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La riscossa laica e civile parte dal liceo Giulio Cesare

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Non si è ancora conclusa la vicenda che riguarda gli opuscoli anti omofobia, quelli realizzati dall’Unar e prontamente bloccati dopo l’intervento di Bagnasco, ed ecco che la scuola diventa nuovamente oggetto di contestazione per i professionisti della reazione. Stavolta, però, il teatro di scontro non è la scuola come istituzione, ma un liceo in particolare: il Giulio Cesare di Roma, dove gruppi di estrema destra hanno manifestato contro un’iniziativa da loro stessi definita “omosessualista”.

A raccontare in dettaglio come sono andate le cose è lo stesso Dirigente Scolastico, Micaela Ricciardi, in un comunicato pubblicato sul sito dell’istituto. Prima delle vacanze dello scorso dicembre due docenti, nell’ambito di un percorso didattico, assegnano a due quinte ginnasio la lettura del libro Sei come sei di Melania Mazzucco. Il libro, poi discusso in classe a gennaio, narra la storia di una ragazzina cresciuta con i suoi due papà, una coppia omosessuale, e dello sconvolgimento della sua vita a seguito della morte di uno dei due. Un libro che parla dunque di famiglia, ma che parla anche di discriminazione e di bullismo in chiave omofoba. Decisamente opportuno in un contesto formativo, a meno che di discriminazioni e bullismi non si faccia una ragione di vita. Due genitori si recano tuttavia dalla preside per esprimere i propri dubbi sull’opportunità dello studio di quel testo, ma vengono rassicurati e la cosa finisce lì. Per il momento.

 

Un li­bro che par­la dun­que di fa­mi­glia, ma che par­la an­che di di­scri­mi­na­zio­ne

 

A fine aprile arriva la notizia che due associazioni antiabortiste, Giuristi per la Vita e Pro Vita Onlus, hanno presentato in Procura una denuncia per pubblicazione oscena e corruzione di minorenne, contestando strumentalmente un passo del libro in cui si fa riferimento esplicito a un atto sessuale. Il caso a questo punto esplode. Lotta Studentesca, gruppo vicino a Forza Nuova, espone davanti alla scuola uno striscione con la scritta “maschi selvatici, non checche isteriche”, il tutto condito con scenografici fumogeni gialli, e il caso balza agli onori della cronaca. Sicuramente maschi, i militanti di LS, visto che almeno nelle foto pubblicate non si vede nessuna ragazza, e altrettanto sicuramente selvatici, di questo non possiamo che dargli atto. Non si può definire diversamente chi, di fatto, incita all’odio omofobo.

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In un primo momento dal coro si odono prevalentemente voci di condanna. Insorgono i genitori cattolici del Moige, associazione che non ha mai nascosto la propria avversione all’omosessualità, parlando di “violazione del patto di corresponsabilità genitori-scuola”. Dello stesso avviso il sottosegretario ciellino Toccafondi, che intervistato da Radio Vaticana lamenta una battaglia ideologica giocata sulla pelle dei ragazzi e senza il dovuto coinvolgimento dei genitori, e anticipando che la questione sarà approfondita. Eppure non risulta che le idee dei ragazzi siano state in qualche modo orientate. Anzi, dal racconto della dirigente si evince che il dossier fornito per il tema in classe, alternativo ad altri temi, conteneva articoli sulle posizioni di Papa Francesco, Angelino Alfano e Maria Cecilia Guerra. Quello affrontato dal libro della Mazzucco, poi, è un argomento sempre attuale, su cui i ragazzi possono e debbono dire la loro, in un clima di aperto confronto e nel rispetto dei diritti di tutti. Perché è questo il ruolo della scuola: educare alla tolleranza, al riconoscimento dei diritti del prossimo. Esattamente il contrario di quanto avviene nell’ora concordataria di catechismo, a riguardo della quale non risultano analoghe prese di posizione né dal Moige, né da Toccafondi.

