Contattaci

Medicina

La risposta della Società italiana di virologia a Report

Pubblicato

il

La polemica nasce da una puntata di Report su Rai 3, dedicata all’efficacia e agli effetti collaterali del vaccino contro il papilloma virus umano ( #Hpv ). Le proteste di scienziati e medici hanno portato la Società italiana di virologia a diramare una risposta al servizio, bollato come poco scientifico. Ecco che cosa hanno scritto.

La trasmissione Report riguardante il #vaccino contro il papilloma virus, andata in onda ieri in prima serata su Rai 3, ha rappresentato un grave atto di disinformazione. La Società italiana di virologia (Siv-Isv) stigmatizza le affermazioni sconcertanti di alcuni medici, ricercatori e soggetti vaccinati relative all’ancora non documentata efficacia antitumorale del vaccino e a supposti effetti collaterali dello stesso, non riconducibili a una precisa patologia sindromica caratterizzata a chiari nessi eziologici. La correlazione tra li effetti collaterali del vaccino, che nel servizio televisivo venivano attribuiti all’adiuvante chimico e ad altri potenziali contaminanti metallici, è smentita da ricerche approfondite e da studi effettuati centinaia di migliaia di pazienti.

Le evidenze scientifiche – riflesse nelle linee guida che la Società italiana di virologi ha emesso recentemente, dopo un convegno scientifico al quale hanno partecipato i più autorevoli studiosi mondiali di questa materia – mostrano in maniera inoppugnabile come il vaccino anti-Hpv sia dotato di un ottimo profilo di sicurezza e di una straordinaria efficacia nel ridurre in maniera drammatica l’incidenza dell’infezione da Hpv e delle lesioni precancerose nei vaccinati. Queste condizioni sono entrambe necessarie per lo sviluppo del cancro del collo dell’utero e di altre neoplasie quali quelle dei distretti testa-collo, vulvovaginale e anale, come dimostrato da una serie di ricerche culminate con l’assegnazione del premio Nobel per la medicina nel 2008.

È francamente incomprensibile, proprio nel momento in cui stiamo vivendo la recrudescenza di malattie prevenibili ed eradicabili dai vaccini come il morbillo e la rosolia, che da un lato lo Stato impegni le sue risorse per sostenere le vaccinazioni e per informare correttamente la popolazione e dall’altro finanzi con i nostri soldi (canone tv) un servizio pubblico che mette sullo stesso piano la verità scientifica e ipotesi aleatorie. Ciò non può che generare paure immotivate, spingendo gli ascoltatori verso scelte pericolose per la propria salute e per tutta la comunità.

La Società italiana di virologia ribadisce che il vaccino contro il virus del papilloma è dotato di un profilo di altissima sicurezza e di estrema efficacia. Questo, come il vaccino contro il virus dell’epatite B, è in grado di prevenire non solo una malattia contagiosa gravata da elevata morbosità e costi sociali, ma anche il cancro che consegue all’infezione virale cronica.

La Siv-Isv auspiva che gli organi competenti sappiano promuovere e sostenere nel nostro Paese una corretta informazione su di un tema socialmente, culturalmente e scientificamente rilevante come quello dei vaccini e vogliano impedire il ripetersi di episodi di disinformazione, come quello andato in onda ieri sera.



Licenza Creative Commons




 

Crediti e Fonti :

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Clicca per commentare

Leave a Reply



Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Medicina

Il vero problema dell’Organizzazione mondiale della sanità

Ritardi, errori e dietrofront: l’Oms è sotto tiro per la gestione della pandemia. Ma a ben guardare ha poche colpe. E oggi ne abbiamo più bisogno che mai, anche se sopravvive con un budget ridicolo e non ha potere sugli Stati

Pubblicato

il

L’Oms è un baraccone che va smontato e rifatto da capo”, ha sentenziato il virologo Andrea Crisanti. In un tweet il collega Roberto Burioni l’ha definita “sempre più deludente”. E se il vicepremier nipponico Taro Aso l’ha ribattezzata con sarcasmo “Organizzazione cinese della sanità”, il Wall Street Journal ha preferito l’epiteto “Disinformazione mondiale della sanità sul coronavirus”. Chiamatela come volete, ma un fatto è certo: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è sotto accusa per come ha gestito la pandemia di Covid-19 e rischia di uscirne con le ossa rotte. Martedì Donald Trump ha formalizzato il ritiro degli Stati Uniti, finora il principale finanziatore dell’agenzia, che da tempo deve fare i conti con un budget risicato. Il destino dell’Oms si fa sempre più incerto proprio in un momento in cui avremmo bisogno di una guida affidabile per coordinare gli sforzi globali contro la pandemia, che ormai viaggia al ritmo di oltre 200mila nuovi contagi al giorno.

