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Lourdes la bufala dei “miracoli”

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Negli ultimi 150 anni sono stati 67 in totale, ma nei passati 50 anni se ne contano solo 7. Possibile che la scienza sia arrivata a Lourdes ?

[dropcap style=”style1″]C’[/dropcap]è un unico motivo per cui Lourdes, cittadina nella Francia del Sud ai piedi dei Pirenei con poco più di 15mila anime residenti, è nota a livello planetario ed è per questa ragione che l’abbiamo scelta come tappa per il nostro viaggio estivo tra scienza, pseudoscienza e bufale. Nel febbraio del 1858, Bernadette Soubirous, una bambina quattordicenne figlia di un mugnaio e di una lavandaia, cominciò a raccontare di aver avuto delle visioni di una giovane donna nei pressi della Grotta di Massabielle, vicino al fiume Gave de Pau. La grotta carsica era al tempo utilizzata dagli abitanti del villaggio come discarica e la prima volta Bernadette si era recata lì assieme a sua sorella Toinette e a un amico per raccogliere legna. Nonostante il divieto della madre, Bernadette tornò più volte alla grotta, prima da sola e poi accompagnata da un pubblico sempre più numeroso, desideroso di sapere dalla bambina le parole di quella che già per molti era  indubbiamente la Vergine Maria.

Secondo Bernadette alla nona apparizione la donna le indicò il punto dove scavare per trovare una sorgente da cui bere e lavarsi.

Alla sedicesima visione la donna si identificò per quello che i popolani suggerivano: in dialetto guascone disse “Io sono l’Immacolata Concezione“. La storia di Bernadette e delle prodigiose guarigioni che avrebbero immediatamente cominciato a manifestarsi grazie alle acque della sorgente, venne creduta da abbastanza persone da attirare l’attenzione della Chiesa Cattolica, che proprio quattro anni prima aveva stabilito il dogma dell’Immacolata Concezione  per la Vergine Maria. Come – secondo la bambina – voleva la madonna, vicino alla grotta fu costruito il Santuario Nostra signora di Lourdes e alla fine Bernadette, morta giovanissima di tubercolosi nel 1879, fu fatta Santa.

Oggi, con quasi 300 hotel tra cui scegliere, sembra che in Franciasolo Parigi superi Lourdes come numero di alberghi per chilometro quadrato: la città può infatti accogliere ogni anno imilioni di pellegrini da tutto il mondo che si mettono in fila per poter toccare le acque delle sorgenti intorno alla grotta.

Un problema sia per i laici che per i credenti
Quando si parla di ciò che accade a Lourdes è facile liquidare il tutto come una materia che vede necessariamente contrapposti atei mangiapreti da una parte e fedeli devoti dall’altra, ma questo in realtà non ha senso. Quando si grida al miracolo entrambe le parti dovrebbero infatti avere tutto l’interesse ad appurare i fatti per quello che realmente sono, visto che le inspiegabili guarigioni non sarebbero di per sé una prova dell’esistenza di una particolare divinità, né la loro assenza sarebbe prova della sua inesistenza.

Ma se invece le guarigioni non hanno nulla di miracoloso eLourdes è quindi solamente un immenso business in gran parte basato sull’autoinganno, allora sia atei che credenti devono domandarsi se tutto questo, compreso il fiorente commercio diamuleti di dubbio gusto (per la cronaca: nonostante nel Santuario l’acqua delle sorgenti sia assolutamente gratuita e a disposizione dei pellegrini, quando viene rivenduta dai commercianti, anche on-line, all’interno di caratteristici flaconi, il prezzo dell’acqua al litro, sottratto il costo irrisorio del divino contenitore, raggiunge livelli “omeopatici “), abbia davvero a che vedere con la spiritualità o se non sia qualcosa di più vicino agli show dei televangelisti americani.

E quando il fenomeno Lourdes viene analizzato con occhio critico non mancano infatti i dubbi esposti dagli stessi credenti. Nel libroNostra Signora di Lourdes, la Madonna che non conosceva il vangelo (Mind, 2012), Renato Pierri, saggista e docente scolastico di religione cattolica, evidenzia le incongruenze  tra quello che ha detto Bernadette e quello che è diventato il suo mito e propone che la pastorella, ignorante, poverissima, nonché come molti nella sua situazione assidua consumatrice di alcol, sia stata strumentalizzata da chi la voleva “santa a tutti i costi“.

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Comunque si sia fissato il mito (probabilmente anche l’agiografico film Bernadette del 1943, basato sul romanzo La canzone di Bernadette del 1941, ha avuto il suo peso) oggi la ragazza è morta e non può più essere interpellata, mentre le guarigioni miracolosecontinuerebbero. Secondo le voci decine di migliaia di persone guarirebbero ogni anno nella città, ma solo una piccola parte di questi eventi vengono riconosciuti dalla Chiesa Cattolica comemiracoli. A oggi se ne contano 67, l’ultimo dei quali riconosciuto nel 2005 (anche se la presunta guarigione sarebbe avvenuta nel 1952).

La fabbrica dei miracoli
Il processo di verifica del miracolo comincia con i dottori dell’equipe del Bureau delle constatazioni mediche di Lourdes  il quale, se ritiene di aver identificato una guarigione inspiegabile, compila un dossier che passa nelle mani del Comitato medico internazionale di Lourdes , con sede a Parigi. Se anche questo secondo tribunale scientifico concorda con il Bureau, la pratica passa nella mani dell’arcivescovo della diocesi a cui appartiene il presunto miracolato e viene istituita unaCommissione ecclesiestica che discute a lungo se la guarigione sia o meno opera dell’intercessione divina.

Chi è convinto del mito di Lourdes descrive il complesso meccanismo di questa fabbrica dei miracoli come autorevole e assolutamente a prova di errore: ricevuto il sigillo di autenticità prima da parte dalla scienza, e poi da parte della teologia, non è più lecito dubitare. A supporto di questa narrativa non guastano le opinioni di ben due premi Nobel per la medicina, Alexis Carrell eLuc Montagnier, entrambi convintisi della realtà dei miracoli di Lourdes. Stranamente gli apologeti tralasciano di citare anche altre convinzioni bizzarre dei pur illustri scienziati, come ilsupporto per le pratiche eugenetiche del Terzo Reich  da parte di Carrel e la fede nell’omeopatia  di Montagnier, ma questa è un’altra storia.

