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La nuova Irlanda, simbolo della reazione agli abusi della Chiesa

(e al clericalismo)

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Il tema principale del recente viaggio del papa in Irlanda non poteva che essere la pedofilia ecclesiastica. È quella la più dolorosa delle spine nel fianco della Chiesa cattolica, è da quel fronte che proviene uno stillicidio costante di notizie di abusi, e di coperture di abusi, che sembra non poter avere mai fine. Le dimensioni sono talmente grandi che il vero rischio potrebbe semmai essere quello della banalizzazione delle notizie, almeno di quelle che riguardano dei preti, ma al momento non lo si corre vista l’esplosione di casi sempre più grandi, dei quali quello riguardante l’Irlanda prende il nome di Rapporto Murphy.

Agghiacciante è stata la sco­per­ta di una fossa comune conte­nente i resti di 800 bambini

In Irlanda, tuttavia, la Chiesa cattolica è stata anche investita da un altro scandalo atroce di dimensioni ragguardevoli: quello delle Case Magdalene, istituti religiosi di suore dove venivano segregate, sfruttate e abusate numerose ragazze madri, e che ha ispirato film di denuncia come Magdalene e Philomena, quest’ultimo Premio Brian 2013. Semplicemente agghiacciante è stata la sco­per­ta di una fossa comune conte­nente i resti di 800 bambini di età inferiore a tre anni morti di stenti. Considerata l’avversione dei cattolici all’aborto, il tutto suona come una tragica beffa.

Insomma, la cattolicità degli irlandesi dell’Eire, un’appartenenza talmente sentita da essere alla base della guerra civile contro i protestanti dell’Ulster e del Regno Unito, è stata messa duramente alla prova nell’ultimo decennio. L’esito di questa verifica ci consegna oggi una nazione passata a un livello di secolarizzazione superiore, aperta a quei diritti civili che il clero ha sempre contrastato: vittoria dei sì ai matrimoni omosessuali nel referendum del 2015; due terzi di sì all’aborto legale nel referendum del maggio di quest’anno; maggioranza degli irlandesi favorevoli al suicidio assistito. Una nazione sempre meno disposta ad accettare le imposizioni del clero e i privilegi a esso riconosciuti, come dimostra anche il voto parlamentare che il mese scorso ha reso fuorilegge la pratica comune nelle scuole cattoliche finanziate dal pubblico, che in Irlanda sono circa il 90% del totale, di dare priorità ai battezzati.

Anche una nazione che forse 39 anni fa avrà accolto a braccia aperte Karol Wojtyla, ma oggi non è più disposta alla stessa benevolenza con Jorge Bergoglio, al punto da concepire la campagna ostruzionistica “Say nope to the pope” avente lo scopo di togliere spettatori alla messa che il papa ha celebrato presso il Phoenix Park di Dublino. Senza contare le scarpette vuote, simbolo della protesta per le vittime della Chiesa, da parte di chi chiede che i responsabili a ogni livello vengano tutti processati. E lui, Bergoglio, pienamente cosciente di trovare un popolo temprato dall’oppressione cattolica, non ha potuto quindi che proclamare platealmente il fallimento delle politiche messe in campo dalla Chiesa allo scopo di arginare il fenomeno.

Abusi che le sono costati la fiducia di molti suoi fedeli e dell’opinione pubblica

Ma quali sono realmente queste politiche? Cosa ha fatto in concreto la Chiesa per rimediare a crimini che ne hanno compromesso irrimediabilmente la credibilità, abusi che le sono costati la fiducia di molti suoi fedeli e dell’opinione pubblica in generale? Fino a oggi non abbiamo potuto assistere che un blando tentativo di inizio con la costituzione di una commissione per la tutela dei minori, che però non ha portato ad altro che alle dimissioni di due suoi componenti laici, compresa Marie Collins che proprio in Irlanda è stata incontrata da Bergoglio insieme ad altre vittime di pedofilia. Per il resto parole, parole, soltanto parole, da Ratzinger a Bergoglio, un elenco delle quali con nessuna pretesa di esaustività lo si trova qui sotto. Parole in libertà che si rivelano spesso autocontraddittorie, come la dichiarazione proprio sul viaggio di ritorno dall’Irlanda secondo cui i bambini con tendenze omosessuali andrebbero affidati agli psichiatri, che oltre a cozzare con le tante promesse vane di riscatto contraddice anche tutte le volte in cui Bergoglio ha parlato di rispetto e accettazione per gli omosessuali.

