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Medicina

Le persone appena vaccinate possono essere contagiose?

Di questa ipotetica eventualità si torna a parlare oggi in relazione alla legge 119 del 31 luglio 2017 che esclude dai servizi e dalla scuola per l’infanzia i bambini non vaccinati

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Da dove nasce questa idea?

Il timore che una persona appena vaccinata possa diffondere un virus, e in rari casi provocare, nei suoi contatti, proprio la malattia da cui intendeva proteggersi con il vaccino, ha un suo fondamento nel passato. Infatti quando le campagne contro la poliomielite erano condotte con il vaccino orale di Sabin, costituito da virus vivi e attenuati, questi venivano eliminati con le feci proprio come accade ai virus selvaggi responsabili della malattia. Come questi ultimi, quindi, anche i virus attenuati provenienti dal vaccino potevano entrare nell’ambiente, contaminando l’acqua o gli oggetti, e raggiungere anche le persone non vaccinate. Questo fenomeno produceva un effetto positivo, perché anche parte delle persone non vaccinate finivano così per essere inconsapevolmente protette dalla campagna vaccinale. Questo effetto del vaccino orale di Sabin è stato quindi sfruttato per estendere al massimo la protezione conferita dalla vaccinazione, ed è ancora utilizzato là dove la malattia non si può considerare del tutto estirpata.

Pur essendo più efficace sulla popolazione, il vaccino orale di Sabin ha però un grave difetto: in rarissimi casi, essendo costituito da virus vivi, questi possono riacquisire la loro virulenza e il vaccino può provocare una vera e propria poliomielite con paralisi. Ciò si verifica circa in un caso su un milione tra le persone che ricevono il vaccino orale di Sabin e a volte, sporadicamente, anche in persone non vaccinate che vivono vicino a loro, soprattutto in ambienti igienicamente scadenti dove possono venire a contatto con acqua o materiale contaminato dai virus di origine vaccinale che hanno recuperato la loro virulenza.

Cosa si è fatto?

Per evitare queste eventualità – che possono essere accettabili a fronte di un alto rischio di malattia ma non in condizioni in cui questo pericolo è remoto – in Italia, come nella maggior parte dei Paesi più ricchi, dove la polio è stata eliminata, si è passati gradualmente al vaccino inattivato di Salk, iniettato per via intramuscolare, che dal 2002 è l’unico somministrato nel nostro Paese. Essendo costituito da virus uccisi, e quindi incapaci di replicarsi, questo vaccino non può provocare la malattia, né nelle persone vaccinate né tanto meno in chi le circonda. È bene ricordare che la maggior parte dei vaccini raccomandati non è costituito da virus vivi e attenuati, come sono quelli contro morbillo, parotite, rosolia, rotavirus, ma da virus uccisi, o proteine modificate (i tossoidi di antitetanica e antidifterica) oppure componenti isolate dal microrganismo (per esempio nel vaccino antipertosse acellulare) o sintetizzate in laboratorio, perfino in assenza dell’agente infettivo (come per l’antiepatite B o l’antimeningococco B). Tutti questi vaccini provocano solo la risposta dell’organismo ma non possono indurre nemmeno in forma blanda la malattia, né tantomeno quindi trasmetterla.

Perché se ne parla?

In origine il timore che fenomeni simili a quello che si verificava con l’antipolio orale si potessero verificare con altri vaccini a virus vivi e attenuati non era teoricamente infondato. Per questo, per molti anni, si è raccomandato di rispettare alcune precauzioni per evitare la possibilità che anche il virus attenuato del morbillo, della parotite o della rosolia, contenuti nei rispettivi vaccini, potessero contagiare persone immunodepresse o donne in gravidanza che in quel caso avrebbero potuto subire gravi conseguenze. A questa indicazione, fornita per anni sulla base di un semplice principio di precauzione, non è però mai seguita nessuna prova di una possibile, reale trasmissione dei virus attenuati contenuti nei vaccini contro morbillo, parotite e rosolia, dalla persona vaccinata a quella che non lo è. Anzi, un’attenta sorveglianza ha dimostrato che nei fatti questa trasmissione non avviene, probabilmente per la difficoltà di replicazione che hanno i virus attenuati, sufficiente solo a indurre la risposta immunitaria ma non la malattia e tantomeno il passaggio da un individuo all’altro.

Solo nel caso della vaccinazione contro la varicella questa evenienza si è verificata, in casi eccezionali (nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne aveva registrati 9 in tutto il mondo), per lo più a partire da persone immunodepresse che, proprio per questo, avevano sviluppato un herpes zoster in seguito alla vaccinazione.

