Contattaci

PRETI PEDOFILI

Come la Chiesa Cattolica sta massacrando Francesco Zanardi

Pubblicato

il

11064659_10204309563275586_76474130223191094_n

Marco Dimitri

Francesco Zanardi, abusato all’età di 12 anni dal parroco don Nello Giraudo, trova la forza di denunciarlo pubblicamente, rilascia dichiarazioni stampa sia giornalistiche che televisive, per tutta risposta riceve gli scherni della Curia, porte chiuse in faccia anche ai giornalisti del programma “le Iene”, cardinali che letteralmente ridono in faccia ai cameramen. Oggi l’ennesimo colpo di scena, una vendetta meditata, Francesco abita da anni in un appartamento che, ironia della sorte, è di proprietà della Curia, l’ex proprietaria  era un’anziana che, prima di morire, lasciò in eredità l’appartamento alla Chiesa.

Dopo i servizi stampa, dopo la denuncia pubblica degli abusi subiti, Francesco riceve lo sfratto, si trova solo nel dramma ed il 31 di agosto dovrà lasciare l’appartamento.

Abusato, schernito, gettato in mezzo alla strada, non ho parole per descrivere l’orrore ed il disgusto verso questo ente criminale che è la setta conosciuta col nome di Chiesa Cattolica. Non solo gli esecutori materiali stanno incarnando le vesti del boia ma anche tutti coloro che frequentano, sostengono, acclamano questa spazzatura, questo cancro sociale che è lontano anni luce da qualsiasi dio, da qualsiasi forma di amore, da qualsiasi concetto di fratellanza e di moralità.

UPDATE AGOSTO 2015

Lo sfratto alla fine non è stato evitabile, però Francesco è riuscito a trovare un appartamento e l’emergenza in cu si trovava non sussiste più. Non è una vittoria sulla prepotenza ma almeno ha una casa in cui vivere. Lo scrivo per mettere a conoscenza i vari amici che Francesco si è sistemato.

Marco Dimitri

LE IENE TRINCIA: ABUSI NASCOSTI DALLA CHIESA

Di seguito un’intervista de “il Messaggero”

CITTA’ DEL VATICANO – I fatti accaduti a Savona decenni fa sono lontani nel tempo ma il dolore è ancora di drammatica attualità. A distanza Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo, ricorda con un miscuglio di rabbia e sofferenza quando, ad appena 12 anni, fu abusato da don Nello Giraudo.

Giraudo ha recentemente patteggiato…
«Sì riconoscendo il male fatto. Ma la mia battaglia non si ferma: vorrei che si riflettesse sulla responsabilità dei vescovi che si sono avvicendati alla guida della diocesi savonese. Erano i diretti superiori di Giraudo ma non hanno prestato ascolto alle voci che da tempo circolavano con insistenza».

La Cei però ha appena approvato delle regole che assicurano alle vittime tutta l’assistenza psicologica possibile. In più devono attivarsi all’interno della Chiesa per fare giustizia e punirli.

«E’ una buona cosa in linea di principio. Ma secondo me i vescovi dovrebbero non limitarsi ai processi canonici, penso che dovrebbero collaborare attivamente con i magistrati italiani, scambiare con loro le informazioni che hanno. I pedofili vanno mandati in galera, e non solo ridotti allo stato laicale (quando accade)».

La sua campagna dunque va avanti.
«Ci tengo a ricordare che l’8 maggio il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, pur avendo archiviato per prescrizione del reato un procedimento contro l’ex vescovo di Savona, Dante Lanfranconi (ora a Cremona) ha riconosciuto che il prelato non ha vigilato abbastanza»

Cosa c’è scritto in quella ordinanza?
«Gliela leggo: ’la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini, dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose di Giraudo non fosse stata per nulla considerata. Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo di Lanfranconi, risulta, è triste dirlo (è il magistrato a scriverlo) come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli».

Parole pesanti quelle scritte dal magistrato.
«Eccome, ma aspetti che le leggo anche il seguito: ’è altrettanto triste osservare come, a fronte della preoccupazione per la fragilità e la solitudine di Giraudo e il sollievo che nulla è trapelato sui giornali, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti, a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue attenzioni».

A quanto risale questa ordinanza di archiviazione?
«All’8 maggio di quest’anno. Penso che sia importante sottolineare che per la prima volta un magistrato italiano, pur archiviando per prescrizione il caso, visto che i fatti si riferiscono a decenni addietro, affronta il problema della responsabilità del vescovo. Questo è il vero nodo sul quale si dovrebbe davvero riflettere, anche dal punto di vista giuridico».

L’anno scorso lei è arrivato in Vaticano per consegnare a Papa Ratzinger una lettera in cui oltre, a raccontargli la sua storia, chiedeva fosse introdotto l’obbligo da parte dei vescovi italiani di denunciare alla magistratura i casi di abusi di cui erano a conoscenza…
«Servirebbe ad impedire quello che ho provato sulla mia pelle».