Come si può leggere nel libro Lourdes – I dossier sconosciuti  (Italian University Press, 2011) a cura di Luigi Garlaschelli, la realtà sui presunti miracoli è ben diversa da come di solito viene presentata.

Se avessimo a che fare con arti amputati che ricrescono, o malattie genetiche che scompaiono, sarebbe quasi automatico giudicare questi eventi come inspiegabili, che siano opera o meno della benevolenza della Vergine. Ma non è questo il caso diLourdes (come di nessun altro posto finora) quindi per lacertificazione del miracolo sarebbe d’obbligo un attento confronto specialistico tra le condizioni del malato prima di arrivare a Lourdes e dopo la presunta guarigione. Ciò che i medici oggi scoprono leggendo i pochi dossier diffusi fuori dal Bureau sui miracoli è però che il rigore con il quale sono state valutate queste condizioni, nonostante le complessità burocratica, è in realtàmolto scarso.

lourdes

Non potendo materialmente visitare ogni pellegrino giunto aLourdes, per la diagnosi iniziale ci si basa principalmente suicertificati dei medici curanti. Questo, specialmente nei primi tempi di attività del Bureau, non poteva assolutamente garantire che la diagnosi fosse quella effettiva, ma nonostante questo i dottori sembrano aver sistematicamente ignorato il problema, rigettando le interpretazioni alternative dei sintomi che, a guarigione avvenuta, avrebbero potuto rendere quest’ultima un po’ meno misteriosa. Si nota anche come la maggior parte dei casi sia concentrata nei primi anni di attività del bureau: in 150 anni, scrive Garlaschelli, ben 37 guarigioni inspiegabili si sono verificate nei primi 50 anni, ma solamente 7 negli ultimi 50, nonostante il flusso di pellegrini sia aumentato enormemente nel frattempo. Sono diminuiti i poteri di Lourdes o i progressi della medicina hanno portato a controlli più accurati e si sono aggiornati gli standard del Bureau? Non sorprende che la patologia più frequente (oltre la metà dei casi) sia la tubercolosi,per la quale da una parte i casi remissione sono ben noti e dall’altra, come moltissime altre malattie, in assenza di adeguati strumenti può essere diagnosticata per errore. Le radiografie, per esempio, cominciarono a diventare di uso comune solamente dopo 1925.

Pieter De Rudder

Ogni caso è unico, ma la storia Pieter De Rudder, celebrata come uno dei miracoli più straordinari degli ultimi secoli, è particolarmente significativa perché oggi non ingannerebbe (forse) nemmeno Le Iene. Nel 1867 questo manovale belga si fratturò tibia e perone durante il taglio di un albero. Per una frattura esposta si consigliava, al tempo, un’amputazione, che però non venne eseguita. L’uomo tuttavia sopravvisse e quando otto anni dopo De Rudder si recò al Santurio Nostra Signora di Lourdescostruito a Oostakker, nelle Fiandre, magicamente la gamba guarì perfettamente.

Si può credere a questa storia solamente volendoci credere: le testimonianze sono tardive e contraddittorie e solamente un medico, Von Hoestenberghe, certificherà la condizione di De Rudder prima della guarigione. Questi non solo non era il medico curante, ma cambiò diverse volte versione. Molto più verosimile, anche se per alcuni meno edificante, è che le ossa della gamba si siano col tempo saldate e la ferita sia guarita da sola (evento certo improbabile in un’epoca priva di antibiotici, ma non impossibile), ma che De Rudder abbia tenuto nascosta la guarigione in modo da continuare a godere della pensione che gli veniva versata per pietà dal visconte Alberic du Bus presso cui lavorava. Alla morte di quest’ultimo De Rudder, rimasto senza pensione, si recò al Santuario e rese manifesta la guarigione. Dopo la riesumazione del suo cadavere, l’aspetto delle ossa rimarginate  dell’uomo sembra ben poco divino, compatibile con una lenta guarigione in condizioni non ottimali.

Nelle parole di uno degli ex-direttori del Bureau, il professor Patrick Thellier, a Lourdes:

Un malato non può guarire se non di una malattia suscettibile di guarigione. Il miracolo non forza la natura. Non si è mai visto un soggetto Down guarire a Lourdes. In definitiva, ciò che io chiamo miracolo può essere qualificato in medicina come remissione spontanea. Da parte mia, credo che il miracolo utilizzi le vie della natura, ma con delle modalità ancora sconosciute alla medicina.

E allora perché ostinarsi a chiamarli miracoli?


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Crediti e Fonti :

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Bill Gates prevede circa 70.000 morti per il suo vaccino “una cifra dopotutto accettabile” avrebbe detto

Nonostante sia una bufala inventata da negazionisti e No_vax, la f”notizia” continua a girare in rete.

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Nonostante Bill Gates non stia simpatico a molte persone, tanto da ricevere una torta in faccia, la simpatia e l’antipatia c’entrano molto poco.

marco dimitriOggi nel mirino sono ancora una volta i vaccini.

Si autoproclamano, ribelli, avversari di una “dittatura sanitaria” tutti in accordo per il mondo con lo scopo di creare un “nuovo ordine mondiale” anche se a memoria d’uomo un ordine mondiale nessuno l’ha mai visto.

Sono persone di ogni età e, più che ribelli, sono dei “pasticcioni”, non avendo nessuna cognizione scientifica, se la inventano. Complicano ancora di più una situazione già complessa.

Ecco cosa dice il famoso sito Bufale.net

Chi racconta la bufala si contraddice nel contenuto

Il problema di Essere Informati e dei suoi lettori è che all’interno del pezzo è presente un virgolettato che contraddice l’allarmismo riportato nel titolo. Durante il suo intervento alla CNBC, infatti, il fondatore della Microsoft nonché principale bersaglio della lotta senz’armi dei complottisti ha detto qualcosa che è ben diverso dall’interpretazione proposta dagli autori di Essere Informati.

