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Isis dopo il nuovo discorso di Al Baghdadi

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Il nuovo discorso di Al Baghdadi che invita alla resistenza anche in caso di sua morte, l’avanzata degli iracheni sul bastione economico di Mosul, la perdita di oltre un terzo dei territori. Ad una prima analisi è chiaro come il sedicente Stato Islamico sia in crisi profonda. Tanto che molti analisti hanno sentenziato: «Isis sarà sconfitto entro Natale». O ancora «Daesh sarà estirpato entro la fine del 2017», come ha sottolineato Firas Abi Ali, ricercatore senior citato dalla Bbc. Eppure ci sono anche altri fattori che vanno tenuti in considerazione, oltre il campo di battaglia. A partire dal nuovo discorso dell’autoproclamato Califfo Abu Bakr Al Baghdadi.

Come sottolinea Charlie Winter, esperto dell’Icsr Centre, Al Baghdadi non cita mai esplicitamente Mosul nel suo discorso. E’ chiaro come i vertici del Califfato abbiano un problema di immagine in questo momento. Hanno perso Dabiq, la città siriana dove teoricamente avrebbe dovuto avverarsi la profezia che vuole le forze degli infedeli schiacciate dalla sconfitta. E ora stanno perdendo un bastione importante come quello iracheno (qui un’analisi del fronte siriano). Un dramma per loro, sia dal punto di vista economico (qui Isis conserva le sue ricchezze e qui ha trafugato milioni di dollari in lingotti d’oro), sia da quello strategico militare in quanto Mosul rappresenta l’unica città sotto il controllo dei jihadisti che dispone di un aeroporto.

Eppure i leader jihadisti fedeli al Califfo sanno che Mosul è a rischio da parecchi mesi. Possono aver fatto in tempo a spostare il denaro a Raqqa (la capitale del Califfato). E, come afferma Al Baghdadi, possono aver deciso di concentrare le loro energie su altri teatri, per procurarsi nuovi santuari in cui rifugiarsi. La Libia, ad esempio. Ma Isis si sta rafforzando in Sinai e in Africa. A livello militare Isis, come abbiamo visto in Libia e Falluja, può star perdendo la guerra, ma non è detto che non perda la guerriglia, quella che sfianca il nemico, come sottolinea Seth G.Jones della Rand su Foreign Policy.

isis

«Possiamo dire che Isis in Iraq è tornato indietro di due anni», spiega Eugenio Dacrema, dottorando dell’Università di Trento «La sconfitta di Mosul trasforma radicalmente la presenza di Isis in Iraq da entità semi-statuale a di fatto una insorgenza rurale, con la sua base e il suo entroterra strategico in Siria, esattamente come all’inizio del 2014». Ritornare alle origini non significa però sparire dallo scenario. Lo stesso Al Baghdadi nel suo discorso sposta l’attenzione sulla Libia e su altri scenari. E non fa cenno, come invece era abitudine di Adani, agli attacchi in Occidente. Ma nomina due paesi chiave per lo scenario politico medio orientale. Ossia l’Arabia Saudita e la Turchia.

La prima è alleata degli Stati Uniti, la seconda sta cercando di ritagliarsi una posizione sullo scenario iracheno e ha riallacciato i rapporti con la Russia, dopo le purghe di Erdogan e le accuse a Washington per il tentato golpe. E, ancora. Isis può decidere di riprendere la campagna di attacchi lanciata durante il ramadan di quest’estate. Lo può fare perché la macchina della propaganda è ancora attiva. E lo è anche sul fronte italiano (dato che continuano a vivere i canali Telegram aperti due settimane fa nella nostra lingua). Nonostante la morte di Al Adnani, citato dal Califfo insieme ad Al Furqani, altro leader ucciso, sono ancora molti i reclutatori a piede libero che attraverso la rete radicalizzano i giovani nelle città europee e occidentali. Isis sa che, se non vuole perdere il monopolio dell’orrore, deve continuare a uccidere, sgozzare e a far sventolare anche solo virtualmente la sua bandiera nera.





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il Corriere

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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ESTERI

New York, esplode centrale elettrica: il cielo si tinge di azzurro in piena notte

La deflagrazione in un impianto dell’azienda elettrica cittadina Con Edison nel Queens. Il fenomeno ha causato enorme curiosità, ma anche inquietudine sui social network. Il sindaco Bill De Blasio è dovuto intervenire per rassicurare i newyorchesi: “Nessuna invasione aliena o minaccia dallo spazio”

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Il cielo di New York si è colorato di azzurro nella notte: sui social network qualcuno ha addirittura ipotizzato l’invasione aliena o una guerra nucleare. Tanta paura per gli abitanti della Grande Mela, a seguito dell’esplosione nella centrale elettrica Con Edison ad Astoria, nel quartiere Queens. Prima il boato, poi la scia di luce intensa era visibile anche in New Jersey. “Le luci che avete visto sulla città sembrano essere conseguenza dell’esplosione di un trasformatore nell’impianto di Con Ed, nei Queens. L’incendio innescato dall’esplosione è sotto controllo, non ci sono notizie di feriti, non ci sono fiamme“, hanno spiegato i vigili del fuoco. Il Governatore Andrew Cuomo ha parlato di “grave guasto elettrico” nella sottostazione elettrica lungo l’East River, vicino al complesso carcerario dell’isola di Rikers Island.

