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Martin Mystère

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Chi ha costruito Stonehenge? Quali poteri custodiva il Santo Graal? Chi si celava dietro la Maschera di Ferro? Esiste una società segreta che decide il destino dell’umanità? E gli UFO, sono davvero prove di civiltà extraterrestri? A questi misteri destinati a rimanere tali per sempre la risposta è una sola: Martin Mystère, Detective dell’Impossibile.

Fantasia&Nuvole torna in Italia alla scoperta di un personaggio che da anni raccoglie consensi ed elogi in tutto il mondo: Martin Mystère. Creato da Alfredo Castelli per la Sergio Bonelli Editore e protagonista della serie omonima, il BVZM (che sta per “Buon Vecchio Zio Marty”) è ormai a pieno titolo una delle icone più significative del fumetto nostrano. Conosciamolo meglio in questo articolo di introduzione alla serie.

Chi è Martin Mystère

Martin Jaques Mistere è nato a New York il 26 giugno 1942. Ha un fisico atletico, è biondo, affascinante e dotato di un’intelligenza non comune. Si laurea all’Università di Harvard con il massimo dei voti e sceglie di specializzarsi alla Sorbona, a Parigi, in Archeologia. Segue inoltre Storia dell’Arte all’Istituto di Belle Arti di Firenze e ha il tempo di studiare cibernetica applicata al linguaggio presso il Massachussetts Institute of Technology.

Il suo campo di interessi è ampio e lo porta a leggere e studiare attentamente la fisica, l’astronomia, l’informatica. Con un acutissimo spirito di osservazione e un’inguaribile curiosità, è capace di intrattenere per ore e ore su qualsiasi argomento (lui stesso è consapevole di essere irrimediabilmente logorroico). Martin è un uomo moderno, altruista, sempre disponibile a mettere la propria vastissima conoscenza al servizio degli altri. Rifiuta ogni tipo di violenza e intolleranza e sogna una libertà totale per ogni individuo e per qualunque idea o opinione.

La sua fama come divulgatore scientifico lo ha portato a stringere rapporti con autorità e persone molto influenti nel settore della cultura, della scienza e della politica. Le sue imprese nel campo del paranormale e del mistero sono il tema di una fortunata trasmissione televisiva, I Mysteri di Mystère, condotta e ideata sempre da lui. Dietro l’uomo dedito alla scienza e alla storia si nasconde un eccezionale avventuriero.

Dopo un periodo di meditazione trascorso in Tibet acquista il terzo occhio e apprende segreti esoterici. Qui conosce Kut Humi che vede in Martin un uomo di grande valore e saggezza e gli dona il Murchadna, un’arma a raggi paralizzanti che il Detective dell’Impossibile utilizzerà nelle sue avventure.

Viene a conoscenza di una setta segreta conosciuta come Gli Uomini in Nero che da tempo immemore occulta verità “scomode” all’Umanità. Martin decide di combatterla e si attira l’attenzione di molti nemici. Nel frattempo, durante un viaggio in Mongolia conosce Java, un uomo di Neanderthal sopravvissuto ai secoli assieme a un’intera tribù in una misteriosa città nascosta fra i monti. I due diventano inseparabili amici.

Alla vita avventurosa e “mysteriosa” ne contrappone una apparentemente ordinaria. Ha una bellissima fidanzata, Diana, veste abiti normalissimi, possiede una Ferrari. Ha la mania del collezionismo e ha in casa un piccolo museo di cose strane e antiche.

La sua viscerale curiosità lo porterà a confrontarsi con i Grandi Misteri dell’Universo.

Le Origini

Il prototipo di Martin è datato 1975 e porta il nome di Allan Quatermain (come lo scopritore delle Miniere di Re Salomone di Haggard).

La serie venne presentata al Giornalino delle Edizioni Paoline che la rifiutò.

