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PRETI PEDOFILI

La vittima conferma: «Don Michele Barone abusava di me per colpire il diavolo»

Una parte dei due interrogatori che si sono tenuti ieri in Procura, a Santa Maria Capua Vetere

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«Sa chi è Milleocchi? Lei si svegliava al mattino con tagli sulle braccia? Con la “S” di Satana sulla lingua? Con incisa sulla pelle la scritta Hell Satana?». Carlo Taormina deposita una serie di foto con le quali la difesa di don Michele Barone tenta di dimostrare che gli esorcismi del prete arrestato erano indirizzati a persone convinte di essere possedute dal diavolo. Le immagini sono state mostrate a una delle due vittime ascoltate ieri in incidente probatorio. La ragazza ha spiegato: «Quella specie di “S” era dovuta all’apparecchio per l’estensione del palato che tutt’ora porto. Sì, mi comparivano dei tagli sulle braccia che poi sparivano in poco tempo, ma non so se queste in foto sono le mie braccia». A quanto pare, «c’era una persona che faceva video e foto durante i riti», una sorta di «reporter» che registrava le benedizioni di don Michele Barone. A quale scopo? Difficile dirlo, forse pubblicitario.

A ogni modo gli interrogatori sono serviti ai pm, per dirla in termini tecnici, per cristallizzare la prova. Ma hanno anche aggiunto dettagli raccapriccianti al già incredibile quadro accusatorio. Le due ragazze hanno ricostruito il modo in cui Barone sarebbe riuscito a controllare la vita dei suoi seguaci. Hanno parlato di decine di persone plagiate. Convinte, in confessione, e durante le «messe», che se fossero uscite dalla «setta» per loro sarebbero stati «pianto e stridore di denti».  

Un lavorio quotidiano, durato anni, che si è imperniato su un mix letale: una fede ai limiti del fanatismo e la convinzione di essere posseduti dal diavolo o di poter aiutare don Michele Barone a scacciarlo da altri indemoniati. E, per evitare ingerenze esterne, c’era una sorta di codice da rispettare. «Guai» a frequentare chi usciva dalla «setta». «Se li è portati il diavolo, se parlate con loro prenderà anche voi», il monito.

È, questa, solo una parte dei due interrogatori che si sono tenuti ieri in Procura, a Santa Maria Capua Vetere, per l’ultimo incidente probatorio. Le due vittime maggiorenni del sacerdote di Casapesenna che lo hanno denunciato per maltrattamenti, percosse e violenza carnale hanno confermato le accuse. E hanno aggiunto che si sentivano completamente in balia del prete. E che il sacerdote aveva una tecnica per tenere sotto controllo i suoi adepti. Incluso il poliziotto Luigi Schettino che è finito ai domiciliari, ma che esce sostanzialmente ridimensionato in questa fase del procedimento. Una delle due ragazze ha infatti dichiarato che «era andato via prima del violento esorcismo sulla minorenne» al centro dell’inchiesta. Il gip Ivana Salvatore ha filtrato le domande dell’accusa, pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, e quelle delle difesa, penalisti Carlo De Stavola e Giuseppe Stellato.

Le due ragazze hanno raccontato, di nuovo, degli abusi sessuali. Ma una ha detto solo che il prete la «toccava» sui tatuaggi. L’altra ha invece confermato i rapporti intimi cui don Michele Barone l’avrebbe costretta sia in Italia che in Erzegovina, nell’hotel che, sempre secondo la ragazza, «era di proprietà del prete». Circostanza, questa, ancora oggetto di accertamenti. Entrambe le giovani hanno riferito che «non potevano ribellarsi» al volere del prete. Una delle due, oltre agli abusi sessuali, ha subito anche i maltrattamenti «da esorcismo». Il collare, dunque, le botte, la costrizione a bere l’acqua nella quale Barone sputava. Come la 13enne. «Quando ci picchiava, credevamo che stesse percuotendo il diavolo». Hanno poi confermato di essere state convinte, per lungo tempo, che don Barone facesse solo del bene. «Portavo da lui persone che stavano male. Anche la fidanzata di un ragazzo che si è suicidato a Maddaloni». «Dicevo loro che era un buon prete, all’epoca pensavo questo». Sacerdote e adepti erano dunque legati a doppio filo, ma quel vincolo che sembrava inossidabile ormai si è spezzato.



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Nuovi guai per ill cardinale Pell affondano nel suo passato di pedofilo seriale

I nuovi guai del cardinale Pell affondano nel suo passato di coinquilino distratto del pedofilo seriale Ridsale

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Il cardinale George Pell è di nuovo nei guai perché amico del prete pedofilo di Ballarat, Gerald Ridsale, un pedofilo seriale con il quale divideva l’appartamento. E che inizialmente aveva difeso al punto di accompagnarlo in tribunale nei primi prucessi da lui subiti. Un’amicizia che superava evidentemente qualunque buon senso e attenzione alle possibili vuttime. Dunque ingiustificabile per un prete, anche se con incarichi amministrativi e non pastorali, come era all’epoca Pell.

Interrogato in merito, l’ ex ministro delle Finanze di Papa Francesco, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, ha dichiarato che “si trattava di una storia triste e non molto interessante” per lui. “Non avevo motivo di interessarmi ai mali perpetrati da Ridsale”, ha spiegato.

