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La scatola nera rivela il rumore di un’esplosione. Mosca conferma e ordina lo stop dei voli sull’Egitto

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Si rafforza l’ipotesi bomba: “Scoppio non legato a rottura del motore”. Easyjet: “Volo per Malpensa annullato”. Alitalia rafforza sicurezza al Cairo. Per chi parte solo bagaglio a mano, le valigie verranno imbarcate su cargo speciali

[dropcap style=”style1″]L[/dropcap]ondra – Sono state le informazioni raccolte dall’intelligence britannica e da quella statunitense nelle comunicazioni web tra membri di Is tra Siria ed Egitto a convincere i due governi che a uccidere le 224 persone a bordo dell’Airbus A321 russo della Metrojet sia stata una bomba messa dallo Stato islamico.  E, a conferma di questa ipotesi, arriva anche l’analisi di entrambe le scatole nere dell’aereo. Fonti coinvolte nelle indagini hanno riferito che la pista di un attentato terroristico è da “privilegiare notevolmente” come causa del disastro. I dati della scatola nera dello sfortunato volo 7K9268 della Kogalymavia indicherebbero un’esplosione in pieno volo non legata alla rottura del motore: lo ha riferito la televisione France 2, citando una fonte investigativa anonima. “Il suono di un’esplosione che ha avuto luogo durante il volo può essere ascoltato sulle registrazioni della scatola nera,” ha detto la fonte al canale televisivo. Secondo l’investigatore, “Il rumore non è stato causato da un guasto al motore”.

Ordigno o portato a bordo da un passeggero o, ipotesi ritenuta più probabile, nascosta in un bagaglio fatto salire sul velivolo probabilmente a causa degli scarsi controlli nello scalo (ieri il responsabile dell’aeroporto è stato all’improvviso formalmente promosso ma e di fatto rimosso) con la complicità di un addetto alla sicurezza dell’aeroporto di Sharm el Sheikh. Questa la pista ritenuta prevalente degli investigatori britannici convinti che l’ordigno sia esploso nella stiva dell’aereo.

Timore nuovi attentati

Proprio il timore che il disastro sia stato causato da un infiltrato dell’Is o di qualche altra cellula terroristica, ancora non individuato e, probabilmente, ancora attivo all’interno dello scalo, ha determinato la scelta di sospendere numerosi voli: evidentemente si sospetta che i terroristi possano colpire di nuovo. Easyjet, infatti, ha annullato il volo per Malpensa: “Il piano di recupero dei passeggeri italiani previsto per questa sera non è più attuabile, contrariamente a quanto precedentemente annunciato, e il volo da Sharm el Sheikh a Milano Malpensa non sarà più operato”, rende noto la compagnia. Con il volo sarebbero dovuti rientrare i 154 passeggeri bloccati a Sharm el Sheikh da ieri.

Putin ordina stop a voli su Egitto

Come detto, anche la Russia ha ammesso che l’ipotesi dell’attentato è quella prevalente, nonostante le rassicurazioni pubbliche. Non a caso il presidente Vladimir Putin ha ordinato la sospensione di tutti i voli per l’Egitto. Sono 40 mila i turisti russi presenti in Egitto da sgombrare. La associazione Turpomosh, che raggruppa i principali tour operator russi, ha fatto sapere attraverso un suo rappresentante che al momento “il numero stimato di turisti che sono lì, è nell’ordine di 40 mila”.

