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La Procura di Udine dà ragione a Rete Lenford e riconosce che il Prefetto non può cancellare le trascrizioni

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La Procura di Udine dà ragione a Rete Lenford e riconosce che il Prefetto non può cancellare la trascrizione nei registri dello stato civile del matrimonio avvenuto all’estero, anche se non ravvisa la commissione di reati da parte del Prefetto, per l’impossibilità di riconoscere il dolo nelle fattispecie di reato prese in considerazione.

Secondo la Procura il Prefetto autonomamente non ha e non aveva compiti “sostanzialmente” abrogativi. Né poteri di cancellazione, che spettano per legge solo all’Autorità Giudiziaria e conclude affermando che «la Circolare del Ministro Alfano prima e l’intervento del Prefetto poi non appaiono corretti sotto il profilo giuridico, perché vanno a ledere prerogative e compiti della Procura delle Repubblica ex art. 75 dell’ordinamento giudiziario».

Afferma la Procura: «Spiace però dover riconoscere che l’intervento [di cancellazione operato dal Prefetto] non appare conforme a legge: ne deriva che i ricorrenti – per questo profilo – sembra abbiano ragione». Infatti, continua la Procura, la legge conferisce al Prefetto precisi poteri sui registri dello Stato civile «ma non legittima né ammette un ruolo così autoritario e di simile “prevaricazione” del Prefetto, quale quello nel caso di specie». Per la legge italiana «Il dominus dello stato civile è e resta il Sindaco […] le cui prerogative possono essere corrette solo attraverso un procedimento giurisdizionale ad opera del Giudice». La Procura considera che «Anche semplicemente sul piano sistematico va constatato infatti che se al rifiuto dell’ufficiale di stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione, di eseguire una trascrizione, un’annotazione o altro adempimento il cittadino può rivolgersi al Tribunale, analogamente deve valere nel caso opposto e cioè nel caso in cui una eseguita trascrizione dall’Ufficiale di stato civile sia stata fatta, ma la si ritenga invece errata o contraria all’ordine pubblico. Riprova ne è che la Autorità amministrativa per tentare di legittimare il proprio intervento presso il Comune ha dovuto necessariamente andare a cercare supporto da altre fonti normative (diverse cioè da quelle dello stato civile), ma così facendo ha “forzato” il dato normativo di riferimento, che infatti non è qui applicabile». La Procura di Udine spiega e conclude che il riferimento che il Prefetto, e prima il Ministro, hanno fatto alla legge in materia di procedimento amministrativo (art. 21 nonies della legge 241 del 1990) «per rinvenire legittimazione al suo intervento, non sia applicabile al caso di specie», in quanto «la trascrizione operata dall’Ufficiale di stato civile non è per nulla un provvedimento amministrativo, ma è una mera, se pur giuridicamente significativa, attività dichiarativa ed attestativa». Secondo la Procura anche volendo supporre la natura dell’intervento sostitutivo del Prefetto come residuale, esso «non troverebbe valida giustificazione nel caso in esame, atteso che la normativa sullo stato civile è di per sé ampiamente circoscritta e compiutamente definitiva in ogni suo aspetto, anche procedurale».

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Secondo la Procura, il Regolamento di stato civile «parrebbe impedire un intervento unilaterale e così autoritario sulle prerogative dell’Ufficiale dello stato civile». La Prefettura di Udine era stata avvertita dal Comune che solo l’Autorità giudiziaria «avrebbe potuto ordinare la cancellazione di un atto indebitamente registrato, ma la nota è rimasta inascoltata da parte del Prefetto medesimo». La Procura, esclusa la rilevanza penale, conclude affermando di sentire il «dovere» di esaminare l’intera vicenda ai sensi delle leggi vigenti portandola all’attenzione del Tribunale.

“Con l’esposto penale segnalavamo l’assoluta inesistenza di un potere in capo ai prefetti di annullare gli atti di trascrizione” dichiara la neo eletta Presidente dell’Associazione Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI avv. Maria Grazia Sangalli, eletta sabato scorso e subentrata nella presidenza all’avv. Antonio Rotelli “e il fatto che con la Circolare Alfano si stava determinando una indebita invasione delle prerogative dei giudici. La Procura ha ritenuto infondata la notizia di reato, ma ha riconosciuto la fondatezza di tutte le ragioni in diritto da noi sostenute. Spetterà ora, comunque, al GIP di decidere in merito alla richiesta di archiviazione”.

 

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Sindone, le macchie di sangue sono irrealistiche

Un’indagine dell’Università di Liverpool e del Cicap condotta con moderne tecniche forensi alla Csi mostra come almeno la metà delle macchie di sangue sulla Sindone siano probabilmente false: nessuna posizione del corpo le giustificherebbe

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Sindone: prova di morte e resurrezione di un uomo? I dubbi della comunità scientifica continuano ad accumularsi. Oggi a sostenere che il telo di Torino – che secondo la tradizione cristiana ha avvolto il corpo di Gesù Cristo dopo il martirio – sia un falso medievale a scopo artistico o didattico si aggiunge la ricerca di Matteo Borrini, dell’università di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, del Comitato per il Controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze (Cicap). Con tecniche forensi alla Csi i due ricercatori hanno provato a replicare la formazione delle presunte macchie di sangue evidenti sul lino della Sindone, ma, concludono, molte di esse sono completamente irrealistiche. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Journal of Forensic Sciences.