Si  sen­ti­va ve­ra­men­te la man­can­za di un so­ste­gno isti­tu­zio­na­le alla lot­ta con­tro omo­fo­bia e bul­li­smo

 

Passa qualche ora e cominciano ad arrivare anche le prese di posizione a sostegno dei docenti e di tutta la scuola, che nel frattempo ha fatto quadrato attorno a loro. Arriva naturalmente quella della scrittrice Mazzucco, quelle delle associazioni Lgbtiq. Arrivano anche quelle meno scontate, da parte dell’Associazione Nazionale Presidi, dalla Federazione degli studenti, perfino sotto forma di striscione di risposta nel caso del liceo romano Manara (bravi!). Arrivano infine anche quelle istituzionali, dal comune di Roma come dalla Regione Lazio, fino a quella pesantissima della ministra Giannini che, di fatto, sconfessa il suo sottosegretario. Sconfessione che era mancata nel caso degli opuscoli Unar, dove sembrava invece che Toccafondi, forte dell’esperienza sotto il governo Letta e del sostegno delle gerarchie ecclesiastiche, avesse preso le redini del ministero.

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Alla fine, il ministero ha chiuso il caso. Non ci sarà nessuna sanzione perché tutto si è svolto nel rispetto degli alunni e della libertà dei docenti. 

Si sentiva veramente la mancanza di un sostegno istituzionale alla lotta contro omofobia e bullismo, temi che stanno alla base degli opuscoli Unar la cui pubblicazione, tuttora, è rinviata a data da destinarsi. A questo punto, perché non sbloccare quella questione e favorire finalmente la diffusione del germe della tolleranza? Sarebbe senz’altro il giusto coronamento di una vicenda partita male e risoltasi nel giusto verso. Se poi Toccafondi prendesse atto della disparità di vedute con la ministra e decidesse di dimettersi, noi non ci lamenteremmo di certo.

La redazione

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Sinti, nomade o rom? Il modulo per l’iscrizione a scuola scatena la polemica

Il modulo, consegnato ai genitori degli alunni della scuola elementare di Fossò, in provincia di Venezia

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L’ennesima vergogna: per iscriversi alla scuola elementare bisogna specificare la propria etnia, ovvero se si è sinti, rom, nomade o camminante. Il modulo, consegnato ai genitori di Fossò (Ve), ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione vicino a Rifondazione comunista. L’accusa: “E’ un abuso, una discriminazione gravissima”.

L’isitituto si difende: “Serve per favorire l’integrazione”. Ma è una spiegazione inaccettabile.

Della polemica parlano i giornali veneti dopo che il modulo, distribuito da tempo, è stato oggetto di valutazione da parte dei genitori interessati alla “domanda”, che hanno deciso di rendere pubblica la vicenda anche sui social network.
La scuola è nel Veneziano ma a far scattare la protesta sono stati genitori che vivono nel Padovano e che, attraverso, chi li assiste, ritengono che solo per loro ci sia questa “specifica”. Per questo i legali dello Sportello Sociale / Gap – Padova sono al lavoro, perché si potrebbe trattare di “un abuso e una discriminazione gravissima”.
Peraltro, sul modulo è richiesta anche la cittadinanza con una casella per “italiano” e uno spazio per specificare, se straniero, la nazionalità di origine, così come le vaccinazioni effettuate ed altri dati personali.
Mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, Rifondazione respinge le motivazioni addotte dall’istituto e rileva che il modulo “va immediatamente ritirato perché va contro la Costituzione, la legge Mancino e le normative europee che vietano qualsiasi censimento”.





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Globalist

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Più soldi di tutti alla scuola di tutti, quella pubblica

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi»

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La presentazione del secondo rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia, a cura di Openpolis e Con i bambini, sottolinea la necessità di maggiori investimenti negli asili nido (fascia di età 0-3 anni) e nelle scuole dell’infanzia (fascia d’età 3-5 anni). Nonostante il nostro Paese risulti sotto la media Ocse in termini di percentuale del Pil speso per l’istruzione della prima infanzia, la politica insiste su ragioni di risparmio e sulla conseguente e presunta necessità di destinare soldi pubblici alle scuole private paritarie, in larga parte di orientamento religioso.
Costituzione alla mano, vi è una differenza fondamentale tra l’asilo nido e la scuola dell’infanzia. Il primo è un servizio, sicuramente importante, mentre la seconda è scuola. E come tale è un dovere costituzionale che lo Stato la garantisca.