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Solo bagagli a mano

È quanto rivelano, sembra citando le stesse fonti, i due più importanti quotidiani conservatori britannici, il Times ed il Daily Telegraphed è questa anche la ragione per cui ai primi  4.000 su 20.000 britannici che oggi saranno ‘recuperati’ con aerei passeggeri inviati oggi da Londra nel resort egiziano sarà consentito di portare con sé solo bagaglio a mano. Le altre valigie saranno imbarcate a parte su aerei cargo e sottoposti a controlli speciali. È stato mercoledì che in un’operazione congiunta gli 007 anglo-americani ricorrendo a satelliti spia, hanno intercettato  comunicazioni elettroniche tra i jihadisti dei due Paesi. Subito dopo il premier David Cameron ha ordinato di bloccare tutti i voli in partenza da Sharm el Sheikh per il timore che quella contro il jet russo non fosse un’azione isolata ma facesse parte di un piano di Is più ampio. Stato islamico che per la prima volta sarebbe riuscita ad abbattere un aereo e a portare la sua minaccia ad un livello immensamente superiore.
Alitalia rafforza le misure di sicurezza. Intanto Alitalia ha predisposto un rafforzamento delle misure di sicurezza sull’aeroporto de Il Cairo. La compagnia aerea ha tra l’altro disposto la sospensione del trasporto merci e corrispondenza nelle stive e la non accettazione di bagagli che viaggiano senza proprietario. E ha chiarito che nessuna sua rotta transita sopra il deserto del Sinai, o in altre zone di guerra.

Obama: “Possibile bomba”. Ieri, per la prima volta il presidente americano Obama è intervenuto sul disastro del Sinai: ” Possibile che sia stata una bomba, ci vorrà del tempo per stabilirlo”. Ma inizialmente per Mosca la “possibilità di una bomba a bordo dell’aereo precipitato nel Sinai” ipotizzata da Barack Obama e dalla Gran Bretagna era solo “una delle supposizioni”.

Voli limitati. Non stop totale, ma limitazione dei voli di Easyjet: così le autorità egiziane hanno precisato la sospensione dei piani di rientro dei turisti britannici, chiarendo che si tratta di una limitazione. Il ministro dell’Aviazione civile egiziano Hossam Kamal ha detto che le autorità egiziane hanno chiesto a Easyjet di “organizzare per oggi 8 voli al posto dei 18 richiesti.Il rinvio temporaneo stato deciso per permettere di risolvere imprecisate “questioni logistiche” d’intesa con le autorità egiziane,ha sostenuto l’ambasciatore di Londra al Cairo, John Casson. Giovedì Londra aveva deciso di sospendere ” in via precauzionale” tutti voli tra il Regno Unito e la località turistica egiziana.mentre il governo francese ha ” sconsigliato” di andare a Sharm.

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Mosca contro Charlie Hebdo: “È sacrilego”

Ha irritato il Cremlino la pubblicazione, oggi, sulla rivista satirica francese Charlie Hebdo, di alcune vignette che ironizzano sull’incidente, definite dal portavoce di Putin, Dmitri Peskov, un “sacrilegio”. Le vignette “non hanno a che fare né con la democrazia” né con la libertà “di espressione”, ha detto il portavoce.

Possibile distacco della coda 

Una delle due scatole nere dell’Airbus precipitato sabato nel Sinai, quella che registra le voci nella cabina di pilotaggio, ” era danneggiata”, tuttavia “è possibile decodificarla nel prossimo futuro”. Lo ha detto il capo dell’ente aeronautico russo, Aleksandr Neradko. Stando all’analisi della prima scatola nera, quella che registrava i parametri di volo, l’Airbus 321 potrebbe aver subito un improvviso distacco della coda dalla fusoliera. La scatola nera avrebbe mostrato che nel corso del volo, durato poco più di 20 minuti, i sistemi dell’Airbus funzionavano correttamente, ma poi si è verificato un evento dopo il quale la registrazione di ogni parametro di volo si è interrotta simultaneamente. Cosa che porta gli esperti a ipotizzare un distacco della coda dell’aereo dalla fusoliera che ha comportato la rottura dei cavi che uniscono i sensori alla scatola nera, collocata appunto all’estremità posteriore del velivolo.

Nessun Sos

Per ora, comunque, è stabilito che prima della catastrofe i piloti non si sono messi in contatto con i servizi a terra, in quanto a bordo non si era verificato alcun problema. Se avessero voluto trasmettere un allarme, non vi era comunque bisogno di comunicare alla torre di controllo: era sufficiente premere il pulsante che trasmette il segnale di pericolo in codice, ma non vi è stato tempo di fare neppure questo.

