Contattaci

Libri

“Margherita Hack”: intervista a Pietro Greco

Pubblicato

il

Pietro Greco, giornalista scientifico e scrittore di opere divulgative, è stato direttore del master in Comunicazione scientifica della SISSA di Trieste e conduttore del progamma Radio3 Scienza. Il suo recente libro Margherita Hack (L’Asino d’Oro, 2013) è dedicato alla celebre scienziata scomparsa l’anno scorso.

Il libro si apre descrivendo una Margherita Hack cinquantenne che gioca a pallone con i suoi colleghi. L’astrofisica è stata anche una sportiva di buon livello, in gioventù. Eppure è raro trovare scienziati attirati dall’attività fisica. Perché? È realmente incompatibile con l’attività di ricerca? Oppure avere un buon rapporto con il proprio corpo aiuta lo scienziato a essere più in sintonia col mondo?

margherita_hack_645-550x281Sport e scienza sono due dimensioni che, frequentate ad alto livello, assorbono completamente. Lasciando poco tempo e poco spazio mentale l’uno all’altra. Quello di Margherita è un esempio raro. Ma non unico. Alan Turing è stato un grande atleta e un grandissimo uomo di scienza. Il filosofo della scienza Giovanni Boniolo, che recentemente ha scritto un libro sul rapporto tra scienza e sport, ha giocato a basket ad alto livello. Elena Cattaneo, senatrice a vita e biologa di gran classe, ha giocato a buon livello a pallavolo e tuttora nuota con piglio da sportiva. Dunque non c’è una incompatibilità di principio. Al contrario, un buon rapporto col proprio fisico può aiutare chi si occupa di scienza a entrare, come dite voi, in sintonia col mondo.

Lei ricorda che Hack reputava i suoi genitori teosofi, tra il serio e il faceto, “tutti matti”. Tuttavia erano anche colti e laici. Quanto è stato importante per la sua vita crescere in una famiglia così?

Margherita scherzava, ovviamente. La sua spiritualità — e sì, che ne aveva — si esprimeva attraverso la ragione scientifica. Per i suoi genitori aveva un’ammirazione sconfinata. Soprattutto perché l’avevano educata alla libertà e, dunque, alla responsabilità. I suoi genitori, in particolare il padre, hanno avuto un ruolo difficile da sopravvalutare nella sua visione del mondo.

Nel testo nota come la ricerca italiana abbia cominciato ad attardarsi già negli anni Sessanta. Eppure, proprio l’esperienza del “Sistema Trieste”, grazie anche a un fisico impegnato come Paolo Budinich, mostra come sia comunque possibile eccellere a livello internazionale. Trieste è la classica eccezione, o in prospettiva può invece avvicinarsi a una regola?

La ricerca scientifica italiana si è sempre mantenuta su ottimi livelli. Gli scienziati italiani sono stati e sono tra i migliori al mondo. Quello che ha iniziato a frenare, negli anni ’60, è l’interesse del paese per la scienza. In particolare, all’inizio degli anni ’60, con una brusco scarto, l’Italia ha fatto proprio un “modello di sviluppo senza ricerca”. Il sistema produttivo si è specializzato nella media e bassa tecnologia. Trieste, dunque, è un’eccezione non perché ha avuto e/o ha migliori scienziati, ma perché ha “creduto” di più nella scienza, investendo mentre il resto del paese, per la gran parte, faceva il contrario.

Margherita Hack era nota anche per il suo schietto ateismo, che rivendicava con estrema tranquillità. Per contro, si indignava non poco per il diffuso clericalismo, e si meravigliava del fatto che tanti italiani siano “creduloni”, e si facciano pertanto facilmente raggirare dai “tanti ciarlatani” in circolazione. Quanta diversa sarebbe l’Italia, se vi fosse più cultura scientifica?

Margherita ha ritenuto sempre un suo dovere combattere l’irrazionalismo. Non la spiritualità e in definitiva neppure la religione, sebbene fosse atea. Margherita lottava contro la religione vissuta non come fede, ma come ideologia prevaricatrice. Non penso tuttavia che in Italia vi siano correnti irrazionaliste più forti che in altri paesi. Ciò che fa la differenza, rispetto agli altri paesi europei e a molti paesi nel mondo è il fatto, ripeto, che l’Italia abbia fatto proprio un modello di sviluppo economico che non è fondato sulla scienza. Questo ha generato una crisi culturale che non è inferiore alla crisi economica.

Il libro è stato pubblicato in una collana dedicata alle donne. Non a caso, pensiamo: Margherita Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio italiano. A distanza di anni, quanto è cambiata la situazione? L’ambiente scientifico si rivela oggi più accogliente per loro?

