa propaganda omofoba dagli stessi autori del manifesto anti-aborto, poi fortunatamente rimosso. Speriamo faccia la stessa fine

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Ci sono talmente tante cose sbagliate nel cartellone di ProVita, onlus cattolica che già aveva lordato Roma con il discusso – e poi rimosso – cartellone anti-aborto, che non si sa bene da dove cominciare, ma ci proviamo:

innanzitutto, sembra proprio non entrargli in testa a questi bigotti fondamentalisti che il 90%, la quasi totalità cioè, di tutte le coppie che fanno ricorso all'”utero in affitto” sono composte da un uomo e da una donna. Una famiglia di quelle che loro chiamano ‘naturale’, che ricorre a un metodo che andrebbe regolamentato e che è perfettamente legale in altri paesi, ma non Italia dove è già una pratica non consentita. E questo ci porta al secondo punto.

Perché diffondere la foto di due uomini (complimenti poi per l’espressività ‘malvagia’ dei modelli) con un bambino in lacrime quando l’utero in affitto in Italia è già illegale? Perché concentrarsi, come sempre, solo sul lato ‘maschile’ dell’omosessualità? Perché il discorso è sempre quello: ciò che più di tutto i fondamentalisti cattolici non riescono a sopportare è il solo pensiero di due uomini insieme. La loro omofobia è impregnata del peggior sessismo, che acceca completamente la loro capacità di giudizio. E nella difesa della famiglia naturale riescono a diventare ancora più ridicoli di quanto non siano.

Peccato che a certi buffoni sia concesso fare propaganda omofoba in questo modo squallido, nel cuore della capitale. Riportiamo quindi il tweet de I Sentinelli di Milano e ci uniamo nella denuncia, sperando che questa spazzatura faccia la fine che si merita.

 
  

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Lasciarsi alle spalle Salvini

(e il suo passato 2.0)

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Quattro mesi sono un periodo di tempo sufficiente per stilare un primo bilancio. Il governo Conte non è purtroppo nato sotto i migliori auspici per i diritti civili. Il contratto di governo sottoscritto tra Lega e Cinque Stelle li ha semplicemente trascurati, dopo aver pubblicamente preso atto che i punti di vista non erano conciliabili. E dopo aver quindi implicitamente confermato che, qualunque sia il colore della composizione del governo, i diritti civili sono sempre tra i primi a essere accantonati: in questo, il governo del cambiamento è di un’assordante continuità con i precedenti. Tuttavia, i diritti civili in generale, e quelli laici in particolare, sono questioni che, piaccia o no, tendono sempre a ripresentarsi.

Il ritorno del rimosso

Se i diritti non fanno parte dell’accordo di governo, è legittimo chiederci che senso ha avuto la nomina di un ministro specifico per le politiche della famiglia. Un ministro che, nel presentare le sue linee programmatiche, si è peraltro limitato a ribadire l’ostracismo alla gestazione per altri (già vietata dal nostro ordinamento) e ad annunciare misure per impedire il riconoscimento dei figli delle coppie gay (che, ricordiamolo, non è stato inserito nella legge Cirinnà, e deve quindi passare per un’iscrizione anagrafica e/o per un pronunciamento dei tribunali, con tutti i rischi del caso).

Il ministro della famiglia non è però una figura superflua come potrebbe sembrarci. E vien da aggiungere: “purtroppo”. Perché il ministro in questione è un integralista, il leghista Lorenzo Fontana, fieramente ostile agli omosessuali. E non è l’unico leghista di questo stampo. Un altro cattolico conservatore, Marco Bussetti, è diventato ministro dell’istruzione. La deputata Barbara Saltamartini, già di An, già alfaniana, ha depositato una proposta di legge per rendere il crocifisso obbligatorio in ogni ufficio pubblico.

Il senatore Simone Pillon è andato ancora oltre: già co-organizzatore di alcuni Family Day, si è reso protagonista di farneticazioni complottarde anti-gay, ha posto in discussione la normativa sugli affidamenti e la legge sull’aborto, ed è stato tra i promotori dell’intergruppo integralista “Famiglia e vita”, che ha raccolto l’adesione di 150 parlamentari.