Le accuse di Trump

In questi mesi le critiche all’agenzia guidata da Tedros Adhanom Ghebreyesus sono state feroci e su più fronti. In primis il ritardo nel rispondere all’emergenza, con la dichiarazione di pandemia arrivata solo l’11 marzo, quando ormai Sars-Cov-2 aveva contagiato oltre 100mila persone in mezzo mondo, a cui si aggiunge l’accusa di aver ignorato per settimane le prime evidenze sulla trasmissione da persona a persona. Quindi il biasimo per aver fornito informazioni contraddittorie sulle misure da adottare (le mascherine? inutili, necessarie, raccomandate, boh). Infine l’insinuazione di essere filocinese, con Tedros intento a lodare la trasparenza del governo di Pechino mentre, a detta dell’amministrazione americana (e non solo), la Cina cercava di insabbiare ciò che stava realmente accadendo a Wuhan.

Anziché occuparsi di salute pubblica, l’Oms si sarebbe così lasciata invischiare in faccende politiche. Ma da che mondo è mondo, ogni epidemia è anche una faccenda politica. Negarlo sarebbe davvero ingenuo: la diplomazia internazionale fa parte del gioco, tanto più che l’Oms ha le mani legate. Rispetto ad altri organismi delle Nazioni Unite, come per esempio l’Organizzazione mondiale del commercio, non può fare la voce grossa con gli Stati che non rispettano gli accordi perché, oltre a dipendere dai loro finanziamenti, non ha alcuna autorità sulle decisioni dei governi nella gestione dell’emergenza.

Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus (foto: FABRICE COFFRINI

L’Oms non può neppure fare ispezioni, perciò accusare Tedros di essersi recato a Pechino solo in febbraio non alcun ha senso, visto che senza invito non avrebbe potuto mettere piede nel Paese. L’unico strumento a disposizione per convincere un governo riluttante a cooperare è la diplomazia. Se avesse infatti accusato pubblicamente la Cina di scarsa trasparenza o avesse dato del bugiardo a Xi Jinping, difficilmente avrebbe ottenuto quelle informazioni sul nuovo coronavirus di cui il mondo aveva disperato bisogno. Può piacere oppure no, ma è così che funziona.

Decidere nell’incertezza

L’Oms è abituata alle critiche perché diventa un facile bersaglio durante ogni epidemia. In modo alterno, viene accusata di sovrastimare il rischio e fare allarmismo, come accadde durante la pandemia di influenza suina del 2009, oppure, al contrario, di sottostimare la minaccia e agire in ritardo, come è successo con l’epidemia di ebola del 2014. È duramente criticata sia se sconsiglia i viaggi internazionali, come fece nel 2003 con la Sars, sia se si astiene dal farlo, come succede oggi. Come fa, sbaglia. E si tratta di decisioni sempre molto difficili, sia perché devono essere prese in condizioni di enorme incertezza, sia perché hanno rilevanti conseguenze sanitarie, economiche e politiche. E siccome in una situazione di emergenza le scelte non possono essere rimandate, l’unico modo per gestire l’incertezza che predomina nelle fasi iniziali di qualsiasi epidemia è sbilanciarsi dalla parte della sicurezzaBetter safe than sorry, dice il proverbio inglese: meglio eccedere nelle precauzioni che doversi scusare per non avere fatto abbastanza.

Non sempre l’Oms ha avuto il coraggio necessario, ma non ha mai sminuito il rischio, né la possibilità che il mondo dovesse affrontare lo scenario peggiore. Se talvolta ha preso posizione con ritardo, è stato probabilmente per un eccesso di cautela diplomatica. È sempre un errore, certo. Ma nel complesso l’Oms resta un faro nella comunicazione del rischio: ha saputo tenerci informati in modo trasparente, puntuale, articolato, senza mai negare l’incertezza e con il necessario grado di empatia. Considerando la sfilata di premier negazionisti che ci è passata sotto gli occhi – da Xi Jinping a Donald Trump, da Jair Bolsonaro a Boris Johnson – lunga vita all’Oms…

