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Medicina

Le regole d’oro per contrastare le fake news sui vaccini

In Australia hanno intervistato i responsabili della comunicazione di organizzazioni pro-vax sulla loro esperienza nella gestione dei social e ne hanno ricavato alcune regole d’oro per contrastare la diffusione di notizie false

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Va bene lo studio del fenomeno e la ricerca delle cause che hanno condotto alla crisi delle vaccinazioni, ma andando oltre la teoria cosa si può fare per mettere un freno alle bufale dei NoVax e ripristinare il senso di fiducia nella scienza e nelle istituzioni? Se lo è chiesto un team di ricercatori australiani, che ha pensato di rivolgere la stessa domanda a chi tutti i giorni cerca di fare corretta informazione online su questa tematica tanto delicata. Dalle risposte a 21 responsabili della comunicazione di 17 organizzazioni a favore dei vaccini pubbliche (dipartimenti governativi e servizi sanitari locali) e private (associazioni, gruppi di advocacy e società scientifiche), il team ha estratto alcune regole d’oro per contrastare la diffusione di notizie false online. L’indagine è stata pubblicata su Bmc Public Health.

I ricercatori sono partiti dal presupposto che rispetto ai media tradizionali le organizzazioni che si dedicano in modo specifico all’informazione sui vaccini siano agevolate perché attraverso l’utilizzo dei social media (Facebook e Twitter, i più diffusi in Australia) aprono una linea diretta con il pubblico interessato. Per questo analizzare le loro tecniche comunicative potrebbe offrire interessanti spunti.

Il problema

Innanzitutto dalle interviste è emerso il principale problema con cui i responsabili dei social media delle organizzazioni si scontrano nel quotidiano, ossia la pervasività delle informazioni scorrette. Gli attivisti NoVax che interagiscono sulle pagine – riferiscono le organizzazioni interpellate – riescono a propagandare in modo efficace un sentimento anti-scientifico grazie a un modo di porsi assertivo a cui è difficile ribattere senza cadere nelle accuse di voler nascondere gli eventi avversi ai vaccini o di voler sorvolare sui rischi.

Le strategie

A questo atteggiamento prepotente, spesso aggressivo e apertamente ostile, i moderatori delle organizzazioni hanno imparato a rispondere con diverse strategie. In primis hanno rafforzato la propria presenza online e aumentato la visibilità della pagine, in modo da intercettare chi, non avendo un’opinione polarizzata, sta solo cercando informazioni sull’argomento vaccinazioni.

Per contrastare le fake news la tattica principale adottata è quella di cercare di essere altrettanto pervasivi nella diffusioni di fatti e prove scientifiche, spiegati in maniera semplice (ma non semplicistica).

Un’idea interessante, poi, è quella di creare degli spazi interni protetti, in cui gli utenti interessati possano fare domande senza il timore di essere attaccati dagli attivisti, NoVax o ProVax che siano.

In merito alle discussioni che si aprono sulle pagine e ai toni astiosi degli attivisti, gli intervistati hanno sottolineato come sia importante rimanere rispettosi e essere concisi, quando si decide di rispondere – perché a volte la migliore scelta è quella di ignorare o nascondere i post offensivi per evitare di dare importanza alla questione e di amplificarla ulteriormente.

Le regole d’oro

Analizzando le risposte alle interviste e rifacendosi ai principi della comunicazione del rischio, i ricercatori hanno dunque stilato una lista di consigli per rispondere alla diffusione di fake news sui vaccini sui social media: non riprendere in modo esplicito l’informazione fasulla per evitare di rafforzarla nella mente degli utenti; enfatizzare le informazioni corrette, comunicandole in modo semplice e accessibile (l’eccessiva complessità rafforza le fake news che sono facili da comprendere e coinvolgenti); rispondere alle domande immediatamente e in modo onesto; riconoscere i rischi legati ai vaccini contestualizzandoli, in modo da creare un legame di fiducia con i propri interlocutori; le nozioni e i fatti non bastano, ma offrire sostegno e raccontare aneddoti positivi ribalta la narrazione sui vaccini dei NoVax; limitare le interazioni con gli attivisti al necessario, rispondendo in modo breveconcreto e educato, eliminando eventualmente i post offensivi.



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Crediti :

Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Medical Facts di Roberto Burioni risponde alla vostre domande

Un indirizzo email dove il Prof. Roberto Burioni risponde alle vostre domande sul coronavirus

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Prof. Roberto Burioni

“È consigliabile pulire i prodotti acquistati e portati a casa?”
“Quali evidenze ci sono sull’uso del farmaco antiremautoide?”
“La vitamina C è una buona protezione?”
“Il virus si può portare a casa con le scarpe?”
“Arriverà un test per rilevare se la persona ha degli anticorpi al coronavirus?”

“Il virus è molto labile. L’importante è che la superficie sia pulita, perché il virus dentro lo sporco riesce a resistere per. più tempo.”
Medical Facts di Roberto Burioni risponde alle vostre domande inviate alla mail chetempochefarisponde@lofficinatv.com



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Medicina

I problemi italiani che il coronavirus ha messo in luce

Sovraffollamento delle carceri, digital divide, sottofinanziamento della sanità, smart working. Non è facile immaginare il futuro durante una pandemia, ma alcune lezioni sono già lì per essere imparate

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Immaginare il futuro in un contesto emergenziale come quello generato da una pandemia è un esercizio delicato e per certi versi fine a sé stesso, data la quantità di variabili sul tavolo e i tanti margini di incertezza ancora presenti nella nostra conoscenza del fenomeno. Ma è parte di un processo necessario, per ricordare a noi stessi che questo momento finirà e che ad aspettarci, lì fuori, ci sarà lo stesso mondo di sempre. Con i problemi di sempre, solo un po’ più evidenti.