Una “indifferenza” che rasenta il patologico, contro cui all’epoca si era scagliato anche il giornalista Andrew Bolt che qualche giorno fa ha intervistato il porporato per Sky Australia. “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico altre vittime, se continuasse a pescarle per tentare di perseguirti?”, gli ha chiesto.

La riposta di Pell è stata disarmante: “Be’, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro”.
In merito è intervenuta anche la sua portavoce, Katrina Lee, citata dall’ Herald Sun che per primo ha dato la notizia della nuova inchiesta a carico del prelato: “Qualsiasi cosa faccia la polizia, dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”, ha fatto sapere Lee.

A quanto risulta, Pell starebbe ora subendo minacce e questo può spiegarsi con la sua personale azione per difendere le proprietà della chiesa australiana dalle azioni civili che hanno fatto seguito alle condanne penali di numerosi sacerdoti, il più noto dei quali è l’antico coinquilino del cardinale Ridsale.

Per questo – come l’arcidiocesi di Sydney ha confermato – il cardinale Pell è stato messo sotto protezione dalla squadra antiterrorismo della polizia nel seminario di Good Shepherd, a Homebush.

IL CASO GEORGE PELL


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PRETI PEDOFILI

Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

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L’annullamento – sulla base del ragionevole dubbio – della condanna al cardinale Pell, un’occasione ad ok che l’unico politicante di una monarchia assoluta ha colto al volo e strumentalizzato, indignando nessun cattolico, ma chi da tempo , pur restando credente, da certa chiesa si è dignitosamente dissociato.

Ma parlando di chi dignità non ne ha, di conseguenza neppure vergogna, come si dice, la gallina che canta ha fatto l’uovo, e qui troviamo in prima posizione papa Francesco che prende la palla al balzo e nomina “martiri pasquali” il cardinale Pell e don Gino Temporin, entrambi prima condannati e poi assolti.

Come se non bastasse, raschia definitivamente il fondo della tazza nella messa del giovedì santo, martirizzando questa volta quei sacerdoti, che a suo dire si vergognerebbero ad andare per le strade, perché additati come possibili pedofili e dichiara «Penso a quei sacerdoti calunniati, tante volte non possono andare per strada perché dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto e la scoperta di sacerdoti che hanno fatto cose brutte. Alcuni dicevano che non potevano uscire di casa con il clergymen perché venivano insultati».

Certo tutto stride fastidiosamente quanto il gesso sulla lavagna pensando che nel concreto, al di là di tutto, non si è mai visto un solo sacerdote, prendere concretamente posizione in materia e scendere al fianco delle vittime per chiedere non solo giustizia, ma pulizia in quella chiesa di cui sono ministri.

Nemmeno da parte di Bergoglio si sono visti passi concreti, tranne centinaia di proclami disattesi, che in assenza di un contraddittorio della stampa, genuflessa a questo papato, hanno illuso chi non è vittima di questi fatti, che qualcosa si stesse facendo.

Di fatto, le vittime di tutto il mondo si lamentano indignate più di prima, si lamentano perché vedono quei pochi preti condannati in via definitiva dalla giustizia, assolti dalla chiesa e prontamente reintegrati, spesso nelle stesse comunità dove hanno commesso crimini e ancora vivono le vittime, vittime alle quali la chiesa non è ancora riuscita a dare un risarcimento umano, vittime che lamentano l’ipocrisia della falsa carità cristiana, bella nelle parole, ma totalmente assente nei fatti.

Forse è questa la vergogna legittima che provano quei preti che Bergoglio spaccia per martiri, ne hanno tutti i motivi, una vergogna dovuta solo al fallimento umano e cristiano della chiesa e dei suoi ultimi pontefici.

Francesco Zanardi



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PRETI PEDOFILI

Colombia, l’Arcidiocesi sospende 15 sacerdoti: sono indagati per pedofilia

Grande emozione ha suscitato nella comunità dei credenti in Colombia la decisione dell’Arcidiocesi di Villavicencio di sospendere 15 sacerdoti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali. La notizia è stata confermata dalla stessa chiesa locale in un comunicato nel quale ha rivelato di aver ricevuto il 14 febbraio una denuncia di una persona per “fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti”. A seguito di ciò, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la Procura.

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Radio Caracol di Bogotà: se ne potrebbero aggiungere anche altri quattro, di cui uno italiano
Sono stati sospesi ben 15 sacerdoti, finiti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali, dall’Arcidiocesi di Villavicencio, in Colombia. La notizia è stata accolta con grande emozione dalle comunità cristiane. In un comunicato, la chiesa locale ha rivelato che lo scorso 14 febbraio una persona ha denunciato “fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti”. Nella nota, l’Arcidiocesi ha manifestato “profondo dolore per questa situazione”, assicurando che “le vittime e le loro famiglie verranno per noi prima di tutto”, nell’impegno di sradicare “il terribile male degli abusi dentro e fuori della nostra istituzione”.

Dopo la denuncia, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la procura, offrendo la disponibilità a “collaborare con le indagini che dovessero svolgersi su questo caso”. Allo stesso tempo, la chiesa ha aperto un’inchiesta preliminare per permettere l’avvio del “processo canonico penale” previsto per questi casi, rispettando i diritti degli imputati.
In conclusione, secondo quanto riportato da Radio Caracol di Bogotà, oltre ai 15 sacerdoti, sarebbero finiti sotto indagine anche altri 4, due dei quali si trovano in dipartimenti colombiani (Meta e Guaviare) e altri due in Italia e Stati Uniti.

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