Cosa è accaduto nel suo caso?
«Il sacerdote che mi ha abusato, Nello Giraudo, e che solo alcuni mesi fa ha patteggiato, ha ammesso tutto. Assieme a me c’erano altre vittime. Un caso orribile anche perché da anni giravano strane voci sul suo conto. Mi spiace dirlo ma quando leggo che la Chiesa sta facendo di tutto per combattere il fenomeno a me viene da ridere».

Guardi che la Chiesa di Papa Ratzinger è l’unica istituzione che sta facendo pulizia al suo interno, isolando le mele marce. Ha istituito tribunali, giudici, incoraggia indagini, ha inasprito le pene canoniche.
«Nel mio caso posso dire che la Chiesa savonese ha difettato nell’intervento. I magistrati lo sanno».

Secondo lei ci sarebbe stato stato un problema di scarsa vigilanza?
«Nel mio caso si è trattato di questo. Del resto non mi stupisce leggere sulle linee guida della Cei appena approvate che i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i casi ai magistrati, nè di consegnare loro le prove in possesso. Pensi che le perquisizioni che sono state fatte nei locali della curia di Savona hanno portato alla luce lettere e carteggi interni alle autorità ecclesiali che mostravano una gestione propensa più a salvaguardare il buon nome della Chiesa che non ad assicurare alla giustizia civile il prete pedofilo».

Può raccontare qualcosa della sua vicenda?
«E’ doloroso ma lo faccio volentieri se serve ad aprire gli occhi. Sono stato abusato da don Nello Giraudo agli inizi degli anni Ottanta. Avevo 12 anni. Ero affidato alle sue cure perché non avevo famiglia. Ero debole e indifeso».

Il sacerdote non venne isolato per evitare che potesse di nuovo molestare altri bambini?
«Non mi risulta».

E adesso?
«Mi resta la consolazione che don Giraudo ha patteggiato. Lui stesso, però, in aula ha parlato di vescovi che sono stati ciechi e sordi alle sue richieste di aiuto».

FONTE

Articoli correlati:

  1. Zanardi ‘ecco come un prete abusò di me’
  2. Vaticano, “nel 2003 Ratzinger fu informato di un caso pedofilia ma non lo denunciò”
  3. Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Prima parte
  4. Petizione a Papa Francesco: misure concrete anti-pedofilia.
  5. Un servizio di pochi mesi fa che vale la pena di riproporre. Il modus operandi della chiesa……. illuminante
  6. Presunti Abusi, indagato sacerdote „Presunti Abusi, sacerdote indagato per violenza sessuale“
  7. Cronaca Siracusa : don Gaetano Incardona davanti il giudice per le accuse di molestie
  8. Erik Ravelo, il fotografo anti-pedofili censurato su Facebook
  9. Dalla Regione 600mila euro alla Curia per la visita di Papa Francesco
  10. Libri, Teodori: “In ‘Vaticano Rapace’ racconto il fiume dei soldi alla Chiesa”
  11. Terremoto in Vaticano: Papa Francesco invia “l’avviso di sfratto” a Bertone
  12. PEDOFILIA: le scuse tardive del Vescovo.
  13. Lafranconi prosciolto per prescrizione Una dichiarazione di Noi Siamo Chiesa
  14. I crimini del Vaticano nel mondo, più di 10.000.000 di vittime negli ultimi decenni.
  15. Sul vescovo Lafranconi si decide il 2 maggio

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Per commentare puoi anche connetterti tramite:



Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PRETI PEDOFILI

Pedofilia, le vittime argentine dell’Istituto Provolo: se Vaticano sapeva ora ci dia le prove

Le vittime erano bambine bambini sordi, le violenze avvenivano soprattutto di sabato, quando c’erano meno testimoni, oppure di notte, quando i ragazzi toglievano l’apparecchio acustico e non potevo sentire le grida degli altri.

Pubblicato

il

Immagine al solo scopo di corredo articolo

Autori di abusi e torture alcuni sacerdoti e suore che prendevano di mira i soggetti più vulnerabili in assoluto: i bambini orfani o i cui genitori vivevano molto lontano. Agli studenti non era permesso imparare la lingua dei segni (era il cosiddetto metodo oralista inventato dal fondatore, Antonio Provolo) impedendo loro di fatto anche di denunciare. La vicenda inizia nella sede centrale dell’Istituto Provolo, a Verona: dopo le prime accuse di molestie don Nicola Corradi viene trasferito in Argentina dove continua il ciclo di violenze a Mendoza e a La Plata finchè gli ex alunni iniziano a denunciare e nel 2019 il sacerdote viene condannato a 42 anni di carcere, il suo vice a 45 – le condanne più pesanti mai inflitte per questi crimini. Ora le vittime chiedono al Vaticano di fornire loro tutti i documenti sull’Istituto, in modo da continuare le indagini e assicurare alla giustizia tutti i colpevoli. Nel focus l’intervista di Veronica Fernandes alle vittime, il servizio di Vania De Luca sul percorso di iniziato da Papa Francesco con il Summit contro la Pedofilia e un’analisi della vicenda di Emiliano Guanella, che ha seguito il caso in Argentina.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO


Licenza Creative Commons




Crediti :

Rai News 24

Continua a leggere

PRETI PEDOFILI

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”.

Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

Pubblicato

il

Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”. È polemica negli Stati Uniti per le dichiarazioni pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci. Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto e in un’intervista rilasciata all’affiliata della NBC, la WJAR, ha commentato il fatto.

Per il reverendo della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick  l’aborto è un “massacro di bambini innocenti”: “Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa”. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

Prima della dichiarazione shock, il prete era già finito al centro delle polemiche. Con una lettera aveva reso noti i nomi dei 44 deputati e senatori del Rhode Island che l’anno scorso avevano votato a favore del Reproductive Privacy Act, legge che prevede una serie di libertà e diritti alle donne che decidono di abortire.

In tanti hanno contesta le sue parole. Tra le prime, anche Carol Hagan McEntee, deputata statale del partito democratico, nella lista dei 44: “Quando dice che la pedofilia non uccide, chiaramente non sa cosa dice. Avrebbe dovuto ascoltare testimonianze e saprebbe che ci sono molte vittime che non sono più tra noi. Voci ferite a cui hanno rubato l’infanzia. Hanno praticamente distrutto le loro vite. E quelli che ancora possiamo ascoltare sono tra i fortunati perché sono ancora vivi. Non sono morti per overdose o suicidio. Ce ne sono molti altri che non sono mai riusciti a farsi avanti”.

 

 



Licenza Creative Commons




Continua a leggere

PRETI PEDOFILI

Abusi sessuali di gruppo su due fratelli: a Prato indagati 9 religiosi

Le indagini partite dalle dichiarazioni dei due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti. Ma le vittime potrebbero essere di più

Pubblicato

il

E accusati delle presunte violenze sarebbero 5 sacerdoti, un frate e altri 3 religiosi.

Secondo quanto riporta la Nazione, che ha dato la notizia, la procura di Prato avrebbe aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Le indagini sulla comunità religiosa, che era nata con l’intenzione di guidare e sostenere i ragazzi, strappandoli a situazioni difficili, avrebbero invece portato alla luce un ambiente fatto di violene e abusi. Le vittime accertate finora sarebbero due: si tratterebbe di due fratelli, affidati dai genitori ai Discepoli dell’Annunciazione, che sosterrebbero di aver subito ripetute e inenarrabili violenze, anche in gruppo, per anni. Secondo la testimonianza fornita agli investigatori dai due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti, ci potrebbero essere anche altre vittime, oltre che altri adulti coinvolti negli episodi di abusi, le cui identità sono ancora in fase di accertamento.

L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni dei due fratelli, presentate all’allora vesovo di Prato, che aveva rifetito alla procura quanto appreso da un ragazzo, che sosteneva di aver subito abusi fisici e psicologici all’interno della comunità. Il periodo degli abusi andrebbe, per una delle vittime, dal 2008 al 2016, e le violenze si sarebbero consumate sia nella sede di Prato che in quella di Calomini. Otto degli indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, mentre due avrebbero preso di mira il fratello, dal 2009 al 2012.

Le vittime sarebbero ritenute credibili dalla procura di Prato e i magistrati hanno disposto le perquisizioni personali a carico dei 9 religiosi indagati, oltre a una serie di accertamenti nelle due sedi della comunità. Gli investigatori pensano di poter trovare documentazioni cartacee o video sugli abusi.

Lo scorso dicembre, il Vaticano aveva soppresso ufficialmente la comunità, dopo 14 mesi di attività. Le motivazioni che accompagnavano la decisione erano dettate da “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Dubbi anche anche per i “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e per l’emergere di “deficienze nell’esercizio dell’autorità”.

L’attuale vescovo di Prato, dopo la diffusione della notizia, ha espresso in una note “piena fiducia nella magistratura e continua a offre agli inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi”. Poi ha aggiunto: “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese”. Secondo quanto riporta AdnKronos, anche il vescovo, lo scorso dicembre, si era recato in procura di propria iniziativa per riferire suo fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – ha concluso il vescovo -che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.



Licenza Creative Commons




Crediti :

il Giornale

Continua a leggere

Chi Siamo

Database Preti Pedofili

Dicono di noi

I Casi più noti

Cerca Prete Pedofilo

Archivio

LunMarMerGioVenSabDom
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
242526272829 

 

 

 

 

 

I più letti