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Lasciarsi alle spalle Salvini

(e il suo passato 2.0)

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Quattro mesi sono un periodo di tempo sufficiente per stilare un primo bilancio. Il governo Conte non è purtroppo nato sotto i migliori auspici per i diritti civili. Il contratto di governo sottoscritto tra Lega e Cinque Stelle li ha semplicemente trascurati, dopo aver pubblicamente preso atto che i punti di vista non erano conciliabili. E dopo aver quindi implicitamente confermato che, qualunque sia il colore della composizione del governo, i diritti civili sono sempre tra i primi a essere accantonati: in questo, il governo del cambiamento è di un’assordante continuità con i precedenti. Tuttavia, i diritti civili in generale, e quelli laici in particolare, sono questioni che, piaccia o no, tendono sempre a ripresentarsi.

Il ritorno del rimosso

Se i diritti non fanno parte dell’accordo di governo, è legittimo chiederci che senso ha avuto la nomina di un ministro specifico per le politiche della famiglia. Un ministro che, nel presentare le sue linee programmatiche, si è peraltro limitato a ribadire l’ostracismo alla gestazione per altri (già vietata dal nostro ordinamento) e ad annunciare misure per impedire il riconoscimento dei figli delle coppie gay (che, ricordiamolo, non è stato inserito nella legge Cirinnà, e deve quindi passare per un’iscrizione anagrafica e/o per un pronunciamento dei tribunali, con tutti i rischi del caso).

Il ministro della famiglia non è però una figura superflua come potrebbe sembrarci. E vien da aggiungere: “purtroppo”. Perché il ministro in questione è un integralista, il leghista Lorenzo Fontana, fieramente ostile agli omosessuali. E non è l’unico leghista di questo stampo. Un altro cattolico conservatore, Marco Bussetti, è diventato ministro dell’istruzione. La deputata Barbara Saltamartini, già di An, già alfaniana, ha depositato una proposta di legge per rendere il crocifisso obbligatorio in ogni ufficio pubblico.

Il senatore Simone Pillon è andato ancora oltre: già co-organizzatore di alcuni Family Day, si è reso protagonista di farneticazioni complottarde anti-gay, ha posto in discussione la normativa sugli affidamenti e la legge sull’aborto, ed è stato tra i promotori dell’intergruppo integralista “Famiglia e vita”, che ha raccolto l’adesione di 150 parlamentari.

L’obbiettivo nemmeno troppo inconfessato è, nell’immediato, il sabotaggio dall’interno dell’applicazione delle leggi laiche

L’inchiesta di copertina del penultimo numero de L’Espresso ha inoltre mostrato come questa sia, ahinoi, soltanto la punta dell’iceberg. Dietro tali personaggi ne agiscono infatti di peggiori. Le frange vaticane più tradizionaliste, per esempio. Ma persino il cattolico Steve Bannon, l’anima nera della vittoria elettorale di Donald Trump – che in seguito è stato liquidato anche perché rivelatosi eccessivamente estremista, persino per gli standard attuali della Casa Bianca. Nella Lega trovano dunque sempre più spazio i movimenti che si ricollegano direttamente alla controriforma e che sputano sulla libertà, sull’eguaglianza e persino sulla fraternità (che pure è un valore illuminista che dovrebbe piacere ai cristiani). L’unica unione che concepiscono è ancora quella tra un uomo e una donna in posizione sottomessa – come peraltro il Nuovo testamento insegna e la Chiesa stessa pratica, al momento delle ordinazioni. L’obbiettivo nemmeno troppo inconfessato è, nell’immediato, il sabotaggio dall’interno dell’applicazione delle leggi laiche e, sul lungo periodo, il ritorno a una società totalitariamente cattolica.

La Lega si è scatenata. Una volta se la prendeva soprattutto con l’islam. Oggi il suo nemico numero uno è la laicità. Siamo noi.