Questo è quanto riportato da Essere Informati:

“Abbiamo … sai … uno su diecimila … ha … effetti collaterali. Ecco … sai … molto di più. Settecentomila … ah … sai … persone che ne soffriranno. Quindi, capisci davvero la sicurezza su scala gigantesca in tutte le fasce d’età – sai. È molto, molto difficile prendere quella decisione definitiva nel dire, andiamo a dare questo vaccino a tutto il mondo, inoltre, i governi dovranno essere coinvolti perché ci saranno alcuni rischi e indennizzi necessari prima che possa essere deciso a livello sovranazionale”.

Da quanto “effetti collaterali” è sinonimo di “morte”? Da mai, perché tale associazione è frutto della fantasia degli autori di Essere Informati e di tutti gli altri siti di disinformazione che dall’estate hanno lanciato questa bufala.

Tra le fonti non compare la vera fonte

Gli autori di Essere Informati chiudono l’articolo con una serie di fonti.

Ragioniamo insieme: se le conclusioni riportate dagli autori arrivano da una dichiarazione rilasciata da Bill Gates alla CNBC, perché tra le fonti non troviamo la CNBC? Soprattutto: si parla di un video, ma il filmato non viene incorporato all’interno dell’articolo. Per fortuna il video esiste, è in rete ed è consultabile (e incorporabile) dal canale YouTube ufficiale della CNBC Television. Il servizio è stato caricato il 9 aprile 2020.

Il segmento che ci interessa incomincia dal minuto 3.

“Abbiamo bisogno di un vaccino che funzioni per gli anziani, perché sono la fascia più a rischio. E per farlo funzionare tra gli anziani abbiamo bisogno di rincarare la dose, senza per questo sviluppare effetti collaterali. Anche se avessimo un solo caso di effetti collaterali ogni 10mila dosi, vorrebbe dire che ne soffrirebbero circa 700mila persone“.

Effetti collaterali, appunto, non morti. Al contrario di quanto sostengano gli autori di Essere Informati emerge tutt’altro che il cinismo di Bill Gates, bensì una preoccupazione per gli effetti collaterali cui potrebbero essere esposti gli anziani, se non si prestano tutte le attenzioni alla sperimentazione del vaccino.

Una bufala di cui gli stessi autori si vergognano, evidentemente

La scelta di non inserire il video né il link originale nell’articolo può voler dire soltanto una cosa: gli autori sanno di raccontare (o riprendere, visto che i colleghi di Butac e Facta a luglio segnalavano che la bufala arrivava da altre fonti) una bufala e fare riferimenti alla vera fonte delle affermazioni di Bill Gates significherebbe perdere credibilità. Oggi questo articolo riprende a circolare: ha appena avuto luogo il V-Day, il vaccino è arrivato in Italia e la situazione si presenta ben diversa da quella di luglio.


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La bufala del vaccino omeopatico antinfluenzale

Anzitutto non è efficace (come tutti i ptodotti omeopatici). Poi, viene presentato con una serie di falsità, contraddizioni e bufale, sia millantando un effetto terapeutico che nessuno ha mai dimostrato sia screditando l’efficacia dei vaccini antifluenzali. L’Influenzinum è un caso in cui il marketing prevale sulla salute pubblica

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Puntuali come ogni autunno, anche nel 2019 hanno fatto la loro comparsa – tanto online quanto offline –  i materiali promozionali che tentano di convincere le persone a sostituire la pratica della vaccinazione antinfluenzale (qui le indicazioni del ministero della Salute) con un’alternativa omeopatica, attraverso un prodotto dal nome ben poco criptico: l’Influenzinum. Accanto all’annoso dibattito sul fatto che in generale abbia senso o meno rendere disponibili i trattamenti omeopatici nelle farmacie, il caso dello pseudo-vaccino per prevenire l’influenza porta con sé numerose storture, sia a livello comunicativo sia per le implicazioni che potrebbe avere a livello di salute pubblica.

Senza raccontare daccapo tutte le motivazioni e le prove scientifiche che dimostrano l’inefficacia dei preparati omeopatici (al netto dell’effetto placebo), abbiamo raccolto qui alcuni spunti sulle principali criticità dell’Influenzinum. Il prodotto, come si può facilmente scoprire dai diversi store online, è disponibile in commercio in varie formulazioni – tutte ugualmente inefficaci –  con prezzi che spaziano dai 2 euro dei granuli a base di zucchero fino ai quasi 20 euro dei globuli… a base di zucchero.

1. L’Influenzinum non funziona

Assodato questo punto, in effetti tutto il resto diventa quasi superfluo. Il fatto che il trattamento omeopatico sia privo di una qualsivoglia efficacia non è oggetto di controversia scientifica, ma è un dato di fatto confermato da un lungo elenco di studi scientifici: persino sulle confezioni stesse, per obbligo di legge, è scritto che si tratta di un “medicinale omeopatico senza indicazioni terapeutiche approvate.

Curiosamente, la posologia consigliata per il vaccino omeopatico (basata su criteri del tutto ignoti) include l’utilizzo in combinazione di un altro evergreen della memoria dell’acqua: l’Oscillococcinum, consigliato “all’esordio influenzale con un dosaggio da mezzo tubo”. Il che significa implicitamente ammettere che il vaccino Influenzinum non funzioni, dato che lo scopo della profilassi dovrebbe essere proprio di evitare di ammalarsi di influenza. Altrimenti, di che si sta parlando?

2. I materiali promozionali contengono bufale

Come sempre viene ripetuto, è il fatto stesso che un prodotto omeopatico si trovi in farmacia a dare adito e legittimazione all’idea che il trattamento possa essere efficace, giocando in qualche modo sul non detto o sull’ambiguità di affiancare prodotti con effetti dimostrati ad altri per i quali non ci sono evidenze scientifiche a supporto.