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Non c’entra nulla che non sia scuola dell’obbligo. È un dovere della Repubblica istituirla ove vi sia richiesta, gratuita e statale. È facoltativo per le famiglie chiedere che i figli la frequentino. Si pensi alla quarta e alla quinta superiore: non è scuola dell’obbligo, ma non s’è mai visto un liceo statale che si ferma alla terza superiore.

Eppure da quando la legge clericale 62/2000 ha reso possibile il finanziamento pubblico alle scuole private – legge voluta dal secondo governo D’Alema, ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer -, destra e sinistra hanno fatto in modo che l’istituzione di scuole statali dell’infanzia statali venisse frenata, e che soldi pubblici venissero dirottati su scuole paritarie che in larga misure sono scuole-parrocchia. Fu esplicito nel 2014 Luca Zaia, governatore del Veneto: «Il governo ci vorrebbe più impegnati nella costruzione di asili pubblici. Noi diciamo che questa è la nostra storia e che non ci sono alternative alla operosità sociale delle Comunità cristiane, parrocchiali e congregazionali».

Fu altrettanto esplicita la rossa Bologna, che pur sconfitta nel referendum comunale del 2013 da un 60% di cittadini che chiedevano di destinare i fondi comunali alle scuole pubbliche fino all’esaurimento delle liste d’attesa, confermò invece il finanziamento di un milione di euro alle scuole paritarie, quasi tutte cattoliche. E non è da meno l’attuale esecutivo: quello che si definiva “del cambiamento”, ma che continua come i governi precedenti a stanziare mezzo miliardo l’anno per le scuole private paritarie. Ancora maggiore è il contributo totale che le amministrazioni locali devolvono alle scuole paritarie: l’inchiesta dell’Uaar icostidellachiesa.it quantifica che solo quelli per scuole cattoliche o che si ispirano alla morale cattolica ammontino a 500 milioni l’anno.

Le scuole private sopravvivevano anche prima di iniziare a ricevere contributi pubblici, grazie alle rette e a sponsor privati, e avevano sostanzialmente lo stesso numero di studenti che hanno adesso. La ricetta per contrastare la povertà educativa minorile in Italia? Recuperare questi fondi, aggiungerne altri e destinarli esclusivamente alla scuola di tutti, a una scuola laica, pubblica e all’avanguardia. Iniziando dalle scuole dell’infanzia statali ovunque vi sia richiesta. Come Costituzione comanda, come comandano ragione e laicità.





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UAAR

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“Simpatie per coprofagi” Multa per diffamazione alla dottoressa Silvana De Mari

La dottoressa Silvana De Mari condannata per diffamazione: aveva detto che il circolo gay era simpatizzante di “pedofilia, necrofilia e coprofagia”

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Arriva un’altra condanna per diffamazione per Silvana De Mari, la dottoressa torinese già nella bufera per aver sostenuto che l’omosessualità è contronatura.

Stavolta il medico dovrà risarcire il circolo “Mario Mieli” di Roma di cui aveva parlato in un’intervista al quotidiano La Croce. “Il circolo LGBT di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia”, aveva detto, “Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia“.

Ora il tribunale di Torino ha condannato la De Maria a pagare una multa di mille euro, più il risarcimento dei danni – non ancora quantificati – e le spese legali. “Sono felice che questa notizia arrivi mentre una nutrita delegazione del Circolo Mario Mieli e di numerosissime altre realtà LGBT+ italiane, si trova a New York per il grande World Pride”, dice Sebastiano Secci, presidente dell’associazione, “Quella notte di 50 anni fa le ragazze di Stonewall ci hanno insegnato a dire basta ai soprusi e alle umiliazioni ricevute, questa condanna è figlia di quegli insegnamenti”.





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