La Lega romana

L’articolo di commento del direttore de L’Espresso, Marco Damilano è molto politico, e politicamente è molto Pd – probabilmente troppo. Arriva addirittura a sostenere che la Dc non agiva “in una logica confessionale ma di autonomia tra le due sfere”, temporale e spirituale. Deve essersi dimenticato le madonne pellegrine e piangenti delle elezioni del 1948. Nei quasi tre decenni in cui la Dc prese oltre il 40% non fu approvato alcun provvedimento laico, senza soluzione di continuità con il regime fascista immediatamente precedente. Se negli anni Settanta furono approvate numerose leggi civili fu soltanto perché in parlamento si era finalmente creata una maggioranza trasversale laica che l’aveva messa in minoranza. Il popolo avrebbe fatto lo stesso nei due grandi referendum su divorzio e aborto.

Sarebbe proprio ora di finirla con la nostalgia della Dc. E tuttavia, Damilano su un punto ha ragione: la Dc veicolava un cattolicesimo diverso da quello della Lega. La fede di Salvini non trasuda devozione o conformismo, ma odio. Non è capace di affermarsi in positivo: è usata come una clava nei confronti di chi cattolico non è – e anche di quei cattolici che non amano l’uso della clava. È una religione che fa leva su quanto di più tradizionale ci sia: il crocifisso, il rosario, il presepe, i canti natalizi. Si ferma ai simboli, ai simulacri di una fede svuotata del suo contenuto.

La Chiesa di Salvini non è cattolica: il leader è un localista che non pensa certo “universale”. Non è nemmeno apostolica: non ama chi viaggia per diffondere opinioni diverse (in fondo, anche gli apostoli erano migranti mediorientali). La Chiesa salviniana è dunque romana, perché della Chiesa cattolica apprezza soltanto il suo essere tradizionale e maggioritaria. Tanto da far tornare in mente quanto affermò Benito Mussolini per difendere i Patti Lateranensi: “questa religione è nata nella Palestina, ma è diventata cattolica a Roma. Se fosse rimasta nella Palestina, molto probabilmente sarebbe stata una dalle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato, come ad esempio quelle degli esseni e dei terapeuti, e molto probabilmente si sarebbe spenta, senza lasciare traccia di sé”.

Salvini e Mussolini: cristianisti tutti di un pezzo che sarebbero stati islamisti tutti di un pezzo, se solo fossero nati nello Yemen.

Il passato 2.0

E pazienza se Salvini, come Mussolini, come Trump, non è certo un modello di buon cristiano. Il fedele estremista, come negli Usa, sorvola su questi dettagli: a condizione che attui il programma estremista, il maschio alfa sarà giustificato sempre e ovunque. Una sacra alleanza nel nome della tradizione e dell’identità storica.

Tuttavia, il passato è anche pieno zeppo di vicende (dalle crociate all’inquisizione) che, in democrazia, difficilmente attirano molti elettori. E allora il passato deve essere rimodellato. Le radici della civiltà contemporanea devono essere circoscritte a quelle cristiane – talvolta con l’aggiunta di una giudaica foglia di fico. Le tradizioni e le identità si possono inventare: il culto del dio Po è stato creato (e poi soppresso) proprio dalla Lega. Leggere quanto pubblicato da Hobsbawm e Ranger o scritto da Benedict Anderson è più utile di tanti talk show per capire come agiscono Salvini, Trump, Putin, Orban, Kaczynski, Modi, Duterte, e tutti gli altri “duri” che conducono una campagna elettorale permanente di taglio indentitarista. Accrescendo i propri consensi.

Perché è una strategia politica che spesso funziona. La maggioranza degli esseri umani si caratterizza per due inclinazioni apparentemente inconciliabili: sono attratti dalle novità, ma vogliono che siano rassicuranti. I nuovi tradizionalisti hanno saputo quadrare il cerchio: si presentano come “nuovi” perché combattono i “vecchi” politici, ma lo fanno appoggiandosi a una religione dipinta come tradizionalissima. Anche quando non è vero. Ma può essere efficace lo stesso, perché oggi la storia è spesso sconosciuta ai più. Si esalta l’attimo fuggente, ma è soprattutto la memoria a scomparire: quanti elettori collegano il Salvini sgranarosari al rito dell’ampolla in onore del dio Po, praticato da Bossi fino al 2011?