Laddove l’istituzione ecclesiastica è mancata, un aiuto concreto per far sì che le denunce scendessero è arrivato da alcuni effetti collaterali: da un lato una maggiore attenzione combinata a minore sudditanza nei confronti dei sacerdoti, dall’altro il drastico calo, rispetto ai tempi della visita di Wojtyla, di oltre un terzo del numero di chierici, che hanno inoltre ormai un’età media di 70 anni. Quindi sì, se Bergoglio davvero ha mai voluto fare qualcosa per contrastare efficacemente il fenomeno, il suo fallimento era evidente ben prima che lo ammettesse in modo plateale a Dublino.

  • 20/08/18  lettera al Popolo di Dio: “Atrocità contro i più vulnerabili, chiediamo perdono”
  • 31/05/18  lettera al Popolo di Dio del Cile: “Non potevamo ignorare il dolore”
  • 05/05/18  tweet per la Giornata dei bambini vittime di abusi: “Ogni offesa o violenza al prossimo è un oltraggio a Dio”
  • 11/04/18  ai vescovi del Cile: “Ho commesso gravi sbagli di valutazione. Molte vite crocifisse dagli abusi”
  • 22/01/18  volo di ritorno dal Perù: “Su Barros ho usato una parola sbagliata. non volevo parlare di ‘prove’, quanto di ‘evidenze’”
  • 19/01/18  ai gesuiti del Perù: “L’abuso è sempre frutto di una mentalità legata al potere, che va guarita nelle sue radici maligne”
  • 16/01/18  visita in Cile: “Dolore e vergogna per pedofilia nella Chiesa: non si deve ripetere”
  • 21/09/17  alla Commissione pontificia per la tutela dei minori: “La Chiesa è arrivata tardi. Mai la grazia ai colpevoli”
  • 06/10/17  ai colossi informatici: “Non sottovalutare il danno che viene fatto dalla violenza in Rete ai bambini”
  • 13/02/17  prefazione al libro di Pittet: “Chiedo umilmente perdono alle famiglie delle vittime. Saremo molto severi”
  • 01/05/16  al Regina Coeli: “Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori. Dobbiamo difenderli e dobbiamo punire severamente gli abusatori!”
  • 14/10/15  udienza generale a San Pietro: “Mi scuso per scandali a Roma e in Vaticano. Bambini violati, insopportabile”
  • 05/02/15  lettera a superiori di istituti religiosi e presidenti di Conferenze episcopali: “Sradicare da Chiesa la piaga degli abusi sui minori”
  • 07/07/14  alle vittime di abusi ricevute a Santa Marta: “Chiedo perdono per peccati e gravi crimini sessuali del clero”
  • 29/05/14  in volo verso Israele: “Abusare di un minore è come celebrare una messa nera”
  • 11/04/14  all’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia: “Chiedo perdono per abusi del clero”
  • 18/06/12  messaggio al congresso eucaristico internazionale di Dublino: “La pedofilia ha minato la credibilità della Chiesa”
  • 23/09/11  a Erfurt incontrando vittime di abusi: “A quanti hanno responsabilità nella Chiesa sta molto a cuore affrontare accuratamente tutti i crimini di abuso”
  • 20/03/10  lettera ai vescovi irlandesi: “Ne risponderete a Dio e ai tribunali”
  • 11/05/10  in volo verso Lisbona: “Vediamo in modo terrificante che la più grande persecuzione alla Chiesa viene dall’interno”
  • 11/12/09  ai vertici della Chiesa irlandese: “I responsabili pagheranno”
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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Scrivono “Il preside è gay” sui muri della scuola: “Non farò cancellare quella frase”