Uno tsunami di articoli scientifici

E che dire dei continui ripensamenti sui comportamenti da adottare? L’ultimo episodio riguarda la lettera firmata da 239 scienziati per invitare l’Oms a rivedere le linee guida sul contagio per via aerea che, secondo i firmatari, oltre alle goccioline di muco e saliva espulse con tosse o starnuti, può essere causato anche dall’aerosol emesso parlando o respirando. Su quest’ultima via di trasmissione, lamentano gli esperti nella lettera, l’Oms non ha ancora recepito le nuove evidenze scientifiche. Attendere evidenze consolidate è un caposaldo della comunicazione scientifica in tempo di pace, ma in emergenza rischia di ritardare l’assunzione di misure precauzionali importanti. Una decisione non senza conseguenze, visto che includere l’aerosol tra le principali vie di contagio significherebbe raccomandare l’uso delle mascherine negli ambienti chiusi anche quando la distanza di sicurezza è rispettata, a partire dalle scuole e dagli ambienti di lavoro.

Il fatto è che le conoscenze evolvono e le evidenze scientifiche si rafforzano nel corso del tempo. Sei mesi fa non sapevamo neppure dell’esistenza di Sars-Cov-2, subito dopo la pandemia ha scatenato una corsa senza precedenti tra i laboratori di ricerca di tutto il mondo. La rivista Science non esita a parlare di “uno tsunami di articoli scientifici” che cresce al ritmo di oltre 5mila alla settimana, rendendo umanamente impossibile persino riuscire a leggerli tutti. Lavori non sempre solidi, spesso contradditori e ormai annunciati ai media prima ancora di essere pubblicati, talvolta persino prima di condividere le bozze preliminari sugli archivi online come medRxiv e bioRxiv che offrono il libero accesso ai cosiddetti pre-print.

Di fronte al continuo evolvere delle conoscenze, le raccomandazioni sanitarie non possono che adeguarsi, seppure con il tempo necessario a vagliare quest’incredibile mole di pubblicazioni. Il problema non è che l’Oms cambia le sue posizioni; saremmo nei guai se non lo facesse. Il problema è semmai la nostra incapacità di accettare l’incertezza come un elemento costitutivo delle situazioni di emergenza, con cui dovremmo invece imparare a venire a patti.

La querelle sugli asintomatici

Prendiamo la polemica forse più eclatante che nelle ultime settimane ha investito l’Oms, quella sugli asintomatici. Il caso è scoppiato l’8 giugno quando, a margine di una conferenza stampaMaria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell’Oms, si è lasciata sfuggire che la trasmissione del coronavirus da persone asintomatiche sarebbe “molto rara”. Apriti cielo. Ma come? –  si sono chiesti in molti senza nascondere l’indignazione – il fatto che anche le persone che non manifestano sintomi possano essere contagiose è proprio un tratto distintivo e ben consolidato della Covid-19.

Maria Van Kerkhove, Technical Lead dell’Oms (foto: AFP via Getty Images)

Il polverone ha costretto Van Kerkhove a spiegarsi meglio, invocando l’equivoco. In effetti, l’esperta dell’Oms stava rispondendo a una domanda di un giornalista quando ha fatto riferimento a un particolare nucleo di studi, non esaustivi delle conoscenze sul contagio da parte degli asintomatici, che come ben noto non è affatto raro. Insomma, non era quello che voleva dire Van Kerkhove, tanto meno era la posizione dell’Oms sugli asintomatici.

C’è però anche il fatto che, usando il termine asintomatici, Van Kerkhove si riferiva a persone che non sviluppano mai i sintomi; con lo stesso termine, tuttavia, spesso si indica una platea più vasta che comprende anche chi sviluppa solo sintomi lievi (paucisintomatici) e chi sviluppa i sintomi nei giorni seguenti (presintomatici). Una babele che affligge anche molti studi scientifici e che rende difficile persino confrontare le ricerche. Al punto che il ruolo degli asintomatici non è affatto chiaro come si vuol far credere: se infatti è ben documentato che le persone senza sintomi possono trasmettere il contagio, non è chiaro quanto spesso accada o che peso abbiano i pre-sintomatici.