Nel caso dell’Influenzinum, però, alcuni slogan commerciali pubblicati online (e non solo) riportano informazioni campate in aria, prive di riscontri. Amica Farmacia, per esempio, riporta che l’Influenzinum sarebbe “un medicinale omeopatico di sicura efficacia per la prevenzione delle forme parainfluenzali (per similitudine) e di quelle influenzali”, e poi che nel caso di “influenza, infezioni virali, raffreddore comune […] il suo uso si è documentato utile nel ridurre la durata delle stesse forme infettive”. L’unica prova a sostegno di queste affermazioni sarebbe una fantomatica “valutazione indipendente della Cochrane, tra l’altro priva di riferimenti che possano permettere di consultare il documento. ViaFarmaciaOnline parla invece di profilassi completa della patologia influenzale”, non si sa sulla base di quali risultati scientifici.

Diversi altri siti concorrono poi a rincarare la dose. MedicinaLive, per esempio, millanta effetti miracolosi dell’Influenzinum, che a differenza di qualunque altro trattamento “può essere usato per prevenire l’influenza, ma può essere anche preso in considerazione dalle persone che l’influenza l’hanno già presa. Non è da meno BlastingNewssecondo cui sia Influenzinum sia Oscillococcinum sarebbero, “secondo gli ultimi studi scientifici [che nessuno sa quali siano, ndr], delle ottime soluzioni per prevenire l’influenza”, e in particolare l’Influenzinum sarebbe un vero e proprio vaccino.

3. Contraddizioni e passaggi illogici

Anche immaginando di scordare tutto il tema delle (mancate) prove scientifiche, nei materiali promozionali che accompagnano la narrazione su Influenzinum ci sono alcuni passaggi razionalmente incomprensibili.

Per esempio, in alcuni casi è scritto che il rimedio sarebbe “derivato da ceppi virali correlati alle epidemie influenzali degli anni precedenti (e quindi non potrebbe comunque funzionare per il ceppo in circolazione nell’anno in corso) mentre altri riportano che “viene ricavato dai ceppi del vaccino influenzale della stagione in corso. Insomma, almeno mettiamoci d’accordo.

Verrebbe poi da chiedersi, inoltre, che cosa dovrebbe rimanere di questi ceppi nel trattamento se il prodotto in commercio ha subito una diluizione da 5CH a 200CH. Del virus influenzale, in pratica, cosa sarebbe rimasto? La memoria del virus?

lcune confezioni di Influenzinum a diverse diluizioni omeopatiche


A differenza del vaccino antifnluenzale classico, inoltre, l’Influenzinum non ha alcuna peculiarità che vari di stagione in stagione, quindi viene proposto come un rimedio sempre valido da un anno all’altro, e sulla confezione non è indicato per quale annata è stato concepito il trattamento. Quello mostrato da Roberto Burioni su Facebook, ad esempio, è già in commercio e scade a dicembre 2020, quindi è previsto che possa essere utilizzato pure per la profilassi vaccinale dell’anno prossimo, garantendo la stessa identica (ossia nulla) efficacia.

Una nota a parte merita FarmaJet, che riporta alcuni presunti dettagli sulla preparazione di Influenzinum (“tre parti di virus asiatico e una parte di virus europeo, coltivati su embrioni di pollo”, qualunque cosa ciò significhi), ma allo stesso tempo afferma che lo stesso trattamento può essere “utilizzato anche in caso di rosolia, sindrome meningea, mal di testa influenzale, faringite, dolori gastro-intestinali, diarrea influenzale, laringiti, riniti, asma bronchiale e dolori reumatoidi dell’apparato locomotore”. In pratica, un rimedio di prevenzione universale, che risparmierebbe un sacco di altre iniezioni vaccinali.

4. Sottrarre le persone dai rimedi di efficacia dimostrata

Come avevamo già raccontato in più occasioni qui su Wired, una delle principali criticità legate all’utilizzo di prodotti omeopatici è il rischio di allontanare le persone dai trattamenti che possono (secondo i risultati scientifici) garantire efficacia. Nel caso del vaccino, nello specifico, proporre la pseudo-vaccinazione tramite Influenzinum significa suggerire implicitamente di non sottoporsi alla profilassi vaccinale standard, ossia lasciare le persone esposte a un maggior rischio di contrarre l’influenza.

Lo ricorda il Ministero della salute: la mancata vaccinazione può rappresentare un problema soprattutto nei soggetti al di sopra dei 65 anni, in chi si trova in una condizione di rischio, nei bambini molto piccoli e nelle donne incinte. Anche se dal punto di vista legale la compravendita di Influenzinum è ineccepibile, suggerire un trattamento inefficace come valida alternativa a uno di efficacia dimostrata significa (probabilmente) contribuire a una maggiore diffusione del virus influenzale stesso, aprendo anche a un tema più generale di tutela della salute pubblica.

5. Pur di vendere l’Influenzinum si mente sui vaccini

Naturalmente, per giustificare l’impiego di un rimedio omeopatico al posto del vaccino antinfluenzale vengo addotte le più disparate argomentazioni, alcune delle quali volte a screditare i vaccini e prive di base scientifica.

Alcuni esempi? LifeGate parla di “sistema immunitario dei bambini ancora poco sviluppato (mostrando però l’immagine di un ragazzino in età come minimo da scuola elementare, molto più adulto rispetto al completo sviluppo del sistema immunitario) e asserisce che i bambini risponderebbero particolarmente bene all’omeopatia, senza però che questa frase sia supportata da ricerche o sperimentazioni. Il già citato BlastingNews invece descrive il vaccino omeopatico come “privo di controindicazioni e di effetti collaterali”, lasciando in qualche modo intendere che il vaccino stardard presenti preoccupanti problematiche.

MedicinaLive rispolvera invece lo spettro delle morti sospette con una “presunta correlazione” con il “vaccino antinfluenzale”. Nonostante si metta poi in chiaro che si è trattato di un falso allarme, si ribadisce che “c’è ancora qualche preoccupazione di troppo” e che conviene optare per il “vaccino antinfluenzale omeopatico che salvaguarda la salute dell’organismo e allo stesso tempo non lo appesantisce.  Tutte affermazioni, queste, che come noto non trovano riscontri nelle evidenze cliniche.


