Contattaci

Lab

Le sfide vinte e perse dalla scienza nel 2018

Esseri umani modificati, scienza aperta, voli privati e cambiamento climatico alle porte: un 2018 di passaggio per la scienza

Pubblicato

il

Un anno di transizione, questo 2018 scientifico. Alcuni timori, finora all’orizzonte, per cambiamento climatico e ingegneria genetica umana sono diventati realtà, che dall’anno prossimo dovremo essere capaci di affrontare. L’esplorazione spaziale sembra passare lentamente in mano ai soggetti privati. Ai successi in fisica e medicina si accompagnano zone oscure. Ma in generale la ricerca scientifica sembra diventare più apertaconsapevole dei propri problemi e intenzionata a risolverli. Ecco alcune delle vittorie e sconfitte della scienza in un anno, come ormai sempre accade, complicato.

Il clima: con l’acqua alla gola

Partecipanti lasciano la conferenza Cop24 di Katowice. (Photo by Beata Zawrzel/NurPhoto)

 

Partiamo con una sfida persa, non tanto dalla scienza ma dall’umanità nel suo complesso. Il report Ipcc uscito lo scorso ottobre non è più un grido di allarme, è la presa d’atto a occhi sbarrati che non possiamo più tornare indietro: se pensate quel report sia allarmistico, sappiate che molti scienziati lo hanno criticato in quanto troppo cauto. Il pianeta si scalderàdi almeno un grado e mezzo in media, quasi sicuramente due o più: sembra poco, ma essendo una quantità di energia enorme in più nell’atmosfera, avrà un impatto tragico su clima, economia e salute.

Possiamo ormai solo tentare di moderare il riscaldamento globale in corso, ma anche questo obiettivo sarà durissimo: richiederà uno sforzo enorme in una dozzina di anni, e richiederà tra l’altro strategie di cattura del carbonioche al momento non abbiamo neanche iniziato a implementare.

Peccato che stiamo facendo esattamente il contrarioNon è il momento di arrendersi, perché ogni frazione di grado centigrado che riusciremo a strappare all’effetto serra vorrà dire meno danni all’agricoltura, alle città e a milioni di persone, ma dovremo comunque adattarci a un mondo che presto non sarà più quello che conosciamo. Specie se la politica continua follemente a spingerci verso il precipizio: se non è una novità che a Trumpla questione non interessi e che stia smantellando i controlli sulle emissioni, altrove non va meglio. La Cop24 di Katowice è stata un fallimento a causa non solo degli Usa ma anche di Russia, Kuwait e Arabia Saudita, mentre in Australia si eliminano le politiche di riduzione delle emissioni. In Italia, intanto, la politica dà la colpa a Satana. Che dire, di certo si vedono parecchie forze del Male di questi tempi.

 

Superconduttori verso la temperatura ambiente?

 

(foto: Science Source/Getty Images)

 

A proposito di cambiamento climatico ed energia, una cosa farebbe comodo: un superconduttore a temperatura ambiente. Sprechiamo circa il 6-7% dell’energia elettrica a causa delle perdite nella trasmissione della corrente, spreco che un superconduttore, ovvero un materiale senza resistenza elettrica, potrebbe abbattere a zero. Il problema è che i superconduttori noti funzionano a temperature troppo basse per essere pratiche, spesso oltre i 100 gradi sotto zero, e per questo trovano poche applicazioni specifiche.

Quest’anno è stato scoperto un superconduttore capace di lavorare alla bollente temperatura di 23 gradi sotto zero. Ancora freschino, ma ben più accessibile delle precedenti: per la prima volta, un superconduttore funzionerebbe davvero all’aperto in qualche luogo della Terra (ok, ai poli o durante un inverno molto rigido). L’unico problema è che, se la temperatura è mite, serve invece una pressione immane: 170 gigaPascal, che in parole povere è metà della pressione al centro della Terra. Ma intanto un superconduttore a temperatura ambiente non sembra più una fantasia irraggiungibile.

