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Isis, 8 persone accoltellate in USA

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Usa, accoltella otto persone al centro commerciale: “Era un soldato dell’ Isis “. Nell’attacco sono rimaste ferite otto persone, nessuna in pericolo di vita, e l’uomo è stato ucciso dalla polizia

Un uomo islamico, fedele dell’ Isis , ha colpito a coltellate e ferito almeno otto persone in un centro commerciale del Minnesota, a Saint Cloud, prima di venire ucciso dalla polizia. I feriti sono stati trasportati in ospedale e non sarebbero in pericolo di vita, secondo il nosocomio della città di Saint Cloud.

L’attentato è stato rivendicato dallo Stato islamico attraverso l’agenzia di informazioni Amaq: “Era un soldato dello Stato islamico, ha compiuto l’operazione per colpire i cittadini dei Paesi della coalizione crociata”, si legge sul network dell’Isis.

L’individuo che riteniamo essere il responsabile del ferimento delle vittime è deceduto all’interno del centro commerciale”, afferma la polizia locale. Secondo l’account Twitter @TerrorEvents, che cita fonti della polizia locale, l’attentatore, che indossava una uniforme da guardia giurata di una società privata, avrebbe chiesto se nel centro commerciale “Crossroads” di Saint Cloud ci fossero musulmani.

Poi, dopo aver inneggiato ad Allah, si è avventato sulle persone che si trovavano all’interno del centro commerciale.

I FATTI

Dahir Adan ha salutato i suoi verso le 18.30 dicendo che avrebbe fatto un salto al centro commerciale di St Claude per comprarsi l’ultimo iPhone. Poi è uscito indossando la divisa da guardia privata, il lavoro part-time che svolgeva quando non era in classe al Community College della cittadina del Minnesota. È stato l’ultimo contatto con la famiglia. Poco dopo le 20.30 era steso a terra, senza vita, ucciso da un agente che ha fermato il suo attacco da «soldato dell’ Isis» all’interno della grande area commerciale.

Il profilo di Adan in apparenza non è particolare, ricorda quello di altri protagonisti di agguati firmati dall’Isis. Giovani senza storia che si tramutano in #terroristi entrando a far parte di un piano globale, più o meno ispirato dalla casa madre. Gli amici descrivono il ventiduenne come un tipo tranquillo, per la polizia non era schedato e le uniche annotazioni riguardano infrazioni stradali. Aveva una pagina Facebook con un attività ridotta. Aveva scritto, scherzando, di venire da Fargo, Nord Dakota, e aveva postato foto della squadra di basket dei Lakers. Niente proclami politici, nessun segno premonitore.

isisOriginario della Somalia, l’attentatore si era trasferito adolescente — e dunque in una fase critica — negli Stati Uniti, raggiungendo il Minnesota. Qui, a partire dalla metà degli anni Novanta, sono arrivati in base a un programma del governo americano quasi 30 mila somali. La maggior parte di loro si è inserita relativamente bene, i programmi di integrazione promossi dalla comunità e dagli stessi migranti hanno cercato di ridurre un fossato abissale. Inevitabilmente si sono aperte delle fessure che, con il tempo, sono diventate fratture profonde, subito sfruttate da reclutatori e cattivi maestri, seguaci dell’Islam radicale. Personaggi nascosti in qualche moschea, ma più facilmente in luoghi dove era più complicato tenerli sotto controllo.

