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Lettera da un Paese che va indietro nel tempo

Il cambiamento che ci riporta all’oscurantismo del passato

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Caro amico, qui in Italia le cose stanno finalmente volgendo per il verso giusto, almeno per quanto riguarda certi temi etici.

Gli italiani devono essere in possesso di determinati requisiti per legge. È finita l’epoca in cui qualunque persona poteva vivere come voleva, il che spesso non coincideva con il modo in cui altri ritenevano dovesse vivere. E in questo caso sono gli altri, i membri della comunità, ad avere sempre ragione. Anche perché che senso avrebbe una comunità in cui i suoi componenti non avessero in comune lo stesso modo di vivere? Sarebbe una contraddizione in termini. Mica qui si parla di cose banali come il taglio dei capelli o il colore degli occhi. Per tacer di quello della pelle.

Ad esempio, gli italiani devono tutti avere obbligatoriamente una madre e un padre, da specificare rigorosamente nella richiesta del documento d’identità così come disposto giustamente dal nuovo ministro dell’Interno. Diciture generiche come “genitore 1” e “genitore 2” non sono ammissibili perché in contrasto con il dettato costituzionale che vuole la famiglia quale “società naturale fondata sul matrimonio”. Ok, matrimonio non significa letteralmente un uomo e una donna, ma lo sanno tutti che è quello. È sempre stato così, non è che puoi cambiarlo da un giorno all’altro come ti va. Qualcuno dice che una volta nei moduli si scriveva “genitore o chi ne fa le veci” e nessuno ha mai obiettato nulla, ma questa certo non è una buona ragione per impedire di cambiarlo come si deve.

Non è ancora chiaro cosa accadrà ai bambini che non hanno una madre o un padre. Nel senso che non li hanno più, non certo che non li hanno mai avuti perché è semplicemente impossibile; tutti hanno in origine una madre e un padre. Forse in questi casi gli verrà assegnato il genitore mancante d’ufficio, come si fa con chi viene rinviato a processo ma non può permettersi un avvocato suo. L’importante è che il sesso sia opposto a quello del genitore presente, questo è ovvio. Una cosa comunque è sicura: i ragazzi che pensano di poter avere due madri o due padri, magari perché qualche sindaco amorale ne ha ammesso la registrazione (ma anche su questo punto le cose stanno cambiando), devono semplicemente togliersi quest’idea malsana dalla testa e rinunciare a un genitore, o pagarne le conseguenze. Che magari loro pensano di essere felici con le loro due mamme, ma è solo per via del condizionamento subito. Una volta che il genitore di troppo gli sarà stato allontanato sperimenteranno finalmente una felicità vera e soprattutto “naturale”, come naturale è l’unica famiglia che esiste.

La famiglia naturale, appunto, è finalmente stata definita dal ministro competente «un investimento […] per il benessere e l’economia del Paese». Questo significa intanto che saranno tempi duri per chi si ostina a non voler mettere al mondo dei bambini, visto che il fisco privilegerà chi invece si dimostra prolifico. E del resto, se tu non dai allo Stato quello che si aspetta da te, cioè nuovi cittadini a cui magari far fare il servizio di leva (che così gli insegnano quello che le famiglie non riescono a insegnargli, esclusa l’educazione sessuale perché lì invece vige il primato educativo della famiglia), come puoi pretendere di essere trattato come gli altri? Anzi, speriamo che in seguito proporranno qualcosa di simile a quell’ottima tassa sul celibato in vigore durante l’era fascista. Ma soprattutto significa che ci sarà un giro di vite anche sugli aborti: le donne devono essere convinte a non abortire, e visto che quel disincentivo di fatto che è l’obiezione di coscienza non ha dato i frutti che ci si aspettava, ecco che intervenire sul welfare può diventare determinante. A Verona si sono già portati avanti con una mozione ad hoc, la quale intende stabilire per legge che c’è una persona già dall’istante successivo all’incontro tra ovulo e spermatozoo (gli scienziati si facciano cortesemente gli affaracci loro) e dove finalmente si dice chiaro, e con il dovuto rilievo istituzionale, che abortire fa male alla salute delle donne.

In particolare sono importanti le parole del ministro della Famiglia (singolare, perché appunto ce n’è un solo tipo) riguardo all’immigrazione: «qualcuno dice che l’immigrazione ci serve per contrastare il calo demografico, ma alla lunga i costi sociali dell’integrazione sarebbe meglio finalizzarli all’aumento demografico già integrato». E ci mancherebbe pure che invece di incentivare la natalità spendiamo soldi per integrare stranieri. Che poi protestano pure perché vogliono vedere le partite di calcio Sky!

