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PRETI PEDOFILI

L’arcivescovo che molestava i chierichetti nella sua casa al mare

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chiesa-pedofilia-770x442 Josef Wesolowski è stato rimosso dal Vaticano per un’indagine di pedofilia

Papa Francesco è già alle prese con un altro caso di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica. Il nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana è stato rimosso dal suo incarico per aver pagato alcuni minori per svolgere rapporti sessuali con loro. Un altro prelato è coinvolto a Santo Domingo per molestie ai chierichetti.

SESSO CON MINORI – L’ombra della pedofilia si staglia di nuovo sopra le mura di San Pietro. Il nunzio apostolico della Repubblica Domenicana, Josef Wesolowski, è stato rimosso dal suo incarico per abusi sessuali. L’arcivescovo polacco, che ha iniziato la sua carriera di diplomatico vaticano grazie alla nomina del connazionale Giovanni Paolo II, ha dovuto abbandonare la sua missione per lo scoppio di uno scandalo. La Tv di Santo Domingo ha ripreso Wesolowski mentre si recava in un edificio noto per la presenza di ragazzini costretti a prostituirsi. L’Associated Press riferisce invece come il canale televisivo domenicano NCDN abbia ripreso le affermazioni della direttore di una comunità locale, che accusa l’arcivescovo di aver ripetutamente portato i chierichetti della parrocchia di Juncalito alla sua casa sulla spiaggia per fare sesso con loro. Ripetuti abusi che sarebbero stati commessi anche da un altro prelato che accompagna Wesoloski nella Repubblica Domenicana, Gil Wojeciech.

REAZIONE INDIGNATA – L’arcivescovo, secondo le fonti vaticane, sarebbe noto da tempo per i suoi comportamenti non conformi alla morale della Chiesa. Girano voci che sarebbe anche una persona dedita all’alcol. Le molestie sessuali nei confronti dei minorenni commesse da Wesolowski sono diventate un caso nazionale a Santo Domingo, sopratutto dopo l’abbandono del paese dello stesso arcivescovo polacco. Il ministro della Giustizia del paese Francisco Dominguez Brito ha rimarcato come per ora le accuse si basino solo su quanto scoperto dalla stampa, e dovranno essere vagliate dalla magistratura. Lo status diplomatico dell’arcivescovo ha già creato polemiche nella Repubblica Domenicana, perché una parte significativa dell’opinione pubblica chiede che l’ex nunzio apostolico sia processato ed eventualmente sconti la sua pena all’interno del sistema carcerario dell’isola. Una posizione condivisa dalla magistrata che ha aperto l’inchiesta sull’arcivescovo polacco, Yeni Berenice Reynoso.

FUGA IN VATICANO ? – Il caso è esploso a luglio, quando al Vaticano sono arrivate conferme dello stile di vita non corretto del nunzio apostolico, e si era saputo delle inchieste dei media locali nei suoi confronti. Papa Francesco ha provveduto a rimuovere Wesolowski dal suo incarico il 21 agosto, tramite un procedimento formale istruito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Sulla stampa locale si erano diffuse voci di uno scontro con il vescovo di Santo Domingo, ma la verità dell’addio era molto più grave. L’arcivescovo polacco in questo momento non si trova più nella Repubblica Domenicana, e si ipotizza che possa essersi rifugiato a Roma, dove su di lui grava un’inchiesta della giustizia vaticana. Il processo al nunzio apostolico pedofilo potrebbe diventare un caso diplomatico, se le accuse saranno confermate. L’altro prete accusato di aver abusato sessualmente di alcuni minorenni della parrocchia di Juncalito, Gil Wojeciech, era invece tornato in Polonia per le vacanze quando è scoppiato il caso nel paese dove era in missione.

(Photocredit: The Guardian)

http://www.giornalettismo.com/archives/1089055/larcivescovo-che-molestava-i-chierichetti-nella-sua-casa-al-mare/

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Nuovi guai per ill cardinale Pell affondano nel suo passato di pedofilo seriale

I nuovi guai del cardinale Pell affondano nel suo passato di coinquilino distratto del pedofilo seriale Ridsale

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Il cardinale George Pell è di nuovo nei guai perché amico del prete pedofilo di Ballarat, Gerald Ridsale, un pedofilo seriale con il quale divideva l’appartamento. E che inizialmente aveva difeso al punto di accompagnarlo in tribunale nei primi prucessi da lui subiti. Un’amicizia che superava evidentemente qualunque buon senso e attenzione alle possibili vuttime. Dunque ingiustificabile per un prete, anche se con incarichi amministrativi e non pastorali, come era all’epoca Pell.

Interrogato in merito, l’ ex ministro delle Finanze di Papa Francesco, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, ha dichiarato che “si trattava di una storia triste e non molto interessante” per lui. “Non avevo motivo di interessarmi ai mali perpetrati da Ridsale”, ha spiegato.

Una “indifferenza” che rasenta il patologico, contro cui all’epoca si era scagliato anche il giornalista Andrew Bolt che qualche giorno fa ha intervistato il porporato per Sky Australia. “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico altre vittime, se continuasse a pescarle per tentare di perseguirti?”, gli ha chiesto.