Quel che è certo è che gli identitaristi cercano apertamente di discriminare i “soliti noti”: donne, omosessuali, non cattolici, tutti coloro che ritengono “diversi” dalle caratteristiche standard che pensano che debba avere la loro tribù. Le lobby integraliste rappresentano soltanto una minoranza anche all’interno dei partiti che sostengono. Ciononostante, hanno concrete possibilità di successo.

Un presente deprimente con un’opposizione assente

Se Salvini dilaga, nei sondaggi e sui mezzi d’informazione, non è però soltanto per merito suo. L’opposizione sembra infatti letteralmente svanita. Il Pd è diviso sul prossimo congresso, Liberi e Uguali è sull’orlo della scissione, Potere al Popolo sta arrivando ai ferri corti con Rifondazione. Di tanto in tanto qualche loro dirigente dà del fascista a Salvini, ma dedica comunque un tempo ben maggiore a criticare i compagni di partito. Pensieri rivolti alla laicità: lo zero assoluto.

Il risultato, comico, è che l’opposizione a Salvini la fa soprattutto il movimento Cinque Stelle. Che non solo è il suo partner nella maggioranza, ma del governo è l’azionista di maggioranza. Il problema è che, se da un lato rispondono spesso a tono ai leghisti, dall’altro tacciono imbarazzati sul loro estremismo. Per carità, ogni tanto i pentastellati ribadiscono la propria laicità. Tuttavia, sembra quasi che lo facciano per tacitare le preoccupazioni scaturite dai baci alla teca con il sangue di san Gennaro o dai pellegrinaggi sui luoghi di padre Pio. Un cattolicesimo più folkloristico che simbolico, ma anche in questo caso arcaico. La politica non sembra aver compiuto molti passi avanti, dall’epoca delle madonne piangenti.

La fede di Di Maio o di Conte non ci interesserebbe minimamente, se fosse accompagnata da risoluti atti laici

Ovviamente, la fede di Di Maio o di Conte non ci interesserebbe minimamente, se fosse accompagnata da risoluti atti laici. Abbiamo invece dovuto assistere alla grottesca altalena sull’obbligo dei vaccini, e leggere di un incontro con Steve Bannon, sempre lui. La situazione sembra disperata, anche se non certo seria.

Un futuro apertissimo

Disperarsi, però, non serve proprio a nulla. Serve agire. E serve smontare la narrazione leghista. Salvini non rappresenta in alcun modo il nuovo. E non è neanche il meglio del passato. Il suo progetto è vecchio e datato quanto gli spot che hanno fatto circolare in Lombardia.

Poiché non ha alcun progetto per il futuro, è costretto a reinventarsi il passato. Anche perché ha imbarcato chi, del passato, incarna la parte peggiore. Gente che sa che gli elettori non voterebbero una Dc ancora più estremista, ma votano e voterebbero (per altri motivi) una Lega che ne fa proprie diverse istanze. È lo stesso entrismo cattolico che ci evidenzia lo scarsissimo appeal elettorale dell’integralismo. È lo stesso identitarismo leghista che ci conferma che non viviamo più nel Seicento, quando si era tutti costretti a essere cattolici: il loro è un identitarismo di parte.

Salvini, Fontana e Pillon sono talmente proiettati sul passato da lasciare ampi margini di manovra a chi ha voglia di costruire un futuro migliore. Sta a ognuno di noi impegnarsi per farlo sapere a chi li vorrebbe votare: deve essere chiaro che votarli significa votare contro la laicità, che stanno attaccando frontalmente.

Non solo. Il precedente parlamento ha approvato alcune leggi laiche: meritorie, anche se potevano essere migliori. Bene, l’attuale parlamento potrebbe fare altrettanto. Abbiamo avuto il divorzio breve, le unioni civili e il testamento biologico perché il Pd, sui diritti, si è tenuto le mani libere, non ha ascoltato gli alfaniani e ha fatto numero con i Cinque Stelle. A parti invertite, potrebbe accadere lo stesso: i Cinque Stelle potrebbero fare numero con il Pd e approvare provvedimenti laici. In questo modo, dimostrerebbero con i fatti che si battono per la laicità e troverebbero una maniera positiva per differenziarsi da Salvini. Se 150 parlamentari si sono auto-dichiarati integralisti, 800 non l’hanno fatto. Il varco c’è.