Insomma, finalmente le cose vanno nella giusta direzione, verso il riconoscimento del primo dei diritti umani: quello di non vedere altri umani richiedere diritti stravaganti. Gli islamici l’avevano capito da un pezzo e infatti si sono scritti la loro Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo. Magari potremmo scriverci noi la nostra, così potremmo metterci i diritti che vogliamo ed escludere quelli che non ci piacciono. La chiamerei “Dichiarazione cristiana dei diritti dell’uomo”… perché c’è anche un’altra cosa che ancora non ti ho detto: il crocifisso sarà obbligatorio per tutti. Fosse per me dovrebbe esserlo pure per la sede dell’Uaar, almeno fino a quando non gliela chiuderanno come si meritano o salterà in aria. Comunque ti tengo informato. Alla prossima.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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2 Commenti

2 Comments

  1. Anonimo

    14 Agosto 2018 at 06:07

    siamo ridotti male e quanto verrà il riscatto odio il pd che ha permesso questa caduta nell’immondizia fascista

  2. Anonimo

    14 Agosto 2018 at 09:56

    solo proclami di qualche esponente leghista ma nessun atto concreto e nessuna legge…..non succederà nulla ora tornate a parlare di preti pedofili. Non hanno i numeri in parlamento e nemmeno nel paese reale per fare leggi del 1200. State sereni.

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Dall’Europa nuovo richiamo sul recupero dell’Ici della Chiesa. Il governo ha il dovere di accoglierlo

«Questo governo fa un gran parlare della volontà dei cittadini, e allora perché non tenere in considerazione che, secondo il sondaggio che abbiamo commissionato alla Doxa giusto un paio di mesi fa, il 54% degli italiani è favorevole alla tassazione degli immobili ecclesiastici tutti? E che un altro 30% a quella degli immobili per cui incassa profitti, come quelli del caso in ispecie?».

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«Un governo che ha urgente bisogno di soldi rinuncia a 4-5 miliardi “facili”, nonostante sette italiani su otto siano favorevoli alla tassazione (come dimostra il nostro sondaggio Doxa). E poi si vantano di essere gli amici del popolo attenti alla sovranità nazionale…».

Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così la notizia data ieri dal quotidiano La Repubblica in base alla quale l’Unione europea sarebbe tornata a sollecitare il Ministero del Tesoro italiano affinché riscuota le somme Ici non versate dalla Chiesa cattolica tra il 2006 e il 2011.

La vicenda inizia più di dieci anni fa, con la denuncia dell’ex deputato Maurizio Turco e del fiscalista Carlo Pontesilli, esponenti del Partito Radicale, per le esenzioni fiscali concesse agli enti ecclesiastici impegnati in attività commerciali. Nel 2012 la Commissione europea dà ragione ai ricorrenti ma accoglie la tesi della controparte in base alla quale sarebbe impossibile quantificare la somma dovuta. Poi, lo scorso novembre, la Corte di giustizia europea ribalta tutto, stabilendo che l’Italia ha l’obbligo di recuperare le somme dovute, non essendo più considerata valida la scusa delle “difficoltà organizzative” che ne avrebbero determinato l’assoluta impossibilità di determinare retroattivamente il tipo e la percentuale di attività (economica o non economica), e quindi la riscossione. Ma, ancora una volta, da Roma fanno spallucce, costringendo la Commissione europea a un nuovo richiamo, quello di questi giorni.

«L’atteggiamento del ministro Tria è inaccettabile», commenta Grendene: «Non solo non sta rispettando una sentenza della Corte di giustizia europea, rischiando che il nostro paese vada incontro a una procedura d’infrazione, ma sta rinunciando a 4-5 miliardi di euro (questa la stima dell’Anci): di cosa ha paura? Teme forse di non compiacere la Chiesa? La stessa Chiesa di Bergoglio che viene spesso dipinta come del cambiamento?».

«Questo governo fa un gran parlare della volontà dei cittadini, e allora perché non tenere in considerazione che, secondo il sondaggio che abbiamo commissionato alla Doxa giusto un paio di mesi fa, il 54% degli italiani è favorevole alla tassazione degli immobili ecclesiastici tutti? E che un altro 30% a quella degli immobili per cui incassa profitti, come quelli del caso in ispecie?».

