La lotta alle bufale? Inizia a scuola

Su Lancet i risultati di un esperimento nelle scuole ugandesi che dimostra come è possibile insegnare ai bambini (e i loro genitori) a usare efficacemente il pensiero critico in medicina

 

Se la lotta alle bufale deve cominciare dalle scuole, qual è il modo di insegnare ai bambini a non farsi imbrogliare? Informed Health Choichesnato su ispirazione del best seller Testing treatments (Dove sono le prove?) è un progetto che ha l’obiettivo di sviluppare il pensiero criticoapplicato alla medicina, l’unica bussola che può permettere ai cittadini di valutare tanto le bufale del marketing, quanto quelle dei ciarlatani. Per il team dietro Informed Health Choices, però, niente slogan o hashtag: la lotta alle bufale mediche deve essere basata sulle prove di efficacia, non meno della medicina stessa. L’efficacia dei materiali e dei metodi che dovrebbero fornirci gli strumenti per non essere imbrogliati deve essere quindi misurata e discussa.

Come raccontavamo lo scorso ottobre Informed Health Choices ha messo alla prova nelle scuole ugandesi un programma di insegnamento per bambini delle elementari con un vero e proprio trial controllato randomizzato, e lo stesso ha fatto per un podcast diretto invece ai genitori.

Ora due pubblicazioni sulla rivista Lancet rivelano i risultati dei degli esperimenti, che hanno superarato ogni aspettativa.

Distillando i concetti chiave presenti nel libro Dove sono le prove? i ricercatori di Informed Health Choiches negli anni hanno creato materiali per diverse fasce di età, ma come ha spiegato il professor Andy Oxman a Vox i bambini sembrano il pubblico ideale per recepire il pensiero critico. Oxman ha raccontato che quando molti anni prima sfidò la classe di suo figlio a stabilire se fosse vero o no che le M&m’s rosse facevano star male, i ragazzini dimostrarono di capire intuitivamente l’importanza di una sperimentazione in cieco, e arrivarono autonomamente allarisposta.

 

 

Così, dopo anni di lavoro e ricerche Informed Health Choices ha realizzato un corso di 9 settimane per le scuole primarie in Uganda, dove il conto delle bufale mediche è ancor più salato che da noi. Tra i materiali realizzati a supporto delle lezioni (80 minuti a settimana) una guida per gli insegnanti, un libro a fumetti e un libro di esercizi, il tutto basato sui principi universali di Testing treatments, ma su misura per i bambini ugandesi tra i 10 e i 12 anni.

Per verificare se e quanto questo programma era davvero efficace, dopo due anni di test pilota i ricercatori hanno reclutato 120 scuole: in 60 si è svolto il corso, mentre le altre 60 sono state assegnate al controllo. In totaleoltre 10mila bambini e 143 insegnanti coinvolti hanno completato tutte le fasi del trial, che si concludeva un test a risposta multipla per misurare quanto i bambini sapessero valutare criticamente un’affermazione in materia di salute.

 

bufale

Rispetto al gruppo di controllo, il doppio degli studenti che avevano seguito le lezioni è riuscito a superare il test rispondendo correttamente ad almeno metà delle 24 domande, e la media delle risposte corrette è stata di quasi 20 punti più alta (62% contro 43%). Poco meno di un quinto dei bambini in questo gruppo ha risposto correttamente a oltre 20 domande, cioè era in grado di padroneggiare tutti i contenuti chiave del corso.

Gli autori specificano che non è stato possibile valutare eventuali sinergietra l’ascolto del podcast da parte dei genitori e le lezioni seguite dagli scolari perché non si sono svolti in contemporanea, ma nell’analogo trial (dove il gruppo di controllo aveva invece ascoltato annunci di pubblica utilità) i risultati sembrano altrettanto sbalorditivi: l’ascolto del podcast ha permesso a quasi il doppio dei genitori di passare il test finale, con punteggio medio di 15 punti più elevato.

 

Trovata la formula magica contro le bufale mediche quindi? Niente di tutto questo: in entrambi gli studi gli autori specificano che hanno intenzione di ripetere il test, sia sugli studenti che sui genitori, per capire se e quanto le capacità rimangano nel tempo. Su Vox, Julia Belluz sottolinea anche che non sappiamo (ancora) se le capacità dimostrate nel test si traducano nella vita reale, ma oltre i limiti degli studi esiste un dato di fatto incontrovertibile: c’è ancora pochissima ricerca su questo temi, e questi studi sono davvero pionieristici.

I risultati ottenuti, però, sembrano come minimo confermare l’importanza dell’insegnamento del pensiero critico a partire dall’infanzia, ma anche la necessità di portare le prove di efficacia oltre la medicina e applicarle all’istruzione, alla comunicazione, alle politiche sociali. Concludono gli autori, che  già lavorando ad altri trial in preparazione in Kenya e Rwanda: “Pensiamo che le risorse per la scuola primaria di Informed Health Choiches siano un importante passo avanti per mettere i bambini nelle condizioni di prendere decisioni informate sulla salute durante la crescita, come pazienti , futuri operatori sanitari, cittadini e futuri politici”.

     
 
 

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Crediti :

Wired

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma
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