L’obbiettivo nemmeno troppo inconfessato è, nell’immediato, il sabotaggio dall’interno dell’applicazione delle leggi laiche

L’inchiesta di copertina del penultimo numero de L’Espresso ha inoltre mostrato come questa sia, ahinoi, soltanto la punta dell’iceberg. Dietro tali personaggi ne agiscono infatti di peggiori. Le frange vaticane più tradizionaliste, per esempio. Ma persino il cattolico Steve Bannon, l’anima nera della vittoria elettorale di Donald Trump – che in seguito è stato liquidato anche perché rivelatosi eccessivamente estremista, persino per gli standard attuali della Casa Bianca. Nella Lega trovano dunque sempre più spazio i movimenti che si ricollegano direttamente alla controriforma e che sputano sulla libertà, sull’eguaglianza e persino sulla fraternità (che pure è un valore illuminista che dovrebbe piacere ai cristiani). L’unica unione che concepiscono è ancora quella tra un uomo e una donna in posizione sottomessa – come peraltro il Nuovo testamento insegna e la Chiesa stessa pratica, al momento delle ordinazioni. L’obbiettivo nemmeno troppo inconfessato è, nell’immediato, il sabotaggio dall’interno dell’applicazione delle leggi laiche e, sul lungo periodo, il ritorno a una società totalitariamente cattolica.

La Lega si è scatenata. Una volta se la prendeva soprattutto con l’islam. Oggi il suo nemico numero uno è la laicità. Siamo noi.

La Lega romana

L’articolo di commento del direttore de L’Espresso, Marco Damilano è molto politico, e politicamente è molto Pd – probabilmente troppo. Arriva addirittura a sostenere che la Dc non agiva “in una logica confessionale ma di autonomia tra le due sfere”, temporale e spirituale. Deve essersi dimenticato le madonne pellegrine e piangenti delle elezioni del 1948. Nei quasi tre decenni in cui la Dc prese oltre il 40% non fu approvato alcun provvedimento laico, senza soluzione di continuità con il regime fascista immediatamente precedente. Se negli anni Settanta furono approvate numerose leggi civili fu soltanto perché in parlamento si era finalmente creata una maggioranza trasversale laica che l’aveva messa in minoranza. Il popolo avrebbe fatto lo stesso nei due grandi referendum su divorzio e aborto.

Sarebbe proprio ora di finirla con la nostalgia della Dc. E tuttavia, Damilano su un punto ha ragione: la Dc veicolava un cattolicesimo diverso da quello della Lega. La fede di Salvini non trasuda devozione o conformismo, ma odio. Non è capace di affermarsi in positivo: è usata come una clava nei confronti di chi cattolico non è – e anche di quei cattolici che non amano l’uso della clava. È una religione che fa leva su quanto di più tradizionale ci sia: il crocifisso, il rosario, il presepe, i canti natalizi. Si ferma ai simboli, ai simulacri di una fede svuotata del suo contenuto.

La Chiesa di Salvini non è cattolica: il leader è un localista che non pensa certo “universale”. Non è nemmeno apostolica: non ama chi viaggia per diffondere opinioni diverse (in fondo, anche gli apostoli erano migranti mediorientali). La Chiesa salviniana è dunque romana, perché della Chiesa cattolica apprezza soltanto il suo essere tradizionale e maggioritaria. Tanto da far tornare in mente quanto affermò Benito Mussolini per difendere i Patti Lateranensi: “questa religione è nata nella Palestina, ma è diventata cattolica a Roma. Se fosse rimasta nella Palestina, molto probabilmente sarebbe stata una dalle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato, come ad esempio quelle degli esseni e dei terapeuti, e molto probabilmente si sarebbe spenta, senza lasciare traccia di sé”.

Salvini e Mussolini: cristianisti tutti di un pezzo che sarebbero stati islamisti tutti di un pezzo, se solo fossero nati nello Yemen.

Il passato 2.0

E pazienza se Salvini, come Mussolini, come Trump, non è certo un modello di buon cristiano. Il fedele estremista, come negli Usa, sorvola su questi dettagli: a condizione che attui il programma estremista, il maschio alfa sarà giustificato sempre e ovunque. Una sacra alleanza nel nome della tradizione e dell’identità storica.

Tuttavia, il passato è anche pieno zeppo di vicende (dalle crociate all’inquisizione) che, in democrazia, difficilmente attirano molti elettori. E allora il passato deve essere rimodellato. Le radici della civiltà contemporanea devono essere circoscritte a quelle cristiane – talvolta con l’aggiunta di una giudaica foglia di fico. Le tradizioni e le identità si possono inventare: il culto del dio Po è stato creato (e poi soppresso) proprio dalla Lega. Leggere quanto pubblicato da Hobsbawm e Ranger o scritto da Benedict Anderson è più utile di tanti talk show per capire come agiscono Salvini, Trump, Putin, Orban, Kaczynski, Modi, Duterte, e tutti gli altri “duri” che conducono una campagna elettorale permanente di taglio indentitarista. Accrescendo i propri consensi.

