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Medicina

Italiani e psicofarmaci, cosa c’è di vero in quello che dice Matteo Salvini

Matteo Salvini dice che l’elevato consumo di psicofarmaci da parte degli italiani sarebbe dovuto a “mancanze di speranza, fiducia, prospettive”. Ma lo scenario è ben più complesso

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Sette milioni di italiani che assumono ogni giorno psicofarmaci per combattere la depressione. Un malato su due che, per di più, considera inutile il trattamento, ritenendo di potersi curare con terapie fai da te. Un aumento del 20% del consumo di antidepressivi in Europa in meno di 5 anni. Sono solo alcuni dei preoccupanti risultati di diversi studi che hanno da poco fotografato lo scenario italiano ed europeo della salute mentale. E che hanno portato l’Unione europea a definire “emergenziali” i costi legati a tali terapie, che hanno raggiunto l’esorbitante cifra di 240 miliardi di euro l’anno. Al tema si è recentemente agganciato anche Matteo Salvini, che ha sostenuto come l’aumento del consumo di psicofarmaci nel nostro Paese sia legato, guarda caso, a problemi lasciatici dai governi precedenti: “Senza un lavoro stabile”, ha detto il leader della Lega, “non c’è prospettiva, famiglia, figli. Non è possibile che il 20% degli italiani usi psicofarmaci, spesso per mancanza di speranzafiduciaprospettive. La verità, però, è che il problema della salute mentale e dell’uso (e abuso) degli psicofarmaci è ben più complesso. E legarlo a una vaga “mancanza di speranza” nel futuro ne rappresenta una semplificazione estrema, se non addirittura distorta.

Tanti malati, tanti farmaci
Cominciamo dai numeri. Il Rapporto sulla salute mentaleappena divulgato dal ministero della Salute (in occasione del quarantennale dell’approvazione della legge Basaglia, il provvedimento in cui si abolivano i manicomi) contiene alcuni dati interessanti per fotografare lo stato della salute mentale nel nostro paese.

Le cifre (relative però al 2016 e ai soli pazienti che hanno avuto un contatto con strutture psichiatriche, pubbliche o private) dicono che in Italia la patologia mentale più frequente è proprio la depressione, con un’incidenza di 15,7 casi su 10mila abitanti, seguita dalle sindromi nevrotiche e somatoformi (9,9 casi su 10mila abitanti) e dalla schizofrenia e altre psicosi funzionali (7,1 casi su 10mila abitanti). Quanto alla demografia, un dato interessante è quello relativo alla distribuzione di genere dei pazienti depressi: l’incidenza nelle donne (19,1 su 10mila abitanti) è superiore rispetto a quella negli uomini (12,0 su 10mila abitanti).

Per quanto riguarda poi il consumo di farmaci, il rapporto enumera solo le cifre relative alla spesa, sia in regime di assistenza convenzionata che in distribuzione diretta: per gli antidepressivi abbiamo speso in totale 340 milioni di euro, per circa 35 milioni di confezioni; per la categoria degli antipsicotici, invece, la spesa totale si attesta su 170 milioni di euro, per circa 11,5 milioni di confezioni; per la categoria litio, infine, abbiamo speso circa 4 milioni di euro per quasi un milione di confezioni.

Di cosa parla Salvini?
I numeri a cui fa riferimento Salvini sembrerebbero riferiti a Ipsad(Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs), uno studio di prevalenza condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione con l’Agenzia italiana per il farmaco e relativo all’uso di alcool e di altre sostanze psicoattive, sia lecite che illecite, sulla popolazione italiana. Ed è un po’ curioso che Salvini li abbia citati proprio in questo momento, perché si tratta di cifre relative all’anno 2014 e già noti da tempo: “I dati citati da Salvini”, ci spiega Sabrina Molinaro, epidemiologa parte del team che ha condotto la ricerca, “fanno parte di uno studio più ampio, condotto a partire dal 2001-2002. Dall’analisi dei questionari che abbiamo somministrato al campione in esame, si stima che circa 7 milioni di persone nella fascia d’età 15-74, corrispondenti al 16% della popolazione, abbiano assunto psicofarmaci almeno una volta nel corso dell’anno, soprattutto le donne (poco meno del 21%, contro l’11% degli uomini”. Ancora qualche dato demografico: “Il consumo di psicofarmaci aumenta con l’età: è infatti tra gli over 55 che si osservano prevalenze superiori, con una marcata differenza di genere in questa classe d’età”, in linea con quanto emergeva dal succitato rapporto del ministero della Salute. I farmaci più consumati, dice lo studio, sono tranquillanti ansiolitici, assunti da 5,7 milioni di persone, pari al 12,6% della popolazione.