Nel 1978 la serie viene accettata dalla Mondadori che la inserisce nel settimanale Supergulp. Escono due storie illustrate da Fabrizio Busticchi. Con la chiusura del settimanale cessano le avventure della serie ma Castelli, fermamente convinto delle potenzialità del personaggio, lo ripropone senza successo alla Koralle Verlag, Casa Editrice francese (con il nome di Martin Mystère).

Finalmente, nel 1980, Bonelli accetta di pubblicare il personaggio che ha cambiato ancora nome (quello precedente appare difficile da pronunciare e viene scartato). Il personaggio si chiamerà Cepim e avrà un albo mensile, in perfetto stile Bonelli. Castelli modifica la serie e i suoi protagonisti. Quatermain agiva in Inghilterra e aveva caratteristiche fisiche diverse così si opta per un’altra ambientazione (USA) e un nuovo design (ragazzone alto e biondo, molto simpatico e affabile). Torna a chiamarsi MM ma solo provvisoriamente. Si sceglie per lui il nome di Doc Robinson (il Doc ha duplice significato di Dottore e Donald Oswald Craig). Così la serie viene presentata alla III Edizione della Fiera del Fumetto presso Lugano. Il lancio pubblicitario suona come “Doc Robinson, il Detective dell’Ignoto” e desta i primi interessi. Le cose sembrano funzionare per il verso giusto per la creatura di Alfredo Castelli quando nel 1980 esce Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta, film che riscuote un incredibile successo. Doc risulterebbe una copia dell’archeologo di Spielberg e si decide ancora una volta di cambiargli i connotati e le caratteristiche. Il primo numero esce nel 1982 e vende pochissimo. Fortunatamente, non si decide per una chiusura drastica e si concede altro tempo alla serie che presto ripaga le aspettative.

In un’intervista, Alfredo Castelli parla della difficile gestazione del personaggio e del suo rapporto con lui: “Ho pagato caro questa scelta: per parecchio tempo Martin mi è stato antipatico e ne ho scritto le storie con una certa sufficienza, e forse questa è la ragione per cui la serie non decolla istantaneamente. Poi il personaggio si è umanizzato, mi è divenuto simpatico e ora gli sono affezionato come a un vecchio amico. Volevo che Martin Mystère fosse legato al mondo reale, si guadagnasse da vivere, vestisse a seconda delle occasioni e invecchiasse: per questo gli inventai una data di nascita ben precisa, una biografia e un indirizzo realmente esistente. A volte, il personaggio è cosi reale che riesce a prendere il sopravvento persino su di me, ed ecco allora che la sua firma si sostituisce alla mia in articoli, libri, e rubriche. Tra l’autore e la sua creazione si sviluppa inesorabilmente un effetto di feedback: l’autore trasferisce nel personaggio i propri tic, deformandoli letteralmente; e il continuo contatto con la deformazione letteraria lo spinge inconsciamente a imitarla.”

E ancora: “Non mi fa paura che MM sia destinato a morire. Mi spiacerebbe molto di più se morisse editorialmente per carenza di lettori. Significherebbe che, molto probabilmente, li perderei anch’io.”

Gli Autori: Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini

Alfredo Castelli

Nasce a Milano il 26 Giugno 1947. Nel 1960, a 13 anni, legge il saggio di Carlo Della Corte (I fumetti, la prima pubblicazione del genere in Italia) che segna letteralmente la sua vita, e lo “inizia” alla passione per i comics.

Nel 1965 realizza assieme a Paolo Sala la prima fanzine italiana di fumetti, Comics Club 104, che pubblica periodicamente. E’ un periodo particolarmente vivace per l’editoria fumettistica nostrana. Oreste Del Buono, Umberto Eco e Elio Vittorini, scrittori di grande fama e prestigio, scrivono saggi e commenti iniziando la critica fumettistica italiana mentre nelle edicole vedono la luce Eureka e Linus.

