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Londra, inferno nel grattacielo. La polizia: “Ci sono sei morti”

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LONDRA – “Ci sono sei morti”. Dopo aver lottato per ore contro il fuoco vigili del fuoco e #polizia di Londra hanno dato le prime notizie sul numero delle vittime, un bilancio che gli stessi soccorritori spiegano che è destinato a salire. Nell’incendio che da ore sta devastando un grattacielo a nord Kensington ci sono anche almeno 50 feriti, e si cercano molti dispersi.

“Ho sentito urla di bambini che chiedevano aiuto”, dice un testimone. “Ho visto persone gettarsi dalle finestre su materassi gonfiabili portati dai pompieri”, racconta un altro. “Terrificante, non ho mai assistito a nulla di così spaventoso”, è un terza testimonianza. Tutte da lontano, perché la polizia ha tirato cordoni di plastica a isolati di distanza, nel timore che il grattacielo di Latimer Road, dove verso l’una di notte è scoppiato il rogo, possa crollare – come le Torri Gemelle di New York nell’attentato dell’11 settembre 2001. Questa volta il terrorismo non sembra entrarci, ma la causa del rogo resta per il momento sconosciuta: forse un corto circuito, forse una disattenzione, una sbadataggine, come una padella dimenticata accesa sui fornelli o qualcuno che si è addormentato con una sigaretta accesa. Ma ci sono anche resoconti che parlano di un’esplosione, forse dovuta a una fuga di gas, al quarto piano. E i residenti ricordano di essersi lamentati di recente del rischio di incendi, un problema apparentemente causato da una ristrutturazione non compiuta secondo le norme un paio di anni or sono. E nel loro blog, alcuni inquilini nel novembre 2016 scrivevano: “Solo un grande incendio nel grattacielo, con conseguenze devastanti, dimostrerà le vostre responsabilità”, riferendosi alla società che gestisce l’immobile per conto della proprietà pubblica e citando, tra l’altro, pericolosi difetti nell’impianto di cablaggio dell’edificio e un principio di incendio nel 2013 “che poteva essere devastante”.

Cinquanta persone sono ricoverate in ospedale per ustioni, intossicazione, cadute nella corsa forsennata nel cuore della notte attraverso i 24 piani dell’edificio per raggiungere l’uscita. Ma c’è il forte timore che delle persone siano rimaste intrappolate dentro. Ci sono molti dispersi. E il timore che possano esserci delle vittime si è concretizzato nella dichiarazione del responsabile dei vigili del fuoco. Quando il grattacielo era ancora avvolto dalle fiamme, sono state viste delle luci sul tetto, forse telefonini, forse torce, per segnalare che qualcuno aveva cercato rifugio lassù, scegliendo una via tragicamente sbagliata, ma probabilmente l’unica se fiamme e fumo impedivano l’accesso verso il basso. “Ho visto gente disperata buttarsi dalle finestre e sfracellarsi”, ha detto una donna alla Bbc. “Come un film dell’orrore di Hollywood“, ha raccontato un uomo.

 

 

Il fuoco sembra avere avuto origine nella parte inferiore della torre di cemento, intorno al quarto o quinto piano. Quaranta mezzi di soccorso con duecento vigili del fuoco sono stati impegnati nelle operazioni per spegnerlo. Purtroppo sembra che l’acqua sparata dai pompieri poteva raggiungere soltanto la metà inferiore del palazzo, che ha così continuato a bruciare per ore, riducendosi a uno scheletro annerito, fino a quando l’intensità delle fiamme si è ridotta da sola. Dall’alba in avanti tanto fumo nero dal grattacielo e qualche fiammata isolata.  Intorno alle 12, ora italiana, i vigili del fuoco hanno fatto sapere che “l’edificio non è al momento a rischio crollo e continua ad essere sicuro per le nostre squadre”. Sul posto sono presenti ingegneri strutturali che ne stanno monitorando la stabilità.