Margherita, come Rita Levi Montalcini, è stata un’antesignana. Anche grazie a lei le cose stanno cambiando. Fabiola Gianotti è diventata l’esponente di gran lunga più famosa nel mondo della comunità scientifica italiana, tanto da contendere a Obama la copertina di fine anno del Time. Lucia Votano ha diretto il più grande laboratorio di fisica sotterranea al mondo, quello del Gran Sasso. Elena Cattaneo è diventata la più giovane senatrice a vita nella storia d’Italia. La scienza non può fare a meno delle donne. E molti, in Italia e nel mondo, se ne stanno accorgendo. Anche grazie all’esempio e alle battaglie di donne come Margherita Hack. Questo è il senso della collana che dedichiamo loro.

Il grande valore di Margherita Hack risiedeva forse nella sua insolita capacità di coniugare una grande capacità di ricerca con un’altrettanto grande abilità comunicativa. A suo parere, esiste oggi qualcuno in grado di fare divulgazione scientifica con la stessa efficacia e autorevolezza?

Francamente no. Ci sono molti scienziati italiani, di ambo i sessi, ottimi divulgatori. Ma nessuno mi sembra riesca ancora a comunicare con la semplicità e la capacità empatica di Margherita Hack.

La Redazione

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia una recensione

Per commentare puoi anche connetterti tramite:




avatar
  Iscriviti  
Notificami

Libri

La congiura dei somari

Perché la scienza non può essere democratica

Pubblicato

il

«Per bloccare i Somari e per convertirli alla ragione abbiamo qualcosa che è più efficace degli antibiotici, più sicuro dei vaccini, un rimedio antico ed economico. I Somari si curano con i libri.» La battaglia di uno scienziato contro le false credenze che rischiano di cancellare le grandiose conquiste della medicina

«Non sopporto che mia figlia cresca in un mondo in cui la menzogna ha lo stesso peso della verità.»

Chi è il somaro? È un essere umano tanto babbeo da ritenersi tanto intelligente da riuscire a sapere e capire le cose senza averle studiate. Di somari, Roberto Burioni ne ha incontrati parecchi: sono quelli che pur non avendo la minima nozione di medicina o di biologia, pur non sapendo cos’è un virus e come funziona un vaccino, pretendono di convincerci che “dieci vaccini sono troppi”, “le malattie guariscono da sole o grazie ai soli rimedi naturali”, “le vaccinazioni obbligatorie servono solo ad arricchire le industrie farmaceutiche e quelli che sono sul loro libro-paga”. Il fatto è che la scienza non è democratica: come ha detto Piero Angela, la velocità della luce non si decide per alzata di mano. Nella scienza, possono dire la loro solo coloro che per anni hanno sudato sui libri, hanno sottoposto le proprie ipotesi a una rigorosa procedura di esperimenti e controlli, possiedono un metodo che consente di distinguere la verità dalla bugia. Certo, la scienza è imperfetta, fatta da uomini ancora più imperfetti, le verità che ci offre sono sempre parziali e mai troppo sicure. Però vale la pena fidarsi, perché l’alternativa è costituita dal buio, dall’oscurantismo e – quando si scherza con la salute propria e altrui – dalla morte. La scienza sarà anche poca cosa, ma – come dimostra questo libro con abbondanza di dati, numeri, tabelle, storie vere di trionfi e fallimenti – è tutto quello su cui possiamo contare: non ci conviene buttarla via.

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 
Continua a leggere

Libri

Scemocrazia

Come difendersi dal pensiero comune. Un libro di Massimiliano Parente

Pubblicato

il

C’è chi vede ovunque un complotto e crede che l’uomo non sia andato sulla Luna, chi pensa che quella di Darwin sia ”solo una teoria”, chi (solo in Italia) non fa il bagno dopo pranzo per paura della congestione, chi è contrario agli OGM non sapendo neppure cosa sono, ci sono i No-Vax, i No-Global, i salutisti esasperati…
Con una scrittura satirica e graffiante, Massimiliano Parente prende di mira, uno per uno, i luoghi comuni del pensiero, della politica, del costume, senza rinunciare a portare serie prove scientifiche, anche perché spesso il pensiero scientifico non è intuitivo (altrimenti il Sole girerebbe ancora intorno alla Terra).

 

 

Un libro contro il pensiero comune che smonta tanti cliché della nostra società che crediamo moderna anche se spesso non lo è affatto, una satira pungente contro i luoghi comuni, le mode e ogni credenza non razionale.
Corredato da una ”Bibliografia essenziale (per essere meno scemi)”.