Il fenomeno ha causato tanta curiosità, con migliaia di post sui social in pochi minuti, e provocato anche inquietudine: “Qualcosa di folle sta accadendo nel cielo sopra Manhattan in questo momento”, ha scritto su Twitter il sociologo della New York University, Eric Klineberg, sotto un video del cielo lampeggiante. Il sindaco Bill de Blasio è dovuto intervenire per rassicurare i newyorchesi precisando che non era in corso “nessuna invasione aliena o minaccia dallo spazio. Si tratta di un trasformatore saltato“. Sebbene quella del primo cittadino possa essere vista come una battuta, una rassicurazione simile è arrivata anche dal New York Police Department e dagli stessi uomini del  New York City Fire Department impegnati a spegnere l’incendio causato dalla deflagrazione. Chiuso in via precauzionale il vicino aeroportoLa Guardia, anche per una serie di blackout provocati dall’incidente.

 

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Fanpage

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Norimberga, tre donne accoltellate in strada. «Probabile matrice islamica»

a colpire secondo le prime testimonianze sarebbe stato sempre lo stesso uomo, tutte avvenute nel quartiere di St. Johannis.

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Norimberga tre donne sono state ferite gravemente con diverse coltellate nella serata di ieri. L’aggressore, secondo fonti della polizia, sarebbe riuscito a fuggire. Due delle tre persone colpite dai fendenti della lama, sono state operate d’urgenza e sono in prognosi riservata. I colpi inferti sono stati profondi e le condizioni restano critiche. Non ci sono ancora indizi per parlare di attentato terroristico, anche se gli investigatori propendono verso questa direzione.

Gli attacchi sono iniziati verso le 19  nel quartiere di  St. Johannis  ad essere stata colpita per prima è stata una 56enne. Dopo qualche ora è toccato ad altre due donne  una 26enne e una 34enne, l’identità delle vittime ancora non è stata resa nota. Ma subito è scattata la caccia all’uomo. Sul posto squadre speciali con l’ausilio di elicotteri.

La polizia ha chiesto ai cittadini di fare attenzione.

Le ricerche sono proseguite per tutta la notte e sono ancora in corso. Una cosa è certa a colpire secondo le prime testimonianze sarebbe stato sempre lo stesso uomo, tutte avvenute nel quartiere di  St. Johannis.





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il Messaggero

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Cherif Chekatt, il killer di Strasburgo, è stato ucciso dalla polizia

L’uomo è stato riconosciuto in strada da una donna. Avvicinato dagli agenti ha aperto il fuoco. Aveva con sé una pistola e un coltello. Amaq, l’agenzia di propagnada dell’Isis rivendica: “era un nostro soldato”

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Chérif Chekatt, il killer dell’attentato a Strasburgo, è stato ucciso delle forze speciali nel quartiere di Neudorf, a poche centinaia di metri dal luogo in cui era stato visto per l’ultima volta. Chekatt stava camminando per strada quando è stato avvicinato dai poliziotti, avvertiti da una donna che lo aveva riconosciuto, e ha reagito immediatamente sparando. Gli agenti hanno risposto al fuoco e la fuga del 29enne radicalizzatosi in carcere è finita.

Poco dopo che si era diffusa la notizia della morte dell’assalitore, l’agenzia di propaganda dello stato islamico Amaq ha rivendicato l’attentato ai mercatini di Natale a Strasburgo, sostenendo che Cherif Chekatt era un “soldato” dello Stato islamico che “ha portato avanti l’operazione per vendicare i civili uccisi dalla coalizione internazionale”. Chekatt aveva con sé una pistola e un coltello. Due giorni dopo l’attentato era ancora a Neudorf, il luogo in cui si era fatto portare da un tassista e aveva fatto perdere le sue tracce, non lontano dall’area in cui aveva ucciso tre persone e ne aveva ferite altre 13. Una zona che conosceva benissimo, dove forse ha anche goduto di appoggi e dove probabilmente ha cercato di farsi curare la profonda ferita a un braccio provocata dai colpi d’arma da fuoco esplosi dalla polizia dopo l’attacco al mercatino di Natale.

Più di 700 poliziotti erano stati mobilitati per dare la caccia all’uomo che martedì sera aveva terrorizzato Strasburgo, sparando ad altezza uomo sui passanti.

Tre dei feriti sono in condizioni gravi e lottano fra la vita e la morte, come il giovane giornalista italiano Antonio Megalizzi, colpito alla testa. Altri tre sono stati dimessi dall’ospedale in giornata.

Sempre in giornata, un amico stretto di Chekatt, che lo aveva anche ospitato la notte precedente l’attentato, era stato posto in stato di fermo ed è stato interrogato. È il quinto fermato dopo il padre, la madre e due fratelli dell’attentatore. A Parigi, la polizia ha perquisito la casa in cui una delle sorelle abita con il marito, nel centralissimo boulevard Raspail.





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la Repubblica

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