L’esordio avviene in qualità di soggettista e disegnatore con Scheletrino sulle pagine di Diabolik (Casa Editrice Astorina). Dal 1967 in poi si occupa principalmente di sceneggiature, lavorando su Pedrito e Rocky Rider (Universo) e alternando storie serie (sceneggia Diabolik) ad altre di puro humour (Cucciolo, Tiremmolla e Topolino). Si iscrive alla Facoltà di Architettura che abbandonerà per dedicarsi completamente al lavoro. Prova della sua incredibile versatilità creativa sono alcuni spot pubblicitari per Carosello.

Nel 1968 tenta subito la carta della sperimentazione realizzando con Marco Baratelli, Carlo Peroni e l’amico Mario Gomboli (conosciuto ai tempi del Liceo) il periodico Tilt, rivista di satira intelligente e particolare sulla falsariga di Mad. Il periodico non riscontra il favore del pubblico e chiude dopo soli due numeri.

L’anno dopo vara un’altra rivista, Horror (Sansoni) con Piero Carpi. Per questo mensile crea il personaggio di Zio Boris e pubblica Van Helsign, una serie che ha per protagonista un detective paranormale, tema che sarà molto usato nelle serie degli anni ’90.

Nel 1970 riceve lo Yellow Kid al Salone di Lucca come migliore sceneggiatore dell’anno. Nello stesso periodo si dedica ancora a fumetti umoristici (Mister Charade e Gli Astrostoppisti per le Edizioni Paoline) e incontra il disegnatore Giancarlo Alessandrini.

Nel 1972 entra nella redazione del Corriere dei Ragazzi, per il quale realizza un seguito delle avventure di Zio Boris. Alfredo è un autore instancabile, dotato di una facilità narrativa sbalorditiva. Crea le serie Otto KrunzL’Ombra e Gli Aristocratici. Quest’ultima ottiene un buon successo in Germania, uno dei paesi europei dove le sue opere vengono tradotte e pubblicate.

Contrasti interni lo portano a dimettersi dal Corriere. Approda in Francia dove collabora con Scop e Pif. Nel 1975 torna in Italia e propone due serie per Il Giornalino. Una di queste, Allan Quatermain (nome che ricorda il mitico dott. Quatermass), diventerà in futuro Martin Mystère. La dirigenza sceglie l’altra serie, Chico e Basco, realizzata con Tiziano Sclavi. Lavora ancora per Diabolik e scrive Nick Carter con Bonvi. Sembra essere instancabile e accetta di scrivere alcuni episodi dell’Uomo Ragno, gli unici prodotti in Italia.

Sergio Bonelli gli offre la possibilità di lavorare per la famosa Casa Editrice italiana. Castelli scrive per ZagorMister No e Ken Parker. Nel 1976 collabora alla serie Un uomo Un’avventura, fumetto che vede impegnati i migliori autori presenti in Italia. Scrive i volumi L’Uomo delle Nevi (disegni di Milo Manara) e L’Uomo di Chicago (disegni di Alessandrini).

Nel 1980 propone a Bonelli una versione modificata di Quatermain. Dopo due anni di preparazione esce il numero uno di Martin Mystère. Nel frattempo, con Silver (il creatore di Lupo Alberto) realizza una sorta di continuazione di Eureka che ha vita brevissima.

Nel 1984 diventa direttore responsabile di Martin Mystère e vara altri progetti legati al personaggio (la più interessante è sicuramente Zona X, serie spin-off di autori vari). Ovviamente ciò non frena la sua inesauribile vena creativa che si sviluppa in altri campi, con l’ideazione di programmi per la televisione e la radio e una serie di libri di divulgazione e saggistica.

Giancarlo Alessandrini

E’ nato a Jesi (Ancona) il 20 Marzo 1950. Sul Corriere dei Piccoli ammira le storie disegnate da Hugo Pratt e ne rimane estasiato. Si iscrive all’Istituto d’Arte di Ancona e inizia la sua carriera professionale sul Corriere dei Ragazzi illustrando le serie Anni 200 e Lord Shark.