 

Due bambine, molti errori

 

He Jiankui, lo scienziato che ha guidato il progetto delle gemelle geneticamente modificate con Crispr (Wikimedia Commons)

 

Non era questione di se, ma di quando: le due bambine geneticamente modificate con Crispr dal ricercatore cinese He Jiankui concretizzano finalmente un timore di lunga data, l’avvento di esseri umani il cui genoma è stato riscritto a piacimento prima della nascita. A nulla è servita dunque la moratoria del 2015, del resto interamente volontaria. Di per sé l’editing di esseri umani è una questione delicatissima su cui c’è un ventaglio di pareri possibili, ma di certo c’è che Jiankui ha realizzato questo traguardo nel modo peggiore. Agendo in segreto (perfino il suo istituto era apparentemente all’oscuro degli esperimenti), affrontando problemi tecnici con estrema leggerezza, ottenendo un consenso informato in malafede, scegliendo un gene del sistema immunitario che non era essenziale modificare e che ora, alterato, potrebbe rendere le bambine più suscettibili a infezioni.

Al di là del destino delle gemelle, l’esperimento di Jiankui è la prova che non ci sono etiche condivise, moratorie e appelli che tengano per fermare situazioni del genere. L’Occidente non ha più il monopolio delle frontiere della medicina e non è detto che la Cina o altri paesi ragionino come Europa e Stati Uniti. Ma anche in Occidente il genio è ben fuori dalla lampada. Abbiamo parlato in occasione della morte di Aaron Traywick di come esista una parte spregiudicata della comunità biohacker, che sembra avere più interesse in exploit pubblicitari che altro.

 

Una materia sempre più oscura

 

Osservando le galassie abbiamo dedotto per la prima volta l’esistenza della materia oscura, ma la sua natura continua a sfuggirci (foto: Corbis Images)

 

Forse quando l’hanno chiamata materia oscura non immaginavano che sarebbe stato un nome così appropriato. Sono decenni che sappiamo che manca qualcosa alla nostra descrizione dell’universo, e tutto fa pensare si tratti di una forma di materia invisibile. Eppure tutti i tentativi di afferrarne l’identità sono falliti – primo fra tutti Lhc, che non ha mai fornito indizi dell’esistenza di nuove particelle che possano far parte della materia oscura. Finora l’unica speranza a cui appigliarsi era un esperimento italiano, Dama, che a differenza degli altri afferma da quasi vent’anni di aver identificato un segnale attribuibile alla materia oscura. L’esperimento Cosine 100 ora ha cercato di replicare i risultati di Dama e non ha trovato assolutamente niente, mettendo in dubbio i già discussi risultati del gruppo italiano e affondando la materia oscura in un buio ancora più fitto.

 

Cambia l’esplorazione spaziale

 

L’ultima immagine di Starman alla guida della Tesla Roadster di Musk, mentre si lascia la Terra alle spalle (SpaceX)

 

È stato un anno di transizione per l’esplorazione spaziale. Si sono chiuse missioni importanti: come Dawn, che ci ha rivelato il volto delle regine della fascia degli asteroidi, Vesta e Cerereconclusa a novembre come previsto. Abbiamo dovuto dire addio, dopo quasi dieci anni, anche a Kepler, il telescopio spaziale che ha fatto la storia scoprendo migliaia di pianeti extrasolari. Ma lo spazio continua a essere affollato come non mai: non lanciavamo più di 100 voli orbitali dal 1990.

I pianeti del nostro Sistema solare continuano a ricevere attenzione da missioni come InSight, che studierà l’interno di Marte, e BepiColombo, la missione europea (e giapponese) diretta verso Mercurio, che sfrutta innovativi motori a propulsione ionica.

Gli asteroidi però stanno diventando i veri protagonisti dell’esplorazione spaziale, sia perché preservano la storia del Sistema Solare, sia per le possibilità future di sfruttamento economico: quest’anno è la volta di Osiris-Rex che ha appena incontrato il piccolo asteroide Bennu, sperando di riportarne campioni a Terra. E se vogliamo sforare di un giorno questo riassunto dell’anno passato, New Horizons il primo gennaio 2019 ci farà incontrare per la prima volta un piccolo corpo della fascia di Kuiper, ovvero 2014 MU69, soprannominato Ultima Thule, portando l’esplorazione spaziale ai confini remoti del Sistema Solare.