Di sicuro è stato uno scivolone comunicativo di cui avremmo fatto volentieri a meno. Forse un incidente comprensibile, considerata la pressione a cui da mesi sono sottoposti i funzionari dell’Oms. Comunque niente che possa competere con quello che abbiamo ascoltato da diversi politici e scienziati: dall’improbabile definizione Rt dell’assessore lombardo Giulio Gallera, all’abitudine di mangiare topi vivi attribuita alla comunità cinese dal governatore del Veneto Luca Zaia, fino alle rassicurazioni inopportune dei nostri luminari: è solo un’influenza, il rischio in Italia è zero, il virus è clinicamente scomparso. E giusto perché non credere che il problema affligga solo il Bel Paese, niente può eguagliare la folle idea di iniettarsi disinfettanti in vena proposta da Trump.

In ogni caso, che l’infelice espressione di Van Kerkhove sia stata un equivoco o un passo falso, come lasciarsi sfuggire l’occasione? Negli Stati Uniti diversi esponenti della destra repubblicana ne hanno approfittato per invocare un allentamento delle restrizioni e delle misure di contenimento. In realtà è proprio l’incertezza sul ruolo degli asintomatici a rendere così importanti il distanziamento sociale, le mascherine e le altre misure di precauzione. Ma questo almeno spiega perché due paroline equivoche a margine di una conferenza stampa abbiano avuto tanta enfasi su alcuni mass media, ben disposti a inserire nel filone “l’Oms ne ha combinata un’altra” qualsiasi notizia che investa l’agenzia delle Nazioni Unite.

Il palazzo dell’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra, Svizzera (foto: Harold Cunningham/Getty Images)

L’Oms di cui abbiamo bisogno

Non dovrebbe stupire, in un momento di forte ritorno del nazionalismo, se un simbolo di cooperazione internazionale come l’Oms è finito sotto il tiro incrociato di opinionisti di destra e leader populisti. Tuttavia, se è vero che molte critiche sono pretestuose, il problema di fondo resta: l’Oms non è indipendente, sopravvive con un budget ridicolo e non ha alcun potere per fare rispettare gli accordi internazionali. Forse non ha tutti i torti chi l’accusa di essere un carrozzone di burocrati bisognoso di profonde riforme. Come ha spigato a Vox Simon Fraser della University in British Columbia, quando il peggio sarà passato, la comunità internazionale si troverà di fronte a una scelta: smantellare l’Oms e difendere ciascuno il proprio fortino, oppure rinunciare a parte della propria sovranità nazionale e affidare alla cooperazione la risposta alla prossima pandemia.

Settant’anni fa, sulle macerie della Seconda guerra mondiale, abbiamo dato all’Oms il compito di coordinare gli sforzi contro le minacce per la salute, di prevenire la diffusione delle malattie e di sostenere l’assistenza sanitaria universale. Se verrà scoperto un vaccinotoccherà all’Oms il compito di organizzare la distribuzione di miliardi di dosi e negoziare un prezzo equo affinché possano essere accessibili anche ai Paesi più poveri. Come ha confidato alla Cbc Anthony Fauci, l’esperto di punta della task force scientifica sul coronavirus del governo statunitense, “l’Oms sarà pure un’organizzazione imperfetta, e in questi mesi ha commesso qualche passo falso; ma ha fatto anche molte cose giuste e il mondo ha ancora bisogno della sua guida”.



Licenza Creative Commons




 
Crediti e Fonti :
Continua a leggere

Medicina

Ecco i 17 vaccini contro il coronavirus già in studio sull’essere umano

I vaccini contro Sars-Cov-2 attualmente testati su volontari umani sono 17. Il vaccino di Oxford è nella fase 3, l’ultima della sperimentazione, 5 sono nella fase intermedia, la seconda, e i rimanenti 11 nella prima fase. Ecco la lista dei vaccini

Pubblicato

il

(foto: Javier Zayas Photography via Getty Images)

La corsa al vaccino contro il nuovo coronavirus non si arresta. Sono infatti 17 i vaccini candidati, in tutto il mondo, già in corso di studio all’interno di trial clinici su volontari umani. E la lista si allunga continuamente per cui nelle prossime settimane potrebbero aggiungersi diversi nuovi vaccini, dato che i candidati totali, inclusi quelli ancora testati solo in laboratorio o sugli animali sono 150. Lo ha reso noto Maria Henao Restrepo, medico della R&D Blueprint dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nella conferenza del 2 luglio 2020. Il vaccino noto come vaccino di OxfordChadOx1, realizzato in collaborazione con l’Italia, sta entrando nella fase 3, ma ci sono anche 5 vaccini nella fase 2 e gli altri 11 in fase 1. Ecco quali sono e le novità.

