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Killer Berlino ucciso dalla polizia a Sesto San Giovanni, nel Milanese

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E’ il killer di Berlino Anis Amri l’uomo morto la scorsa notte nel Milanese, durante un conflitto a fuoco con la polizia. Durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio a Sesto San Giovanni, intorno alle 3, Amri ha estratto una pistola e sparato agli agenti di una volante che hanno risposto al fuoco uccidendolo.

LA DINAMICA DELLA SPARATORIA – Una “normale attività di controllo del territorio” svolta da due agenti che “hanno seguito le procedure stabilite“: è finita così la fuga di Anis Amri, fermato e controllato a Sesto San Giovanni non perchè individuato come il killer di Berlino ma solo perchè alle 3 di notte si aggirava vicino alla stazione di Sesto San Giovanni. “Era degno di controllo“, ha spiegato il questore di Milano e il vice questore aggiunto, dirigente del commissariato di Sesto San Giovanni racconta così la dinamica dello scontro a fuoco: “Era solo e fermo, dalla volante è sceso il capopattuglia che gli ha chiesto i documenti, mentre l’autista era un agente in prova. Amri era tranquillissimo, parlava italiano anche se con accento straniero“. Spiega di essere di Reggio Calabria ma l’accento non convince Christian Movio, l’agente che sta eseguendo il controllo, che gli chiede di rovesciare il contenuto del suo zainetto sul cofano della macchina. A quel punto Amri estrae la pistola calibro 22 dalla giacca carica e pronta per l’uso e spara, colpendo Movio a una spalla. Immediata e decisiva è la reazione dell’agente in prova che si nasconde dietro la volante e risponde al fuoco, mentre Amri urla “Poliziotti bastardi“. Due i colpi esplosi dall’agente, uno mortale finito nel costato di Amri. Inutile il tentativo di rianimarlo, dopo dieci minuti è morto.

 

Anis Amri

Ad uccidere il terrorista Anis Amri è stato un agente in prova al Commissariato di Sesto San Giovanni. Si chiama Luca Scatà, ha 29 anni.

L’agente di polizia che è stato ferito da Amri si chiama Christian Movio, ha 36 anni, ed è del Commissariato di Sesto San Giovanni. L’agente scelto è stato ricoverato all’ospedale di Monza con un proiettile conficcato in una spalla. Un solo colpo ha trapassato la sua divisa. Per Movio l’uniforme rimarrà un ricordo indelebile di un intervento definito dalle autorità “provvidenziale”.

I profili Facebook degli agenti di polizia che hanno fermato il killer di Berlino, sono stati oscurati: è il questore di Milano Antonio De Iesu a renderlo noto spiegando che “abbiamo il dovere di tutelare l’immagine dei nostri agenti, abbiamo detto ai ragazzi di evitare, di non farsi prendere dall’emotività nel loro interesse, è opportuno che non lo facciano, stiamo parlando di una dimensione che non è la criminalità ma il terrorismo internazionale e c’è un problema di prevenzione“.

Veniamo a sgozzarvi come maiali“: è l’avvertimento lanciato da Anis Amri, autore della strage di Berlino e ucciso oggi a Milano, nel video diffuso poco fa dall’agenzia Amaq vicina all’Isis. Amri lancia un invito “a tutti i fratelli ovunque essi siano“: “State in allerta e combattete sulla via di Dio. Ogni essere umano in grado di combattere, vada a uccidere in tutta Europa i crociati maiali!“.

Massima attenzione” poiché “non si possono escludere azioni ritorsive” nei confronti dei poliziotti e di tutto il personale delle forze dell’ordine in divisa. E’ il contenuto di una nuova circolare che il capo della Polizia Franco Gabrielli ha inviato, secondo quanto si apprende, in mattinata subito dopo la sparatoria. L’invito è dunque di intraprendere ogni iniziativa utile per garantire la massima sicurezza e tutela degli operatori.

 

Anis Amri

Dagli accertamenti dalla Digos, coordinati dal capo dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili, Anis Amri, è arrivato in Italia dalla Francia, in particolare da Chambery, in Savoia, da dove ha raggiunto Torino. Dal capoluogo piemontese ha preso poi un treno per Milano dove è arrivato attorno al’una di notte. Infine dalla Stazione Centrale si è spostato a Sesto san Giovanni dove attorno alle 4 ha incrociato i due agenti della volante che poi, durante una sparatoria, lo hanno ucciso.

 

Anis Amri

 

Era una scheggia impazzita, un latitante pericolosissimo che, da libero avrebbe potuto compiere altri attentati“. Lo ha detto il questore di Milano Antonio de Iesu parlando dell’uccisione del killer di Berlino Anis Amri. “La pistola trovata in suo possesso gli si è materializzata in mano. Era carica e pronta all’uso“. “E’ arrivato dalla Francia in treno, è transitato da Torino, è arrivato a Milano all’una di notte. E al momento del controllo, a Sesto, Anis Amri era solo” ha aggiunto de Iesu.

Un video di Anis Amri filmato prima dell’attentato e in cui il killer di Berlino giura fedeltà all’Isis dichiarando di voler vendicare i musulmani uccisi nei raid è stato diffuso dall’agenzia Amaq, network del sedicente Stato Islamico. Lo riferisce il Site.

