Londra, auto sulla folla e attacco al Parlamento: 4 morti

Ucciso l’assalitore. «È terrorismo»

Attacco a Westminster, al cuore del Regno Unito, al simbolo del sistema democratico occidentale nel mondo. #Londra come #Bruxelles nel giorno esatto dell’anniversario della strage in Belgio quando per mano di terroristi che s’ispiravano al radicalismo islamico morirono 32 persone. Il bilancio dell’agguato di ieri pomeriggio, mentre scriviamo, è di quattro morti e venti feriti, alcuni in condizioni gravissime. Mancano ancora i dettagli sulla matrice di quella che gli inquirenti britannici considerano azione «di stampo terroristico». L’atto di un lupo solitario o un complotto in grande stile ? La domanda è ancora senza risposta perché l’indagine è in pieno svolgimento, ma il film della tragedia si racchiude in una sequenza di pochi istanti.

Sono le 14.40 quando un Suv Hyundai incrocia a gran velocità il ponte sul Tamigi che conduce alle Houses of Parliament. Il veicolo investe una ventina di persone poi va a sbattere contro l’inferriata che circonda il parlamento. Scende un uomo, descritto dai testimoni «sulla quarantina e di origine asiatica» e corre verso Palace yard, ingresso laterale dell’assemblea britannica, quello da dove entrano i ministri e il premier. Entra nel perimetro dell’area parlamentare, un angolo fra i più protetti di tutto il Regno Unito, ed è subito affrontato da un agente. «Il terrorista – diranno altri testimoni – colpisce il poliziotto più volte con quello che sembra un coltello o un bastone». È un coltello e si libera, così, dell’agente, poi percorre altri quindici metri fino all’ingresso di Westminster. E lì l’attacco termina sotto i colpi di due uomini della sicurezza in borghese che dopo avergli intimato la resa sparano quattro colpi. Tutti a segno, apparentemente.

Londra

Sul suo nome si concentra ora l’azione dei servizi di sicurezza britannici impegnati a capire se sia trattato dell’azione di un “lone wolf”, magari di un foreign fighter di ritorno dalla Siria, uno dei tanti che il regno di Elisabetta ha prodotto in questi anni, oppure di un attacco più vasto. Si poi parlato, ma senza certezze assolute, di un altro componente del commando. È possibile, è probabile, ma le forze di sicurezza britanniche preferiscono non dare ulteriori dettagli. Per gran parte del pomeriggio ministri, deputati e lords sono rimasti chiusi nel Parlamento. La signora premier, Theresa May, ha seguito le operazioni da Downing street dove pare sia stata portata immediatamente dopo l’attacco.

Lo shock scuote la Gran Bretagna come mai prima d’ora. La dinamica dell’attacco ha svelato la vulnerabilità di una città che è da anni sotto schiaffo, ma sembrava essersi garantita una sorta di incolumità a differenza di quanto accade in Francia e in Belgio. In realtà le autorità di sicurezza da mesi avvertivano di un rischio elevatissimo, svelando che dall’attacco alle torri gemelle nel 2001 fino ad oggi sono stati computi nel Regno Unito tre attentati di varia gravità, ma 17 potenziali attacchi sono stati sventati. Nulla poteva prevenire quello di ieri, l’azione di un uomo armato di un suv e di un coltello. Strumenti improbabili per una strage. Eppure sufficienti per svelare straordinaria fragilità del simbolo della democrazia britannica.

 
 

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Crediti :

il Sole 24 Ore

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ESTERI

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma
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