Per 15 di questi 17 vaccini, inoltre, conosciamo il design con cui sono creati, dato che gli scienziati hanno deciso di rendere pubblici i protocolli della loro realizzazione, come spiega l’esperta dell’Oms. Questo è un vantaggio perché si possono mettere a confronto le diverse modalità di costruzione del vaccino nei vari trial. Ancora non è possibile dire quando arriveranno, anche se l’arrivo del vaccino di Oxford, qualora andrà tutto bene, è stato annunciato per l’autunno 2020.

Il vaccino di Oxford

C’è il vaccino di Oxford, ChadOx1, che sta entrando nella fase 3, l’ultimo stadio della sperimentazione clinica in cui gli scienziati devono valutare e confermare efficacia e sicurezza del vaccino su un campione ancora molto vasto di persone. Questo vaccino è una versione indebolita di un comune virus causa di raffreddore negli scimpanzé, un adenovirus, geneticamente modificato in modo che non attacchi l’essere umano. A questo è stato aggiunto del materiale genetico del nuovo coronavirus – in particolare la parte che produce la proteina spike, di cui il Sars-Cov-2 si serve per entrare nelle cellule umane e infettarle. L’idea dei ricercatori, spiegata in una nota dell’università di Oxford, è che l’organismo possa sviluppare una risposta anticorpale contro la proteina spike e così riconoscere e contrastare l’ingresso del coronavirus. La sperimentazione coinvolgerà in tutto più di 10mila persone.

Gli altri vaccini

C’è poi Ad5-nCov, anche questo basato su un adenovirus (Ad5 sta per adenovirus di tipo 5) indebolito, che ha superato la fase 1 ed è ora nella seconda. Il candidato vaccino ha dimostrato di essere sicuro e di avere una qualche efficacia (ancora da confermare) nella fase 1 e 2, per la sperimentazione sui militari, come riporta Reuters, e per questo il 25 giugno ha ottenuto il via libera per l’uso esclusivamente in ambito militare.

Ma di vaccini contro Sars-Cov-2 in corso di studio sugli esseri umani ce ne sono tanti, qui si può scaricare l’elenco completo fornito dall’Oms. “Gli approcci utilizzati sono differenti”, spiega Restrepo dell’Oms, “ci sono vaccini a vettore virale, a mRna, a dna e proteici”. Ciò che cambia in questi approcci è il vettore e la modalità di somministrazione. Ad esempio c’è un vaccino, attualmente in fase 1-2, basato su dna sintetico che colpisce la proteina spike somministrato attraverso il metodo di elettroporazione, descritto in uno studio su animali su Nature: con questo metodo le cellule dell’organismo (dell’animale o della persona vaccinata) sono sottoposte a una stimolazione elettrica che induce nella cellula la formazione di pori (transitori) di alcuni nanometri, attraverso cui passano le molecole di dna e il vaccino raggiunge la sede.

Ovviamente la corsa al vaccino non deve portare in alcun modo ad abbassare gli standard di sicurezza ed efficacia richiesti e non si possono saltare gli step obbligatori della sperimentazione, come rimarca l’Oms. “Dalla discussione è emersa in questi giorni l’esigenza di procedere con rapidità”, ha sottolineato Soumya Swaminathan, dell’Oms, “ma anche con rigore, per dimostrare sicurezza ed efficacia dei candidati vaccini”.



Licenza Creative Commons




Crediti e Fonti :
Continua a leggere

Medicina

Scoperto in Cina un virus “potenzialmente pandemico”. È nei maiali

Simile a quello dell’influenza H1N1 responsabile della pandemia del 2009, è tornato a utilizzare l’organismo dei maiali per modificarsi, imparando ad aggredire l’uomo. Esempio sorveglianza contro nuove pandemie

Pubblicato

il

In un mix molto noto ai virologi di tutto il mondo, un virus simile a quello dell’influenza H1N1 responsabile della pandemia del 2009 è tornato a utilizzare l’organismo dei maiali per modificarsi, imparando ad aggredire l’uomo. È stato scoperto in Cina, nell’ambito di un progetto di sorveglianza avviato da anni per sorprendere sul nascere eventuali virus capaci di provocare pandemie. Mentre si dà la caccia a future minacce, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si preoccupa di rintracciare le origini dell’attuale pandemia di Covid-19 e ha deciso di inviare in Cina una squadra incaricata di risolvere quello che ad oggi risulta ancora un rompicapo.