Chiusa la parentesi con il Corriere comincia la sua lunga collaborazione con Castelli con alcune storie di Eva Kant apparse su Cosmopolitan. Con Claudio Nizzi realizza la serie Rosso & Sonny.

Nel 1977 realizza L’Uomo di Chicago, per la serie Un Uomo un’Avventura (su sceneggiatura di Castelli). Su testi di Tiziano Sclavi realizza il personaggio di Steve Vadam.

Nel 1982 è il creatore grafico di Martin Mystère, di cui illustra le copertine e realizza storie per tutte le serie del personaggio. In questo periodo conosce lo sceneggiatore Roberto del Pra’ e con lui crea L’Uomo di Mosca e Anastasia Brown.

Background

MM è una serie dotata di una profondità e di una complessità davvero senza precedenti. Le tante tematiche, diverse e articolate sapientemente, permettono a Martin di sondare i campi dell’Occulto e del Mistero, di incontrare creature spaventose, di conoscere i grandi personaggi del passato. Alieni, viaggi nel tempo, cospirazioni, ritrovamenti, scoperte sensazionali, dimensioni parallele sono solo alcuni degli elementi trattati nella serie. Vediamoli in dettaglio.

I grandi misteri dell’Umanità

Quali furono le cause dell’esplosione che nel 1908 distrusse il bacino della Tunguska? Martin cercherà di scoprirlo in una delle sue prime avventure e la rivelazione lo sconvolgerà. In ogni parte del pianeta esistono misteri che la scienza e la storia si sforzano di rivelare, come l’origine degli Etruschi, la verità sulla scoperta dell’America, l’uccisione di JFK. Gli Uomini in Nero cercano di insabbiare prove e fatti che celano eventi che se scoperti cambierebbero la storia e la cognizione di vita dell’intera umanità.

I mostri

Martin si reca in Scozia per scoprire se esiste o meno il mostro di Loch Ness. E’ sola la prima delle tante spedizioni dedicate alle creature misteriose che albergano nel nostro pianeta. Poi sarà la volta del Moha-Moha australiano, delle origini di Frankenstein, dell’Uomo Lupo, dei Golem, del conte Vlad Draculia. Spesso Martin si unirà al suo amico londinese Dylan Dog per visitare castelli infestati e vecchi manieri alla ricerca di fantasmi e demoni.

Gli eroi leggendari

La macchina del tempo ritorna sovente nelle avventure di Martin. Le azioni degli Uomini in Nero hanno sabotato eventi storici che avrebbero avuto sorti diverse. Il Detective dell’Impossibile incontra Re Artù, l’indomito Orlando, San Nicola, Carlo Magno e…Babbo Natale!

Le invenzioni impossibili

Cos’è il meccanismo di Antikythera? O la ruota di Orfyrreus? Martin scopre che le civiltà del passato avevano costruito congegni in grado di modificare la gravità, allungare o accorciare il tempo (esiste un hotel dove in ventiquattrore si può trascorrere un mese di vacanza), conservare oggetti di grandi dimensioni dentro dimensioni parallele che fungevano da “contenitori” esoterici.

I luoghi del mistero

Non ha problemi di denaro e viaggia in tutto il globo e nei modi più vari. Visita Stonehenge, Ayers Rock, Hanging Rock, Macchu Picchu, i megaliti di Carnac e i dolmen pugliesi. Scopre che la Terra ha delle “stazioni esoteriche” che permettono di catalizzare energie paranormali come le fortezze dei Catari, Rennes Le Chateau, Gisors, la Piramide di Gizah.

I libri maledetti

Da inguaribile collezionista, Mystère si mette sulle tracce dei libri che la leggenda vuole “maledetti” o “perduti” come il diabolico Necronomicon, il libro dei morti o il manoscritto di Thot. Visita la Biblioteca di Babele, dove il destino di ognuno di noi è già scritto, e la Biblioteca di Alessandria, luogo dove hanno dimora particolari manuali per diventare invisibile o imperatore.

