Manifesti contro l’obbligo vaccinale, ecco i veri dati sulle reazioni avverse dei vaccini

Il numero che dovrebbe rappresentare le reazioni avverse ai vaccini dal 2014 al 2016 è un po’ gonfiato, ma soprattutto non è specificato che per oltre l’80% si tratta di reazioni non gravi, che i casi non sono accertati ma sospetti e che per il resto dei farmaci va molto peggio

Vaccini21.658 reazioni avverse segnalate nel triennio 2014-2016 secondo i dati dall’Agenzia italiana del farmaco”: così dovrebbe essere letto l’enorme manifesto apparso lunedì a Pesaro e ideato dal Comitato salute e diritti, che nel corso del prossimo mese pianifica di affiggere altri cartelloni pubblicitari analoghi coinvolgendo anche la città di Fano. La conclusione, ovviamente critica nei confronti del decreto Lorenzin sull’obbligo vaccinale, è il solito motto del movimento FreeVax: “se c’è rischio deve esserci [libertà di] scelta”. (Che poi quasi sempre si traduce nella scelta di non vaccinare.)

Il Comitato ha esplicitato su Facebook “di non essere contro le vaccinazioni e di non esserlo mai stato”, secondo una retorica ormai nota. Nel caso di Pesaro non si può negare che il manifesto affisso nel parcheggio San Decenzio susciti timore e avversione nei confronti delle pratiche vaccinali: più che lo sfondo nero e la grafica da film horror, a colpire i passanti è il numero a cinque cifre che dovrebbe rappresentare il conteggio delle reazioni avverse registrate.

Tuttavia su quel numero andrebbe raccontato qualcosa in più, perché senza ulteriori spiegazioni rischia di alimentare un allarmismo ingiustificato.

Come è stato ricavato quel numero?
Prima di approfondire il significato del conteggio, vale la pena di capire da dove sia stato ottenuto quel risultato. Perché non è affatto chiaro. Lo stesso Comitato cita su Facebook alcuni documenti dell’Agenzia italiana del farmaco (l’Aifa), ossia il Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia 2014-2015 e il Rapporto nazionale del 2015 sull’uso dei farmaci in Italia. Tuttavia se i dati per il 2014 e per il 2015 mettono tutti d’accordo (rispettivamente 8.873 e 3.772 segnalazioni di effetti avversi), non si sa da dove siano state ricavate le circa 9mila segnalazioni mancanti e probabilmente attribuite all’anno 2016, dato che quell’anno non è incluso nei documenti indicati.

C’è dunque il sospetto che il dato mancante sia stato estrapolato dall’unico altro riferimento indicato dal Comitato, ossia un articolo pubblicato lo scorso maggio sul sito del Codacons (appena querelato sul tema vaccini dal ministero della Salute) in cui viene fornita una stima delle segnalazioni per l’anno 2016. Una stima, si legge, dedotta “da un’elaborazione del Codacons”, per la quale quindi non c’è alcuna fonte ufficiale. Incrociando i dati si osserva inoltre che il totale di “oltre 21mila segnalazioni di reazioni avverse nel periodo 2014-2016” ottenuto dal Codacons è ricavato impiegando valori diversi e gonfiati rispetto a quelli di Aifa per il 2014 e per il 2015. E, infine, anche dando per buona la stima del Codacons per il 2016 (cioè 5.584), il totale per il triennio sarebbe di circa 18mila segnalazioni, anziché 21mila.

Che cosa è incluso nel conteggio delle segnalazioni?
Dettagli numerici a parte, quando i dati vengono ricavati da un documento ufficiale resta doveroso specificarne il significato senza dimenticare di fornire informazioni rilevanti. Un primo aspetto omesso nel manifesto, ma chiaramente descritto nel rapporto dell’Aifa, è che l’85% circa delle segnalazioni relative ai vaccini riguardano presunti effetti avversi non gravi, come qualche linea di febbre, gonfiore al braccio o altri sintomi che si risolvono spontaneamente.