E comunque, persino la maggioranza potrebbe, di comune accordo, proporre provvedimenti laici. A ben vedere, la pratica del cattolicesimo identitario offre almeno un vantaggio: non richiede rapporti diretti con le gerarchie ecclesiastiche. Il governo è alla ricerca di fondi, necessari per finanziare il suo ambizioso programma? Un taglio deciso ai costi della Chiesa, a cominciare dall’Otto per Mille, gli darebbe una gran bella mano.

Questa sì, sarebbe un’iniziativa popolare e non populista. Un vero cambiamento epocale.





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Uaar

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Il Miur accredita un corso sull’esorcismo per insegnanti. Anzi no

Il corso in questione è promosso dalRegina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio

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È successo tutto nell’arco di poche ore. Dapprima è saltata fuori la notizia che il Miur, cioè il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, ha proposto agli insegnanti attraverso la piattaforma Sofia un “corso sull’esorcismo e la preghiera di liberazione”. Il che è verissimo. La piattaforma in questione è in pratica un portale attraverso il quale il Miur rende disponibili agli insegnanti tutta una serie di iniziative di formazione, erogate non solo dalle scuole ma anche da altri soggetti accreditati.

Lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo

Il corso in questione è infatti promosso da uno di questi soggetti, il Regina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio. L’intero corso ha una durata di 46 ore, di cui 40 sono obbligatorie, e il suo costo era (vedremo più avanti perché uso il passato) di 400 euro. Tra l’altro, classica ciliegina sulla torta, poiché il corso si svolge in un istituto religioso, i laici che volessero parteciparvi sono tenuti a esibire una lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo. Quando si dice “corso esclusivo”.

Le opposizioni di sinistra si sono subito scagliate contro il governo, sull’onda anche della vicenda che solo qualche giorno prima aveva visto il vicepremier Salvini sostenere la tesi del sacerdote Buonaiuto, secondo cui Virginia Raffaele avrebbe invocato Satana da Sanremo. Fratoianni (Leu) ha preannunciato un’interrogazione. Dal canto suo il Ministero si è affrettato a precisare che si tratta appunto di uno dei tanti corsi erogati dai circa 300 enti accreditati in base alla direttiva 170/2016, i quali provvedono a inserirli in autonomia, aggiungendo che il Miur non è in alcun modo coinvolto né come sponsor né tantomeno come finanziatore. La prima affermazione è certamente vera, infatti tra gli oltre 30 mila percorsi proposti ce ne sono depiù svariati, dai corsi di meditazione per bambini e adolescenti a quelli per la conoscenza dell’islam. La seconda non lo è del tutto visto che trattasi comunque di un corso di aggiornamento la cui quota di partecipazione può essere pagata con la carta del docente, che viene erogata dal Miur e contiene 500 euro a disposizione degli insegnanti per la loro formazione.

Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti

Non passano che meno di 24 ore dall’inizio della bufera ed ecco che il corso sparisce improvvisamente dai radar. A rimuoverlo non il Miur ma la stessa Upra che spiega che il “corso su esorcismo e preghiera di liberazione non è dedicato ad insegnanti di scuola di primo e secondo grado pertanto è stato rimosso dal portale di Sofia”. Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti, in particolare a quelli di religione cattolica che certamente, e purtroppo, sono a tutti gli effetti insegnanti delle scuole di tutti i gradi.

Tutto a posto quindi? Beh, mica del tutto. Rimane ancora da verificare se con la rimozione dal portale sia stato anche revocato il riconoscimento del corso quale aggiornamento, perché in caso contrario rimarrebbe comunque la possibilità di pagarlo tramite la carta del docente, quindi mediante un finanziamento pubblico. Ma soprattutto rimane anche la sensazione di vivere in un’epoca diversa da quella che sembra sostenere il calendario.