I mondi impossibili

Martin intraprende i sentieri invisibili che portano ad Atlantide e a Mu, nel Regno di Prete Gianni, nel Paese senza colori, sull’Isola che non c’è e alla leggendaria Avalon. In questi luoghi confinati nel fantastico trova Excalibur e la Lancia di Longino e scopre cosa contiene veramente l’Arca dell’Alleanza.

I personaggi del passato

Adolf Hitler si circondava di stregoni e medium. William Shakespeare cavava le sue commedie da un mondo fatato. Leonardo da Vinci e Jorge Luis Borges avevano strani aiutanti… Martin svela peculiarità inedite dei grandi personaggi della storia, da Mosè a Cristoforo Colombo, da Mozart a Casanova.

Le società segrete

Gli Uomini in Nero non sono gli unici membri di società segrete che bramano nell’ombra. Sono esistiti (o esistono?) i Cavalieri Templari e i Cavalieri Teutonici. Martin darà un’occhiata anche alla carboneria…

Gli extraterrestri

In una serie di fantascienza non potevano certo mancare gli omini verdi a noi tanto cari. Martin li incontra in stile Jeff Hawke (Delos 57), con la sua umanità e la sua comprensione del cosmo.

I comprimari

Java

E’ l’inseparabile assistente e amico di Martin. Nonostante vesta abiti moderni, è facile scoprire la sua natura di uomo di Neanderthal. Muscoloso, un po’ curvo e con la fronte bassa (come vuole la tradizione), Java non è capace di parlare ed emette solo mugolii simili a quelli di un animale che mutano in grugniti quando si arrabbia (è molto suscettibile). La sua patria era Diafane, la Città delle Ombre nascosta tra i monti Hangaj, in Mongolia. Per aiutare Martin ad annientare un nemico, ha deciso di lasciare la città natale e seguirlo nella civiltà moderna. Dopo tante difficoltà è riuscito a integrarsi nella vita di New York City. Con l’amico americano (l’unico che riesce a comprendere perfettamente il linguaggio arcaico dell’uomo del passato), forma una coppia formidabile che combina forza, astuzia e intelligenza.

Diana Lombard

E’ la fidanzata “storica” di Martin. Bellissima, con un fisico da modella, Diana costituisce per Martin un fondamentale punto di riferimento, e riesce a temperarne i difetti grazie a una grande pazienza, ironia e un tocco di acume femminile.

I nemici

Gli Uomini in Nero

Sono una setta che, fin dagli albori della civiltà, occulta, distrugge e modifica tutto quanto potrebbe sconvolgere il modo di pensare della gente: le prove dell’esistenza degli UFO, le prove dell’esistenza di una civiltà evoluta precedente la nostra, i reperti storici e scientifici che non coincidono con quanto è comunemente accettato dalle discipline ufficiali e dalla religione. Sono infiltrati ad alto livello in organizzazioni politiche, industriali, culturali, religiose, e dirigono di nascosto l’andamento della storia. Devono il loro soprannome al fatto che, durante le loro missioni distruttive, indossano completi, cravatte e occhiali neri in perfetto stile Men in Black per garantire un perfetto anonimato.

Sergej Orloff

Proprietario del potente gruppo S.O. Communications, ha la fama di essere un mecenate e un benefattore, amato e stimato da tutti. Solo Martin sa che, dietro la sua rispettabile facciata, si nasconde un assassino senza scrupoli. Martin e Sergej sono stati amici per molti anni, e condividono gli stessi interessi e le stesse conoscenze. Per ragioni ancora oscure, Orloff ha volto la sua intelligenza al male. Rimasto sfigurato in un incendio, ha il volto coperto da una maschera, e un braccio artificiale in cui è inserita un antica arma a raggi, analoga a quella di Martin, ma in grado di uccidere.