Perché è una strategia politica che spesso funziona. La maggioranza degli esseri umani si caratterizza per due inclinazioni apparentemente inconciliabili: sono attratti dalle novità, ma vogliono che siano rassicuranti. I nuovi tradizionalisti hanno saputo quadrare il cerchio: si presentano come “nuovi” perché combattono i “vecchi” politici, ma lo fanno appoggiandosi a una religione dipinta come tradizionalissima. Anche quando non è vero. Ma può essere efficace lo stesso, perché oggi la storia è spesso sconosciuta ai più. Si esalta l’attimo fuggente, ma è soprattutto la memoria a scomparire: quanti elettori collegano il Salvini sgranarosari al rito dell’ampolla in onore del dio Po, praticato da Bossi fino al 2011?

Quel che è certo è che gli identitaristi cercano apertamente di discriminare i “soliti noti”: donne, omosessuali, non cattolici, tutti coloro che ritengono “diversi” dalle caratteristiche standard che pensano che debba avere la loro tribù. Le lobby integraliste rappresentano soltanto una minoranza anche all’interno dei partiti che sostengono. Ciononostante, hanno concrete possibilità di successo.

Un presente deprimente con un’opposizione assente

Se Salvini dilaga, nei sondaggi e sui mezzi d’informazione, non è però soltanto per merito suo. L’opposizione sembra infatti letteralmente svanita. Il Pd è diviso sul prossimo congresso, Liberi e Uguali è sull’orlo della scissione, Potere al Popolo sta arrivando ai ferri corti con Rifondazione. Di tanto in tanto qualche loro dirigente dà del fascista a Salvini, ma dedica comunque un tempo ben maggiore a criticare i compagni di partito. Pensieri rivolti alla laicità: lo zero assoluto.

Il risultato, comico, è che l’opposizione a Salvini la fa soprattutto il movimento Cinque Stelle. Che non solo è il suo partner nella maggioranza, ma del governo è l’azionista di maggioranza. Il problema è che, se da un lato rispondono spesso a tono ai leghisti, dall’altro tacciono imbarazzati sul loro estremismo. Per carità, ogni tanto i pentastellati ribadiscono la propria laicità. Tuttavia, sembra quasi che lo facciano per tacitare le preoccupazioni scaturite dai baci alla teca con il sangue di san Gennaro o dai pellegrinaggi sui luoghi di padre Pio. Un cattolicesimo più folkloristico che simbolico, ma anche in questo caso arcaico. La politica non sembra aver compiuto molti passi avanti, dall’epoca delle madonne piangenti.

La fede di Di Maio o di Conte non ci interesserebbe minimamente, se fosse accompagnata da risoluti atti laici

Ovviamente, la fede di Di Maio o di Conte non ci interesserebbe minimamente, se fosse accompagnata da risoluti atti laici. Abbiamo invece dovuto assistere alla grottesca altalena sull’obbligo dei vaccini, e leggere di un incontro con Steve Bannon, sempre lui. La situazione sembra disperata, anche se non certo seria.

Un futuro apertissimo

Disperarsi, però, non serve proprio a nulla. Serve agire. E serve smontare la narrazione leghista. Salvini non rappresenta in alcun modo il nuovo. E non è neanche il meglio del passato. Il suo progetto è vecchio e datato quanto gli spot che hanno fatto circolare in Lombardia.

Poiché non ha alcun progetto per il futuro, è costretto a reinventarsi il passato. Anche perché ha imbarcato chi, del passato, incarna la parte peggiore. Gente che sa che gli elettori non voterebbero una Dc ancora più estremista, ma votano e voterebbero (per altri motivi) una Lega che ne fa proprie diverse istanze. È lo stesso entrismo cattolico che ci evidenzia lo scarsissimo appeal elettorale dell’integralismo. È lo stesso identitarismo leghista che ci conferma che non viviamo più nel Seicento, quando si era tutti costretti a essere cattolici: il loro è un identitarismo di parte.

Salvini, Fontana e Pillon sono talmente proiettati sul passato da lasciare ampi margini di manovra a chi ha voglia di costruire un futuro migliore. Sta a ognuno di noi impegnarsi per farlo sapere a chi li vorrebbe votare: deve essere chiaro che votarli significa votare contro la laicità, che stanno attaccando frontalmente.