Più complicata la situazione del volo umano: gli Stati Uniti non sono ancora tornati a portare astronauti nello Spazio, ma anche le Soyuz russe sembrano alla fine del loro ciclo, come suggeriscono il misterioso buco trovato a settembre e uno spaventoso atterraggio di emergenza a ottobre. È il volo spaziale privato invece a decollare, a partire dal successo di Falcon Heavy di SpaceX, il razzo più potente attualmente disponibile all’umanità oggi e che ha portato la Tesla Roadster di Musk e la mascotte Starman oltre l’orbita di Marte (finché non si disintegrerà). Ma non è da sottovalutare anche il successo di Virgin Galactic, che potrebbe essere il primo passo verso il turismo spaziale.

 

Un nuovo chilogrammo

 

Il campione di platino-iridio che fino a quest’anno definiva il chilogrammo (foto: Thatree Thitivongvaroon)

Una sfida che sembra noiosa e insignificante ma che per gli scienziati voleva dire moltissimo: abbiamo finalmente una definizione esatta del chilogrammo, l’unità di massa. Le unità di misura sono le fondamentadella ricerca scientifica, senza una definizione rigorosa crolla tutto il castello di misure e dati. Eppure il chilogrammo finora aveva resistito ai tentativi di darne una definizione ineccepibile, a causa delle difficoltà tecniche: era ancora definito come la massa di un campione conservato a Parigi, con le imprecisioni del caso (ad esempio il campione perdeva massa). Avere finalmente definizioni oggettive e rigorose del chilogrammo e di altre unità di misura base significa aprire la porta a misure più precise e solide in fisica.

 

Ebola e hiv fanno meno paura

 

Infermiere dell’Oms somministrano il vaccino per l’ebola a un medico locale nella città di Mbandaka, in Congo. (foto: Junior D. KANNAH / AFP / Getty Images)

Poche sfide sono così terribili come quelle di epidemie letali, ma pare che la scienza stia finalmente vincendo contro due nemici sanguinari, ebola e hiv. Ebola continua a scatenare epidemie, fortunatamente tamponate: ma sembra che il vaccino sperimentale Vsv-Zebov effettivamente funzioni (l’Oms lo definisce ora “sicuro e protettivo“). Contro l’hiv non abbiamo ancora vinto definitivamente, ma si guadagna terreno palmo a palmo: abbiamo nuovi vaccini promettenti, e si studia un vaccino terapeutico per bambini, da usare quindi su individui già infetti per tenere sotto controllo la malattia. Risultati che rendono ancora più sconcertanti le posizioni scettiche dell’Ordine dei biologi in materia di vaccini.

 

Scienza più aperta e più umana?

 

(foto: matejmo/Getty Images)

 

Da anni si discute di open access, l’accesso aperto alla letteratura scientifica, finora in mano saldamente agli editori delle riviste scientifiche. Con ben pochi vantaggi e molti svantaggi per scienziati e pubblico. Una situazione che ormai è giunta a rottura in vari paesi europei come la Germania. Undici paesi europei hanno deciso, a settembre, di cambiare la situazionetramite il cosiddetto piano S, che dal 2020 obbligherà la ricerca pubblicaeuropea a pubblicare i propri risultati in modo aperto, libero e immediatamente disponibile. Una decisione che però ha sollevato molte polemiche, dove è difficile districare i giusti timori per una rivoluzione così radicale alle inerzie di un sistema accademico che fatica molto ad abbandonare i propri riti.

Di buono c’è che la comunità scientifica sta facendo finalmente i conti con un’altra serie di questioni interne. Il caso Strumia ha duramente ricordato che il sessismo continua a esistere nella scienza, ma la reazione che ne è seguita potrebbe voler dire che finalmente certi comportamenti sono diventati intollerabili. E finalmente sembra che sia emerso il fenomeno del bullismo nella ricerca scientifica, dove i bulli sembrano finalmente, almeno a volte, pagare le conseguenze. Episodi che confermano come siamo in cammino, sia pure precariamente, verso una scienza forse più aperta e umana.



