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Macron: “Abbiamo le prove dell’uso di armi chimiche in Siria”

Linee roventi per la crisi siriana. Telefonata Trump-Erdogan, che parlerà con Putin. The Donald si sveglia meno bellicoso: “Mai detto quando l’attacco avrà luogo”

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“Abbiamo la prova” che armi chimiche siano state utilizzate dal regime di Bashar al Assad sulla città di Douma, in Siria. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista televisiva a TF1. “La Francia non permetterà che si verifichi un’escalation” e Parigi “prenderà decisioni a tempo debito, nel momento più utile ed efficace”, ha aggiunto Macron.

La Francia vuole “togliere la possibilità di utilizzare armi chimiche” al regime siriano, affinché “mai più si debbano vedere le immagini atroci viste in questi giorni, di bambini e donne che stanno morendo”, ha dichiarato il capo dell’Eliseo. “Quello che dobbiamo fare in Siria è una priorità, ma in nessun caso la Francia provocherà un’escalation che possa minacciare la stabilità della regione”. Stamattina Macron ha sentito la cancelliera tedesca Angela Merkel, con cui condivide la “preoccupazione per i recenti attacchi con sostanze velenose e per il rischio di un’erosione del rispetto internazionale del bando delle armi chimiche”.

Trump: “Mai detto quando avverrà l’attacco, può essere presto oppure no”. Le dichiarazioni del presidente francese arrivano poco dopo il tweet mattutino del suo omologo americano Donald Trump: “Non ho mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o non così presto! In ogni caso, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un ottimo lavoro per liberare la regione dall’Isis. Dov’è il nostro ‘Grazie America?'”. Dopo i tweet incendiari di ieri, in cui il presidente prometteva a Mosca missili “nuovi, simpatici e intelligenti”, almeno per ora i toni sono un po’ più cauti. Il presidente non mette in dubbio l’azione militare in sé, ma apre alla possibilità di dilatare l’attesa.

La mediazione di Erdogan. Nella notte il presidente Usa ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan proprio per discutere della crisi in Siria. “I due leader hanno concordato di restare in stretto contatto sulla situazione”, ha reso noto la Casa Bianca. Un colloquio che sottolinea la tensione di questi momenti, ma anche la complessità del quadro geopolitico. Ankara, infatti, potrebbe avere un ruolo fondamentale nella crisi siriana, data la sua posizione intermedia tra Washington e Mosca. La telefonata di Trump va con tutta probabilità nel senso di portare Erdogan dalla sua parte, vista anche l’importanza delle basi Nato presenti sul territorio turco.

“Parlerò con il presidente russo Vladimir Putin, discuteremo di come fermare questi massacri con armi chimiche”, ha detto Erdogan dopo la telefonata con Trump. “Proviamo preoccupazione per il fatto che il territorio siriano possa divenire il campo per misurare i rapporti di forza tra potenze straniere”, ha aggiunto Erdogan.

Russia: “Il canale di comunicazione con gli Usa è attivo”. Dal versante russo, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto che il canale di comunicazione tra Russia e Stati Uniti in vista dell’attacco americano alla Siria è attivo. Non è comunque in programma, ha aggiunto, un colloquio telefonico tra Putin e Trump. Nel frattempo – secondo quanto riportato da Moscow Times e Kommersant – il ministero della Difesa russo avrebbe chiesto al Pentagono le coordinate dell’attacco alla Siria annunciato ieri dal presidente americano. Il presidente della Commissione Difesa del Parlamento russo, Vladimir Shamanov, citato dal Kommersant, ha riferito che Mosca è in contatto con la Nato attraverso la mediazione turca. Il ministero della Difesa russo ha individuato una serie di misure da prendere nel caso di una escalation del conflitto. Era stato, in precedenza, il capo di stato maggiore, Valery Gerasimov, a precisare che “in caso di una minaccia per l’esercito russo in Siria” il fuoco sarà aperto non solo sui missili, ma anche sui loro vettori.