«Per essere un governo del cambiamento ci sembra un po’ troppo simile ai suoi predecessori…», prosegue Grendene: «Per cambiare davvero direzione potrebbe cominciare ad accogliere la mozione depositata in questi giorni al Senato da Riccardo Nencini che, muovendo da un appello lanciato nei mesi scorsi dall’Uaar insieme ad altre realtà, tra le altre cose chiede proprio una revisione delle norme relative all’Imu sui beni immobili della Chiesa cattolica e l’avvio di un’azione finalizzata a recuperare l’Ici non pagata in passato. Non ci sembra tanto difficile. E avrebbe dalla sua proprio quel popolo italiano di cui tanto si riempie la bocca».

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Svolta storica in Botswana: non è più reato essere omosessuali

Il ricorso di un ragazzo di 21 anni contro una legge anti-gay è stato accolto: si tratta di una svolta storica per il paese africano

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La Corte Suprema del Botswana ha emesso una sentenza storica: da oggi, infatti, non è più illegale essere omosessuale nel paese africano dove fino a ieri si rischiavano dai due ai sette anni di carcere per qualsiasi “conoscenza carnale con un’altra persone contro l’ordine della natura in luogo pubblico e privato”.

I giudici si sono espressi in favore del ricorso di Letsweletse Motshidiemag, uno studente di 21 anni che sosteneva che la legge violeva le sue libertà fondamentali.
La sentenza dice esplicitamente che “l’orientamento sessuale non è dettato dalla moda ma è qualcosa di innato e la società non dovrebbe occuparsi degli atti privati tra due adulti consenzienti, perché punire queste persone in base alla loro identità sessuale è irrispettoso e discriminatorio”. “Una società democratica è una società che si basa sulla tolleranza, sulla diversità e sull’apertura mentale”, ha dichiarato il giudice Micheal Leburu “Ogni criminalizzazione dell’amore affievolisce la tolleranza e la compassione”.

L’annullamento della legge contro l’omosessualità è l’ultimo passo di un percorso di civiltà che il Botswana, grazie al costante impegno degli attivisti Lgbt, sta portando avanti dal 2010, anno in cui fu approvata una legge che impediva di licenziare una persona in base al suo orientamento sessuale. Un altro passo importante è avvenuto nel 2017, quando la Corte ha gettato le basi per far sì che le persone trans possano cambiare il proprio sesso sulla carta di identità. Addirittura Mokgweetsi Masisi, presidente del paese, si è dichiarato favorevole alle unioni omosessuali.
Purtroppo, nello scenario africano il Botswana è un caso raro: l’omosessualità è ancora punibile per legge in Nigeria, Uganda, Ghana e Kenya. Una felice eccezione è l’Angola, dove esistono delle leggi che proibiscono la discriminazione in base all’orientamento sessuale.





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Il vero rischio è abortire lo Stato di diritto

Qualunque conquista in tema di diritti rischia di essere rimessa in discussione nel momento in cui le vele vengono gonfiate dai venti reazionari che arrivano da prua, soffiati da movimenti identitaristi e clericofascisti.

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I continui attacchi ai diritti riproduttivi delle donne ci dicono, o meglio ci confermano, che nessun traguardo su questi temi è mai veramente raggiunto una volta per tutte. E ci dicono anche un’altra cosa, forse altrettanto scontata ma troppo spesso non tenuta nella dovuta considerazione: che qualunque conquista in tema di diritti rischia di essere rimessa in discussione nel momento in cui le vele vengono gonfiate dai venti reazionari che arrivano da prua, soffiati da movimenti identitaristi e clericofascisti. Come attualmente in Italia, secondo i dati appena arrivati dai risultati elettorali.

Mette al bando l’aborto anche in caso di stupro e incesto e prevede pene fino a 99 anni

Lo sanno bene gli americani che oggi, in piena era trumpista, vedono diversi Stati scommettere su una nuova sentenza che ribalti la storica Roe vs Wade e rimetta in discussione il principio secondo cui l’aborto è un diritto di tutte le americane. Ci scommettono perché vedono che la composizione della Corte Suprema è adesso favorevole, dopo la nomina del giudice Kavanaugh proprio da parte di Trump. Ci ha scommesso l’Alabama introducendo una legge, peraltro subito impugnata dall’associazione Planned Parenthood — ma è proprio quello che si aspettava il senato dell’Alabama — che mette al bando l’aborto anche in caso di stupro e incesto e prevede pene fino a 99 anni di reclusione. Subito dopo ci ha scommesso anche la Louisiana, che ha però optato per un emendamento costituzionale invece che una legge ordinaria, e che si è limitata a un divieto successivo al rilevamento di attività cardiaca nel feto.