Denominato Grenfell Tower, il grattacielo in cemento fu costruito nei primi anni ’70 e fa parte della Lancaster West Estate. È una delle tante case popolari costruite dal governo britannico per fornire alloggi sovvenzionati dallo Stato a famiglie a basso reddito. Nei suoi 120 appartamenti vivevano circa 500 persone di tutte le etnie e le religioni. Due anni fa aveva subito un ampio restauro, al termine del quale è possibile che qualche unità sia stata privatizzata e messa sul mercato immobiliare. L’edificio si trova nel quartiere di Notting Hill, a circa dieci isolati di distanza da Portobello Road, la strada del celebre mercato delle pulci, un’area piena di residenze di lusso che valgono milioni di sterline – ci abitava David Cameron prima di andare a Downing Street – ma anche con strade povere e disagiate.

Come Latimer Road, la strada dove sorge il grattacielo, che si trova nelle vicinanze della A40, la tangenziale che porta verso l’aeroporto di Heathrow, che è stata chiusa stamattina come conseguenza dell’incendio. Chiuse anche le più vicine stazioni della metropolitana ed evacuate le abitazioni circostanti. Sadiq Khan, il sindaco di Londra, ha parlato di “grave incidente” e predisposto misure speciali per fronteggiare l’evenienza.

Dany Cotton, capo della Fire Brigade dei pompieri della città, ha detto che i vigili del fuoco hanno lavorato “in condizioni estremamente difficili”. Squadre di infermieri e medici appositamente addestrati per situazioni del genere stanno partecipando all’operazione. “Sono coperto di cenere dalla testa ai piedi”, ha dichiarato George Clark, presentatore del programma televisivo Amazing Spaces, che vive da quelle parti ed è andato a vedere l’incendio da dietro gli sbarramenti della polizia. “Sono a 100 metri di distanza, eppure la cenere mi ricopre – ha aggiunto il presentatore tivù – E’ una scena che spezza il cuore”. Andy Moore ha detto di avere visto detriti cadere dall’alto e avere sentito esplosioni dall’interno: “La polizia ci spingeva indietro per paura che venisse tutto giù”. C’è anche chi, come Jody Martin, un’altra residente della zona, nei primi minuti dell’incendio ha provato a correre verso il grattacielo per aiutare in qualche modo i suoi abitanti a scappare: “Gridavo alla gente che era alla finestra, fuggite, fuggite, ma mi hanno risposto che erano bloccati dal fumo e non potevano passare dal corridoio”. Chi ce l’ha fatta è uscito con i figli in braccio, in pigiama o in mutande. “Ma ho sentito urla di aiuto dall’interno di gente che non ce l’ha fatta”, riferisce Safyiha, un’altra testimone. “E’ terribile”.





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la Repubblica

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Liberato Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016

Il 33enne bresciano è stato liberato da un gruppo di siriani ribelli chiamati ‘il governo della salvezza’

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L’italiano Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016 al confine turco-siriano è stato liberato. Lo ha confermato il premier Conte che ha dichiarato: “Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall’unità di crisi del Ministero degli Esteri”.

Sandrini è stato liberato da un gruppo ribelle siriano della provincia di Idlib, il ‘Governo siriano di salvezza’, che ha diffuso la notizia sui social. L’operazione è scattata dopo aver saputo che un gruppo criminale attivo in zona e specializzato in rapimenti si nascondeva lungo il confine con un ostaggio.
Sandrini era comparso lo scorso anno in un video in cui compariva inginocchiato con alle spalle due uomini armati e indosso una tuta arancione che ricordava quelle utilizzate dall’Isis. I suoi rapitori, però, non sono parte dello Stato islamico.

Il nome di Alessandro Sandrini è comparso due volte tra gli imputati del tribunale di Brescia: la prima volta per un processo per rapina e ricettazione (aveva tentato di vendere dei tablet rubati e aveva compiuto una rapina nel 2016). Sarà infatti ora ascoltato dai pm di Roma.





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New York, folle tenta di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick

voleva bruciarla come Notre-Dame?
Fermato prima dellʼingresso nella chiesa. Aveva taniche di benzina e accendini

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Un uomo di 37 anni con evidenti problemi psichici ha tentato di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick a New York. Fortunatamente è stato fermato prima che potesse mettere atto il suo piano. Marc Lamparello aveva con sè due taniche di benzina quando i sorveglianti della cattedrale lo hanno fermato mentre stava per entrare nella navata centrale. Forse l’uomo voleva bruciarla come Notre-Dame dopo essere stato suggestionato dalla notizia.

