L’Isis minaccia l’Italia, ma da noi un attacco è improbabile

Minacce all’Italia da un account Telegram riconducibile allo Stato islamico, anche se storicamente lo Stivale rientra con riluttanza nei piani dei terroristi

L’ Isis minaccia per l’ennesima volta l’Italia. Lo conferma il gruppo di intelligence Site che monitora anche i canali sociali utilizzati dallo Stato islamico il quale, in collaborazione con la propria agenzia stampa Amaq, ha rivendicato gli attentati in Spagna, quello in Finlandia del 18 agosto (in cui è rimasta ferita anche una nostra connazionale) e quello in Russia del 19 agosto.

Il messaggio Telegram di minacce, diffuso sul canale Lone Mujahid, è evocativo: “Bruxelles, Parigi, Stoccolma, Berlino, Nizza, Spagna, Finlandia, Russia… Who’s next?“, a cui segue la bandiera dell’Italia, già minacciata in passato con la promessa dell’invasione di Roma, iterata nel tempo e mai avvenuta.

Tuttavia in Italia un attacco è improbabile, anche se improbabile non significa impossibile.

Lo Stivale, come ricostruito dal Global Terrorism Database dell’Università del Maryland, che prende in esame tutti gli attentati con almeno una vittima, è tra le nazioni meno colpite. Questo per via della posizione geografica che ne fa un corridoio d’accesso al resto dell’Europa e del mondo.

Hanno percorso l’Italia Salah Abdeslam, noto per gli attacchi a Parigi del 13 novembre 2015 e poi per quello in Belgio e, prima di lui Rachid Kassim, ideatore di diversi attacchi al cuore della Francia.

Attaccare l’Italia significherebbe fare crollare le vie d’accesso di un tunnel che permette ai terroristi di muoversi con maggiore disinvoltura.

Inoltre la lotta al terrorismo interno degli anni Settanta ha lasciato all’Italia una cultura della prevenzione che spinge l’intelligence a muoversi sul territorio e ha rodato l’uso degli infiltrati negli ambienti ritenuti sensibili.

Un modus operandi che tra il mese di marzo 2016 e lo stesso mese del 2017, come comunicato dal Viminale, ha permesso di fermare, controllare ointerrogare 160mila persone, 35mila delle quali negli aeroporti, effettuando anche 550 arresti.

Il 17 agosto, subito dopo gli attacchi in Spagna, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), tavola rotonda alla fine della quale è stata presa l’unica decisione possibile: ossia nessuna modifica al livello di allerta, che resta a 2 (su 5), e un maggiore dispositivo di sicurezza, continuamente tarato sulle notizie che con il passare delle ore arrivavano dalla Penisola iberica.

Così sono state attuate misure più visibili, come l’abbondare di uomini in divisa, anche mimetica, nei luoghi caldi di alcune città, tra le quali Firenze, Milano e Roma, insieme a sbarramenti che dovrebbero fermare la corsa di veicoli lanciati ad alta velocità.

C’è però la parte meno visibile, il lavoro svolto dagli 007 e dalle forze dell’ordine e che ha portato, nel giro di 48 ore, all’espulsione dal paese di tre persone, due cittadini marocchini e uno siriano, per motivi di sicurezza nazionale. Un lavoro che si manifesta con i numeri: dal mese di gennaio del 2015 a oggi sono state espulse 202 persone, 70 delle quali (il 30%) nei primi 7 mesi di quest’anno.

     
 
 

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Crediti :

Wired

Categorie
ITALIA

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma.
Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni
Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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