Da Minneapolis e dintorni sono partiti decine di volontari unitisi al movimento qaedista degli Shebaab. Dei somali nati oppure cresciuti in America ma che ad un certo punto della loro esistenza hanno compiuto il viaggio a ritroso, tornando nella terra dei padri con il solo obiettivo di combattere. Diversi non solo hanno partecipato ad azioni di guerriglia, ma hanno condotto missioni da kamikaze contro il contingente internazionale. Dunque, insieme a Portland, Oregon, l’area del Minnesota ha assunto le caratteristiche di un bacino integralista nel segno di Al Qaeda . Gli anziani della diaspora, il Comune, le autorità, la stessa Fbi hanno provato a contrastare il fenomeno — noi stessi abbiamo visitato alcuni centri che avevano questa missione —, ma sono riusciti solo in parte. Anche perché, come in molte realtà occidentali, è apparso il nuovo polo di attrazione. Irresistibile agli occhi di chi è rimasto ammaliato: l’Isis .
Lo Stato americano oggi rappresenta quello con il maggior numero di indagini su casi di reclutamento sponsorizzati dal Califfo. Sono almeno undici i file aperti finora dai federali ed altri che potrebbero seguire. Un riflesso dei cambiamenti repentini nell’arena islamista. Se in Somalia la maggioranza degli Shebaab resta fedele al movimento di Osama bin Laden, è emersa una componente favorevole alla linea del Califfo e guidata da Abdulkadir Mumin. Mutamenti che hanno coinvolto chi è rimasto negli Stati Uniti. Anche perché è molto più agile e rapido passare all’azione a St Cloud che imbarcarsi in un lungo e costoso percorso verso i santuari africani.

Adan ha probabilmente deciso di rispondere alle esortazioni che in questi mesi i dirigenti dell’ Isis, come l’ormai defunto al Adnani, hanno lanciato dalla Siria e dall’Iraq. Ha imitato altri americani dalle radici tenui, fedeli all’ Isis, come i due di Gardland (Texas), la coppia di San Bernardino e il suo collega, Omar Mateen, il vigilante autore del massacro di Orlando. Assassini che hanno animato per conto dell’ Isis il fronte interno. Non diversi dagli sgozzatori del parroco in Normandia, solo per citare uno dei precedenti. L’esperienza insegna che di solito, magari solo per emulazione, gesti come quello nel mall possano essere ripetuti a distanza ravvicinata e non necessariamente perché esista un ordine preciso. E ciò che inquieta di più l’antiterrorismo e le associazioni somale è la particolarità del «teatro».
Il Minnesota è esposto al contagio, stare in guardia e l’esecrazione non bastano. Nascosti nell’anonimato ci possono essere altri Adan che escono di casa per acquistare un gadget, ma sono invece dei militanti pronti ad una missione che non prevede il ritorno.





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il Corriere

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Liberato Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016

Il 33enne bresciano è stato liberato da un gruppo di siriani ribelli chiamati ‘il governo della salvezza’

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L’italiano Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016 al confine turco-siriano è stato liberato. Lo ha confermato il premier Conte che ha dichiarato: “Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall’unità di crisi del Ministero degli Esteri”.

Sandrini è stato liberato da un gruppo ribelle siriano della provincia di Idlib, il ‘Governo siriano di salvezza’, che ha diffuso la notizia sui social. L’operazione è scattata dopo aver saputo che un gruppo criminale attivo in zona e specializzato in rapimenti si nascondeva lungo il confine con un ostaggio.
Sandrini era comparso lo scorso anno in un video in cui compariva inginocchiato con alle spalle due uomini armati e indosso una tuta arancione che ricordava quelle utilizzate dall’Isis. I suoi rapitori, però, non sono parte dello Stato islamico.

Il nome di Alessandro Sandrini è comparso due volte tra gli imputati del tribunale di Brescia: la prima volta per un processo per rapina e ricettazione (aveva tentato di vendere dei tablet rubati e aveva compiuto una rapina nel 2016). Sarà infatti ora ascoltato dai pm di Roma.





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Globalist

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New York, folle tenta di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick

voleva bruciarla come Notre-Dame?
Fermato prima dellʼingresso nella chiesa. Aveva taniche di benzina e accendini

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Un uomo di 37 anni con evidenti problemi psichici ha tentato di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick a New York. Fortunatamente è stato fermato prima che potesse mettere atto il suo piano. Marc Lamparello aveva con sè due taniche di benzina quando i sorveglianti della cattedrale lo hanno fermato mentre stava per entrare nella navata centrale. Forse l’uomo voleva bruciarla come Notre-Dame dopo essere stato suggestionato dalla notizia.