La Marina russa ha limitato l’area vicino alla costa della Siria: sarà chiusa alla navigazione nei giorni 11-12, 17-19 e 25-26 aprile dalle 10 alle 18 ora di Mosca. Oggi nel Mar Mediterraneo vi sono circa 15 navi da guerra e navi che forniscono la flotta del Mar Nero. Nessun mezzo russo “dovrebbe finire sotto il fuoco” americano, hanno riferito fonti di Mosca, indicando che altrimenti “le conseguenze saranno catastrofiche”.

Assad: “Minacce dell’Occidente screditano la lotta al terrorismo”. Il presidente siriano Bashar al Assad è apparso in mattinata sugli schermi della tv di Stato dopo un incontro ufficiale al palazzo presidenziale di Damasco, affermando che le minacce occidentali alla Siria rientrano nel piano di screditare “la lotta al terrorismo” compiuta dal governo siriano e dai suoi alleati, Russia e Iran. “Ogni volta che si compiono dei successi militari sul terreno, arrivano alcune potenze occidentali che cercano di cambiare gli eventi”, ha detto Assad citato dalla tv di Stato e dall’agenzia Sana.

Telefonata Merkel-Macron: “Preoccupati per l’uso di gas”. La cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avuto un colloquio telefonico oggi, “per confrontarsi sulla situazione internazionale”. Lo ha comunicato il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert. Hanno discusso soprattutto degli attuali sviluppi in Siria, si legge in una nota, “nella comune preoccupazione per i recenti attacchi con sostanze velenose e per il rischio di un’erosione del rispetto internazionale del bando delle armi chimiche”.

Macron “deciderà nei prossimi giorni” se attaccare la Siria. Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, che ha sottolineato come Damasco “non abbia rispettato gli accordi internazionali sull’uso delle armi chimiche”. Il capo della diplomazia, parlando con i giornalisti in Romania, ha evidenziato: “Siamo molto determinati. Come aveva detto il presidente, questa situazione è intollerabile”.

May riunisce il governo. Spostati sottomarini Gb, pronti ad attacco. È prevista per oggi una riunione della premier britannica Theresa May con il suo governo, per discutere della situazione in Siria e di un possibile intervento militare. Downing Street ha parlato di un incontro per “discutere la risposta alla Siria”. Intanto, il Daily Telegraph ha riferito che la premier ha ordinato lo spostamento dei sottomarini britannici verso le coste siriane. Questo per prepararsi a eventuali attacchi contro il regime di Assad, che potrebbero iniziare già giovedì notte. Ieri May ha detto che “tutte le indicazioni” puntano verso una responsabilità del regime di Damasco per il presunto attacco con armi chimiche a Douma. La prima ministra ha aggiunto che l’utilizzo di armi di quel tipo “non può restare senza risposta”.



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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2 Commenti

2 Comments

  1. Anonimo

    13 Aprile 2018 at 08:01

    Anche io ho le prove che monsieur le president è un venduto

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Coronavirus, mascherine per l’Italia sequestrate dalla Repubblica Ceca

In attesa che si concluda l’indagine su quanto è accaduto, il governo, secono quanto riporta una nota della nostra sede diplomatica, ci manderà lo stesso quantitativo che è stato sequestrato. Il caso sollevato dal GR1 grazie al lavoro del ricercatore ceco Lukas Lev Cervink

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GRAVE caso di mancanza di solidarietà nell’Unione europea nell’emergenza coronavirus, da parte della Repubblica ceca ai danni dell’Italia. Lo aveva denunciato ieri il GR1 grazie alla denuncia di un onesto e coraggioso ricercatore ceco, Lukas Lev Cervinka, membro del partito Pirata (all’opposizione ma al potere al municipio della capitale Praga). Le autorità locali hanno sequestrato arbitrariamente un enorme carico di 110mila mascherine – alcuni avevano parlato addirittura di 680mila – e migliaia di respiratori, che la Repubblica popolare aveva inviato al nostro Paese per aiutarci. Solo oggi pomeriggio, dopo passi appropriati della Farnesina, l’ambasciata d´Italia a Praga ha detto che le autorità ceche si sono impegnate a restituire il materiale medico inviato da Pechino e destinato a Roma per aiuto e solidarietà.