Mr. Jinx

Ex prestigiatore dal volto mefistofelico e dall’agile parlantina, è una sorta di Diavolo tecnologico che realizza, non con la magia ma con l’ausilio della moderna informatica e di un innato talento imprenditoriale, le più segrete e proibite aspirazioni dell’uomo: l’eterna giovinezza, la possibilità di scegliere e pilotare i propri sogni, la possibilità di disporre di tempo illimitato, la possibilità di rivivere a proprio piacimento i momenti felici. Come accade nei tradizionali patti con il diavolo, le sue diaboliche invenzioni si ritorcono inevitabilmente contro gli imprudenti che hanno osato sperimentarle.

L’Ineffabile Trio

Quello con i baffi si chiama John Dee, e sostiene di discendere dal John Dee che fu astronomo, matematico e necromante nel XVI secolo. L’altro si chiama Edward Kelly (anche se Dee preferisce definirlo “miserabile verme”) e sostiene di essere il discendente del socio del Dee cinquecentesco, tale Edward Kelley, violatore di tombe, truffatore e medium. Sono entrambi abissalmente malvagi, ma altrettanto abissalmente pasticcioni, cosicché i loro colpi si risolvono in colossali catastrofi, anche perché il buon Martin, pur senza volerlo, si trova invariabilmente a intralciare la loro attività. La biondina si chiama Angie, e non è certo una cattiva; ma neppure Martycaro (come lei chiama il Detective dell’Impossibile) riesce a dissuaderla dall’idea che i due siano signori tanto distinti e bisognosi di aiuto. Per la gioia dei lettori, ogni suo intervento a loro favore si risolve in una generosa esibizione di…

Perché leggerlo

Per ogni appassionato di fantascienza, MM è una sorta di enciclopedia del mistero. Al suo interno scopriamo innumerevoli trovate, storie geniali, personaggi variopinti e interessanti. Non credo serva aggiungere altro alla qualità dell’opera di Alfredo Castelli. Un fumetto che non smette ancora, a 18 anni dalla sua prima apparizione, di regalare ai lettori bellissime avventure nell’impossibile.

L’intera serie di Martin Mystère è disponibile in ristampe e inediti presso la Sergio Bonelli Editore.





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Fantascienza

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Fumetti

5 fumetti ispirati ai miti greci

L’epica omerica continua a ispirare il mondo dei comics. Da Ulisse a Teseo, ecco alcuni dei fumetti più “mitici” di tutti i tempi

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Alcune storie sono immortali. Rappresentano gli archetipi del dramma o della commedia, dell’eroismo e della morale, cui da sempre innumerevoli sceneggiatori hanno attinto per avvincere i cuori dei lettori. Seguendo il vecchio motto: ciò che funziona, non si cambia. Al massimo si può variare sul tema. E così non sorprende che i miti greci, le storie dei grandi eroi dell’epica omerica o della tragedia ellenica, non siano mai passati di moda. E in qualche forma (magari declinati in salsa fantasy, o sci-fi), tornino spesso a ripresentarsi anche nel mondo dei comics.
 

 

 

 

L’esempio più recente è l’omnibus di Oudeis, il volume che raccoglie l’intera saga di Nessuno (ovvero, Odisseo) come reimmaginata da Carmine Di Giandomenico (Saldapress, 200 pp, 29,9 euro). Come l’eroe del poema omerico, anche il protagonista di Oudeis si è perso, e deve affrontare un viaggio onirico in un mondo fantascientifico alla ricerca di sé stesso e della propria patria lontana, o forse vicina: Itaca.

Un viaggio insediato da esseri mostruosi, enigmatici clown e streghe tentatrici. Dopo essere stato presentato in anteprima a Lucca, il volume è appena sbarcato in fumetterie e librerie, e reca con sé un curioso aneddoto. Dopo aver scritto i primi due capitoli, infatti, Di Giandomenico ha completato il finale letteralmente a tempo di record, chiudendo la saga in 48 ore di disegno filato che gli sono valse un posto nel Guinness dei primati.

