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PRETI PEDOFILI

La Chiesa Cattolica nasconde i preti pedofili in Africa e America Latina

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Quello della pedofilia nella Chiesa Cattolica è uno dei temi di cronaca internazionale più delicati da trattare ma che tiene banco un po’ ovunque: nel corso degli anni sono stati moltissimi gli scandali di abusi sessuali, veri o presunti, perpetrati da uomini di Chiesa a giovani ragazzi, bambini e bambine. Centinaia, probabilmente migliaia, le vittime in tutto il mondo. Il bubbone della #pedofilia all’interno della #ChiesaCattolica esplose nel gennaio del 2002, quando il quotidiano The Boston Globe pubblicò la prima inchiesta giornalistica sul tema, destinata poi a fare scuola: il primo caso noto riguardò la condanna a 10 anni di carcere a padre John J. Geoghan, un prete della diocesi di Boston, negli USA, che aveva violentato un bambino di 10 anni. Il quotidiano americano cominciò a pubblicare una serie infinita di inchieste dalle quali emerse una vera e propria rete di #pedofili in tonaca e solo a Boston finirono sotto accusa ben 89 sacerdoti, mentre 55 preti furono proprio rimossi dall’incarico.

Il bubbone era esploso. Nel biennio 2009-2010 in Paesi come Irlanda, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Francia, Malta e anche Italia emersero centinaia di denunce, indagini, dimissioni, insabbiamenti e migliaia di casi di spietata omertà, per i quali sono rotolate diverse teste di cardinali, vescovi e arcivescovi. Dal 2002 l’atteggiamento della Chiesa , va detto, è cambiato profondamente: inizialmente Giovanni Paolo II addirittura respinse le dimissioni del cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston reo di aver permesso a diversi preti di continuare ad esercitare il proprio ministero semplicemente trasferendoli di parrocchia in parrocchia, presso comunità non informate delle denunce penali pendenti, poi Benedetto XVI condannò più volte i casi di pedofilia e nel 2010 ha definito la pedofilia “un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare” mentre Francesco si è spinto persino oltre, invocando perdono alle vittime e alle loro famiglie e promettendo rigore e “severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la gerarchia” definendo la pedofilia “una mostruosità assoluta, un orrendo peccato radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo insegna”.

Una delle accuse più pesanti che viene rivolta alla Chiesa Cattolica riguarda proprio gli aspetti penali e le conseguenze che subiscono, molto poco sino ad oggi, i prelati che si macchiano di questi “orrendi peccati”: spesso sentiamo di vescovi e cardinali che suggeriscono alle famiglie di non denunciare, altrettanto spesso di trasferimenti di diocesi di chi è accusato di pedofilia e, in generale, di una sostanziale impunità che fino ad oggi ha protetto, col silenzio, i pedofili in tonaca. Una modalità che non solo non ripaga le vittime degli abusi, non solo non risolve il problema e non garantisce giustizia (che sarà anche “la giustizia degli uomini” ma sempre giustizia è) ma aggrava il problema dandogli una dimensione spesso internazionale: secondo diverse indagini indipendenti effettuate da diverse associazioni che combattono la pedofilia nella Chiesa Cattolica e chiedono verità e giustizia per le vittime, le mete preferite verso cui spedire gli uomini di Chiesa accusati di questi crimini orrendi sono l’America Latina e l’Africa.

Di recente un team francese di giornalisti di Mediapart, We Report e Cash Investigation, un lavoro simile in Italia è ancora molto difficile da fare e il problema è tutto culturale, ha fatto emergere come almeno 25 vescovi francesi, negli ultimi due decenni, hanno coperto più di 30 pedofili religiosi, trasferendoli in altri Paesi e permettendogli così di sfuggire alla magistratura ed alle loro responsabilità giudiziarie. Negli anni, di 95 casi di presunti abusi sessuali commessi da prelati contro minori, almeno 10 persone sono state trasferite dalla Chiesa Cattolica in nazioni africane francofone. RFI riferisce l’esempio di un tal padre Robert, che nel 2004 è stato trasferito a Dubreka, in Guinea Conakry, e sfugge così ad un processo nel quale è accusato di aver abusato alcune donne toccando loro le parti intime.