Allarme Maldive

Intanto c’è un’altra aerea che diventa a rischio per i turisti. La Farnesina invita gli italiani a ” posticipare temporaneamente” i viaggi nella capitale delle Maldive e nelle isole dall’arcipelago che non ospitano resort turistici, dopo che ieri il presidente ha imposto lo stato d’emergenza nella nazione insulare nell’Oceano Pacifico, dichiarando lo “stato di emergenza in tutto il Paese per 30 giorni, che può comportare limitazioni alle libertà di movimento e di riunione”, spiega il ministero degli Esteri nel suo sito “Viaggiare sicuri”.

 

 

Crediti e Fonti :

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Parigi, attentato vicino alla vecchia sede di Charlie Hebdo

Oggi, venerdì 25 settembre, c’è stato un attacco vicino all’ex sede del giornale satirico dove c’è stato l’attentato del 2015. Due i feriti, non in pericolo di vita; due fermati

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PARIGI — Una persona, coperta di sangue, è stata fermata alla Bastiglia. Una seconda è stata bloccata poco lontano. Potrebbero essere i responsabili dell’attacco a colpi di machete che nella tarda mattinata di venerdì 25 settembre ha provocato il ferimento di due persone in boulevard Richard Lenoir, nell’XI arrondissement di Parigi, davanti all’ex redazione di Charlie Hebdo, teatro il 7 gennaio 2015 di una strage dove morirono 12 persone. L’arrestato è un pachistano di 18 anni, che ha precedenti per reati comuni ma non è conosciuto come soggetto islamico radicalizzato.

Secondo quanto spiegato dal premier francese Jean Castex in conferenza stampa, i feriti, entrambi giornalisti, sono stati colpiti durante una pausa sigaretta. Nessuno dei due è in pericolo di vita. «Dobbiamo lottare con tutti i mezzi contro il terrorismo», ha detto Castex, parlando nella strada dell’attacco.

Le minacce a Charlie Hebdo

In questi giorni sono riprese le minacce a Charlie Hebdo mentre il processo contro gli autori della strage del 2015 entra nella sua terza settimana. Il giorno prima l’apertura del processo la redazione ha scelto di ripubblicare le caricature di Maometto all’origine della «vendetta» dei fratelli Kouachi, terroristi islamici di Al Qaeda. Tre giorni fa la direttrice delle risorse umane di Charlie Hebdo è stata portata via di corsa da casa dopo avere ricevuto minacce «urgenti e circostanziate».

Dopo il 2015 la redazione di Charlie Hebdo continua a lavorare in nuovi locali in un luogo tenuto segreto e protetto da misure di sicurezza straordinarie. È possibile che l’attentatore (o gli attentatori) entrato da poco in azione abbia voluto colpire un luogo diventato ormai simbolo, con un murale che ricorda le vittime dell’attentato del 2015.

Gli artificieri hanno intanto concluso i controlli su un oggetto sospetto trovato negli ex locali di Charlie Hebdo: non si tratta di un ordigno. Due dei feriti sono giovani dipendenti dell’agenzia di stampa Premières Lignes, che si trova al primo piano del palazzo dove aveva sede anche la redazione di Charlie Hebdo, in rue Nicolas Appert. In occasione dell’attentato del 2015 furono i giornalisti di questa agenzia a filmare i video dell’attacco.


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Gli Stati Uniti vietano il download di TikTok e Wechat

La scadenza è per domenica 20 settembre. Washington accampa motivi di sicurezza nazionale. Trump forza la mano per ottenere un accordo più favorevole con Oracle

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TikTok e WeChat aspettano una decisione di Donald Trump (immagine: Gabriele Porro/Wired)

Il dipartimento del Commercio statunitense ha dichiarato in mattinata che entro domenica 20 settembre le transazioni commerciali tra Stati Uniti e le applicazioni di origine cinese TikTok e WeChat termineranno. Detto altrimenti: le due app non si potranno più scaricare, fine del download sugli store degli smartphone.