Non solo. Il precedente parlamento ha approvato alcune leggi laiche: meritorie, anche se potevano essere migliori. Bene, l’attuale parlamento potrebbe fare altrettanto. Abbiamo avuto il divorzio breve, le unioni civili e il testamento biologico perché il Pd, sui diritti, si è tenuto le mani libere, non ha ascoltato gli alfaniani e ha fatto numero con i Cinque Stelle. A parti invertite, potrebbe accadere lo stesso: i Cinque Stelle potrebbero fare numero con il Pd e approvare provvedimenti laici. In questo modo, dimostrerebbero con i fatti che si battono per la laicità e troverebbero una maniera positiva per differenziarsi da Salvini. Se 150 parlamentari si sono auto-dichiarati integralisti, 800 non l’hanno fatto. Il varco c’è.

E comunque, persino la maggioranza potrebbe, di comune accordo, proporre provvedimenti laici. A ben vedere, la pratica del cattolicesimo identitario offre almeno un vantaggio: non richiede rapporti diretti con le gerarchie ecclesiastiche. Il governo è alla ricerca di fondi, necessari per finanziare il suo ambizioso programma? Un taglio deciso ai costi della Chiesa, a cominciare dall’Otto per Mille, gli darebbe una gran bella mano.

Questa sì, sarebbe un’iniziativa popolare e non populista. Un vero cambiamento epocale.

 
  

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La nuova Irlanda, simbolo della reazione agli abusi della Chiesa

(e al clericalismo)

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Il tema principale del recente viaggio del papa in Irlanda non poteva che essere la pedofilia ecclesiastica. È quella la più dolorosa delle spine nel fianco della Chiesa cattolica, è da quel fronte che proviene uno stillicidio costante di notizie di abusi, e di coperture di abusi, che sembra non poter avere mai fine. Le dimensioni sono talmente grandi che il vero rischio potrebbe semmai essere quello della banalizzazione delle notizie, almeno di quelle che riguardano dei preti, ma al momento non lo si corre vista l’esplosione di casi sempre più grandi, dei quali quello riguardante l’Irlanda prende il nome di Rapporto Murphy.

Agghiacciante è stata la sco­per­ta di una fossa comune conte­nente i resti di 800 bambini

In Irlanda, tuttavia, la Chiesa cattolica è stata anche investita da un altro scandalo atroce di dimensioni ragguardevoli: quello delle Case Magdalene, istituti religiosi di suore dove venivano segregate, sfruttate e abusate numerose ragazze madri, e che ha ispirato film di denuncia come Magdalene e Philomena, quest’ultimo Premio Brian 2013. Semplicemente agghiacciante è stata la sco­per­ta di una fossa comune conte­nente i resti di 800 bambini di età inferiore a tre anni morti di stenti. Considerata l’avversione dei cattolici all’aborto, il tutto suona come una tragica beffa.

Insomma, la cattolicità degli irlandesi dell’Eire, un’appartenenza talmente sentita da essere alla base della guerra civile contro i protestanti dell’Ulster e del Regno Unito, è stata messa duramente alla prova nell’ultimo decennio. L’esito di questa verifica ci consegna oggi una nazione passata a un livello di secolarizzazione superiore, aperta a quei diritti civili che il clero ha sempre contrastato: vittoria dei sì ai matrimoni omosessuali nel referendum del 2015; due terzi di sì all’aborto legale nel referendum del maggio di quest’anno; maggioranza degli irlandesi favorevoli al suicidio assistito. Una nazione sempre meno disposta ad accettare le imposizioni del clero e i privilegi a esso riconosciuti, come dimostra anche il voto parlamentare che il mese scorso ha reso fuorilegge la pratica comune nelle scuole cattoliche finanziate dal pubblico, che in Irlanda sono circa il 90% del totale, di dare priorità ai battezzati.

Anche una nazione che forse 39 anni fa avrà accolto a braccia aperte Karol Wojtyla, ma oggi non è più disposta alla stessa benevolenza con Jorge Bergoglio, al punto da concepire la campagna ostruzionistica “Say nope to the pope” avente lo scopo di togliere spettatori alla messa che il papa ha celebrato presso il Phoenix Park di Dublino. Senza contare le scarpette vuote, simbolo della protesta per le vittime della Chiesa, da parte di chi chiede che i responsabili a ogni livello vengano tutti processati. E lui, Bergoglio, pienamente cosciente di trovare un popolo temprato dall’oppressione cattolica, non ha potuto quindi che proclamare platealmente il fallimento delle politiche messe in campo dalla Chiesa allo scopo di arginare il fenomeno.