Fino al 2016 nessuno si accorge di padre Robert fino a quando un’inchiesta giornalistica fa esplodere anche questo bubbone e l’arcivescovo locale, affermando di non aver mai sentito parlare del caso, solo allora decide di chiedere a Roma la partenza di padre Robert. 12 anni dopo il suo arrivo in Africa. Viaggi che vengono anche fatti al contrario: un certo padre Albert nel 2002 lasciò in fretta e furia proprio la Guinea Conakry, dove era accusato di pedofilia sui piccoli giocatori della squadra di calcio di cui era presidente, venendo trasferito in Francia (la diocesi è sconosciuta). I confratelli della Comunità di San Giovanni della Chiesa di Bertoua, nel cuore del Camerun a 350 chilometri dalla capitale Yaoundé, inseguiti da numerose denunce di violenza sessuale sono stati trasferiti in diverse diocesi e il caso giudiziario messo a tacere dalla Chiesa con la compiacenza della giustizia camerunese. Secondo RFI uno degli accusati, riconosciuto anche dalle presunte vittime, si trova oggi a Bologna. John Francis Regis, confratello di San Giovanni ma operante in Costa d’Avorio, è stato condannato un anno fa per diversi atti sessuali compiuti su adolescenti nel 2007, prima di venire trasferito in Francia. E casi simili ce ne sono, secondo il lavoro del gruppo di giornalisti francesi, in Senegal, Marocco, Burkina Faso ed altri paesi francofoni dell’Africa.

Quello della pedofilia è uno dei segreti meglio custoditi dalla Chiesa Cattolica, in tutto il mondo. Di molti religiosi che sono stati coperti anni fa da vescovi anziani, vescovi magari oggi defunti, nessuno sa nulla neppure nella Chiesa perché il segreto è morto col vescovo. Secondo l’inchiesta, andata in onda il 21 marzo su France 2, anche Francesco, quando era arcivescovo di Buenos Aires e si faceva chiamare ancora Jorge Mario Bergoglio, avrebbe cercato di influenzare la magistratura argentina per scagionare un prete pedofilo che era stato condannato. Una notizia, questa, già emersa in passato ma mai nettamente smentita dal #Vaticano .

Fino ad oggi la legge di Dio ha prevalso sulla legge degli uomini e, proprio per questo, le vittime degli abusi si sono moltiplicate come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. La legge di Dio è la dottrina che richiede, ai fini della salvezza eterna, l’ubbidienza cieca alla verità rivelata da Dio (Vecchio e Nuovo Testamento), la legge degli uomini è quella che, seppur fallibile, cerca di tutelare le vittime e punire i carnefici. La Chiesa è oggi tenuta a passare dalle parole, splendide, del #Papa ai fatti: un passaggio importante per ristabilire il primato della legge degli uomini.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Don Zanotti finisce nei guai: “Subivo abusi e mi costringeva a prendere il Viagra”

Il frate “Premio per la Pace” accusato di violenza sessuale. Avrebbe costretto alcuni immigrati minorenni che vivevano nella sua comunità ad avere rapporti sessuali con lui

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Costretto a diventare l’amante di un frate cappuccino che lo minacciava e picchiava. È questo quanto accaduto a un immigrato che viveva da quattro anni nella comunità “Oasi 7”, un centro di accoglienza per profughi e minori in difficoltà di Bergamo fondata proprio da padre Antonio Zanotti, ora accusato di violenza sessuale.

Il ragazzo racconta di aver vissuto “un’esperienza terribile per cui ho anche tentato di togliermi la vita” – riporta il Corriere – e non è l’unico: altri due stranieri, infatti, hanno già depositato la loro testimonianza e parleranno presto con i pm e le autorità ecclesiastiche.

Il ragazzo, nella denuncia, racconta di essere arrivato all’Oasi 7 nel 2014. Inizialmente si sentii accolto dal frate, ma poi, dopo circa tre mesi, quest’ultimo iniziò ad approcciarlo sessualmente: prima con abbracci e poi invitandolo a bere nella sua stanza. “Nonostante non fosse mio desiderio avere rapporti sessuali con il frate, non riuscivo a oppormi. Padre Zanotti cominciò a farmi dei regali costosi, qualunque cosa chiedessi me la acquistava. Se accondiscendevo alle sue richieste, mi faceva trovare dei soldi“, racconta il minorenne. E dopo le violenze sessuali sono cominciate le minacce:”Mi minacciava che senza di lui e la sua bontà avrei passato la mia vita in mezzo alla strada insieme ai disperati”.

Nella denuncia depositata emergono poi alcuni dettagli sulle avances del frate. “Mi costrinse a prendere del Viagra. Mi diceva sempre: “Ci vogliono i soldi, caro mio, io ne ho tanti e tu non hai niente”. Il degrado umano nel quale mi aveva gettato padre Zanotti fu tale che nel marzo del 2018 fui costretto, per non impazzire, ad andare a lavorare fuori dalla struttura. Due mesi fa, a causa degli ultimi gravi abusi subiti, sempre nelle stesse modalità delle minacce miste a lusinghe e ricatti, trovai la forza di andarmene definitivamente, preferendo vivere per strada piuttosto che vivere l’annullamento della mia persona. A seguito di ciò sono stato aggredito, picchiato e minacciato. Mi trovavo nella stazione di Bergamo quando due albanesi che conoscevo, perché residenti nella comunità di padre Zanotti, mi hanno circondato e riempito di pugni e schiaffi, lasciandomi a terra sanguinante, non prima di avermi detto: ‘Non tornare più là dentro e vedi di stare molto lontano da qui’. Adesso vivo in un luogo protetto, ma ho paura che possa accadermi qualcosa di brutto”. C’è poi anche del materiale, tra cui alcuni filmini e foto hard, che è già stato depositato in Vaticano e alla Procura di Roma e sarà presto esaminato.