Questo annuncio precede l’attesa dichiarazione del presidente Donald Trump che nelle prossime ore approverà o meno l’accordo tra Oracle e ByteDance per far sì che il social network TikTok diventi parte di un “partner tecnologico di fiducia”.

Bisognerà quindi attendere ancora un po’ per scoprire se l’annuncio del dipartimento del Commercio significhi una reale chiusura totale da parte dell’amministrazione Trump. La dichiarazione potrebbe essere un tentativo in “zona Cesarini” per forzare una totale cessione di TikTok, e non solo di una quota di minoranza, a Oracle.

Sotto la direzione del presidente, abbiamo intrapreso azioni significative per combattere la raccolta di dati personali ai danni di cittadini americani da parte della Cina, promuovendo al contempo i nostri valori nazionali, le norme democratiche basate su regole e l’applicazione aggressiva delle leggi e dei regolamenti statunitensi”, ha dichiarato il segretario al commercio Wilbur Ross.

Secondo quanto riportato dalla Cnbc, da domenica 20 settembre alle società statunitensi sarà stato vietato distribuire WeChat e TikTok. Questo significa che i due principali negozi di app mobili gestiti da Apple e Google si vedranno costretti a rimuovere le app dalle loro librerie.

Inoltre, per quanto riguarda WeChat, alle società statunitensi sarà vietato di fornire servizi tramite l’applicazione “allo scopo di trasferire fondi o elaborare pagamenti all’interno degli Stati Uniti”.

Infine, l’annuncio del dipartimento del Commercio ha stabilito anche ulteriori paletti per TikTok che entreranno in vigore dal 12 novembre. Tra questi impedimenti ci sono alcune disposizioni che impedirebbero alle società statunitensi di fornire hosting e servizi internet a TikTok. Queste ultime limitazioni potrebbero interessare l’accordo in fase di negoziazione tra Oracle e TikTok, visto che la società statunitense fornirebbe servizi cloud al social network. Ora è tutto nelle mani di Trump che potrebbe anche concedere alle due parti in gioco più tempo per arrivare a un accordo a lui gradito.


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Coronavirus ultime notizie. In America Latina 5 milioni di casi e 202mila morti

Trump: i patrioti mettono la mascherina

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Argentina, record giornaliero di morti

Il ministero della Sanità argentino ha annunciato che nelle ultime 24 ore i morti per la pandemia da coronavirus sono stati 166, record per una sola giornata, portando il bilancio generale dei decessi a 3.813. Per quanto riguarda invece i contagi, con i 4.824 localizzati negli ultimi test, hanno raggiunto quota 206.743, collocando l’Argentina al sesto posto fra le Nazioni latinoamericane, dopo Brasile (2.750.318), Messico (443.813), Perù (433.100), Cile (361.493) e Colombia (327.850). Un portavoce ministeriale ha infine ricordato che in Argentina 1.150 pazienti sono ricoverati in rianimazione, con una percentuale di occupazione dei letti in questo settore del 55.5% nel Paese e del 65% nell’area metropolitana di Buenos Aires.

Russia, 5.159 nuovi casi e 144 vittime di Covid-19

La Russia ha registrato 5.159 casi e 144 vittime da coronavirus nelle ultime 24 ore, in rialzo rispetto ai 5.349 casi e 79 morti del giorno precedente.

Onu: da chiusura scuole catastrofe generazionale

A luglio oltre 1 miliardo di studenti in 160 Paesi è stato colpito dalla chiusura delle scuole causata dalla pandemia di coronavirus e 40 milioni di bambini non hanno potuto frequentare materna e asilo. Lo dice il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che denuncia il rischio di una crisi del sistema educativo. Prima della pandemia, ha detto Guterres in un video messaggio postato sul suo account Twitter, c’erano già “250 milioni di bambini che non poirtevano andare a scuola e soltanto 1 quarto di studenti delle scuole secondarie nei paesi in via di sviluppo che ricevevano un’istruzione di base”. Adesso si rischia “una catastrofe generazionale”.