Licenza Creative Commons




Crediti :

Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Per commentare puoi anche connetterti tramite:



Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lab

Coronavirus, 5 nuove scoperte da tenere a mente su Covid-19

La ricerca sul nuovo coronavirus è fervente. Ecco cinque delle ultime scoperte e notizie scientifiche relative al virus, dalla permanenza sulle superfici ai rischi per i più piccoli fino a sintomi a volte trascurati

Pubblicato

il

(oto: NIAID-RML CC via Flickr)

Ricercatori di tutto il mondo continuano a studiare il nuovo coronavirus Sars-CoV-2. E online, ad esempio sulla banca dati di Pubmed, si rintracciano ormai migliaia di studi pubblicati. Analizzare sempre di più la malattia Covid-19 ci permetterà di conoscere e poter affrontare al meglio l’infezione e la pandemia. A questo proposito ecco cinque delle scoperte più recenti, da quando e come avviene il contagio, alle categorie più colpite fino all’attenzione ai sintomi nei bambini.

1. Coronavirus, quanto resta sulle superfici

Le più recenti prove scientifiche mostrano che il coronavirus Sars-CoV-2 può resistere sicuramente alcune ore e probabilmente anche qualche giorno – secondo una ricerca fino a 3 giorni, secondo un’altra anche fino a 9 – su superfici come plastica e acciaio, meno sul cartone. Ma quando è rintracciato sugli oggetti sembra essere meno infettante, dato che in questo caso il suo titolo virale risulta molto ridotto. Per questo l’Oms non ha posto alcun veto alla circolazione delle merci, che è sicura. Riguardo a vestiti e scarpe, è in generale buona norma toglierli e riporli quando si rientra in casa, ma anche questi oggetti non rientrano fra le principali vie di trasmissione, a differenza del contatto con particelle di saliva (vicinanza con le persone e strette di mano).

2. Bambini: neonati e bimbi piccoli più vulnerabili

Bambini e adolescenti e giovanissimi sono molto poco colpiti dal nuovo coronavirus, basti pensare che in Italia non ci sono decessi sotto i 30 anni. E anche i piccoli colpiti hanno i sintomi meno gravi rispetto agli adulti. Tuttavia, anche se le manifestazioni cliniche nei bambini risultano più moderate, soprattutto neonati e bimbi in età prescolare sono risultati suscettibili all’infezione. Ad affermarlo è un nuovo studio su duemila bambini e ragazzi cinesi, in via di pubblicazione su Pediatrics e attualmente in preprint. La ricerca mostra che nella maggior parte dei casi i disturbi sono leggeri o medi, tuttavia all’interno della categoria dei più giovani, in circa il 6% dei bambini ci sono state manifestazioni cliniche gravi.

3. Sintomi, quelli gastrointestinali spesso trascurati

Uno studio in via di pubblicazione sull’American Journal of Gastroenterology (qui in preprint) mette in luce che quasi la metà dei pazienti con Covid-19 nella provincia di Hubei ha presentato sintomi gastrointestinali, come diarrea o anoressia – intesa come sintomo legato al rifiuto del cibo e non come la malattia dell’anoressia nervosa. Inoltre lo studio rivela che peri pazienti con problemi digestivi e in assenza di problemi respiratori il tempo fra la comparsa dei sintomi e il ricovero era più lungo, mentre la probabilità di essere curati e dimessi più bassa. Insomma, è bene che chi ha manifestazioni gastrointestinali presti attenzione ai sintomi e non si escluda la possibilità che si tratti di Covid-19.

4. Due vittime su tre sono di sesso maschile

Alla data del 17 marzo l’Istituto superiore di sanità fornisce una fotografia delle persone colpite dal nuovo coronavirus in Italia. Parlando di numeri, 6 pazienti su 10 sono di sesso maschile e 2 vittime su 3 sono uomini. Un dato che però non deve far abbassare la guardia alle donne. I deceduti con meno di 50 anni sono solo 17, tutti con altre patologie precedenti – elemento informativo che non vuole sminuire la gravità del problema. L’età media dei contagiati è di 63 anni, quella dei deceduti di 80 anni.