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C’è stato un boom di Comuni no-5G durante l’emergenza coronavirus

Dalle Marche alla Puglia, fino al Veneto, impennata di ordinanze per vietare le antenne tra aprile e maggio. In Italia fanno presa le fake news che associano 5G e coronavirus

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A metà maggio il sindaco di Udine Pietro Fontanini ha firmato lo stop al 5G nella seconda città più popolosa del Friuli-Venezia Giulia. Il primo cittadino leghista è uno degli ultimi in ordine di tempo ad aver deciso il blocco delle antenne per la quinta generazione di comunicazioni mobili nel proprio Comune. La lista delle città no-5G in Italia si allunga ogni giorno e comprende ormai non solo borghi e piccoli paesi, che si sono mossi per primi, ma anche capoluoghi di provincia, come Vicenza, Grosseto, Messina e Siracusa.

Anche la velocità con cui i primi cittadini, di tutti i colori politici, firmano le ordinanze ha fatto un balzo in avanti. Come si evince da un’analisi dei dati svolta da Wired, i Comuni no-5G sono passati dai 53 del periodo maggio 2019-febbraio 2020 ai 209 venuti a galla tra marzo 2020 e il 20 maggio, per un totale di 262. Questa recente impennata è l’effetto della pressione di comitati per lo stop, ma anche della diffusione di teorie cospirazioniste che soffiano sul fuoco dell’emergenza coronavirus, legandola, pur essendo smentite dalla scienza, proprio al 5G.
Boom durante l’emergenza Covid-19

Il numero di ordinanze emesse dai sindaci per vietare test e installazione di antenne 5G nel proprio Comune è esploso durante i mesi della pandemia. I dati si riferiscono solo a ordinanze sindacali e non tengono conto di provvedimenti di altra natura (delibere, mozioni, interrogazioni).

 

* Il dato di maggio è aggiornato al 20/5/2020

Fonte dati: Alleanza italiana Stop 5G; articoli di giornale; ordinanze comunali – elaborazione Wired.it


La battaglia no-5G

La campagna per fermare le antenne di quinta generazione prende corpo in Italia nella primavera del 2019. Lo scorso marzo l’Alleanza italiana stop 5G, un comitato che già dal 2018 chiede la moratoria della sperimentazione del nuovo standard di telecomunicazioni, organizza alle porte di Roma, a Vicovaro, un meeting sul tema. Ne esce un manifesto che, tra le varie richieste, invita i municipi a emettere ordinanze per sospendere i test.

Un nostro canovaccio tratto da Vicovaro è stato sistematicamente inviato ai sindaci”, spiega Maurizio Martucci, portavoce nazionale del movimento e giornalista. E la proposta fa breccia. Prima a Roma, nel municipio XII a trazione Movimento 5 Stelle, che sconfessa la sindaca della Capitale Virginia Raggi. Poi a San Gregorio Matese, nel Casertano, dove il sindaco Carmine Mallardo ad aprile blocca un impianto Wind-Tre “fin quando non saranno chiarite le problematiche inerenti l’incidenza sulla salute dei cittadini”.

È poi la volta di tre Comuni dell’Alta Langa, neanche seicento anime messe insieme: Roascio, Trezzo Tinella e Marsaglia. L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) li ricomprende tra i 120 piccoli borghi italiani che le compagnie di telecomunicazioni sono obbligate a coprire con il 5G dal 2022, per non aumentare il divario digitale. Ma le tre fasce tricolori non ci stanno: scrivono al prefetto, biasimano la scelta e a giugno la prima cittadina di Marsaglia, Franca Biglio, firma l’ordinanza di stop.

Per Pietro Guindani, presidente di Asstel, l’associazione di categoria delle telecomunicazioni, “sorprende che i Comuni emettano ordinanze di divieto di “sperimentazione della tecnologia 5G”, quando le sperimentazioni riguardano solamente le cinque città italiane scelte dal Mise (ministero dello Sviluppo economico, responsabile della partita, ndr)Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera. Va chiarito inoltre che le sperimentazioni sono di natura esclusivamente tecnica

Le province dei no-5G

Il grafico mostra le province (o città metropolitane) dove si concentra il maggior numero di Comuni in cui è stata adottata un’ordinanza di divieto del 5G da parte del sindaco. Non si considerano altri tipi di atti.

Il caso dell’area di Fermo è particolare, perché molti sindaci hanno sottoscritto un’ordinanza di stop promossa da quello di Sant’Elpidio a Mare ma non tutti l’hanno già emessa mentre pubblichiamo questo articolo.

Nell’ultima posizione si collocano a pari merito tre province.

 

 

* Il dato di maggio è aggiornato al 20/5/2020

Fonte dati: Alleanza italiana Stop 5G; articoli di giornale; ordinanze comunali – elaborazione Wired.it

Una coincidenza “sospetta”

Dal 2019 il numero dei Comuni italiani contrari alle reti mobili di quinta generazione è cresciuto e quasi tutti i partiti annoverano tra i tesserati un sindaco che si è opposto. A maggio l’Alleanza rivendica 415 Comuni che hanno provvedimenti a tema 5G. Tutti contro? Non proprio. Nel novero rientrano sia le vere e proprie ordinanze di stop, sia atti che non bloccano le installazioni, come mozioni, interrogazioni, delibere per finanziare ricerche ad hoc.

L’ordinanza resta l’arma più diretta, a cui il sindaco può ricorrere, suggerisce Vicovaro, in quanto massima autorità sanitaria del suo territorio. Analizzando l’elenco dell’Alleanza stop 5G, articoli di stampa e gli albi pretori degli stessi municipi, Wired ne ha calcolate 262. Di queste, 200 (il 76,3% del totale) sono state emesse in neanche cinquanta giorni, tra aprile 2020 e il 20 maggio.

È difficile credere che sia solo una coincidenza questa impennata, visto che è avvenuta proprio mentre l’Italia era in piena emergenza Covid-19. Nelle ultime settimane è dilagata una teoria del complotto, priva di fondamento scientifico, che associa 5G e coronavirus. Come ricorda la newsletter di cybersecurity Guerre di rete, parte dall’assunto che la malattia sia esplosa a Wuhan perché è stata la prima città cinese a essere connessa con le nuove antenne. E di conseguenza, dove c’è più 5G, si diffonde meglio il coronavirus. L’ha rilanciata anche il consigliere economico del governo italiano, Gunter Pauli, in un tweet.