 

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 

 

Continua a leggere

Libri

La fenomenologia del somaro, un estratto dal nuovo libro di Roberto Burioni

Pubblicato

il

Ha una pagina da oltre 300mila fan, su cui continua a parlare di vaccini e scienza. Il virologo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni è stato in prima linea nel cercare di arginare le bufale sulle vaccinazioni, oltre a essere uno dei promotori del loro obbligo per l’iscrizione degli studenti a scuola. Ora il medico, ospite anche al Wired Next Fest di Firenze lo scorso settembre, esce in libreria con una nuova fatica, 

La congiura dei somari (Rizzoli, 176 pagine, 17 euro), di cui vi proponiamo un estratto.

La fenomenologia del somaroTutto è cominciato sul finire del 2015, mentre mi trovavo con la mia famiglia nella California del Sud. A quei tempi – sembra passata una vita – usavo Facebook esclusivamente per conseguire gli scopi per cui è stato progettato, cioè controllare come erano invecchiate le mie ex fidanzate.

Avevo circa 150 contatti, con i quali condividevo vecchie foto, avventure scolastiche e ricordi dei professori più bizzarri.

A un certo punto un’amica, che aveva creato un gruppo dove s’incontravano centinaia di mamme, mi invitò a partecipare per spiegare qualcosa sui vaccini. Mi disse che c’era molta confusione, si diffondevano molti timori e sarebbe stato utile fugare qualche dubbio.

Accettai con piacere, non fosse altro perché, essendo padre estremamente apprensivo di una bambina che allora aveva quattro anni, capivo bene cosa significasse temere per il proprio figlio.

Entrai, cominciai a illustrare i vaccini, il loro funzionamento, la loro efficacia, le loro modalità di somministrazione e rimasi scioccato: erano le mamme che li spiegavano a me! Avete capito bene: gente che aveva come unico titolo di studio la tessera a punti del supermercato, che come unici esami superati poteva vantare quelli del sangue, che non sapeva cosa fossero il sistema immunitario, un virus, un batterio, un vaccino, mi faceva notare che le vaccinazioni sovraccaricano il sistema immunitario, che i virus possono danneggiare lo sviluppo del bambino, che i batteri sono benefici e comunque dalle malattie si guarisce da soli; insomma, che i vaccini – forse la più grande conquista dell’uomo – sono non solo inefficaci, ma anche pericolosissimi.

Roberto Burioni

Io tentavo di ribattere, ma non c’era niente da fare. Mi opponevano pagine internet strapiene di sciocchezze, finti lavori scientifici, siti dove si diceva che “un ricercatore dell’Università di [mettere il nome di una città esotica]” (espressione che ha ormai sostituito la desueta “un amico di mio cugino mi ha detto che…”) aveva infallibilmente dimostrato che le vaccinazioni provocano l’autismo, l’epilessia, la forfora, la calvizie e pure gli errori arbitrali.

Di queste mamme ne ricordo una, appassionata di cucina, che pubblicava elaborate ricette con relative foto dei succulenti risultati. Voleva spiegarmi come funzionano gli adiuvanti (le sostanze contenute nei vaccini in grado di aumentarne l’efficacia stimolando in assoluta sicurezza il sistema immunitario), allora le feci notare che, mentre io non mi sarei mai permesso di insegnarle come si cucina una lasagna, lei stava invece facendomi una lezione proprio sugli argomenti che insegno ai miei studenti e ai miei colleghi durante lezioni e convegni.

Niente da fare.

Lì mi accorsi che erano in tanti, e le pagine della rete e dei social networkerano i pascoli dove scorrazzavano non solo indisturbati, ma pure padroni. Parlavano di cose che non conoscevano, insegnavano nozioni che non sapevano, spiegavano concetti che non avevano capito. Erano moltissimi, erano ovunque.

Avevo sempre sospettato che i babbei in circolazione fossero in quantità considerevole ma, in un solo istante, Facebook non solo confermava in maniera definitiva la mia convinzione, ma mi forniva contestualmente nome e cognome di un gran numero di loro. Da appassionato di musica mi venne in mente La Cenerentola di Rossini e mi risuonò nella testa la voce di Don Magnifico, che cantava: “Mi sognai tra il fosco, e il chiaro un bellissimo somaro; un somaro, ma solenne”.

Avevo incontrato i Somari. I Somari raglianti.

Ora dobbiamo un poco intenderci: come nel vecchio film di André Cayatte,Siamo tutti assassini, nella vita siamo tutti somari.

Nessuno di noi conosce tutto: io – tanto per fare un esempio – so qualcosa di vaccini, virus e batteri non perché sono particolarmente intelligente e intuitivo, ma perché li studio da una vita. Se parliamo di come preparare una torta o come montare una presa elettrica sono somarissimo, non avendo idea di come si faccia. Però quando mi serve una torta vado in pasticceria, dove è al lavoro un esperto pasticciere, e allo stesso modo, se necessito del montaggio di una presa elettrica, chiamo un bravo elettricista.