5. Non ci sono prove che l’ibuprofene faccia male

Si discute da tempo del fatto che assumere antinfiammatori, fra cui l’ibuprofene, possa aumentare il rischio di Covid-19 o peggiorare i sintomi. Il ministro della Sanità francese aveva invitato i cittadini a non assumere questi farmaci in caso di Covid-19 perché potrebbero peggiorare l’infezione. Fermo restando che l’automedicazione è sempre da evitare, tanto più nel caso del nuovo coronavirus, questa è per ora soltanto un’ipotesi e il ministero della Salute italiano ha rimarcato che non ci sono prove che l’ibuprofene faccia male.



Licenza Creative Commons




Crediti :

WIRED

Continua a leggere

Lab

Le piante comunicano tra loro usando reti sotterranee

È quanto ha rivelato uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Università svedese di scienze agrarie, appena pubblicato su Plos One

Pubblicato

il

Le piante hanno sviluppato reti di comunicazione sorprendentemente complesse che consentono loro di comunicare su ciò che sta accadendo in superficie.

È quanto ha rivelato uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Università svedese di scienze agrarie, appena pubblicato su Plos One. Nonostante il loro stile di vita “immobile”, in realtà le piante sono quindi più attive di quanto si possa pensare: sono in grado di comunicare sottoterra tra di loro, inviando messaggi complessi che arrivano dalla superficie.

Il merito è di alcune sostanze chimiche secrete dalle radici nel terreno, che vengono poi rilevate attraverso le radici delle piante vicine.In questo modo arrivano a sapere se le loro vicine sono parenti o estranee. E persino a dirigere la loro crescita di conseguenza. Man mano che crescono in prossimità di altre piante, controllano costantemente ogni segnale che si verifica in superficie, e fanno lo stesso anche sottoterra.

Come lo hanno scoperto? Per comprendere meglio come ciò possa avvenire e per saperne su come i fattori al di sopra del suolo influenzino ciò che accade al di sotto della superficie, gli studiosi hanno analizzato il comportamento di alcune piantine di mais, monitorando la reazione ai cambiamenti nella crescita in base alla vicinanza con altre piante.

Simulando il tocco con una foglia di una pianta vicina hanno scopeto le sostanze chimiche prodotte dalla radice della pianta. Il team ha quindi preso queste sostanze chimiche e le ha trasferite in altre piante, per vedere le reazioni. Hanno così scoperto che le piante esposte alle sostanze chimiche rispondevano indirizzando le loro risorse a far crescere più foglie e meno radici.

In pratica, il team ha dimostrato che ciò che accade al di sopra del suolo influenza ciò che accade sotto la superficie, e anche che il modo in cui le piante comunicano questo è più complesso di quanto pensassimo. Questo ha davvero molta importanza, dal momento che la capacità delle piante di rilevare i cambiamenti dell’ambiente circostante (e reagire di conseguenza) è essenziale per determinarne la sopravvivenza.



Licenza Creative Commons




Crediti :

Greenme

Continua a leggere

Lab

Reti sociali: un modello per studiare gli effetti della propagazione virale

Pubblicati su “Plos One” i risultati di una ricerca dell’Università Statale di Milano che ha messo a punto un software per la simulazione di fenomeni di propagazione virale all’interno di reti sociali e dei loro effetti sulla conoscenza che gli individui maturano riguardo al tema al centro dell’epidemia

Pubblicato

il

© Science Photo Library RF

Lo studio pubblicato su Plos One propone un modello per descrivere come la diffusione di un fenomeno virale in una rete sociale (per cui si usa spesso il termine di epidemia, riferito non solo a malattie ma anche a dipendenze e alla diffusione di opinioni) influenzi la conoscenza che di esso hanno gli individui, determinando comportamenti differenti, volti in alcuni casi a prevenire il contagio, in altri a favorirlo. La ricerca evidenzia come il risultato delle modifiche nei comportamenti vada a cambiare la diffusione virale.

Il lavoro si inserisce nell’ambito degli studi di coevoluzione di sistemi complessi in presenza di fenomeni epidemici: una rete sociale (digitale o non digitale) ha caratteristiche tipiche dei sistemi complessi e le due dinamiche, la diffusione virale e i comportamenti degli individui, si influenzano vicendevolmente, coevolvono.