Linea del fronte

La geografia dei Comuni in cui è vietato il nuovo standard tecnologico, che permetterà di implementare su larga scala robotica, telemedicina di precisione e chirurgia da remoto, industria 4.0 e la sensoristica diffusa delle smart city, si è evoluta negli ultimi dodici mesi. All’inizio la linea Maginot correva tra i piccoli borghi. Dei 120 Comuni scelti dall’Agcom, circa un terzo ha alzato le barricate. Guindani osserva che, pur essendo “oggetto di un’attenzione particolare per evitare loro disparità penalizzanti nell’accesso alla rete del futuro, sono stati tra i primi a mettere in atto iniziative tese a bloccarne la realizzazione”. E aggiunge che “i costi sarebbero stati a totale carico degli operatori” e il segnala avrebbe viaggiato su frequenze “già in uso per le trasmissioni della tv digitale terrestre”.

Poi lo scontro si è spostato nei grandi centri: Messina e Siracusa in Sicilia; Pistoia e Grosseto in Toscana; Vicenza in Veneto; Udine in Friuli; Civitavecchia in Lazio. Fino a entrare nel cuore delle grandi città italiane. A Venezia, per esempio, è stata la municipalità del centro storico (a trazione centrosinistra) ad approvare un ordine del giorno sul 5G. Dal Comune guidato da Luigi Brugnaro (centrodestra) fanno sapere: “Noi non abbiamo fatto nulla, ci allineiamo al Mise”.

Noto, il cui territorio comunale si estende per 550 chilometri quadrati (quarto in Italia dopo Roma, Ravenna e Cerignola), il municipio conferma che “c’era una fase esplorativa riguardante alcune aziende interessate a installare le antenne”. Ma il 29 aprile il sindaco Corrado Bonfanti, entrato in Forza Italia, firma lo stop di sei mesi, prorogabile. “Ritengo procrastinabile o addirittura non necessaria per il nostro territorio, l’installazione o la sperimentazione di antenne con tecnologia 5G. La tutela della salute è un aspetto molto importante, anche alla luce dell’attuale pandemia”, ha dichiarato, richiamando di nuovo l’emergenza coronavirus.

Le ordinanze, spesso fotocopia l’una dell’altra, soprattutto nei piccoli centri generano un effetto domino. Se un sindaco firma lo stop, scattano a catena provvedimenti simili, mozioni, interpellanze nei comuni vicini. A giudicare dalla densità delle sole ordinanze, le province più calde sono quelle di Fermo (35 atti, benché non tutti già emessi dai sottoscrittori di un comune impegno) e Lecce (31), seguite da Padova (18), Salerno (13), Messina (12) e Vicenza (10). Se si contano anche altri provvedimenti, spiccano Caserta (15), Bolzano (13), Teramo (13) e Roma (13).

In Salento l’opposizione al 5G è esplosa nelle ultime settimane con una reazione a catena. Tanto da spingere l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Cosimo Borraccino, a precisare che i dati attuali “non fanno ipotizzare particolari problemi per la salute della popolazione” e che l’Autorità regionale per la protezione ambientale (Arpa) pugliese conferma “che questa nuova tecnologia ha già dei protocolli per le installazioni che si basano su accertamenti preventivi della misurazione dei campi elettrici”.

Copertura della rete 5G in Italia

Secondo i dati di Ernst & Young prima della pandemia, il trend di copertura del servizio 5G in Italia raggiungerà il 30% entro la fine del 2021.

Il prototipo delle ordinanze

Gli stop usano le stesse fonti. A sostegno vengono avanzate quattro argomentazioni (già analizzate da Wired in merito all’ordinanza di Scanzano Jonico). Primo: la cosiddetta elettrosensibilità, i cui sintomi però, come spiegato già su Wired, non sono imputabili all’esposizione ai campi elettromagnetici e che studi del 2015 interpretano come un effetto nocebo (ossia la reazione negativa a qualcosa di innocuo, ma percepito come dannoso).

Secondo: pronunce di giurisprudenza. In particolare, una sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio che ha imposto ai ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione una campagna sull’uso corretto del telefonino e una della Cassazione sul nesso tra cancro e smartphone, tema dibattuto in ambito scientifico. E rispetto al quale la Commissione internazionale per la protezione delle radiazioni non ionizzanti (Icnirp), organismo indipendente riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità, ha specificato che “la tendenza nelle evidenze che continuano ad accumularsi è sempre più contraria all’ipotesi che l’utilizzo del telefono cellulare causi tumori del cervello”. A marzo l’Incnirp ha aggiornato le sue conclusioni, confermando i limiti imposti in precedenza.

Terzo: studi che sostengono la cancerogenicità delle onde elettromagnetiche. Sono tre in particolare. Una ricerca del National toxicology program statunitense (Ntp) del 2018, condotta sui ratti e basata su parametri ritenuti poco affidabili, e una dell’Istituto Ramazzini di Bologna. In entrambi i casi i risultati, ha osservato Alessandro Polichetti, del centro nazionale per la protezione delle radiazioni e fisica computazionale dell’Istituto superiore di sanità (Iss), sono diversi “dalla maggior parte degli oltre 50 studi su animali da laboratorio in cui è stata valutata la cancerogenicità dei campi elettromagnetici senza osservare effetti”. Tanto che, conclude Polichetti, “questi due studi non sembrano pertanto modificare in modo sostanziale il quadro d’insieme delle evidenze scientifiche”. Si ripesca poi il parere dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che inserisce le frequenze dei cellulari nella categoria 2B: “possibili cancerogeni”. Ma attenzione alla lettura di questo “possibili”: significa che gli effetti cancerogeni non possono essere esclusi a priori ma che le evidenze sono “limitate” o “inadeguate”.

Peraltro, indica Polichetti, “nuove evidenze epidemiologiche, successive alla valutazione della Iarc del 2011 e provenienti da studi di tipologia diversa (studi di coorte, studi sull’incidenza dei tumori nella popolazione) sembrano smentire le indicazioni degli studi caso-controllo”, gli unici a indicare un aumento dei rischi, ma basati su questionari in cui si chiedeva agli intervistati di ricordare il numero e la durata di chiamate fatte via cellulare, anche dopo molti anni.