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Distribuzione delle segnalazioni per gravità, 2014-2015 (Grafico: Aifa

 

Questo riduce quasi di un fattore 10 il numero di effetti avversi significativi. Il conteggio dei decessi, in particolare, riguarda meno dell’1% delle segnalazioni (lo 0,8% nel 2014 e lo 0,2% nel 2015). In termini assoluti gli esiti fatali sono stati 69 nel 2014 e 9 nel 2015, ma di questi la grande maggioranza ha riguardato gli adulti e i vaccini antinfluenzali. Il conteggio delle morti infantili sospette tra il 2014 e il 2015 è fermo a cinque casi, di cui due casi di morte in culla (Sids) presumibilmente non correlabili alle vaccinazioni, un neonato partorito con gravi malformazioni deceduto per altre patologie e due bambini morti per infezione da meningococco (B e C) dopo essere stati vaccinati, ma in un periodo in cui la copertura vaccinale non era completamente efficace (rispettivamente dopo 8 giorni e 8 anni dalla somministrazione). Questi ultimi due casi, in particolare, sono da considerare al più come fallimenti dell’efficacia vaccinale, a causa dei quali la malattia è stata comunque contratta, non certo come morti causate dal vaccino.

Un altro elemento utile per valutare i conteggi è il confronto tra le segnalazioni relative ai vaccini e quelle che riguardano altri farmaci. Come mostra il grafico seguente, sempre incluso nel rapporto Aifa, dal 2013 in poi ci sono state circa 40mila segnalazioni all’anno, grossomodo un ordine di grandezza in più rispetto a quelle vaccinali. In particolare le segnalazioni relative ai vaccini sono state il 18% del totale nel 2014 e il 9% nel 2015.

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Andamento delle segnalazioni a vaccini e farmaci per anno, 2001-2015 (Grafico: Aifa)

 

Più che ragionare in numeri assoluti, poi, può essere utile anche conoscere la frequenza relativa di queste segnalazioni, tenendo conto di tutti i #vaccini . Ebbene, secondo i dati dell’Aifa le segnalazioni negli ultimi anni sono circa una ventina (tra le 18 e le 25) ogni 100mila dosi iniettate, ossia lo 0,02%.

Infine, come ha ricordato in questi giorni anche Roberto Burioni, il conteggio include tutte le reazioni avverse che avvengono nel periodo successivo alle vaccinazioni, poiché in tutti i casi la segnalazione deve essere fatta. Ciò però non implica che ci sia un rapporto di causa-effetto tra vaccinazione ed effetto avverso, ma indica solo che c’è stata una certa coincidenza temporale. In altri termini, il conteggio riguarda gli effetti avversi possibili, ed è ovviamente una sovrastima siccome buona parte di queste complicanze è collegata al vaccino solo per una sovrapposizione di date.

L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco ha dichiarato su Facebook che “chi si è preso la briga di preparare questi manifesti dovrebbe essere passibile di procurato allarme”. Sul versante opposto, invece, la sindaca di Montelabbate Cinzia Ferri del Movimento 5 Stelle ne ha approfittato per riaffermare su Facebook la necessità di riconoscere a tutti i genitori la libertà di scelta. Tuttavia oggi non resta più traccia sui social di quella dichiarazione, che è stata cancellata dopo i commenti critici di Guido Silvestri ed Elena Fattori.

Ovviamente tutte le iniziative politiche, incluso il decreto Lorenzin sull’obbligo vaccinale, sono opinabili. Si potrebbe sostenere, ad esempio, che l’obbligatorietà non sia la strategia migliore per raggiungere una copertura nella popolazione sufficiente a garantire l’immunità di gregge. Ma affermare di essere a favore delle vaccinazioni e contemporaneamente lanciare messaggi che generano ansie e paure ingiustificate ha davvero poco senso. Spulciare i documenti ufficiali alla ricerca di qualche elemento da estrapolare, poi, è un modo di discutibile onestà per lasciare passare comunicazioni distorte e di fatto in contraddizione con il vero contenuto di quei rapporti.

     
 
 

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Crediti :

Wired

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Bufale

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma
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