La polizia non ha ancora stabilito con certezza il movente e nemmeno ha voluto esprimersi sulla possibile disabilità mentale del fermato. Ha confermato però che Marc Lamparello quando è stato fermato dal personale di sicurezza fuori dalla cattedrale aveva con sè due taniche da 5 litri di benzina, un sacchetto con dentro altri due flaconi di liquido infiammabile e due accendini da cucina. Ai poliziotti ha detto di essere rimasto senza carburante e per questo stava andando in giro con le taniche. Gli agenti hanno però controllato la sua macchina e scoperto che non era affatto in riserva.

Voleva bruciarla come Notre-Dame? – Dopo l’incendio di Notre-Dame a Parigi molte cattedrali nel mondo hanno intensificato i controlli (anche se nel caso francese è quasi certo che ci si trovi di fronte a un incidente). E sono state proprio le guardie private della chiesa di Saint Patrick a dare l’allarme quando hanno visto Lamparello che stava per entrare nella cattedrale. Inizialmente ha tentato di difendersi dicendo che stava “tagliando” dentro la cattedrale per uscire verso Madison Avenue. Poi ha continuato a dare risposte deliranti, tanto che inizialmente la polizia di New York aveva confermato i disturbi psichici del fermato. “Difficile capire quali fossero le sue reali intenzioni, ma uno che va in giro con taniche di benzina e accendini dà sicuramente grande preoccupazione”, ha detto John Miller, vice commissario dell’area anti terrorismo della polizia di New York.





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Tgcom

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Assassin’s Creed potrebbe aiutare a ricostruire Notre Dame

Dopo il disastroso incendio l’obiettivo primario è quello di ricostruire il monumento: un aiuto potrebbe venire dai modelli 3D realizzati per il famoso videogioco di Ubisoft

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Com’è noto, nella serata del 15 aprile un violento incendio ha colpito la cattedrale di Notre Dame a Parigi, portando al crollo della copertura della navata, del coro e del transetto, oltre alla guglia centrale di costruzione ottocentesca. Con la struttura portante rimasta intatta, l’obiettivo, ribadito anche dal presidente francese Emmanuel Macron, è ora quello di ricostruire il monumento che fino a ieri era il più visitato d’Europa. Data la struttura particolarmente stratificata dell’edificio, costruito nel corso di oltre 180 anni, e gli ingenti danni riportati, la ricostruzione potrebbe impiegare anni se non decenni, ma un aiuto potrebbe venire da una fonte inaspettata come Assassin’s Creed.

La serie di videogiochi è celebre perché, ambientando le proprie avventure in diverse epoche storiche e luoghi del mondo, permette ai propri giocatori di esplorare questi scenari, scalando e arrampicandosi soprattutto su edifici e monumenti di rilevanza storica in uno stile che richiama il parkour. Uno dei titoli della serie, Assassin’s Creed: Unity del 2014, è ambientato proprio a Parigi durante la Rivoluzione francese e presenta, fra gli altri, un modello molto accurato della cattedrale: i designer della Ubisoft hanno lavorato per ben due anni a realizzare un’immagine verosimile di Notre Dame, includendo anche numerosi dettagli (come le guglie, i pinnacoli e alcune statue introdotte nei restauri ottocenteschi) che nel 1789 non erano presenti ma risultano invece molto familiari nell’immaginario dei giocatori (gli stessi giocatori che in queste ore stanno tributando il loro omaggio online riproponendo le scene delle loro imprese nel videogame).

Utilizzare i precisissimi modelli 3d creati dai realizzatori del videogioco potrebbe aiutare la ricostruzione accorciando i tempi di recupero delle immagini e dei progetti. A ciò potrebbe aggiungersi l’aiuto di Andrew Tallon, uno storico dell’arte recentemente scomparso ma che, secondo il National Geographic, ha completato già nel 2015 una mappatura della cattedrale con misurazioni estremamente precise grazie all’impiego di puntatori laser: “Se ho lavorato correttamente la scansione è accurata con uno scarto di cinque millimetri”, aveva dichiarato lo studioso al magazine. Già in serata diverse campagne di sottoscrizione sono state lanciate per raccogliere fondi per la ricostruzione di Notre Dame, e contributi milionari stanno già giungendo da aziende private e da famiglie come Arnault e Pinault, le proprietarie dei più grandi gruppi del lusso francese.





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