Dice la nota della nostra sede diplomatica a Praga: “Questa mattina il ministro degli Affari Esteri della Repubblica ceca, Tomas Petricek, ha comunicato all’ambasciatore Nisio che, in attesa che si concluda l’inchiesta della polizia ceca sul furto del materiale sanitario avvenuto a Lovosice, la Repubblica ceca invierà al più presto all’Italia 110mila mascherine dalle proprie scorte, in numero pari a quelle che avrebbero dovuto raggiungere il nostro Paese e che invece sono state trafugate e sequestrate dalle autorità ceche”.

“Il carico partirà entro 48 ore”, prosegue la nota dell’ambasciata, e spiega ancora: “A fronte dell’urgenza di forniture mediche il governo ceco, in stretta collaborazione con l’ambasciata d´Italia a Praga, ha deciso di inviare subito il carico destinato al nostro Paese senza attendere la conclusione dell’inchiesta tuttora in corso, e focalizzata a scoprire come l’ingente refurtiva sia stata trafugata e dove. La complessità del caso, che si dirama su altri Paesi, richiederebbe altri giorni, ma la situazione in Italia non consente attese”. Il comunicato annuncia poi “sull’argomento il ministro Tomas Petricek sta scrivendo una lettera personale al titolare degli Esteri in Italia Di Maio”.

I fatti, come mi ha raccontato al telefono Lukas Lev Cervinka confermando totalmente la notizia data dal Gr1, sarebbero andati così. Martedì le autorità ceche avevano vantanto un grande successo nella lotta a chi specula sui costi di mascherine e altro materiale medico indispensabile per fermare la pandemia. “La versione ufficiale con i primi comunicati diceva all’inizio che si trattava di mascherine e respiratori confiscati, parlando di materiale rubato a imprese ceche da criminali senza scrupoli che volevano venderle a costo maggiorato sul mercato internazionale, sfidando i severi limiti all’export medico imposti in Cechia come altrove dall´emergenza”. Ma poi sono apparsi foto e filmati mostrati da Cervinka e dalle ong democratiche ed europeiste, che hanno fatto capire la brutta verità. Almeno gran parte del materiale sequestrato e fotografato a bordo di camion della polizia erano scatoloni con le bandiere cinese e italiana, e scritte in italiano inglese e mandarino in cui le autorità di Pechino scrivevano “Forza Italia, siamo al tuo fianco”, lanciavano saluti, incoraggiamenti e desiderio di aiuto all’Italia.

“Il ministero dell’Interno ceco è stato contattato”, continua Lukas Lev Cervinka, “e all’inizio ha insistito nella versione ufficiale, ripetendo la menzogna del sequestro di materiale destinato a vendite illegale. Tutti i media diffusero allora la storia, ma poi la verità è stata scoperta, e si vedevano chiaramente le etichettature sugli scatoloni inviati da Pechino: aiuto umanitario cinese per l’Italia. Eppure il governo ceco ci ha messo tre giorni prima di dire, all’inizio non ufficialmente ma solo con tweet del ministero dell´interno, che ammetteva che almeno parte, cito i tweet, del carico, in realtà veniva dalla Repubblica popolare ed era destinato al vostro Paese come aiuto umanitario. Aggiungendo in termini generici che l’Italia non avrebbe perso nulla”. Poi davanti alle denunce e alla pronte reazioni della diplomazia italiana si è arrivati al chiarimento, spiegato appunto oggi domenica pomeriggio dalla nota della nostra ambasciata a Praga.

Inizialmente, si era venuto a sapere ieri sabato pomeriggio che l’azienda responsabile del trasporto degli aiuti cinesi in Italia aveva deciso d’accordo con Pechino e Roma di assicurare l’arrivo in Italia di un secondo equivalente carico di aiuti cinesi. “Questa domenica si è giunti a un chiarimento ma quanto accaduto nei giorni scorsi non è affatto un gesto di politica europea, è una storia molto vergognosa”, mi dice Lukas Lev Cervinka. E lascia capire che come dice il movimento giovanile e della società civile ceco, la “Nuova primavera” guidata da Verdi, Pirati, gruppi giovanili, ong, associazioni culturali, un movimento europeista, ambientalista e per la difesa della democrazia contro Babis, dall’autocrate e dai suoi ci si può sempre aspettare il peggio.