È anche vero però che per quanto sdegno si possa manifestare, e possano in particolare averne manifestato politici e organi d’informazione del cosiddetto fronte progressista, un corso del genere non è del tutto incoerente con l’attuale offerta scolastica italiana. Un’offerta che prevede un insegnamento religioso, impartito “in conformità della dottrina della Chiesa” da un esercito di oltre 25 mila insegnanti scelti dalle curie vescovili ma pagati dallo Stato, somministrato per due ore settimanali ai bambini da 3 a 11 anni e per un’ora a quelli più grandi. Sarebbe ora di guardare meno ai piccoli dettagli e più al sistema nel suo complesso, al quale in troppi hanno da tempo fatto l’abitudine.

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Brindisi, lo insultano perché gay, i compagni lo difendono: #Siamotuttifroci

Striscioni di solidarietà da parte degli altri studenti. La vittima replica: con voi mi sento più forte

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BRINDISI –  Hanno imbrattato muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome. Ma i suoi suoi compagni di scuola lo hanno difeso con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag «#siamotuttifroci». Al flash mob, all’esterno dell’istituto alberghiero, hanno partecipato studenti, docenti e anche i ragazzi delle altre scuole superiori della città. La notizia è riportata sull’edizione online di Repubblica Bari.

Le scritte omofobe sono state realizzate ieri e fatte rimuovere immediatamente dal dirigente scolastico Vincenzo Antonio Micia. E questa mattina alla manifestazione è intervenuto anche il ragazzo vittima degli insulti. Parlando ai suoi coetanei, pubblicamente, ha detto: «Io sono fortunato, ho accanto la mia famiglia e i miei amici, oggi la vostra vicinanza mi fa sentire più forte in questo mio percorso di vita».

Dopo le sue parole, secondo quanto riferito dal quotidiano, anche altri ragazzi hanno fatto ‘coming out’: «Che ne sapete voi della paura, quella che ci distrugge – ha detto uno studente – che annienta le famiglie, gli amici di scuola. Che ne sapete voi del dolore, che dura finché qualcuno non ti libera, accettandoti per quello che sei, un omosessuale».

Per i rappresentati degli studenti dell’Alberghiero di Brindisi e Carovigno, questo episodio «testimonia quanto siano ancora radicate, proprio tra noi giovani, l’ignoranza, la paura del diverso e l’intolleranza». «Questa scuola – ha concluso Micia – costruisce ponti e non permetterà l’omofobia».

LE PAROLE DEL GARANTE ABBATICCHIO – «Nulla può l’imbrattare i muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome, quando i suoi compagni di scuola lo difendono con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag #siamotuttifroci. Lo afferma Ludovico Abbaticchio, Garante pugliese dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intervenendo su quanto accaduto a Brindisi.

«Ha fatto scuola – prosegue Abbaticchio – il preside Gianluca Dradi, dirigente scolastico del liceo scientifico ‘Oriani’ di Ravenna, che ha lasciato la scritta che lo accusava di essere gay sui muri della sua scuola spiegando: ‘Resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana’».





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Darwin Day, le leggende metropolitane sull’evoluzione

Con l’arrivo del Darwin Day torniamo a parlare delle leggende metropolitane legate all’evoluzione e al suo più celebre papà

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Il 12 febbraio si celebrerà in tutto il mondo il Darwin Day. Come sempre università, musei, scuole e associazioni hanno organizzato un calendario di eventi divulgativi dedicati alla teoria portante della biologia e al suo più celebre papà, insieme ad Alfred Russel Wallace.

Facciamo ancora molti errori sull’evoluzione. Su Wired abbiamo raccontato che spesso derivano dalla propaganda creazionista, altre volte sono diffusi fraintendimenti della teoria (troppo spesso raccontata in modo semplicistico). Ci sono poi le citazioni inventate attribuite al povero Darwin e le leggende storiche. In occasione del 210ecimo anniversario della nascita, ricordiamo alcune delle leggende metropolitane su Darwin e l’evoluzione ancora da esplorare.