Ma sono tanti i fumetti (come i film, i romanzi e i videogiochi) che si sono ispirati alla mitologia greca.





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Topolino compie 90 anni. Il video del debutto in “Steamboat Willie”

Buon compleanno al topo più famoso del mondo!

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Il 18 novembre 1928 nasce Topolino. Il capostipite della banda Disney debutta come star del cinema in  “Steamboat Willie”. Solo in seguito passerà al mondo dei fumetti. Il film fu proiettato per la prima volta al Colony Theater di New York esattamente 88 anni fa. Nel gennaio del 1930 Mickey Mouse esordirà invece nei fumetti, destinato a una duratura carriera.

L’esordio

Tutto cominciò con un topino curioso che faceva capolino ogni giorno nell’ufficio di un giovane disegnatore geniale che cercava un’ispirazione e trovò un tesoro. Era la fine degli anni Venti, qualche istante prima della crisi che avrebbe gettato l’America nella grande depressione. Era il 1928 e quel ragazzo di talento, che di nome faceva Walter Elias Disney, Walt Disney per tutti, riportò sul foglio l’amico topo a cui dette un nome simpatico: Mickey Mouse (Topolino). Dopo aver perso i diritti del suo primo personaggio di successo, Oswald il coniglio fortunato, e dopo essere stato abbandonato da tutti i collaboratori meno uno, Ub Iwerks, a Topolino affidò il suo futuro e quello dello Studio Disney.

E il 18 novembre 1928, 90 anni fa, un corto di Mickey Mouse debuttò al Colony Theatre di Broadway dando inizio all’epopea di Topolino. Walt e Ub Iwerks si erano chiusi per settimane in un garage per lavorare anche di notte e preparare in tutta fretta il primo film di Mickey Mouse. E proprio grazie a Ub Iwerks, che arrivò a disegnare fino a 700 animazioni al giorno, il personaggio di Topolino poté debuttare in una proiezione privata a Hollywood il 15 maggio 1928.

Da YouTube/WaltDisney “Steamboat Willie”

 

Un debutto non troppo fortunato (e per pochi intimi) a cui fece seguito un secondo cortometraggio, anch’esso muto, ‘Topolino gaucho’, sempre diretto da Disney e Iwerks e proiettato anch’esso in versione provata il 28 agosto 1928. Due tentativi non fortunati a cui il tenace Walt insieme a Ub fecero seguire un terzo, “Steamboat Willie” che finalmente, anche grazie al coraggio di Disney, ebbe la distribuzione in sala e per questo è considerato il debutto nel mondo del cinema di Topolino: distribuito dalla Celebrity Productions il 18 novembre 1928, è il primo cartone animato a presentare una colonna sonora con musiche (del compositore, regista e animatore Wilfred Jackson), effetti sonori e dialoghi completamente sincronizzata.





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“La diversità è la novità più entusiasmante nel mondo dei fumetti”

Ospite a Lucca Comics & Games, l’autore che da solo ha rilanciato Batman negli anni Settanta racconta i suoi progetti futuri e dice la sua sull’America di Trump

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Lo sviluppo più emozionante che sia in corso oggi nel mondo del fumetto? L’apertura a una maggiore diversità. Ci sono più donne nell’industria, più persone di colore, più fumetti differenti in circolazione. Per decenni abbiamo esportato i nostri comics americani nel mondo; oggi abbiamo accesso a opere dall’India, dalla Russia, dal Puerto Rico, da tutto il mondo. I ragazzi che leggono fumetti sono finalmente esposti a culture diverse, con approcci unici a quest’arte“.

Neal Adams

Neal Adams è uno dei mostri sacri dei fumetti americani, e uno dei migliori artisti in assoluto ad aver mai prestato la propria matita ai supereroi Dc Comics, Marvel e a innumerevoli altri personaggi. Da solo, ha rilanciato Batman dopo la svolta comico-satirica del telefilm con Adam West degli anni Sessanta, riportando il cavaliere oscuro alle proprie origini di detective dall’animo tormentato. Quest’anno è ospite a Lucca Comics & Games, dove gli abbiamo chiesto il suo parere sugli ultimi sviluppi nel mondo dei fumetti.