Di questa ipotetica eventualità si torna a parlare oggi in relazione alla legge 119 del 31 luglio 2017 che esclude dai servizi e dalla scuola per l’infanzia i bambini non vaccinati, a tutela di altri più fragili. Per reazione alle accuse rivolte ai bambini non vaccinati di essere “piccoli untori”, si è voluto sostenere che anche i bambini appena vaccinati potrebbero rappresentare un pericolo, per la possibilità di contagiare i compagni. Ma la storia di decenni di vaccinazione dimostra che questa possibilità non c’è.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

Batterio carnivoro, muore uomo dopo un bagno. Allarme batterio mangiacarne

Batterio carnivoro uccide un uomo. Allarme batterio mangiacarne: la storia

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Batterio mangiarne o batterio carnivoro: allarme dopo la morte di un uomo. Dave Bennett, del Tennessee è deceduto a causa del Vibrio vulnificus, un batterio carnivoro che lo ha infettato mentre si trovava in vacanza nella contea di Okaloosa, in Florida.

Batterio carnivoro uccide un uomo. Allarme batterio mangiacarne: lamorte di Dave Bennett

La notizia della morte dell’uomo a causa del batterio mangiacarne è stata riportata dalla Cnn, citando notizie diffuse dalla figlia della vittima sui social network. Il batterio carnivoro fa registrare circa 80.000 casi di infezione e 100 decessi l’anno negli Stati Uniti, stando ai dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, l’agenzia per la Salute pubblica del governo federale.

Batteri mangiacarne uccidono un uomo in 48 ore. Il contagio e i sintomi

In genere il contagio da batterio mangicarne avviene con il consumo frutti di mare crudi o poco cotti, o esponendo una ferita all’acqua di mare. Il caso mortale di David Bennet è stato quest’ultimo. I primi sintomi dell’infezione da batterio carnivoro si sono manifestati velocemente, fino a diventare una sepsi che per l’uomo si è rivelata letale. La figlia della vittima da batterio mangiacarne ha raccontato che il padre aveva un sistema immunitario indebolito a causa delle terapie contro il cancro che stava subendo da alcuni anni. «Pensavo che i batteri mangiacarne fossero una leggenda, ma non è così. Il batterio lo ha completamente distrutto in appena 48 ore » ha raccontato la figlia dell’uomo ucciso dal batterio mangiacarne, che ha voluto condividere la tragedia perché «non c’è abbastanza educazione sui batteri nell’acqua. Devono esserci cartelli segnaletici in ogni spiaggia, in ogni città e parco statale per segnalare che a causa di questi parassiti persone con ferite aperte o sistemi immunitari compromessi non dovrebbero entrare».

Batterio mangiacarne altri casi

Non è l’unico caso di batterio mangiacarne. Qualche settimana fa, nella stessa spiaggia una ragazzina di 12 anni ha contratto la fascite necrotizzante e i medici sono riusciti a salvarle per miracolo la gamba finita in cancrena. Un’altra donna, in una zona diversa della Florida è morta a causa di un’infezione provocata dai batteri mangiacarne dopo essere caduta in spiaggia: attraverso la piccola ferita ha contratto l’infezione fatale.





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Medicina

Figli senza vaccinazione: coppia friulana non potrà più occuparsi della loro educazione

Udine, padre e madre si sono visti sospendere la responsabilità genitoriale: il Tribunale dei minori nominerà un tutore

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UDINE. La loro battaglia contro l’obbligo vaccinale è giunta a un epilogo. Per un periodo transitorio non avranno più il potere di scelta, nè per la cura, né per l’educazione di due figli minori che, comunque, restano loro affidate.

Lo ha deciso il Tribunale dei minori di Trieste notificando a una mamma e un papà della Bassa friulana il provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale.

Con atto successivo il Tribunale indicherà un curatore speciale dei due minori e che sarà chiamato ad assumere tutte quelle decisioni utili al loro benessere psico fisico.E non è escluso che uno dei primi atti che il curatore sarà chiamato a svolgere sia quello di sottoporre i due piccoli alle previste vaccinazioni. I due genitori sono no vax e il loro figlio più grande lo scorso mese di marzo non era stato ammesso alla scuola dell’infanzia.

Il suo nome, infatti, non compare nell’elenco redatto dalla Regione con la collaborazione delle Aziende sanitarie che contiene i dati di tutti i bambini in regola con le vaccinazioni.

Il piccolo non era stato ammesso a scuola e fra il genitore che l’aveva accompagnato quella mattina e il personale della scuola era nato un acceso confronto, concluso con una denuncia a carico del genitore.

Dopo quella denuncia l’Autorità giudiziaria ha richiesto una serie di accertamenti condotti dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali del Comune di residenza della coppia, dai quali sono emersi alcuni particolari dello stile di vita familiare e delle scelte educative in capo a entrambi i genitori ritenuti dal Tribunale dei minori di Trieste pregiudizievoli per la crescita serena del minore.

Da qui la decisione di emettere a carico di entrambi i genitori un provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale, atto notificato in questi giorni alla coppia e per conoscenza anche ai servizi sociali del Comune nei quale i due abitano.