Don Zanotti, tra l’altro, nel 2007 ha ricevuto il “Premio per la Pace” dalla Regione Lombardia. Nel 2012, poi, si è cominciato a parlare del suo “miracolo”: “Qui c’erano solo cascine abbandonate – raccontò il frate al Giornale – e io avevo tante anime da raccogliere: prostitute, drogati e malati psichici a cui le famiglie non erano in grado di badare, ragazzi alla deriva. Hanno costruito quasi tutto loro e io, ad essere sincero, non avevo neppure i permessi… Sono andato avanti lo stesso e alla fine i Comuni mi hanno aiutato”. A quanto pare, però, dietro alla sua solidarietà c’era dell’altro.

 
  

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il Giornale

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PRETI PEDOFILI

L’Australia obbliga i preti a denunciare casi di pedofilia: insorgono i vescovi

Vescovi cattolici contro l’obbligo di denunciare i casi di pedofilia

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L’Australia obbliga per legge i preti a denunciare casi di pedofilia e abusi su minori: insorgono i vescovi della Chiesa Cattolica che parlano di minaccia alla libertà religiosa. Dopo i numerosi casi di abusi e molestie sessuali da parte di preti e vescovi pedofili nei confronti di bambini, l’assemblea legislativa di Canberra ha approvato una norma che vincola i preti a denunciare eventuali molestatori sessuali che abbiano ammesso le loro colpe durante la confessione.

Christopher Prowse

Christopher Prowse

L’arcivescovo di Canberra e Goulburn, Christopher Prowse, ha attaccato duramente i parlamentari australiano parlando di legge che minaccia la libertà religiosa, ricordando che per la Chiesa Cattolica la confessione è un sacramento e che per i sacerdoti che violano il segreto confessionale è prevista la scomunica “latae sententiae”, revocabile solo da un intervento del Papa.

«I sacerdoti sono legati dalla sacra promessa di non violare il segreto della confessione – ha scritto l’arcivescovo in un editoriale su Canberra Times – Senza questa promessa chi verrebbe a svelare i suoi peccati in confessionale? Il Governo minaccia la libertà religiosa cercando di cambiare il sacramento della confessione, senza con questo raggiungere alcun miglioramento per la sicurezza dei bambini. Obbligare i sacerdoti a violare il segreto non impedirà gli abusi e non aiuterà gli sforzi messi in atto dalla Chiesa per proteggere i bambini nelle istituzioni cattoliche».

Monsignor Prowse ha affermato di essere il primo a sostenere questa iniziativa, mentre, “violare la libertà religiosa non aumenterà la sicurezza de bambini”. Anche per questo ha richiamato i sacerdoti della capitale, come altri prelati prima di lui, a non obbedire alla legge. Una decisione shock che sta indignando l’opinione pubblica mondiale.

 
  

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Igossip

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Cile, arrestato un prete pedofilo. Perquisita la Curia

Violenze sessuali su diversi ragazzini

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Un sacerdote cileno, Oscar Muñoz Toledo, è stato arrestato con l’accusa di aver abusato di alcuni minori, al termine di una indagine che ha coinvolto alti prelati cattolici cileni che si sospetta abbiamo coperto i fatti per decenni. Il procuratore che ne ha ordinato l’arresto indaga anche su altri 14 preti già sospesi dal servizio nella diocesi di Rancagua,nel sud del Cile,tutti accusati di far parte di una rete di pedofili. Il sacerdote è accusato di molestie e violenza sessuale su almeno sette minorenni.

Un magistrato e un team della polizia investigativa hanno svolto una perquisizione in Cile nelle sedi curiali dei vescovi di Temuco e Villarrica, nella regione della Araucanía. Il procedimento, riporta l’emittente, è partito dalle denunce di abusi sessuali contro cinque persone. E poiché alla richiesta del magistrato di consegnare la documentazione i vescovi in carica si sono rifiutati avanzando ragioni di carattere legale derivanti dal diritto ecclesiastico, è stato firmato ed eseguito l’ordine di perquisizione. Nell’ufficio del vicario generale della diocesi di San José di Temuco sono stati sequestrati un computer e numerosi documenti miranti a verificare denunce presentate dal 2000 fino ai nostri giorni, ed in cui potrebbero essere implicati sacerdoti o altre autorità ecclesiastiche.  Il procuratore regionale di Rancagua ha disposto l’arresto del sacerdote Oscar Muñoz Toledo che all’inizio dell’anno si era autodenunciato per avere ripetutamente abusato di minorenni.

 
  

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Crediti :

Rai News 24, ANSA

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