Nel citare il dato del 20%, Salvini fa probabilmente riferimento non al consumo di psicofarmaci, ma all’incidenza della depressione: “Dalla somministrazione del test di screening Depression Anxiety Stress Scales, continua la ricercatrice, “è risultato che il 21% circa della popolazione di 15-74 anni residente in Italia, cioè circa una persona ogni cinque di pari età, risulta avere un grado moderato-severo di depressione, il 19% di ansia e il 12% di stress, livelli che ancora una volta risultano superiori nel genere femminile”.

Il punto di vista degli psichiatri
A fronte di una situazione clinica ed epidemiologica certamente preoccupante – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo soffrono oggi di depressione, il 18% in più rispetto al 2005 – è bene però sottolineare che, dal punto di vista psichiatrico, affermare che l’aumento dell’incidenza delle malattie mentali e del consumo di psicofarmaci sia legato a un peggioramento delle condizioni socioeconomiche è una semplificazione eccessiva e per alcuni versi errata. “Effettivamente”, ci spiega Bernardo Carpiniello, presidente della Società italiana di psichiatria e docente all’Università di Cagliari, “c’è un aumento nel consumo di psicofarmaci e nel numero di persone affette da disturbi mentali clinicamente evidenti. Tuttavia quella di Salvini è una generalizzazione eccessiva: certamente il deterioramento delle condizioni di vita in termini di status economico e sociale determina un aggravamento generale della salute mentale, ma bisogna tener presente che su disturbi di questo tipo pesano molto di più tutti i fattori legati alla sfera intima dell’individuo”. Continua lo psichiatra: “Soprattutto il rapporto causa-effetto è tutt’altro che accertato: ci sono infatti diverse evidenze scientifiche che mostrano che la causalità potrebbe andare nel verso opposto. Ossia che un deterioramento della salute mentale della popolazione implichi una diminuzione della produttività e del Pil”. Uno scenario, per l’appunto, molto più sfaccettato di quello che sembrerebbe suggerire Salvini. “Non è pensabile”, prosegue Carpiniello, “pensare di avere una bacchetta magicaper risolvere problemi che in realtà sono multifattoriali e investono campi diversi della sanità e della società”.

A rincarare la dose è anche Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano. “È vero che tanti italiani prendono psicofarmaci”, conclude, “e non posso che auspicare l’avvio di un programma politico in grado di incidere davvero su mancanza di lavoro e prospettive. Ma è anche vero che l’Italia, a livello europeo, ha consumi più bassi rispetto a economie che viaggiano più veloci come quella della Germania, dell’Olanda, della Francia, della Gran Bretagna e della Spagna. Per non parlare degli Stati Uniti: insomma, fiducia, ottimismo e lavoro sono importanti ma la qualità di vita, e lo stato generale dell’economia, non possono essere valutati solo in base al consumo di psicofarmaci”.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Proponeva integratori per guarire diabete ed Alzheimer, l’Ordine dei medici denuncia Adriano Panzironi

“Esercizio abusivo della professione. I dottori che consigliano i suoi prodotti diano spiegazioni”. Da anni il pubblicista sui social e sulle tv locali sponsorizza speciali integratori che guarirebbero anche il diabete e l’Alzheimer

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Da anni afferma che è possibile curare malattie come l’Alzheimer e il diabete con degli speciali integratori, venduti da un’azienda che fa capo a lui e al fratello. Ed è arrivato a elaborare uno speciale regime alimentare che prende il nome dalle sue pasticche, Life120, che promette di allungare la vita fino a 120 anni. Una dieta, abilmente promossa sui social e su una serie di emittenti locali, che nel tempo ha scatenato dure critiche di medici e biologi, che accusano il suo metodo di non avere alcuna base scientifica e dunque di mettere in pericolo chi lo utilizza.

Dopo un fiume di polemiche, che hanno coinvolto anche l’Ordine dei giornalisti del Lazio, per il pubblicista romano Adriano Panzironi è arrivata una denuncia presso la procura di Roma. A presentarla, l’Ordine dei medici della Capitale, che accusa il giornalista di “esercizio abusivo della professione medica”. Ad annunciarlo il presidente dell’Ordine del Lazio, Antonio Magi, che ha spiegato che la procura ha agito in seguito ai numerosi esposti ricevuti. A sua volta, invece, l’Ordine ha chiesto spiegazioni ai tanti dottori che hanno aderito al “metodo Panzironi”, consigliando gli integratori ai propri pazienti.