Quarto e ultimo argomento: il principio di precauzione. Siccome non ne sappiamo ancora abbastanza, ci fermiamo, è la tesi. Tuttavia gli “studi finora effettuati, sia epidemiologici che sperimentali, non suggeriscono invece l’esistenza di rischi a lungo termine”, ha scritto Polichetti. E ha ricordato che “la temuta “proliferazione delle antenne” non dovrebbe comportare aumenti generalizzati delle esposizioni in quanto le ridotte dimensioni delle small cells comporteranno delle potenze di emissione più basse”.

* Il dato di maggio è aggiornato al 20/5/2020

Fonte dati: Alleanza italiana Stop 5G; articoli di giornale; ordinanze comunali – elaborazione Wired.it

Le sperimentazioni 5G in Europa
A marzo 2020 si registrano in Europa 191 sperimentazioni in corso in 27 Stati membri e nel Regno Unito. Sono 138 le città campione del 5G. Per le nazioni in cui sono in corso test, sono indicate le principali città coinvolte.

Di Comune in Comune
A Chioggia il dossier 5G approda sui banchi del consiglio comunale lo scorso dicembre. Un voto unanime respinge i test nella “piccola Venezia”. Ciononostante, il 14 aprile il sindaco Alessandro Ferro, in quota 5 Stelle, firma una sospensione, che riguarda sia nuove antenne sia la sostituzione delle esistenti, e vale fino all’emissione di un parere da parte dell’Inail o dell’Iss. Quest’ultimo, però, di rapporti che escludono rischi sul 5G ne ha già prodotti.

Alcuni municipi hanno scelto la strada del cofinanziamento di studi. Martucci cita i casi Trento, Torino e Bologna. Il caso del capoluogo emiliano è peculiare, perché vi ha sede l’Istituto Ramazzini, una delle voci più influenti nell’orbita anti-5G. Il Comune tuttavia non ha risposto con un no preventivo. “Facciamo incontri per spiegare la localizzazione degli impianti e cosa può fare il Comune”, racconta Marco Lombardo, assessore comunale ad attività produttive e lavoro. L’obiettivo è creare un tavolo per conciliare le richieste dei cittadini con i progetti delle compagnie di telecomunicazioni, studiando insieme dove collocare gli impianti e “come minimizzare l’impatto”, aggiunge Lombardo.

(foto: Stefan Wermuth/Getty Images)

A fine ottobre 2019 scoppia il conflitto tra il municipio felsineo e la confinante San Lazzaro di Savena, dove la sindaca di Italia Viva Isabella Conti sospende le antenne. La censura dai microfoni di Radio Città del Capo anche il sottosegretario al ministero della Salute, la bolognese Sandra Zampa, quota Pd. La stessa esponente di governo che, secondo Martucci, ai primi di ottobre avrebbe fatto un’apertura alla sospensione del 5G firmata dalla deputata Sara Cunialex Movimento 5 Stelle ora nel gruppo misto, sostenitrice di teorie no-vax, poi però respinta. Di recente lo stesso ministero della Salute ha ribadito l’assenza di rischi collegati al 5G. Mentre la Cunial, sostiene l’Alleanza stop 5G, avrebbe agevolato la consegna di 340mila firme per chiedere al ministro Roberto Speranza lo stop delle antenne.

A Livorno, spiega l’assessore ad Ambiente e mobilità, Giovanna Cepparello, “abbiamo fatto un atto di indirizzo del consiglio comunale e stiamo seguendo un approfondimento per definire un piano delle antenne. Vogliamo avere un regolamento più calzante prima che le frequenze siano attivate”. Livorno, o meglio il suo porto, è però una delle frontiere delle sperimentazioni 5G in Italia. L’Autorità portuale toscana ha firmato con la multinazionale delle reti Ericsson e con il Consorzio interuniversitario delle telecomunicazioni (Cnit) un accordo per applicare le tecnologie che viaggiano sulle reti di quinta generazione sulle banchine dove si movimentano 780mila container ogni anno e 2,5 milioni di passeggeri salgono e scendono da navi da crociera e traghetti, come ricorda Repubblica. Nel frattempo, è scesa in campo anche l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) per ribadire che non ci sono rischi.

Corsa mondiale al 5G
Oltre alle sperimentazioni, in molti Paesi si procede al lancio commerciale del 5G in alcune aree metropolitane. Corea del Sud, Cina e Stati Uniti sono i più avanti per numero di città.
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Fonte dati: State of the 5G deployments, Viavi Solutions (febbraio 2020) – Settimo osservatorio trimestrale sul 5G, Commissione europea (marzo 2020). Elaborazione: Wired.it

Le incognite sul mercato

L’effetto di provvedimenti adottati a macchia di leopardo è che sotto i cieli italiani regna confusione. Che rischia di pesare sia sui grandi operatori, che lavorano all’aggiornamento degli impianti esistenti, sia sull’ultimo arrivato in Italia, la francese Iliad, che sta costruendo ex novo la sua rete. Il Tar emiliano, per esempio, ha dato ragione al Comune di Bologna, che ha respinto la richiesta di Iliad di poter avviare i lavori per la frequenza dei 700 Mhz, siccome sarà nelle sue disponibilità solo dal 2022.

Per Asstel bisogna appianare le differenze. “Dal governo ci aspettiamo un’azione di riordino delle competenze tra Comuni, Regioni e istituzioni sanitarie che valuti l’illegittimità degli atti che impediscono l’installazione delle reti, ne contenga gli effetti e ne impedisca l’ulteriore diffusione”, rivendica Guindani. Poi, “una campagna informativa rivolta all’opinione pubblica per rendere note i reali effetti dei campi elettromagnetici sui biosistemi secondo le istituzioni scientifiche internazionali e italiane”; “protezione contro gli atti di vandalismo”; infine “interventi tesi a semplificare e sburocratizzare l’iter autorizzativo per l’installazione dei nuovi apparati”.