Gianluca Dradi, dirigente del liceo scientifico Alfredo Oriani: “Resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana”

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RAVENNA – “Il preside è gay”. Una scritta in nero sul muro del liceo Alfredo Oriani di Ravenna. Gianluca Dradi, il dirigente scolastico protagonista della frase, è stato avvertito dai suoi collaboratori. E invece di far cancellare la frase, ha scelto di tenerla lì. Spiegando i motivi con un post su Facebook:

Ciò che offende non è la falsa attribuzione di una condizione, ma il fatto che uno studente del mio Liceo l’abbia pensata come a un’offesa. Non la farò cancellare: resti lì come una “pietra di inciampo” per l’intelligenza umana”, ha scritto. Scatenando decine di “like” e commenti.

Il dirigente scolastico ha pensato che quella fosse l’occasione giusta per dare un insegnamento ai suoi studenti. Al Corriere di Romagna, ha dichiarato: “Fra tutte le scritte che ci sono, all’inizio non me n’ero neanche accorto. Nella mia esperienza, ho notato che all’interno del tema del bullismo l’omofobia è un tratto ricorrente. Così, quando mi hanno fatto notare la scritta, invece che cancellarla, ho deciso di trarne spunto per un messaggio educativo. Molti studenti, vecchi e nuovi, mi hanno già dato il loro appoggio”





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Caso Supercoppa: i laici diritti delle donne nel pallone

Nel mondo islamico in generale le donne sono cittadini di secondo ordine, gli atei anche di terzo

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E così la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan si svolgerà all’insegna della misoginia, nella città saudita di Gedda, ma nessuno se ne era reso conto fino a quando non è uscito il comunicato ufficiale della Lega Serie A con le istruzioni per l’acquisto dei biglietti dal quale si evince inequivocabilmente che i settori migliori dello stadio, quelli più vicini al campo di gioco, saranno riservati ai soli uomini. Le donne potranno assistere alla partita accedendo ai settori alti per le famiglie. Parrebbe perfino da sole, almeno a leggere quanto dichiarato ufficialmente dall’ambasciata saudita, il che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quanti avevano capito che invece sarebbe stato richiesto a ogni donna di essere accompagnata dal marito. Come se fosse quello l’unico aspetto problematico, risolto il quale tutto sarebbe a posto.

Nel mondo islamico in generale le donne sono cittadini di secondo ordine, gli atei anche di terzo

Di aspetti problematici ce ne sono invece diversi, anche più di quelli al centro delle dichiarazioni succedutesi nei giorni scorsi. Il primo sta nel fatto che, nel momento in cui è stata scelta la località, non sia stata tenuta in considerazione la legislazione vigente in Arabia Saudita. Eppure lo sanno anche i sassi che nel mondo islamico in generale le donne sono cittadini di secondo ordine, gli atei anche di terzo ordine secondo il Freedom Of Thought Report, e sanno anche che la particolare situazione dell’Arabia Saudita è perfino peggiore che altrove. Solo pochi mesi fa tutti plaudivano alla revoca del divieto di guida per le donne, mentre oggi si considera traguardo storico l’sms che informa la donna di essere stata abbandonata dal marito, tanto per fare due esempi. Non è possibile che nessuno della Lega Serie A si sia reso conto che giocare a Gedda avrebbe significato accettare una discriminazione di genere, quindi la questione è stata “semplicemente” ritenuta secondaria. Esattamente come le tifose.