Australia, 439 nuovi casi nello Stato di Victoria

Lo Stato australiano di Victoria ha registrato 439 casi di coronavirus e 11 morti, il giorno dopo che il premier Daniel Andrews ha annunciato un lockdown di sei settimane e il coprifuoco nella capitale Melbourne. Lo riporta il Guardian. Decisa anche la chiusura dei negozi non essenziali e il divieto di matrimoni. Andrews ha anche stabilito che chi violerà l’auto-isolamento rischia una multa di 5mila dollari australiani (circa 3mila euro).

Libia, nuovo record contagi

Nuovo record di contagi giornalieri per la Libia, che registra nelle ultime 24 ore altri 226 nuovi contagi da coronavirus portando a 4.063 il totale dei casi confermati nel Paese. Lo ha reso noto il Centro nazionale libico per il controllo delle malattie sulla propria pagina ufficiale Facebook, precisando che i morti salgono a 93, i guariti a 625, e le persone attualmente positive da 3131 a 3345, con la maggior parte dei casi al Sud. Il governo di Tripoli ha disposto la proroga del coprifuoco con 5 giorni di lockdown totale fino a mercoledì prossimo, con divieto di circolazione e di grandi assembramenti in spiagge o giardini, e il lockdown parziale dalle 21 alle 6 del mattino per i 5 giorni successivi. Coprifuoco totale decretato anche a Sirte, mentre a Misurata il Comitato per la crisi del coronavirus ha chiesto lo stato di emergenza in tutta la città.

Il governatore del Maryland “salva” l’apertura della scuola del figlio di Trump

Il governatore repubblicano del Maryland, Larry Hogan, ha annullato una direttiva delle autorita’ sanitarie della contea di Montgomery che proibiva ad alcune scuole private dello Stato di condurre lezioni in persona dall’inizio dell’anno accademico, compresa la scuola frequentata dal figlio piu’ giovane del presidente, Barron Trump. La direttiva, basata sull’aumento della pandemia, bloccava l’insegnamento sino al primo ottobre. Hogan ha spiegato che la decisione delle scuole private di quella contea spetta alle scuole stesse e ai genitori degli alunni. Le scuole pubbliche hanno gia’ deciso che il primo semestre sara’ online.

Trump: «I patrioti indossano la mascherina»

«I patrioti indossano la mascherina»: è il titolo di una e-mail a firma Donald Trump inviata ai suoi fan. Nel testo il presidente americano invita a indossarla contro la pandemia, con un dietrofront totale. «So che c’è stata qualche confusione intorno all’uso della mascherina, ma penso che sia qualcosa che tutti dobbiamo provare a fare quando non siamo in grado di mantenere la distanza sociale», si legge.

Usa, altri 46.300 contagi e 530 decessi

Gli Stati Uniti hanno registrato altri 46.321 contagi e 532 decessi da coronavirus in 24 ore, secondo il conteggio della Johns Hopkins University. Il totale nel paese al mondo più colpito dalla pandemia sale a 4.711.323 casi e 155.366 vittime

America Latina, 5 milioni di casi e 202mila morti

L’America Latina e i Caraibi hanno superato la soglia di 5 milioni di casi di Covid-19, secondo le cifre ufficiali. La pandemia ha causato oltre 202mila vittime nella regione, dove il Brasile rimane il paese più colpito con quasi 95mila morti.

Trump: «Ho rispetto per la coordinatrice della task force»

«Ho molto rispetto per lei»: così Donald Trump ha risposto a una domanda sulla coordinatrice della task force della Casa Bianca contro il coronavirus, Deborah Birx. Ieri in un tweet l’aveva definita “patetica” dopo che aveva lanciato un pesante monito sulla pandemia, a suo avviso per rispondere alle critiche della speaker della Camera Nancy Pelosi.


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positive review  praticamente una delle pochissime pagine su di un social a fare informazione di spessore

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27 March 2020

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