Il giornalista ha racchiuso tutta la sua teoria in un libro: “Vivere 120 anni. Le verità che nessuno vuole raccontarti”. Al suo interno si trovano consigli che vanno dalla totale eliminazione dei carboidrati all’assunzione dei suoi costosi integratori per guarire da una serie di malattie. I nove diversi tipi di capsule da lui messe in commercio, infatti, conterrebbero una serie di spezie che, secondo Panzironi, sono utili a eliminare il rischio di malattie. L’uomo – sostiene – si ammala esclusivamente a causa della sua alimentazione.

Accusato da più parti di essere un millantatore, in questi anni Panzironi ha continuato la sua propaganda grazie alla trasmissione “Il cercasalute”, in onda sui canali satellitari e in replica ogni settimana in numerose emittenti locali di tutta Italia. All’interno del programma vengono raccontate le storie di persone che affermano di essere guarite da depressione, impotenza, Alzheimer, grazie a Life120. Qualcuno telefona parlando dei propri sintomi e malesseri con Panzironi, come si farebbe con un medico. E lui elargisce consigli alimentari, consigliando anche una delle linee degli immancabili integratori. Panzironi definisce il suo regime alimentare una paleodieta, dal momento che ha come scopo quello di far sì che le persone tornino al “regime alimentare degli uomini delle caverne”: quando cioè non esistevano l’agricoltura, i fertilizzanti, la dieta mediterranea, le case farmaceutiche.

Dopo mesi di accuse, dunque, la palla passa alla procura di Roma. L’Ordine dei medici, in ogni caso, non è stato l’unico ad agire contro Panzironi: l’Ordine dei giornalisti del Lazio ha aperto nei suoi confronti una procedura di radiazione.

 
  

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Medicina

Perché il virus Nipah può essere la nuova minaccia alla salute globale

Nipah ha ucciso 15 persone su 17 infettate nello stato indiano del Kerala, e, sebbene l’epidemia sia sotto controllo, sembra che il fenomeno stia diventando pericoloso

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Diciassette casi, 15 morti. Stando all’agenzia Reuters è questo il bilancio dell’epidemia di virus Nipah scoppiata a maggio scorso nello stato indiano del Kerala. L’India ritiene che la situazione sia ormai sotto controllo e il bilancio delle vittime è relativamente modesto, ma ci sono alcuni aspetti del recente focolaio che destano particolare preoccupazione tra gli esperti di malattie infettive. E molti ritengono che questo virus quasi sconosciuto all’opinione pubblica sia tra le principali minacce alla salute mondiale.

Il virus Nipah

Nel 1998 nella località di Nipah in Malesia 105 persone morirono per una misteriosa infiammazione cerebrale. La causa venne individuata in un nuovo virus, ribattezzato proprio Nipah (Niv), che gli esseri umani avevano contratto dai maiali. Tuttavia la ricerca mise in evidenza che l’ospite originario di Niv erano in realtà i pipistrelli della frutta, che avevano contagiato i maiali facendo cadere cibo infetto nei porcili. La conferma arrivò dalla successiva epidemia in Bangladesh nel 2004, quando diventò chiaro che i pazienti avevano contratto il virus bevendo la linfa di una palma infettata proprio dai pipistrelli della frutta.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dunque, il virus Nipah è il responsabile di una grave zoonosi, un’infezione che si trasmette da animale a essere umano. Se contratto può avere diverse manifestazioni cliniche, dalle forme asintomatiche a infezioni acute delle vie respiratorie fino all’infiammazione cerebrale (encefalite) in genere fatale.

Il tasso di mortalità è stimato tra il 40% e il 75%, un range ampio che varia in base alle capacità del Paese in cui si verifica il focolaio sia di gestire l’epidemia sia di assistere adeguatamente le persone infette.

La principale modalità di trasmissione da individuo a individuo (come per Ebola) è lo scambio di fluidi corporei, ma (a differenza di Ebola) il meccanismo ha un’efficienza più bassa.