Ma chi si volta dall’altra parte di fronte a palesi discriminazioni, a violazioni dei diritti altrui, non è poi tanto migliore di chi quei diritti li viola in prima persona. La stessa Lega Serie A per questioni di interesse fa carta straccia dei valori di lealtà che dovrebbero contraddistinguere lo sport e di fatto avalla le politiche misogine saudite, scegliendo il loro regno e non un qualsiasi altro Stato. Tant’è che la bontà della scelta è stata rivendicata dallo stesso presidente della Lega, Gaetano Micciché, il quale ha fatto notare che l’Italia ha stretti rapporti commerciali con l’Arabia Saudita e già questo giustificherebbe l’operazione. «Il calcio fa parte del sistema culturale ed economico italiano e non può avere logiche diverse da quelle del Paese a cui appartiene» ha detto Micciché, in aggiunta alla dichiarazione secondo cui «il caso Khashoggi ha posto la scelta dell’Arabia Saudita sotto i riflettori e doverosamente la Lega Serie A si è interrogata su cosa fosse giusto fare».

In altre parole, i diritti delle donne non hanno mai rappresentato un problema di opportunità, il caso Kashoggi invece sì per via dell’eco mediatica. Adesso però c’è un nuovo caso che riguarda l’Arabia Saudita e stavolta una donna: Rahaf Mohammed al-Qunun, una diciottenne in fuga dalla famiglia e dal regime wahabita, diretta verso l’Australia ma attualmente bloccata nell’aeroporto thailandese di Bangkok. Il suo passaporto è stato ritirato da un ufficiale saudita durante il transito, attualmente la ragazza è sotto la supervisione dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati con il timore che possano rispedirla a casa, dove la sua vita sarebbe in serio pericolo dal momento che avrebbe dichiarato di aver abbandonato l’islam. Questo potrebbe rimettere “sotto i riflettori” la scelta dell’Arabia Saudita? La Lega Serie A potrebbe rivedere la sua decisione? Non c’è che da augurarselo.

Bilanciamento tra ciò che può essere tol­le­rato e i propri prin­cipi di rife­ri­mento

Il secondo degli aspetti problematici è il bilanciamento tra ciò che può essere tol­le­rato e i propri prin­cipi di rife­ri­mento, anche nella prospettiva di un ipotetico avvicinamento del fronte islamico, in questo caso, ai valori fatti propri degli Stati di diritto occidentali. Micciché ha parlato anche di questo: «Fino allo scorso anno le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo, da pochi mesi hanno accesso ad ampi settori dello stadio, che hanno iniziato a frequentare con entusiasmo, e noi stiamo lavorando per far sì che nelle prossime edizioni che giocheremo in quel Paese possano accedere in tutti i posti dello stadio». Probabilmente sarebbe stato meglio a questo punto attendere quel momento, con la consapevolezza che si sarebbe comunque giocato in una sorta di zona affrancata da tutto quello che succede normalmente al di fuori dello stadio, nelle strade di Gedda e di tutto il regno. Quello sarebbe stato un compromesso più accettabile che giocare adesso con solo una vaga possibilità che in futuro le cose possano migliorare, e con la sensazione che si stia cercando solo un enorme pretesto per giustificare il tutto.

Infine, l’aspetto politico e le dichiarazioni sul caso da parte di vari leader. Lo sdegno è stato pressoché unanime, il che dovrebbe essere un dato positivo se non fosse che a farne le spese è la coerenza. Netto il commento di Matteo Salvini, che annuncia l’intenzione di non voler guardare la partita e si chiede dove siano finite le femministe. Sullo stesso tono anche gli altri politici di destra, tra cui Giorgia Meloni che chiede: «Abbiamo venduto secoli di civiltà europea e di battaglie per i diritti delle donne ai soldi dei sauditi?». Non tengono conto, Salvini e Meloni, che i sauditi fanno esattamente quello che loro rivendicano di continuo: sostenere la propria cultura religiosa, le proprie radici. Per fortuna loro e nostra, il mondo occidentale di oggi è così come lo vediamo proprio grazie a chi ha lottato per ridimensionare le pretese del potere religioso. Quindi non grazie alla religione, ma nonostante la religione e la cultura tradizionalista. Se questa vicenda potrà finalmente far loro capire che i valori religiosi non sono spesso compatibili con quelli secolari, sarà tutto di guadagnato.