Covid-19

Nel frattempo la situazione generale relativa alla pandemia di Covid-19 non induce all’ottimismo il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, per il quale “il peggio deve ancora arrivare. Mi dispiace dirlo ma con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus adiffondersi”.  Rivolgendosi poi a tutti i Paesi, ha invitato a “mettere in quarantena la politicizzazione della pandemia e di restare uniti perché il virus è veloce e uccide e può sfruttare le divisioni tra noi”.

C’è poi chi guarda avanti con determinazione, come la Cina che ha approvato il vaccino della CanSino Biologics, società biotech quotata a Hong Kong. Il vaccino, che fa parte dei 17 arrivati nel mondo alla sperimentazione clinica, è destinato ai militari.

La sorveglianza

Quanto al nuovo virus simile a quello dell’influenza, la sua scoperta rientra in un vasto programma di sorveglianza raccomandato da anni dall’Oms per bloccare precocemente il rischio di nuove pandemie o per preparare in tempo le contromisure, dai piani pandemici al vaccino. Descritto sulla rivista dell’Accademia delle Science degli Stati Uniti, il virus è stato individuato dal gruppo coordinato da George Gao e Jinhua Liu, rispettivamente delle Università agrarie di Pechino e Shandong, con la partecipazione dei Centri cinesi per il controllo delle malattie (Cdc China). Sono gruppi di ricerca da tempo in contatto con l’Oms e il loro lavoro di sorveglianza si è esteso anche agli esseri umani impiegati negli allevamenti, scoprendo la presenza di anticorpi nel 10% di un campione di circa 300 persone. Questo significa che il virus sa aggredire l’uomo, ma non ha ancora fatto il passo ulteriore, con la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. La ricerca non descrive poi sintomi e manifestazioni cliniche.

La prevenzione

Per l’esperto di Malattie infettive Giorgio Palù, dell’Università di Padova, “la ricerca descrive un virus potenzialmente pandemico” ed è “un lavoro atteso e importante”, un “monitoraggio importantissimo per allestire con grande anticipo un vaccino nel caso in cui virus si espandesse”.

L’invito alla sorveglianza è fondamentale anche per l’epidemiologa Stefania Salmaso, che nel 2009 ha seguito la pandemia di influenza a capo del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss). È un esempio importante di sorveglianza che “non crea preoccupazione, ma riporta al discorso delle minacce salute umana dal mondo animali”. E’ un’allerta, ha proseguito, “che ci riporta all’importanza di  avere un aggiornamento dei piani pandemici”.

Anche nel 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) aveva sollecitato una revisione dei piani pandemici, ma quella richiesta non ha avuto seguito. “Questa volta – ha concluso Salmaso – non ci sono più scuse per rimandare l’aggiornamento di un piano pandemico condiviso”.



Licenza Creative Commons




Crediti e Fonti :
Continua a leggere

Chi Siamo

Vuoi ricevere le notizie?

Dicono di noi

DAL MONDO DELLA RICERCA

  • Le Scienze
  • Nature (EN)
  • Immunologia

Comunicato stampa - Una pellicola sottilissima e biodegradabile in grado di rivestire volumi di acqu

Comunicato stampa - Un nuovo strumento bioinformatico individua rapidamente le alterazioni del genom

Comunicato stampa - Individuate le relazioni causa-effetto che hanno determinato lo sciame simico du

Nature, Published online: 09 July 2020; doi:10.1038/d41586-020-02069-yUnable to afford medicines, ut

Nature, Published online: 09 July 2020; doi:10.1038/d41586-020-02071-4As three nations prepare to se

Nature, Published online: 09 July 2020; doi:10.1038/d41586-020-02074-1Why do garden plants suddenly

Comunicato stampa - Lo rivela uno studio condotto dal Cnr-Ibcn in collaborazione con il laboratorio

Una molecola che si trova nei vasi sanguigni e interagisce con il sistema immunitario contribuisce a

Comunicato stampa - Uno studio internazionale pubblicato su The Lancet mette in discussione la sicur

E’ davvero un medico?

Coronavirus

Casi in tempo reale . Clicca l’immagine per la mappa interattiva

Archivio

LunMarMerGioVenSabDom
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031 

I più letti