L’epidemia del Kerala

L’ultimo focolaio di infezione di Niv si è verificato al maggio scorso nel Kerala, in India meridionale, a circa 2.600 chilometri dalla precedente epidemia più vicina. Sebbene l’epidemia sia stata contenuta e il numero di contagi e di decessi sembri modesto, ci sono alcuni aspetti che hanno fatto gelare il sangue agli esperti internazionali che stanno monitorando l’evento. Innanzitutto il tasso di mortalità dell’epidemia di Niv in Kerala è stato superiore al 75%, più alto della media di qualsiasi altra epidemia di Niv precedente.

Inoltre ora il virus attacca molto più frequentemente anche i polmoni, differenziando ulteriormente le manifestazioni della malattia. Pare inoltre che sia avvenuto il contagio da essere umano a essere umano per via aerea. Non si sa ancora bene come sia successo, ma l’ipotesi è che il patogeno sia stato veicolato attraverso microgocce di fluidi di una persona infetta in aerosol. Per gli esperti della Georgetown University di Washington DC se il virus si evolvesse per rendere questa modalità di trasmissione più efficiente, il pericolo di una pandemia sarebbe decisamente reale.

Verso il vaccino

Niv è considerato dal’Oms tra gli otto virus prioritari per lo sviluppo di un vaccino, accanto – solo per citare i più noti – a Ebola e Zika. Gli esperti dell’Oms, infatti, lo ritengono “potenzialmente capace di causare un’emergenza di salute pubblica in assenza di farmaci efficaci e/o di vaccini”.

Per questo motivo l’Oms ha lanciato diversi appelli al mondo della ricerca e dell’industria farmaceutica perché si impegnino a trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. Anche se a dare davvero una spinta in questa direzione è stata più che altro la spaventosa epidemia di Ebola del 2014, dei risultati sono arrivati: l’Oms, infatti, ha reso nota la disponibilità di un trattamento all’avanguardia sviluppato in Australia, un anticorpo specifico per il virus Nipah da usare sui pazienti in caso di future epidemie.

Tuttavia non siamo ancora vicini a un vaccino. La Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi) ha stanziato 25 milioni di dollari allo scopo di svilupparne e testarne uno, ma i progressi sono frenati dall’ancora scarso incentivo economico e dal fatto che il virus colpisca finora un numero esiguo di persone in Paesi a basso reddito. Eppure, se il virus riuscirà ad adattarsi all’essere umano, non ci sarà distinzione tra poveri e ricchi.

 
  

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Medicina

Chi è Giulia Grillo, il nuovo ministro della Salute

Medico legale, Giulia Grillo è il nuovo ministro della Salute ed è contraria alla legge sull’obbligatorietà dei vaccini, sebbene non ne neghi l’importanza

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Classe 1975, catanese, medico, con specializzazione in medicina legale. È questo l’identikit di Giulia Grillo, il nuovo ministro della Salute del governo Conte. La Grillo (precisiamo fin da subito che sebbene abbia lo stesso cognome del fondatore del suo partito non c’è alcuna parentela tra i due) è arrivata a Montecitorio alle elezioni del 2013 e il 27 marzo scorso è stata eletta capogruppo alla Camera per il M5S.

Tra le tante idee portate avanti in questi anni, il nuovo ministro si è interessato al problema delle assunzioni e della mancanza del personale in ambito sanitario, sostenuto l’importanza della sanità pubblica rispetto alle iniziative private, condiviso la legge sul biotestamento e ha più volte criticato l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per aver, a suo avviso, avuto stretti rapporti con “Big Pharma”. E, non da meno, il nuovo ministro ha espresso le sue idee sulle vaccinazioni. Il nuovo ministro, infatti, ha ribadito più volte di non essere antivaccinista, bensì di essere contrario all’obbligo delle vaccinazioni imposto dal decreto Lorenzin. Dal 2017, ricordiamo, i minori tra gli zero e i 16 anni devono sottoporsi ai 10 vaccini(l’antipoliomielitica, l’anti-difterica, l’anti-tetanica, l’antiepatite B, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae di tipo b) per poter frequentare la scuola.

“Fermeremo la legge, ma riteniamo i vaccini fondamentali nella prevenzione delle malattie infettive e il nostro obiettivo è garantire la massima copertura nel Paese”, si legge sul blog del nuovo ministro.

“La Lorenzin ha puntato sulla coercizione esponendosi al rischio pericolosissimo di ottenere l’effetto contrario” . Tuttavia, come appare su Wired, questo decreto sembra invece aver funzionato: secondo i dati diffusi lo scorso mese dal ministero della Salute le coperture si sarebbero rialzate, raggiungendo in generale percentuali prossime alla soglia di sicurezza, soprattuto per quanto riguarda il morbillo.

 
  

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