Gli operatori dei servizi sociali si erano attivati dopo la segnalazione e nel corso degli ultimi tre mesi hanno incontrato più volte la famiglia cercando di mediare nelle decisioni assunte dai genitori, per evitare che si arrivasse al provvedimento del Tribunale.

Un atto temporaneo che, quindi, potrà essere revocato in qualsiasi momento e nel quale vengono invitati i due genitori a nominare un legale: in precedenza per tutta la vicenda della mancata vaccinazione e dell’esclusione da scuola i due erano stati seguiti da un avvocato di Udine affiancato da un avvocato di Trieste.

Alla scadenza dell’11 marzo erano circa una decina i bambini delle province di Pordenone e Udine non in regola con l’obbligo vaccinale e di conseguenza esclusi da asili nido e scuole dell’infanzia, in alcuni casi la protesta dei genitori aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, senza però mai giungere a situazioni di grave criticità.





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Medicina

Peggiora la bimba con il tetano «È tutto assurdo»

Bambina col tetano a 10 anni in rianimazione a Verona, non era vaccinata

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Maria, chiamiamola così, è ricoverata da una settimana all’ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. Padiglione 30, terapia intensiva pediatrica, piano interrato. Si scendono le scale e si arriva davanti al reparto che nel lato sinistro ospita i neonati chiusi nelle incubatrici, oltre la porta di destra, invece, cura i più grandi.

Tra questi c’è Maria, la bimba di 10 anni di Povegliano che lotta disperata da giorni contro il tetano. Nessun vaccino, i genitori non hanno fatto alcuna profilassi nè a lei nè alla sorella più piccola per nessuna delle patologie per le quali la legge impone di «coprire» fin dalla nascita i figli. Per Maria la scelta novax di mamma e papà è stata fatale: s’è sbucciata un ginocchio, è partita l’infezione, il batterio è entrato in circolo e, da quando martedì scorso è stata ricoverata, piano piano le ha tolto le principali funzioni vitali, riducendola in condizioni disperate.  Maria è intubata, è sedata ed è via via peggiorata: non è più in grado di respirare da sola, non è cosciente, drenaggi ovunque e macchine sempre in funzione stanno lavorando per salvarla.

Nella sala d’attesa della Tip (Terapia intensiva pediatrica) si riposano le mamme che assistono i loro piccoli. Escono pochi minuti dal reparto metaforicamente a «prendere aria» – lì sotto non c’è – lasciando le loro creature alle cure delle infermiere. «Stanno cambiando la flebo», diceva ieri una, «ne approfitto per fare due passi qui».

«L’HO VISTA ENTRARE CON UN CEROTTO…»

E parlando di Maria: «È assurdo come in poco tempo il tetano l’abbia ridotta. Io l’ho vista entrare in reparto sulle sue gambe, la settimana scorsa, aveva un cerotto sul ginocchio ma era in piedi, camminava da sola, stava bene. Sapere adesso che è stesa su quel letto in condizioni così gravi fa tanto, tanto male. E fa pensare. Mi auguro che lo facciano tutti quelli che, in tutta questa vicenda, hanno delle responsabilità oggettive». E poi un’altra mamma: «Ognuno dei bambini qui è ricoverato nella propria stanza quindi più di tanto nessuno sa come sta il cucciolo della porta accanto. È ovvio, tra genitori ci scambiamo qualche parola ma non si può fare con tutti: li vedi subito quelli che hanno i figli in condizioni gravi, capisci che non hanno voglia di niente e non ha senso dire nulla. La mamme e il papà di Maria sono gentilissimi ma non si staccano mai dal suo letto. Di sicuro», sospira con gli occhi lucidi, «siamo tutti con il fiato sospeso, speriamo ce la faccia, speriamo che qualcuno guardi in giù».

LA VICENDA IN TRIBUNALE

La vicenda di Maria è finita in Tribunale: l’autorità giudiziaria sta cercando di verificare se ci siano responsabilità penali legate alla mancata vaccinazione della bambina. Le carte sono sul tavolo del procuratore capo di Verona Angela Barbaglio che, pur invitando alla prudenza in attesa di conoscere gli sviluppi dello stato di salute della piccola, fa intendere che è stata scritta una notizia di reatoa carico dei genitori. «Bisogna stare attenti a misurare ogni movimento, con la massima comprensione per il profilo umano», puntualizza, «dall’altra parte però è chiaro che un caso del genere non può passare inosservato, si tratta di una vaccinazione obbligatoria, prevista dalla nostra legislazione».

La legge è la 119 del 2017: prevede, per i genitori inadempienti, «una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro e l’accesso vietato alle scuole per l’infanzia incluse quelle private non paritarie». La mamma e il papà di Maria rischiano di essere indagati per lesioni, al momento.





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Crediti :

l'Arena

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