Ritardi e blocchi hanno conseguenze non solo sul fronte della connettività, dove già l’Italia non se la passa benissimo (24esima su 27 nella classifica europea), ma anche in termini di mancato sviluppo economico. L’anno scorso uno studio del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei, che ha il primato mondiale nello sviluppo del 5G, e di Ernst & Young ha stimato un impatto positivo sul Pil italiano di circa 80 miliardi di euro in 15 anni. Per Asstel, gli investimenti per il 5G nel periodo 2018-2025 muoveranno tra 55 e 70 miliardi. I ritardi però potrebbero costare caro. Per Ernst Young in Italia 12-18 mesi di slittamento nello sviluppo del 5G si traducono in “minori benefici stimati tra 2,9 e 43, miliardi di euro”.

In futuro la competitività delle imprese, non solo quelle industriali, ma anche quelle dei servizi turisti e agricole, per fare un paio di esempi, dipenderà dall’aver adottato modalità operative più competitive grazie alle reti ultra-broadband, in fibra e 5G, come sta avvenendo in Germania, in Francia, in Spagna”, osserva Guindani. E chiosa: “Se l’Italia resterà indietro dal punto di vista della competitività tecnologica, perderemo quote di mercato, sia all’estero sia in Italia. Vorrà dire perdita di pil e di occupazione”.

Lo sviluppo delle connessioni 5G
Previsioni sul numero di connessioni 5G che saranno attivate nei prossimi anni (dato espresso in milioni). Cina, Corea del Sud e Stati Uniti stanno guidando lo sviluppo delle nuove ret

 

Il vantaggio italiano
In Europa il Belpaese ha per ora una posizione di vantaggio nello sviluppo del 5G. “Vantaggio da rilanciare nella fase 2” ha detto Marco Bellezza, amministratore delegato di Infratel Italia (società controllata dal Mise e deputata allo sviluppo delle reti). I progetti nazionali non si fermano. A giugno le cinque città campione scelte dal Mise chiuderanno i loro test. A quel punto, sulla base dei risultati, partirà lo sviluppo delle reti. Nel frattempo, il ministero, come ricorda il sottosegretario 5 Stelle Mirella Liuzzi, “sul tema 5G ha predisposto due avvisi pubblici: uno per progetti per infrastrutture stradali sicure nel territorio di Genova e un altro per la selezione di nuove Case delle tecnologie emergenti dopo quella di Matera”.

Secondo Liuzzi, “per contrastare le fake news sul 5G dobbiamo ripartire da un confronto con i territori e con i sindaci”. La sua linea è che “occorre un approccio costruttivo basato su dati e studi scientifici, oltre che sulle fonti che vengono direttamente dagli organismi internazionali visto che si tratta di frequenze già note, utilizzate da tempo e con ampia letteratura in merito. Inoltre, così come ci affidiamo all’Istituto superiore di sanità per i pareri in ambito Covid, faremmo bene a confidare nell’Iss anche sul tema delle reti 5G: è stato più volte ribadito, infatti, come non sussistano particolari problemi per la salute dei cittadini”.

Attacchi alle reti in Europa
Dall’inizio dell’anno al 5 maggio scorso, Gsma, l’associazione che rappresenta gli operatori di reti mobili, ha calcolato 120 casi di vandalismi e incendi alle reti in 10 Paesi del vecchio continente. Il numero più alto di casi si registra nel Regno Unito. In molti casi non erano infrastrutture legate al 5G.

In Gran Bretagna tecnici delle compagnie telefoniche sono stati oggetto di minacce e violenze, in Belgio sono partite campagne di mail bombing contro i parlamentari, in Svezia le autorità locali hanno ricevuto richieste di disattivare le linee telefoniche.

fida all’Europa
La battaglia contro il 5G non è una grana solo italiana, ma europea. Etno, associazione europea delle telecomunicazioni, e Gsma, la federazione delle aziende di reti mobili, hanno stimato che le notizie false sul 5G hanno iniziato a montare sui social network da gennaio e hanno messo nel mirino bambini e teenager, tanto che TikTok è diventato il nuovo fronte della battaglia. I 35 video più diffusi online sono stati condivisi 13 milioni di volte. E hanno colpito innanzitutto il Vecchio continente, che tallona Cina, Stati Uniti e Corea del Sud in questa corsa alle nuove tecnologie.

Il risultato è che le proteste contro il 5G sono degenerate. In Europa si contano 120 attacchi alle reti o agli operai che stavano lavorando (spesso su impianti di tutt’altro tipo) in almeno dieci Paesi del vecchio continente. In Italia è successo a Maddaloni, nel Casertano. “Fortunatamente tale fenomeno nel nostro Paese non ha raggiunto i livelli critici registrati soprattutto in Inghilterra, dove a Birmingham nel mirino sono finite anche le antenne che garantiscono il segnale al Nightingale Hospital, mettendo a rischio servizi essenziali per la cura e la salute delle persone”, ricorda Guindani. In compenso nel Bresciano è stato individuato un gruppo Facebook i cui componenti si scambiavano consigli per realizzare ordigni esplosivi (segnalato alla Digos).

Secondo quanto ha appreso Wired, la propaganda su internet è spinta non solo da movimenti anti-5G e da cospirazionisti, ma anche da Stati che soffiano sul fuoco della disinformazione per il proprio tornaconto. Siccome dalle nuove reti di comunicazione dipende lo sviluppo economico futuro, fermare o rallentare i progetti in un Paese è un’arma a vantaggio dei concorrenti. Secondo il Servizio europeo di azione esterna, organismo diplomatico dell’Unione, media russi e fonti pro-Cremlino stanno guidando una sistematica denigrazione della risposta comunitaria al coronavirus, usando, tra le altri armi, il “lato oscuro” del 5G.

“La disinformazione sul 5G assume sempre più una dimensione geopolitica: se rallentiamo sul 5G, le nostre imprese si troveranno in svantaggio strategico rispetto ai concorrenti internazionali cinesi o americani. Un ritardo infrastrutturale oggi, si traduce in enormi svantaggi competitivi domani”, spiega Alessandro Gropelli, direttore comunicazione di Etno. In Europa, nel frattempo, si affilano le armi: per il 6 giugno i gruppi no 5G hanno annunciato una grande protesta in tutto il Vecchio continente.


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31 January 2020

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