La riposta di Pell è stata disarmante: “Be’, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro”.
In merito è intervenuta anche la sua portavoce, Katrina Lee, citata dall’ Herald Sun che per primo ha dato la notizia della nuova inchiesta a carico del prelato: “Qualsiasi cosa faccia la polizia, dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”, ha fatto sapere Lee.

A quanto risulta, Pell starebbe ora subendo minacce e questo può spiegarsi con la sua personale azione per difendere le proprietà della chiesa australiana dalle azioni civili che hanno fatto seguito alle condanne penali di numerosi sacerdoti, il più noto dei quali è l’antico coinquilino del cardinale Ridsale.

Per questo – come l’arcidiocesi di Sydney ha confermato – il cardinale Pell è stato messo sotto protezione dalla squadra antiterrorismo della polizia nel seminario di Good Shepherd, a Homebush.

IL CASO GEORGE PELL


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PRETI PEDOFILI

Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

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L’annullamento – sulla base del ragionevole dubbio – della condanna al cardinale Pell, un’occasione ad ok che l’unico politicante di una monarchia assoluta ha colto al volo e strumentalizzato, indignando nessun cattolico, ma chi da tempo , pur restando credente, da certa chiesa si è dignitosamente dissociato.

Ma parlando di chi dignità non ne ha, di conseguenza neppure vergogna, come si dice, la gallina che canta ha fatto l’uovo, e qui troviamo in prima posizione papa Francesco che prende la palla al balzo e nomina “martiri pasquali” il cardinale Pell e don Gino Temporin, entrambi prima condannati e poi assolti.

Come se non bastasse, raschia definitivamente il fondo della tazza nella messa del giovedì santo, martirizzando questa volta quei sacerdoti, che a suo dire si vergognerebbero ad andare per le strade, perché additati come possibili pedofili e dichiara «Penso a quei sacerdoti calunniati, tante volte non possono andare per strada perché dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto e la scoperta di sacerdoti che hanno fatto cose brutte. Alcuni dicevano che non potevano uscire di casa con il clergymen perché venivano insultati».

Certo tutto stride fastidiosamente quanto il gesso sulla lavagna pensando che nel concreto, al di là di tutto, non si è mai visto un solo sacerdote, prendere concretamente posizione in materia e scendere al fianco delle vittime per chiedere non solo giustizia, ma pulizia in quella chiesa di cui sono ministri.

Nemmeno da parte di Bergoglio si sono visti passi concreti, tranne centinaia di proclami disattesi, che in assenza di un contraddittorio della stampa, genuflessa a questo papato, hanno illuso chi non è vittima di questi fatti, che qualcosa si stesse facendo.

Di fatto, le vittime di tutto il mondo si lamentano indignate più di prima, si lamentano perché vedono quei pochi preti condannati in via definitiva dalla giustizia, assolti dalla chiesa e prontamente reintegrati, spesso nelle stesse comunità dove hanno commesso crimini e ancora vivono le vittime, vittime alle quali la chiesa non è ancora riuscita a dare un risarcimento umano, vittime che lamentano l’ipocrisia della falsa carità cristiana, bella nelle parole, ma totalmente assente nei fatti.

Forse è questa la vergogna legittima che provano quei preti che Bergoglio spaccia per martiri, ne hanno tutti i motivi, una vergogna dovuta solo al fallimento umano e cristiano della chiesa e dei suoi ultimi pontefici.

Francesco Zanardi



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PRETI PEDOFILI

Colombia, l’Arcidiocesi sospende 15 sacerdoti: sono indagati per pedofilia

Grande emozione ha suscitato nella comunità dei credenti in Colombia la decisione dell’Arcidiocesi di Villavicencio di sospendere 15 sacerdoti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali. La notizia è stata confermata dalla stessa chiesa locale in un comunicato nel quale ha rivelato di aver ricevuto il 14 febbraio una denuncia di una persona per “fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti”. A seguito di ciò, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la Procura.

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Radio Caracol di Bogotà: se ne potrebbero aggiungere anche altri quattro, di cui uno italiano
Sono stati sospesi ben 15 sacerdoti, finiti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali, dall’Arcidiocesi di Villavicencio, in Colombia. La notizia è stata accolta con grande emozione dalle comunità cristiane. In un comunicato, la chiesa locale ha rivelato che lo scorso 14 febbraio una persona ha denunciato “fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti”. Nella nota, l’Arcidiocesi ha manifestato “profondo dolore per questa situazione”, assicurando che “le vittime e le loro famiglie verranno per noi prima di tutto”, nell’impegno di sradicare “il terribile male degli abusi dentro e fuori della nostra istituzione”.

Dopo la denuncia, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la procura, offrendo la disponibilità a “collaborare con le indagini che dovessero svolgersi su questo caso”. Allo stesso tempo, la chiesa ha aperto un’inchiesta preliminare per permettere l’avvio del “processo canonico penale” previsto per questi casi, rispettando i diritti degli imputati.
In conclusione, secondo quanto riportato da Radio Caracol di Bogotà, oltre ai 15 sacerdoti, sarebbero finiti sotto indagine anche altri 4, due dei quali si trovano in dipartimenti colombiani (Meta e Guaviare) e altri due in Italia e Stati Uniti.

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