Come loro decine di altri Stati americani, per lo più facenti parte della cosiddetta Bible Belt, avevano varato o hanno intenzione di varare provvedimenti restrittivi del ricorso all’aborto. Il che non è il solo problema, visto anche che comunque di leggi incostituzionali trattasi per il momento, ma è accompagnato da altri fenomeni non meno preoccupanti. A cominciare dall’impennata delle intimidazioni nei confronti dei medici che praticano aborti, dei picchettaggi in prossimità delle cliniche e in generale dell’aggressività dei gruppi antiabortisti, fino alle incursioni degli stessi gruppi nelle pubblicità offerte da Google allo scopo di sfruttarle indebitamente con messaggi fuorvianti. C’è perfino chi ipotizza una seconda guerra civileamericana, che verrebbe causata proprio dalla forte contrapposizione sul tema tra intere regioni pro e contro l’aborto.

E in Europa? Dal punto di vista politico, le elezioni ci hanno appena consegnato un parlamento che tutto sommato è meno peggio di come sarebbe potuto essere. Intendiamoci, anche a livello continentale c’è stato un avanzamento dei gruppi sovranisti, ma non sufficiente per poter ambire alla Commissione europea. Sembra piuttosto profilarsi una nuova maggioranza di centro sinistra, seppur con una diversa e più ampia composizione, che non dovrebbe rappresentare un pericolo. I trascorsi non sono del tutto confortanti: sei anni fa veniva bocciata di misura, pare addirittura a causa di un errore di traduzione, la proposta dell’europarlamentare socialista portoghese Estrela che avrebbe impegnato gli Stati membri a fare di più sui diritti riproduttivi e sessuali; due anni dopo, nel 2015, veniva invece approvata la proposta del socialista italo-belga Tarabella, che afferma sì la necessità di agevolare l’accesso all’aborto ma alla fine, grazie a un emendamento popolare, lascia libertà ai singoli Stati sulle rispettive legislazioni. Insomma, dovreste farlo ma la decisione spetta a voi. In compenso l’Italia ha incassato una sonora bocciatura sul tema dal Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa, per giunta perché recidiva.

In generale l’Europa non è al momento messa malissimo, ma neanche benissimo. Quelli liberticidi sono in prevalenza i micro Stati, compresa naturalmente la Città del Vaticano ma non solo: Malta non consente l’interruzione volontaria della gravidanza mentre San Marino, Liechtenstein, Andorra e Irlanda del Nord pongono restrizioni severe. Appena un po’ più larghe le maglie in Finlandia, Polonia, Regno Unito, Islanda e Monaco. Nel resto del continente non esistono serie limitazioni, compresa l’Irlanda che lo ha legalizzato sette mesi fa e che sta vivendo una stagione di diritti di tutto rispetto (giusto nei giorni scorsi ha anche abbreviato con un referendum plebiscitario i tempi necessari per il divorzio). Laddove è legalizzato da tempo, inoltre, il ricorso all’aborto presenta in genere un trend discendente; emblematico il caso della Romania, che dopo l’era Ceausescu in cui a causa del divieto di aborto venivano sovraffollati gli orfanotrofi, con tutte le conseguenze del caso, ha avuto in primo luogo un boom nella percentuale delle Ivg seguito da un altrettanto forte ridimensionamento.

Movimenti no-choice sono sempre più ag­guer­riti e so­prat­tutto rice­vono finan­zia­menti

Se però dal piano della legislazione ci spostiamo a quello squisitamente sociale le cose cambiano. Anche l’Europa, e in particolare l’Italia, vivono al momento una sorta di revanscismo applicato al terreno dei diritti, analogamente a quello che abbiamo visto accadere negli Usa. I movimenti no-choice sono sempre più ag­guer­riti e so­prat­tutto rice­vono finan­zia­menti da parte di organizzazioni reazionarie statunitensi e russe. L’Italia non fa eccezione, anzi. Le campagne di CitizenGo sono sempre più presenti e nelle città vengono organizzate manifestazioni per chiedere l’abolizione della legge 194 alle quali si accodano anche gruppi neofascisti, e i cui partecipanti sono in genere di orientamento per così dire “spiccato”. C’è purtroppo tanto da fare e, soprattutto, non c’è da abbassare la guardia. Men che meno quando si tratta di elezioni di qualunque tipo.





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