Se il rispetto viene sempre tributato e mai richiesto, allora oggettivamente c’è un problema

Da parte sinistra, Laura Boldrini è tra i primi a rispondere mettendo in guardia dal «barattare i diritti delle donne», seguita dall’ex ministro dello Sport Luca Lotti che ha invece dichiarato: «Chi ama il calcio rifiuta tutte le barriere culturali». Eppure Boldrini e altre donne di sinistra non si sono create problemi a indossare il velo, che ricordiamo è un simbolo di sottomissione, nelle loro visite alla moschea di Roma e in Iran. In quel caso non si trattava di barattare i diritti e la dignità delle donne? Si dirà che era solo una questione di rispetto, in particolare nel caso della visita di Boldrini che era a un luogo di culto, ma se il rispetto viene sempre tributato e mai richiesto, allora oggettivamente c’è un problema. Michelle Obama è riuscita ad andare nell’unico altro Paese che richiede il velo obbligatorio, guarda caso l’Arabia Saudita, senza indossarlo.

Di “ipocrisia dilagante” e di “polemica ridicola” parla invece il sottosegretario agli Esteri in quota cinquestelle Manlio Di Stefano in un post pubblicato sul blog del movimento. Di Stefano punta il dito contro chi, secondo il suo punto di vista, si starebbe accorgendo solo adesso della compressione delle libertà nei Paesi dove vige la sharia, nonché in tutte le società non laiche. Su questo punto non si può non essere d’accordo, sul fatto che ciò renda ridicola la polemica molto meno. È vero, come dice Di Stefano, che la Lega Serie A è un’associazione privata senza alcun mandato politico, ma questo non vuol dire che non si possano discutere le sue scelte, a maggior ragione quando queste scelte hanno inevitabilmente riflessi sull’opinione pubblica e sulle tifose italiane che vorrebbero andare a vedere la partita. A meno che non si voglia affermare il principio che le tifose valgono meno dei tifosi e che la Lega Serie A può infischiarsene di esse, subordinando le loro concrete possibilità di sostenere la propria squadra a un contratto di 21 milioni per complessive tre edizioni della manifestazione (ne seguiranno quindi altre due).

Non bisogna dimenticare che la partita dovrebbe anche essere trasmessa dalla Rai, che non è un’associazione privata come la Lega Serie A ma una concessionaria pubblica sottoposta alla vigilanza di un’apposita commissione bicamerale. Commissione il cui presidente, Alberto Barachini, ha invitato l’azienda a porre attenzione sui contenuti trasmessi, che dovrebbero sempre riflettere i principi costituzionali e i diritti umani. Sarebbe anche ora. Magari a partire proprio da un ridimensionamento del dilagante clericalismo, come fatto notare più volte dall’Uaar, anche alla stessa Vigilanza quando il presidente era Roberto Fico.





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Circoncisione in casa a Monterotondo: muore bambino di due anni

Il gemello grave in ospedaleCirconcisione in casa a Monterotondo: muore bambino di due anni, il gemello grave in ospedaleEntrambi sono di origine nigeriana come il sedicente medico che avrebbe praticato l’intervento. L’uomo è stato fermato

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Un bambino di due anni è morto e il suo gemello è ricoverato in gravi condizioni in ospedale dopo essere stati sottoposti ad una circoncisione rituale in casa. È accaduto a Monterotondo, vicino a Roma.

Il bambino morto e l’altro ricoverato sono di origine nigeriana.  A praticare l’operazione sarebbe stato un sedicente medico, di origine nigeriana, che in queste ore viene sentito dagli investigatori. Secondo una prima ricostruzione la pratica è stata eseguita prima su un bimbo e poi sull’altro: quando le condizioni dei due sono apparse gravi è scattato l’allarme ed è stato allertato il 118.

Per uno dei due bimbi però non c’è stato nulla da fare perchè aveva già perso molto sangue.





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5 star review  Difficile spiegare per me.Ho conosciuto i Bambini di Satana tramite mio figlio e ho trovato tanti argomenti interessanti,a volte scomodi,che i perbenisti non affrontano.Grazie ragazzi

thumb Susy Barini
12/30/2017

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