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Giallo sul tampone coronavirus al Papa, il Vaticano non commenta

Nessun commento da parte della Santa Sede alla notizia pubblicata su alcuni organi di stampa secondo cui papa Francesco “si sarebbe sottoposto per precauzione al tampone risultando ovviamente negativo”. Da alcuni giorni il Pontefice, per sua stessa ammissione, accusa un raffreddore che l’ha costretto a limitare le udienze e a rinunciare alla trasferta ad Ariccia per gli esercizi spirituali di Curia.

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Nessun commento da parte della Santa Sede alla notizia pubblicata su alcuni organi di stampa secondo cui papa Francesco “si sarebbe sottoposto per precauzione al tampone risultando ovviamente negativo”. Da alcuni giorni il Pontefice, per sua stessa ammissione, accusa un raffreddore che l’ha costretto a limitare le udienze e a rinunciare alla trasferta ad Ariccia per gli esercizi spirituali di Curia.

Due giorni fa il Santo Padre aveva annunciato di dover rinunciare al ritiro quaresimale ad Ariccia, alla Casa del Divin Maestro, proprio a causa di un raffreddore.  “Vi chiedo un ricordo nella preghiera per gli Esercizi spirituali della Curia Romana. Purtroppo, il raffreddore mi costringe a non partecipare, quest’anno: seguirò da qui le meditazioni”, aveva annunciato il Papa affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico per la consueta preghiera dell’Angelus.

Il Papa è affetto da raffreddore e tosse. Piu’ volte, nel corso dell’Angelus, si è dovuto interrompere proprio a causa della tosse. E’ da giovedì che il pontefice, a causa di questa “lieve indisposizione”, come definita in Vaticano, è a Santa Marta, dove ha proseguito a celebrare messa e ad avere degli incontri, rinunciando invece agli appuntamenti fuori dal Vaticano e anche a quelli previsti nel Palazzo Apostolico.

In Vaticano misure precauzionali – Intanto intorno al Vaticano sale l’allerta per il coronavirus. Sono infatti state messe in atto nuove disposizioni per i controlli. Per accedere a piazza San Pietro le forze di sicurezza hanno fatto in modo che le file fossero più ordinate agli ingressi. I pellegrini sono stati controllati uno alla volta, garantendo una distanza di diversi metri tra chi viene controllato e le persone che erano dietro. L’obiettivo era quello di evitare assembramenti e calca. Dopo il primo filtro ce n’era un secondo, come al solito ai metal detector sotto il colonnato, dove gli addetti non sono comunque al momento dotati di termo-scanner.

Il giallo del tampone – Da quel che risulta a Tgcom24 il tampone al Papa non è stato effettuato fino a lunedì. Non è dato sapere se nelle ultime 24 ore Francesco è stato sottoposto al controllo per coronavirus.



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Trump bipolare: “Siamo pronti a negoziare con l’Iran”

Una richiesta di collaborazione definita “incredibile” dall’ambasciatore iraniano all’Onu, Majid Takht Ravanchi.

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Dopo l’uccisione del comandante iraniano Qassem Soleimani in un raid in Iraq la scorsa settimana, un atto di legittima difesa per Washington, gli Stati Uniti non escludono altre misure – “se necessarie” – per difendere i cittadini e gli interessi americani in Medio Oriente. I media internazionali danno notizia di una missiva in tal senso dell’ambasciatrice americana all’Onu, Kelly Craft, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al contempo gli Usa sono “pronti a impegnarsi senza precondizioni in negoziati seri con l’Iran” per evitare un’ulteriore escalation.

Trump: “Ora nuovo accordo sul nucleare” Una richiesta di collaborazione definita “incredibile” dall’ambasciatore iraniano all’Onu, Majid Takht Ravanchi. “L’Iran non si farà ingannare dal presidente americano che proporrà la sua collaborazione dopo aver imposto sanzioni senza precedenti”, afferma l’ambasciatore all’agenzia ufficiale iraniana Irna, in quella che sembra la prima risposta ufficiale di Teheran al discorso di ieri pomeriggio di Trump. Per l’ambasciatore si tratta di “terrorismo economico”.



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