Neal Adams

Crede che questa nuova apertura culturale a fumetti da tutto il mondo sia particolarmente importante nell’America di oggi, che tende a essere più chiusa e protezionista?

“Vuoi sapere come la penso? Credo che Donald Trump sia uno s*****o. Sì, mi puoi citare letteralmente. Uomini come Trump sono pericolosi per il mondo. È al potere solo perché una grande parte degli elettori – gli indecisi, molti Repubblicani – si sono astenuti dal voto. Questo è quel che succede quando si rinuncia a esprimersi alle urne”.

Lei ha lottato a lungo per i diritti degli autori di fumetti negli Stati Uniti. Com’è, oggi, la situazione?

“A me interessano i grandi temi: che gli autori abbiano indietro i loro disegni originali, perché a loro appartengono; che abbiano delle royalty sulle opere; e che possano partecipare ai progetti futuri che nascono dalle loro creazioni, come i film. A questo, le aziende si stanno opponendo. Non è una buona risposta, perché di certo non è il modo migliore per farsi amici gli autori. Poi non mi interessano le zone grigie, i dibattiti sull’ammontare delle royalty; quelli li lascio alle contrattazioni private”.

Neal Adams

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Ho appena terminato una miniserie in sei parti di Batman e Deadman, che avrà un seguito sempre in sei parti. Poi siamo pronti a tornare a pubblicare i personaggi della linea Continuity Comics [l’etichetta di fumetti indipendenti fondata da Neal Adams nel 1984, che ha interrotto le pubblicazioni nel 1994, ndr]: ArmorMegalithMs MystiqueShamanToyboy… ci saranno alcune ristampe, ma parliamo soprattutto di storie nuove in sei capitoli”.

Sembra che il formato in sei parti sia sempre più comune.

“Sì, sta prendendo sempre più piede. Perché permette ai lettori di seguire una storia a episodi, comprando un albo ogni mese, o di aspettare e avere una raccolta in volume unico. Molti non vogliono attendere, vorrebbero leggere tutti i capitoli di una storia assieme, che poi è il formato che hanno sempre avuto i libri, i fumetti sono stati un’eccezione. Come editore, non devo imporre al pubblico il modo in cui fruire la storia”.

Neal Adams

Quali consigli darebbe ai nuovi autori, per diventare veri artisti del fumetto o semplicemente avere successo nel settore?

“Beh, prima di tutto di andare a vedere le mie lezioni su Patreon. E poi di tracciare le foto. Non si impara a disegnare senza ricalcare i contorni delle foto. Tutti i migliori artisti degli ultimi 100 anni lo hanno fatto. Voi non sapete chi, ma io sì. Austin Briggs [autore di Flash Gordon, ndr], Mark English [illustratore per magazine e libri], Drew Struzan [illustratore di poster cinematografici] e tanti altri, via via fino a risalire ad Alphonse Mucha [pittore e scultore ceco, esponente dell’Art Nouveau]”.

Sono anche gli artisti che stima di più?

“L’Epopea slava di Mucha è una delle più importanti opere artistiche di sempre. Al confronto, la Cappella Sistina non è niente. Anche perché Michelangelo era un ottimo scultore, ma non un grande pittore: usava la visione binoculare, prendeva le misure con entrambi gli occhi aperti, quindi i suoi ritratti sembrano grassi. Dio e Adamo sulla Cappella Sistina? Sono pingui”.

Lei disegna con un occhio chiuso?

“Non ne ho bisogno, perché faccio a mente. La differenza tra me e Michelangelo è che io ho potuto studiare e imparare la tecnica da chi è venuto prima di me, lui no”.





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thumb Edoardo Maria Mollica
12/23/2013

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