Lo studio rappresenta il primo vero esperimento di analisi delle macchie di sangue sulla Sindone, con l’obiettivo non di trovarne una spiegazione ma di capire il comportamento del sangue che fuoriesce dalle ferite di un uomo crocifisso, come quello impresso sul telo di Torino.

“Non abbiamo analizzato la sostanza che ha formato le macchie, ma abbiamo voluto verificare come potrebbero essersi formate sulla figura della Sindone”

, ha spiegato all’Ansa Borrini.

Per farlo i ricercatori hanno simulato in prima persona (con Garlaschelli come modello) la crocifissione: le varie ferite, le diverse possibili posizioni del corpo sia sulla croce sia nel sepolcro, con sangue vero e artificiale, fino a ricorrere a differenti tipologie di legno.

I diversi esperimenti condotti hanno portato gli autori a concludere che di tutte le macchie di sangue visibili sulla Sindone, quelle compatibili con verosimili posizioni assunte da un corpo crocifisso sono quella della ferita al torace e quelle sugli avanbracci, che “indicano che le braccia erano molto estese verso l’alto, in una posizione superiore a 45 gradi”.

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(foto: M. Borrini e L. Garlaschelli, Journal of Forensic Sciences)

 

Se però guardiamo alle tracce evidenti sui polsi e soprattutto alla cintura di sangue nella regione lombare dell’uomo della Sindone, non si trovano giustificazioni con nessuna posizione del corpo, né sulla croce né nel sepolcro, sostengono Borrini e Garlaschelli.

In particolare le macchie di sangue della regione lombare, che si ipotizzava potessero essere il risultato di una fuoriuscita di sangue dalla ferita toracica post mortem, quando il corpo fosse stato deposto supino nel sepolcro, sono totalmente irrealistiche e secondo i ricercatori assomigliano di più “a un segno fatto in modo artificiale con un pennello o un dito”“Le nostre prove su un manichino”, ha spiegato Borrini, “hanno mostrato che in questo caso il sangue non arriverebbe nella regione delle reni, ma si accumulerebbe nella regione della scapola“.

sindone

(foto: M. Borrini e L. Garlaschelli, Journal of Forensic Sciences)

Le conclusioni raggiunte da Borrini e Garlaschelli, insomma, avvallano le evidenze ottenute con analisi chimiche e la datazione al radiocarbonio alla fine degli anni ’80, che facevano risalire il telo di lino all’epoca medievale.

 
  

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«Mamma, mi piacciono i maschi»: bambino di 10 anni ucciso di botte dalla madre

Torturato e massacrato dalla madre, il bambino è deceduto in ospedale

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Massacrato e ucciso di botte a 10 anni dalla madre, con l’aiuto del fidanzato, perché avrebbe confessato di essere gay. Una storia tremenda al quale si aggiungono dettagli ancora più cruenti avvenuta nella California del Sud. Il piccolo, Anthony Avalos, sarebbe stato maltrattato davanti agli occhi dei suoi fratellini più piccoli, costretti anche loro a picchiare e a lottare con lui.

Anthony aveva detto alla madre che gli piacevano sia le ragazze che i ragazzi. Una frase che avrebbe scatenato la rabbia della donna. Numerosi gli abusi trovati sul corpo del bimbo, morto in ospedale. Segni di sigarette spente sul volto, ferite sulla testa e lividi su tutto il corpo.

La tortura includeva anche sbattere il bambino sul pavimento della camera da letto, frustandolo con una cintura e un cordino, versandogli in bocca della salsa bollente e vietandogli di usare il bagno. Secondo il NYPost, se condannati, la madre di Anthony rischia fino a 22 anni di carcere nella prigione di stato. Mentre il suo fidanzato potrebbe essere condannato a 32 anni.

 
  

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Il governo Conte ha partecipato alla cerimonia per il quinto anno di pontificato di Papa Francesco

Nessun cambiamento anche col nuovo governo in merito alla laicità istituzionale. L’Italia è un Paese laico ma continua a mantenere un atteggiamento teocratico

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Erano presenti il presidente del consiglio Giuseppe Conte e diversi ministri dell’attuale esecutivo, come Alfonso Bonafede (Giustizia), Giovanni Tria (Economia), Elisabetta Trenta (Difesa), nonché la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Il vicepresidente e ministro del Lavoro Luigi Di Maio è arrivato in chiusura perché impegnato nella registrazione di un programma televisivo, mentre l’altro vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha presenziato a causa di impegni istituzionali.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana

Il senatore Andrea De Bertoldi (Fratelli d’Italia) ha annunciato la presentazione di un progetto di legge per vietare la trascrizione degli atti di nascita dei figli delle coppie omosessuali. Proprio su questo tema FdI ha inoltre interpellato il governo durante un question time alla Camera: in questo caso il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha risposto a nome del ministero dell’Interno che il prefetto non può annullare queste trascrizioni.

La sindaca di Coriano (RN), Domenica Spinelli, si è rifiutata di far registrare all’anagrafe due figli di una coppia omosessuale. La stessa prima cittadina ha partecipato a una conferenza stampa promossa da gruppi integralisti, con i senatori Maurizio Gasparri (Forza Italia), Simone Pillone (Lega), Isabella Rauti (Fratelli d’Italia), Andrea De Bertoldi (Fratelli d’Italia), il deputato Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia).

Nel reparto di ginecologia e nel consultorio familiare pubblico dell’ospedale di Caltagirone (CT) sono presenti volantini e locandine di gruppi anti-aborto.

La redazione UAAR

 
  

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