Questo precetto basilare – e per me decisamente scontato – su internet non è applicato: ci sono elettricisti che parlano di terremoti, geologi che parlano di prese elettriche, pasticcieri che parlano di terapia dei tumori e oncologi che parlano di torte. Da qui la corretta definizione di Somaro, un termine grottesco e spiritoso che in nessun modo vuole essere un insulto, ma che io, da quel momento in poi, mi misi a utilizzare per descrivere una persona che blatera di un argomento che non conosce.

Nel tempo, più scrupolosamente, avvantaggiandomi della formazionescientifica che mi appartiene, ho messo a punto la descrizione del Somaro ragliante, giungendo alla formula esatta che oggi sono in grado di pubblicare: “Un essere umano tanto babbeo da ritenersi tanto intelligente da riuscire a sapere e capire le cose senza averle studiate”.

(Tutti i diritti riservati a Rizzoli)

Da buon ricercatore, ho analizzato a lungo il suo comportamento, accorgendomi che la vita di branco è indispensabile a questa molesta specie: solo quando si trova circondato da simili il Somaro riesce a ritenersi molto intelligente, visto che il primario bisogno di ogni babbeo è quello di avere accanto un collega che lo rassicuri sulle sue capacità mentali. Inoltre, ragliando all’unisono, tanti asini tutti insieme possono convincersi a vicenda che non stanno effettivamente ragliando, ma intonando un gospel o una celestiale cantata di Bach. La prossimità di estranei è dunque evitata, visto che potrebbero accorgersi che non di Bach si tratta, ma di ragli sonori.

La promiscuità (quella cosa che i Somari scrivono spesso “promisquità”) viene quindi sfuggita con cura, attraverso una vita riservata e un generico ricondursi alle cose naturali che vengono considerate a priori estremamente benefiche, dimenticando che tra i genuini doni della natura, oltre al virus dell’ebola, alle eruzioni vulcaniche, ai terremoti e alle inondazioni, devono essere annoverati il veleno più potente che esista (la tossina di un batterio chiamato botulino) e il cancerogeno più pericoloso (si chiama aflatossina ed è prodotto da certi tipi di muffe).

Alcune abitudini della specie sono singolari. Il Somaro ragliante si nutre avidamente di stupidaggini che trova su internet: oltre alle scontate notizie riguardanti conseguenze mortali delle vaccinazioni, predilige scie chimiche rilasciate da aviogetti nonché terremoti provocati da onde elettromagnetiche emesse da alieni. Se trova una balla gigantesca, la beve con gusto.

Conoscete quelli che quando un dito indica la Luna guardano il dito e non la Luna? Bene, in questo caso il Somaro non guarda né il dito né la Luna, ma dice: “Noi lassù non ci siamo mai andati, l’allunaggio è tutta una truffa!”.

 

 

Certo, non se la passano bene: sono circondati da avvocati a corto di lavoro, medici con procedimento disciplinare a carico e giornalisti in disuso malinconici e vocianti, che succhiano al Somaro ragliante i liquidi (dal conto in banca); singolarmente, la vittima trae piacere da tale pratica, avvantaggiando il parassita.

La specie è tutto sommato pacifica, ma può essere dannosa: a se stessa e ad altri. Infatti, seppure in buona fede, può diffondere pericolose bugie e instillare ingiustificate paure tali da indurre le persone a comportamenti che possono avere gravi conseguenze.

La brutta notizia è che sono tanti, molti più di quelli che immaginiamo.

La bella notizia è che non solo li possiamo fermare, ma possiamo anche farli tornare a essere persone normali in grado di ragionare. Perché io, che sono ottimista, so che dentro ogni Somaro c’è un cervello, e se c’è un cervello c’è speranza.

Ma come fare? Niente paura: per bloccare i Somari e per convertirli alla ragione abbiamo qualcosa di più efficace degli antibiotici, più sicuro dei vaccini, un rimedio antico ed economico. Vi state chiedendo di cosa si tratti? Ma la soluzione è molto semplice! Ne avete in mano un esemplare in questo momento.

Somari si curano con i libri, in dosi massicce.

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 

 

Crediti :

Wired

Continua a leggere

Newsletter

Commenti più votati

  • 9 February 2018 by Giovanni Darko

  • 1 March 2018 by Graziella Di Gasparro

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

c’è bisogno di dare retta ai dementibiblici?
  • 20 February 2018 by

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

Sul serio c’è gente che pensa che la terra sia ...
  • 17 February 2018 by Simona Masini

2

I nanorobot sono in grado di distruggere ogni tipo di tumore

Trovi qualcosa qua : https://www.bambinidisatana.com/arrivo-la-pillola-inverte-linvecchiamento/
  • 14 February 2018 by Bambini di Satana

I più letti

Loading...