 
  

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Crediti :

ANSA

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Rosario Marcianò condannato per diffamazione via web

Rosario Marcianò, “esperto” di scie chimiche, stragi, morti sospette e omonimie, è stato condannato a otto mesi di carcere per diffamazione via web della giornalista Silvia Bencivelli. Il pubblico ministero valuta anche un’accusa di minacce.

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Marcianò, come ha raccontato la stessa Bencivelli in un articolo per Repubblica, è stato riconosciuto colpevole di diffamazione perché ha offeso, insultato e minacciato la giornalista a causa di un articolo da lei pubblicato su La Stampa nel 2013. Nel pezzo la Bencivelli raccontava della bufala delle scie chimiche e subito dopo la sua pubblicazione era partita nei suoi confronti una shitstorm:

Da un momento all’altro, avevo cominciato a ricevere alcuni strani e rivoltanti messaggi, violenti, spaventosi, in cui mi si augurava di tutto e mi si minacciava di tutto. Compariva anche gente che pretendeva di difendermi, non sapevo bene da che cosa, e mi segnalava che su Facebook c’era un certo signore che a volto aperto, col proprio nome e cognome, istigava decine di persone a scrivermi privatamente, ed erano le stesse di cui stavo ricevendo i messaggi del primo tipo.

Io questo signore non sapevo chi fosse, e nell’articolo niente che lo riguardasse veniva menzionato. Ma lui era la cabina di regia della bufala in Italia, ed evidentemente avevo toccato i suoi interessi. Ragion per cui, proclamava, mi stava “bastonando”.

Il tutto insieme ad altre minacce non esattamente edificanti:

Immaginatevi come mi sono sentita: in quel video, praticamente una telefonata accompagnata da una serie di immagini, ci sono foto della mia faccia prese da Google (compresa una, dettaglio inquietante, in cui gioco con un gattino), alternate a foto della sua, a foto di cieli solcati di strisce bianche, alternate alla faccia del suo interlocutore, che a un certo punto gli chiede che cosa farebbe a una “disinformatrice” come me.

La risposta arriva dopo un certo numero di volte in cui il signore spiega che sono una donna, e una donna non dovrebbe permettersi di fare certe cose, e che peraltro sono “una bella donna”, fattore presumibilmente aggravante. E quindi che, insomma, “la Bencivelli… se qualcuno se la va a prendere fa solo bene”.

Il processo era arrivato a una richiesta di archiviazione a causa della mancata identificazione dei soggetti, possibile attraverso Facebook soltanto con una rogatoria internazionale. Poi, come ha raccontato l’avvocata Cinzia Ammiratigrazie a un video che lo stesso Marcianò aveva postato su Youtube in cui minacciava la Bencivelli, l’identificazione si è resa possibile. E si è arrivati alla condanna, a cinque anni dai fatti.

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Medico di base deruba anziano paziente (video)

Insospettiti, installano una telecamera nascosta per scovare il ladro: era il medico di base

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Maria Calì, medico di base di Torino, è stata bloccata per aver rubato 115 euro dal portafogli di un paziente di 85 anni, dove era andata per una visita domiciliare. Le indagini hanno permesso di stabilire che il medico, nel mese di febbraio, aveva derubato l’anziano per quattro volte. L’intervento dei #carabinieri era stato richiesto dalla figlia della vittima che sospettava del medico quale autore dei furti. Gli ultimi due colpi sono stati documentati grazie a una telecamera installata in casa. La dottoressa, posta agli arresti domiciliari e poi rimessa in libertà, è ora in attesa del processo.

 
  

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Brescia: 25enne pachistana uccisa dal padre e dal fratello perchè voleva sposare un italiano

Sgozzata nella città natale dove era tornata: Brescia torna a vivere la tragedia di Hina

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Sana Cheema

Uccisa perchè voleva voleva sposare un italiano. Uccisa dal padre e dal fratello. Sgozzata. Sana Cheema, 25 anni, pachistana, viveva da sempre a Brescia, dove si era bene inserita: dopo gli studi, i primi contatti con il mondo del lavoro a Milano. E poi l’amore: un ragazzo di cui non si sa molto, che Sana aveva scelto e con il quale contava di sposarsi, nonostante il fermo divieto dei familiari. Che dopo aver vissuto con lei per anni a Brescia, ottenendo la cittadinanza italiana, avevano deciso di emigrare in Germania.

Un paio di mesi fa Sana, come riporta il Giornale di Brescia, è tornata in Pakistan, nel distretto di Gujrat dove è nata: lo faceva di tanto in tanto, lo ha rifatto per andare a ricongiungersi con i familiari per un breve periodo. Non è più tornata. Padre e fratello l’hanno punita, definitivamente, barbaramente. Sono stati arrestati dalla polizia di Gujarat.

Brescia, sotto shock, torna a vivere la tragica vicenda di Hina Saleem, la giovane uccisa nell’agosto del 2006 a Ponte Zanano dai familiari e sepolta nel giardino davanti a casa. Anche lei, come Sana, voleva vivere all’occidentale. Anche lei, come Sana, ha pagato con la vita l’onta alle tradizioni della famiglia.

 
  

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