La polizia non ha ancora stabilito con certezza il movente e nemmeno ha voluto esprimersi sulla possibile disabilità mentale del fermato. Ha confermato però che Marc Lamparello quando è stato fermato dal personale di sicurezza fuori dalla cattedrale aveva con sè due taniche da 5 litri di benzina, un sacchetto con dentro altri due flaconi di liquido infiammabile e due accendini da cucina. Ai poliziotti ha detto di essere rimasto senza carburante e per questo stava andando in giro con le taniche. Gli agenti hanno però controllato la sua macchina e scoperto che non era affatto in riserva.

Voleva bruciarla come Notre-Dame? – Dopo l’incendio di Notre-Dame a Parigi molte cattedrali nel mondo hanno intensificato i controlli (anche se nel caso francese è quasi certo che ci si trovi di fronte a un incidente). E sono state proprio le guardie private della chiesa di Saint Patrick a dare l’allarme quando hanno visto Lamparello che stava per entrare nella cattedrale. Inizialmente ha tentato di difendersi dicendo che stava “tagliando” dentro la cattedrale per uscire verso Madison Avenue. Poi ha continuato a dare risposte deliranti, tanto che inizialmente la polizia di New York aveva confermato i disturbi psichici del fermato. “Difficile capire quali fossero le sue reali intenzioni, ma uno che va in giro con taniche di benzina e accendini dà sicuramente grande preoccupazione”, ha detto John Miller, vice commissario dell’area anti terrorismo della polizia di New York.





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Tgcom

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Assassin’s Creed potrebbe aiutare a ricostruire Notre Dame

Dopo il disastroso incendio l’obiettivo primario è quello di ricostruire il monumento: un aiuto potrebbe venire dai modelli 3D realizzati per il famoso videogioco di Ubisoft

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Com’è noto, nella serata del 15 aprile un violento incendio ha colpito la cattedrale di Notre Dame a Parigi, portando al crollo della copertura della navata, del coro e del transetto, oltre alla guglia centrale di costruzione ottocentesca. Con la struttura portante rimasta intatta, l’obiettivo, ribadito anche dal presidente francese Emmanuel Macron, è ora quello di ricostruire il monumento che fino a ieri era il più visitato d’Europa. Data la struttura particolarmente stratificata dell’edificio, costruito nel corso di oltre 180 anni, e gli ingenti danni riportati, la ricostruzione potrebbe impiegare anni se non decenni, ma un aiuto potrebbe venire da una fonte inaspettata come Assassin’s Creed.

La serie di videogiochi è celebre perché, ambientando le proprie avventure in diverse epoche storiche e luoghi del mondo, permette ai propri giocatori di esplorare questi scenari, scalando e arrampicandosi soprattutto su edifici e monumenti di rilevanza storica in uno stile che richiama il parkour. Uno dei titoli della serie, Assassin’s Creed: Unity del 2014, è ambientato proprio a Parigi durante la Rivoluzione francese e presenta, fra gli altri, un modello molto accurato della cattedrale: i designer della Ubisoft hanno lavorato per ben due anni a realizzare un’immagine verosimile di Notre Dame, includendo anche numerosi dettagli (come le guglie, i pinnacoli e alcune statue introdotte nei restauri ottocenteschi) che nel 1789 non erano presenti ma risultano invece molto familiari nell’immaginario dei giocatori (gli stessi giocatori che in queste ore stanno tributando il loro omaggio online riproponendo le scene delle loro imprese nel videogame).

Utilizzare i precisissimi modelli 3d creati dai realizzatori del videogioco potrebbe aiutare la ricostruzione accorciando i tempi di recupero delle immagini e dei progetti. A ciò potrebbe aggiungersi l’aiuto di Andrew Tallon, uno storico dell’arte recentemente scomparso ma che, secondo il National Geographic, ha completato già nel 2015 una mappatura della cattedrale con misurazioni estremamente precise grazie all’impiego di puntatori laser: “Se ho lavorato correttamente la scansione è accurata con uno scarto di cinque millimetri”, aveva dichiarato lo studioso al magazine. Già in serata diverse campagne di sottoscrizione sono state lanciate per raccogliere fondi per la ricostruzione di Notre Dame, e contributi milionari stanno già giungendo da aziende private e da famiglie come Arnault e Pinault, le proprietarie dei più grandi gruppi del lusso francese.





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Wired

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