Abusi che le sono costati la fiducia di molti suoi fedeli e dell’opinione pubblica

Ma quali sono realmente queste politiche? Cosa ha fatto in concreto la Chiesa per rimediare a crimini che ne hanno compromesso irrimediabilmente la credibilità, abusi che le sono costati la fiducia di molti suoi fedeli e dell’opinione pubblica in generale? Fino a oggi non abbiamo potuto assistere che un blando tentativo di inizio con la costituzione di una commissione per la tutela dei minori, che però non ha portato ad altro che alle dimissioni di due suoi componenti laici, compresa Marie Collins che proprio in Irlanda è stata incontrata da Bergoglio insieme ad altre vittime di pedofilia. Per il resto parole, parole, soltanto parole, da Ratzinger a Bergoglio, un elenco delle quali con nessuna pretesa di esaustività lo si trova qui sotto. Parole in libertà che si rivelano spesso autocontraddittorie, come la dichiarazione proprio sul viaggio di ritorno dall’Irlanda secondo cui i bambini con tendenze omosessuali andrebbero affidati agli psichiatri, che oltre a cozzare con le tante promesse vane di riscatto contraddice anche tutte le volte in cui Bergoglio ha parlato di rispetto e accettazione per gli omosessuali.

Laddove l’istituzione ecclesiastica è mancata, un aiuto concreto per far sì che le denunce scendessero è arrivato da alcuni effetti collaterali: da un lato una maggiore attenzione combinata a minore sudditanza nei confronti dei sacerdoti, dall’altro il drastico calo, rispetto ai tempi della visita di Wojtyla, di oltre un terzo del numero di chierici, che hanno inoltre ormai un’età media di 70 anni. Quindi sì, se Bergoglio davvero ha mai voluto fare qualcosa per contrastare efficacemente il fenomeno, il suo fallimento era evidente ben prima che lo ammettesse in modo plateale a Dublino.

  • 20/08/18  lettera al Popolo di Dio: “Atrocità contro i più vulnerabili, chiediamo perdono”
  • 31/05/18  lettera al Popolo di Dio del Cile: “Non potevamo ignorare il dolore”
  • 05/05/18  tweet per la Giornata dei bambini vittime di abusi: “Ogni offesa o violenza al prossimo è un oltraggio a Dio”
  • 11/04/18  ai vescovi del Cile: “Ho commesso gravi sbagli di valutazione. Molte vite crocifisse dagli abusi”
  • 22/01/18  volo di ritorno dal Perù: “Su Barros ho usato una parola sbagliata. non volevo parlare di ‘prove’, quanto di ‘evidenze’”
  • 19/01/18  ai gesuiti del Perù: “L’abuso è sempre frutto di una mentalità legata al potere, che va guarita nelle sue radici maligne”
  • 16/01/18  visita in Cile: “Dolore e vergogna per pedofilia nella Chiesa: non si deve ripetere”
  • 21/09/17  alla Commissione pontificia per la tutela dei minori: “La Chiesa è arrivata tardi. Mai la grazia ai colpevoli”
  • 06/10/17  ai colossi informatici: “Non sottovalutare il danno che viene fatto dalla violenza in Rete ai bambini”
  • 13/02/17  prefazione al libro di Pittet: “Chiedo umilmente perdono alle famiglie delle vittime. Saremo molto severi”
  • 01/05/16  al Regina Coeli: “Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori. Dobbiamo difenderli e dobbiamo punire severamente gli abusatori!”
  • 14/10/15  udienza generale a San Pietro: “Mi scuso per scandali a Roma e in Vaticano. Bambini violati, insopportabile”
  • 05/02/15  lettera a superiori di istituti religiosi e presidenti di Conferenze episcopali: “Sradicare da Chiesa la piaga degli abusi sui minori”
  • 07/07/14  alle vittime di abusi ricevute a Santa Marta: “Chiedo perdono per peccati e gravi crimini sessuali del clero”
  • 29/05/14  in volo verso Israele: “Abusare di un minore è come celebrare una messa nera”
  • 11/04/14  all’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia: “Chiedo perdono per abusi del clero”
  • 18/06/12  messaggio al congresso eucaristico internazionale di Dublino: “La pedofilia ha minato la credibilità della Chiesa”
  • 23/09/11  a Erfurt incontrando vittime di abusi: “A quanti hanno responsabilità nella Chiesa sta molto a cuore affrontare accuratamente tutti i crimini di abuso”
  • 20/03/10  lettera ai vescovi irlandesi: “Ne risponderete a Dio e ai tribunali”
  • 11/05/10  in volo verso Lisbona: “Vediamo in modo terrificante che la più grande persecuzione alla Chiesa viene dall’interno”
  • 11/12/09  ai vertici della Chiesa irlandese: “I responsabili pagheranno”
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