Definire dei meccanismi di variazione della conoscenza sufficientemente semplici da poter essere modellati e simulati con un tool software appositamente sviluppato è stato lo scopo dello studio.

Il modello è stato ideato e coordinato da Marco Cremonini dell’Università di Milano e sviluppato insieme a Samira Maghool, dottoranda in Fisica dell’Alzhara University di Teheran (Iran) e visiting researcher presso il dipartimento di Informatica dell’ateneo milanese da settembre 2018.

Per il modello e il simulatore è stato usato un approccio multi-agente, nel quale gli individui vengono rappresentati da componenti software (agenti) che eseguono azioni sulla base delle informazioni che ricavano dalla rete sociale di agenti; come il linguaggio di programmazione è stato scelto Python.

Per gli autori è stato importante lavorare in particolare su alcuni aspetti caratterizzanti e nuovi:
–  definire la conoscenza acquisita dagli agenti come prodotto di componenti distinte: la conoscenza pregressa individuale, l’osservazione del contesto locale ed eventuali stimoli provenienti da agenti connessi;
–  adottare l’imitazione come il meccanismo fondamentale per adattare la conoscenza, prevedendo scenari diversi, dalla pura osservazione del contesto locale e adozione di precauzioni, tipico del caso di epidemie biologiche, all’imitazione del comportamento di gruppi sociali di riferimento, tipico nel caso di dipendenze o la diffusione di idee;
–  prevedere che le variazioni di conoscenza avrebbero potuto comportare sia una riduzione sia un’accelerazione della propagazione del fenomeno virale.

Lo studio ha introdotto elementi di novità nell’ambito dei modelli di coevoluzione dinamica per fenomeni epidemici complessi.

Scenari riconducibili al modello studiato sono molteplici, non solo i casi biologici tradizionalmente considerati dall’epidemiologia, ma soprattutto le molteplici varianti di propagazione di idee, opinioni, rumor, fake news e false credenze all’interno di reti sociali, digitali e non digitali. Un altro scenario interessante e ancora poco studiato riguarda la propagazione di malware in reti di computer, per le quali esiste una coevoluzione tra azioni guidate esclusivamente da tecnologie e reti sociali con le azioni di operatori e utenti.

“Nonostante i limiti dovuto alla modellazione dei fenomeni e all’utilizzo di un modello di rete sociale e di dati artificiali, lo studio fornisce spunti innovativi per l’interpretazione di sistemi complessi che, come la rete, presentano caratteristiche di coevoluzione, ovvero dinamiche che si influenzano vicendevolmente. Capire gli effetti della percezione e della conoscenza che le persone hanno di un fenomeno epidemico è importante per comprendere la dinamica di un sistema sociale complesso, per migliorare.



Licenza Creative Commons




Continua a leggere

Chi Siamo

Vuoi ricevere le notizie?

Dicono di noi

DAL MONDO DELLA RICERCA

  • Le Scienze
  • Nature (EN)
  • Immunologia

Comunicato stampa - Una pellicola sottilissima e biodegradabile in grado di rivestire volumi di acqu [...]

Comunicato stampa - Un nuovo strumento bioinformatico individua rapidamente le alterazioni del genom [...]

Comunicato stampa - Individuate le relazioni causa-effetto che hanno determinato lo sciame simico du [...]

Nature, Published online: 03 April 2020; doi:10.1038/d41586-020-00998-2But some experts say author S [...]

Nature, Published online: 03 April 2020; doi:10.1038/s41586-020-2203-2Author Correction: Self-verify [...]

Nature, Published online: 03 April 2020; doi:10.1038/d41586-020-01027-yStaying at home is not an opt [...]

Comunicato stampa - Lo rivela uno studio condotto dal Cnr-Ibcn in collaborazione con il laboratorio [...]

Una molecola che si trova nei vasi sanguigni e interagisce con il sistema immunitario contribuisce a [...]

Comunicato stampa - Uno studio internazionale pubblicato su The Lancet mette in discussione la sicur [...]

Sismografo Live

Archivio

LunMarMerGioVenSabDom
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930 

 

 

 

 

 

I più letti