Darwin era ateo
In un’altra occasione abbiamo ricordato la bufala della conversione di Darwin sul letto di morte, ma nonostante lo scienziato sia diventato uno dei simboli dell’ateismo, Darwin personalmente non era nemmeno ateo.

Grazie al lavoro degli storici sulle sue lettere e i suoi diari, è infatti stato possibile ricostruire il suo pensiero anche sulla spiritualità. Come il padre e il nonno, Darwin maturò fino a ritenere le religioni convenzionali autoritarie e discriminatorie. Inoltre, sia per quello che andava scoprendo, sia per tragedie familiari, Charles Darwin perse la fede nella Provvidenza.

Tuttavia si può affermare che Darwin fosse teista, cioè poteva credere a un creatore che avesse messo in moto l’universo, e niente di più.

Si potrebbe obiettare che dal punto di vista pratico la sua visione fosse almeno vicina a quella atea, ma il punto è che lui non si definì mai tale. Negava di essere mai stato ateo nella sua vita, al massimo agnostico, e per quanto lo riguardava confinava il suo lavoro alla scienza, evitando di attaccare la religione.

Nel libro Due atei, un prete e un agnostico: Pranzo a casa Darwin Federico Focher racconta un famoso incontro tra Darwin e due intellettuali atei, Ludwig Büchner e Edward B. Aveling. Al pranzo era presente anche il Reverendo Brodie Innes, amico di Darwin con il quale aveva fondato il Friendly Club, una società di mutuo soccorso per persone in difficoltà. Era il 1881, un anno prima della morte, e anche in quell’occasione Darwin ribadì di considerarsi agnostico e non ateo, pur confermando di avere abbandonato la cristianità dopo i quarant’anni e riconoscendosi in alcuni ragionamenti proposti dai due.

Un anno prima Darwin aveva gentilmente rifiutato che Aveling gli dedicasse The student’s Darwin, un libro dove attaccava frontalmente la religione. Essendo Aveling genero di Marx, e visto che la lettera era stata trovata tra le sue carte, questo generò la bufala che il filosofo gli avesse chiesto di potergli dedicare il Capitale.

Darwin, il ladro seriale di teorie
Darwin è considerato co-scopritore della selezione naturale assieme ad Alfred Russel Wallace. Nonostante i documenti parlino chiaro, più di una volta è stato insinuato che Darwin non avesse fatto altro che scippare il merito all’altrettanto geniale Wallace. Ma esiste un’altra teoria del complotto: Darwin avrebbe copiato da Patrick Matthew, un orticoltore scozzese.

Negli ultimi anni questa tesi è stata portata avanti dal criminologo Mike Sutton. A Sutton bisogna riconoscere il merito di aver smontato una famosa leggenda metropolitane accademica, quella secondo cui l’errata credenza degli spinaci ricchi di ferro deriverebbe da un decimale spostato per errore. Con la storia della scienza, però, Sutton non se l’è cavata altrettanto bene. Gli storici non mettono in dubbio che Matthew nel 1831 avesse abbozzato una descrizione che anticipava la selezione naturale.

Lo riconobbe anche Darwin, quando lo venne a sapere nel 1860. La tesi di Sutton, però, è che Darwin (e Wallace) conoscessero il lavoro da molto prima. Questo non solo è molto improbabile, ma non esistono prove. Matthew fece una descrizione simile alla selezione naturale negli appendici al suo libro Naval Timber and Arboriculture: non si può escludere che qualche naturalista lo abbia avuto tra le mani, ma di certo quelle idee non sono penetrate nella comunità scientifica del tempo. Nemmeno Matthew, dal canto suo, aveva mai accusato Darwin di plagio, si era limitato a ricordare il suo lavoro precedente, che Darwin poi nominò, assieme a quelli degli altri pionieri, a partire dalla terza edizione dell’Origine delle specie (1861).