Perché la crisi sanitaria in corso ha messo a nudo una serie di problemi strutturali troppo a lungo ignorati dal nostro paese, come il sovraffollamento delle carceri, tema che in queste ore si è riversato con violenza nella stretta attualità. Da tempo il Garante nazionale descrive un quadro di piena emergenza – con istituti non all’altezza di ospitare l’alto numero di persone recluse e suicidi ormai all’ordine del giorno – eppure le recenti rivolte sembrano aver colto di sorpresa un po’ tutti. A partire dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che riferendo in aula ha parlato di “atti criminali”, tralasciando le cause profonde di disagio che hanno portato alle proteste in 27 penitenziari di tutta Italia. Cause che resteranno tali, anche quando la paura del virus sarà debellata.

Un approccio finalizzato a gestire la contingenza, privo di qualunque visione di medio o lungo termine. Lo stesso approccio che da anni paralizza la nostra agenda digitale, messa in questi giorni a dura prova dalla sperimentazione di attività didattiche a distanza più o meno improvvisate, e rivolte a una popolazione spesso sprovvista dei mezzi per fruirne. Il problema non riguarda solo l’accesso alla banda larga, ma risiede nella disponibilità stessa di strumenti e conoscenze informatiche di base – un divario digitale che in alcuni casi ha portato gli studenti a creare gruppi d’ascolto, rendendo così vane le ordinanze di contenimento.

La scarsa digitalizzazione si ripercuote anche sullo smart working, utilizzato da appena 570mila impiegati lo scorso anno e visto ancora con diffidenza da molti datori di lavoro, e sui servizi della pubblica amministrazione, con le conseguenti file agli sportelli postali. Decisamente non uno scenario ideale, per il paese che fino a una settimana fa discuteva ancora di voto elettronico.

Le misure messe in atto per contenere il coronavirus, come per magia, hanno avuto l’effetto di rendere reali problemi fino a ieri relegati al rango di astratti residui ideologici. Come il sottofinanziamento di un sistema sanitario stressato dall’alto numero di pazienti in terapia intensiva e tenuto in piedi dalle donne e dagli uomini che lavorano nei nostri ospedali. O la necessità di uno stato sociale forte, che possa farsi carico di senzatetto e persone indigenti, anche con le mense Caritas chiuse.

Sembra incredibile, ma il paese che da anni parla di sicurezza ha appena scoperto che l’unica protezione di cui aveva bisogno era quella sociale. Non esistono aspetti positivi di un male che ha già tolto la vita a mille persone, ma esistono lezioni. E questa ha tutto l’aspetto di una lezione da tenere a mente.



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WIRED

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Coronavirus, Italia zona rossa: cosa significa. Scuole chiuse fino al 3 aprile

Coronavirus, Italia zona rossa: cosa significa. Scuole chiuse fino al 3 aprile anche a Roma
Spostamenti vietati salvo comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità. Scuole chiuse fino al 3 aprile. Sospeso il campionato di serie A

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Tutta Italia come le zone rosse del nord Italia per contenere la diffusione del Coronavirus. Il premier Giuseppe Conte ha annunciato in conferenza stampa l’estensione delle misure previste nel decreto governativo dell’8 marzo a tutto il territorio nazionale. Troppo alto il rischio contagio per continuare solo a lanciare appelli come quello, solo ultimo in ordine di tempo, della sindaca Raggi (vedi post a fondo pagina). La misura che diventa ora legge, in sintesi, è quella di restare a casa. E il nome del nuovo decreto è proprio “Io resto a casa”.

Spostamenti vietati

Spiega Conte: “Non ci sarà più una zona rossa, ma ci sarà l’Italia zona protetta. Saranno vietati su tutto il territorio della penisola gli spostamenti consentiti solo per comprovate ragioni di lavoro, per casi di necessità o motivi di salute. Aggiungiamo in questo provvedimento anche un divieto di assembramenti all’aperto o in locali aperti al pubblico. Non ce lo possiamo più permettere. Sono costretto ad intervenire in modo più deciso per difendere le persone più in difficoltà. Ognuno deve fare la propria parte”.

Per spostarsi sarà necessaria un’autocertificazione (qui il fac simile del modulo da compilare e portare con sé) senza della quale, se colti a muoversi senza ragione dalla propria città di residenza o domicilio, si rischierà l’arresto. La veridicità dell’autocertificazione potrà essere controllata dalle autorità in qualsiasi momento e, se falsa, andrà a costituire un secondo reato, oltre a quello della mancata permanenza nel proprio luogo di residenza.

Locali chiusi alle 18

Da domani mattina, 10 marzo, quindi anche in provincia di Roma non ci sarà possibilità di muoversi e ci sarà la chiusura alle ore 18 per tutti i locali, compresi bar e ristoranti che, fino ad oggi, potevano restare aperti mantenendo il metro di distanza tra le persone.

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Roma Today

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