La selezione del granchio samurai
Nelle acque del Giappone vive il granchio samurai (Heikeopsis japonica). Il crostaceo deve il suo nome alla forma del suo carapace, che ricorda un samurai arrabbiato. Secondo il folklore, i granchi sono guerrieri samurai reincarnati. Come si è evoluta la forma del carapace? L’astronomo e divulgatore Carl Sagan propose al pubblico una spiegazione molto suggestiva nella seconda puntata della premiatissima serie Cosmos (1980). I pescatori giapponesi avrebbero cominciato a ributtare in acqua, per rispetto, i granchi con il carapace più somigliante al volto di un guerriero, trattenendo invece gli altri esemplari che catturavano.

Nel tempo questa involontaria selezione avrebbe portato le popolazioni a un carapace sempre più antropomorfo. L’ ipotesi era stata avanzata 30 anni prima da Julian Huxley, bis-nipote del mastino di Darwin, Thomas Henry Huxley, ma è troppo bella per essere vera. Per cominciare quei granchi, spiega il biologo Richard Dawkins, non hanno valore alimentare, samurai o non samurai. Non è possibile quindi la selezione involontaria descritta. Piuttosto, siamo noi che per evoluzione tendiamo a trovare facce ovunque ci sia simmetria, anche su un guscio di granchio. L’illusione della faccia del samurai è data dal modo in cui i muscoli del crostaceo sono disposti e collegati al carapace soprastante, e se ci sforziamo possiamo vedere facce anche in molti altri invertebrati, fossili compresi.

La 100esima scimmia
All’inizo degli anni ’50 dei ricercatori cominciarono a studiare un gruppo di macachi giapponesi (Macaca fuscata) che vivono su un’isoletta dell’arcipelago del Giappone. Una delle scimmie imparò a lavare nell’acqua le patate dolci offerte dai ricercatori, e altri esemplari cominciano a imparare. Nel 1958, successe qualcosa di miracoloso. Tutte le scimmie, improvvisamente, impararono a lavare le patate, anche nelle isole vicine. È la descrizione dell’effetto della 100esima scimmia, che in base a queste osservazioni postula l’esistenza di una massa critica raggiunta la quale, magicamente, un gruppo sociale acquisirebbe una coscienza collettiva. Il guru Deepak Chopra, famoso per le sue bufale a base di meccanica quantistica, scrisse che in base alla teoria di Darwin quello che è stato osservato è impossibile.

In questo il guru ha assolutamente ragione. Non perché esista un meccanismo simile alla telepatia mai considerato dalla scienza, ma perché la storia è falsa. Il mito della centesima scimmia è stato creato negli anni ’70 dal biologo e divulgatore Lyall Watson. Watson si rifece ai lavori di alcuni primatologi che studiavano le scimmie sull’isola Koshima, che effettivamente osservarono una trasmissione culturale tra i primati, un dato molto significativo per l’epoca. Ma non parlarono mai né di 100esima scimmia, né di massa critica, e non ci fu mai un momento in cui, improvvisamente, tutte le scimmie impararono la nuova attività senza il normale apprendimento.

Alla fine dello studio c’erano 59 scimmie nella colonia, 36 avevano imparato a lavare le patate, e il processo era stato graduale e sempre per apprendimento. Il 1958 era stato davvero un anno spartiacque secondo i ricercatori, ma non ha niente a che vedere con le invenzioni di Watson. In quell’anno le giovani scimmie, che per prime avevano imparato da sole il trucco, erano salite nella gerarchia e avevano cominciato a riprodursi. Il lavaggio della patate poteva essere quindi insegnato direttamente dalle madri ai cuccioli.

Watson descrisse l’effetto della centesima scimmia, a suo dire, sulla base di aneddoti e folklore dei primatologi, ma anche primatologi autori dello studio si sono fatti avanti per negare decisamente di aver mai assistito al miracolo descritto. La storia fu smontata solo nel 1985, ma per allora l’effetto della centesima scimmia era già diventato popolarissimo, soprattutto in ambito New Age. Oggi si trova ovunque, dai libri sulla Programmazione neuro linguistica alle insalate di spiritualità e fisica quantistica. Dà anche il titolo a un documentario, La centesima scimmia – Schiavi dell’euro, che a quanto pare vanta musiche di Povia sui titoli di coda.





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Crediti :

Wired

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thumb Edoardo Maria Mollica
12/23/2013

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