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Meteorite nei cieli del nord Italia, molte segnalazioni

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Una grossa meteora ha solcato poco dopo le 23 di ieri sera i cieli del Centronord Italia, illuminando la notte e lasciando dietro di sè una scia verdastra e, secondo alcuni testimoni, anche dei residui incendiati.

meteorite

 

Il fenomeno è stato ben visibile in Lombardia, Emilia, Triveneto, con un boato distintamente avvertito tra il Veneto e l’Emilia, tra le province di Padova, Rovigo, Ferrara e Bologna. Nessuno segnala danni.

Numerosissime le segnalazioni sui social, soprattutto su Twitter, dove l’hashtag #meteorite compare in centinaia di volte. Gli utenti danno libero sfogo all’ironia e c’è chi si chiede se non sia stato, per caso, “un razzo della Corea” o se, invece, il colore verde sia legato al fatto che il transito è avvenuto sulla Padania.

Il rapper Fedez è stato testimone del passaggio e lo ha riferito in un tweet alla 23.14: “Raga a Milano è appena passato un meteorite verde o qualcosa di simile, nessuno sa niente a riguardo?”. Anche l’architetto Stefano Boeri ha riferito di essere stato testimone del passaggio: “L’ho vista, intorno alle 23? – ha scritto su Facebook – Ero in Vespa sui Bastioni di Porta Venezia a Milano e inizialmente ho pensato ad un disastro aereo, ma la velocità era incomparabile. Incredibile”.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Napoli, un altro gambiano arrestato per terrorismo. Era pronto per un attentato dopo l’addestramento in Libia

Gli avevano insegnato l’uso di coltelli e armi esplosive e aveva prestato giuramento. Si era introdotto un paio di giorni fa a una manifestazione religiosa in Puglia

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Scatta un secondo arresto per #terrorismo a due mesi dal fermo del cittadino gambiano di 22 anni non ancora compiuti, Alagie Touray, che aveva girato un video nel quale giurava fedeltà al califfo dell’Isis Al Baghdadi.  Il cittadino gambiano si chiama Sillah Housman, ha 34 anni. Viene descritto dagli investigatori come un soggetto estremamente fragile dal punto di vista psicologico, incline a divenire strumento di logiche come quelle dell’Isis. Ha dichiarato, ad esempio, di “sentire la voce di Allah” che gli parlava. E ha superato un durissimo addestramento militare. Sillah Housman si era introdotto un paio di giorni fa a una manifestazione religiosa in Puglia. La circostanza ha destato allarme negli investigatori che lo hanno immediatamente messo sotto stretta sorveglianza. Durante il periodo in cui era in un centro pugliese, è stato filmato mentre mimava l’uso di un mitra.

In una telefonata con una donna Sillah si definiva “un soldato di Dio”.

Un altro immigrato gambiano arrivato in Italia nel 2017, in Sicilia, è accusato di far parte di un gruppo legato all’ #Isis che sarebbe stato pronto a colpire in Italia e in Europa, è stato bloccato in provincia di Napoli, dopo una lunga permanenza in Puglia, dove era stato ospitato in un centro accoglienza. Sia il gambiano arrestato in questi giorni, sia Alagie Touray erano addestrati, secondo l’accusa, all’uso di coltelli e armi esplosive, oltre all’uso delle auto come arieti. Farebbero parte di un gruppo strutturato e violento che ha ricevuto la prima radicalizzazione in Libia e in Nord Africa.

Le indagini sono condotte dal Ros dei #carabinieri guidato da Gianluca Piasentin e dalla Digos della #polizia diretta da Francesco Licheri con il coordinamento della Procura diretta dal procuratore Giovanni Melillo.

Le indagini sono state seguite anche dal comandante del Ros Pasquale Angelosanto e dal direttore della polizia di prevenzione Lamberto Giannini. I terroristi si addestravano in campi “mobili” nel deserto libico, con impiego di armi, esplosivi e tecniche di assoggettamento della volontà d3i partecipi all’associazione. Vengono simulare fucilazioni dei più riottosi a seguire le regole. Tutti quelli addestrati vengono poi obbligati a prestare giuramento.

I due gambiani erano nello stesso campo libico, dove hanno prestato il medesimo giuramento collettivo. Una volta in Europa, spiegano gli investigatori, “vi è l’idea che entrambi dovessero partecipare a un attentato terroristico che prevedeva la partecipazione di molti uomini, ma non sappiamo dove, se in in Francia, in Spagna oppure altrove”.

Molto importanti ai fini delle indagini sono state le dichiarazioni di Touray. Sillah è stato arrestato a Napoli, dove era stato attirato dagli investigatori con lo stratagemma di notificargli un invito a comparire.

Il dato allarmante, per gli inquirenti, è che le indagini hanno fatto emergere casi di radicalizzazioni originate in Africa, seguite da un addestramento in Libia e solo in un secondo momento dall’ingresso in Italia attraverso le rotte libiche dell’immigrazione. Un quadro che richiede un completo mutamento dell’orizzonte delle indagini, in questi anni dirette a cogliere soprattutto segnali di radicalizzazione avvenuti dopo l’ingresso nel nostro Paese. La ricerca dei riscontri è stata dunque diretta soprattutto all’estero, in un contesto pertanto estremamente complicato.

 
  

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la Repubblica

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La bufala dell’immagine “indecente” scattata al Gay Pride di Roma

 

Bufala!

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Sta girando sui social l’ennesima bufala, stavolta a sfondo omofobo. La foto in realtà  può fare scalpore nella mente chiusa di un religioso, non rappresenta nulla di atroce,  è una sfilata dove sono presenti anche dei bambini con la bandierina arcobaleno e  due coppie vestite di pelle che si tengono al guinzaglio.

Non ci sono persone nude, non c’è nulla di nocivo e, soprattutto la foto risale all’anno 2015 ed è stata scattata in Ucraina, ecco il link

http://dev.nrt24.ru/gay-pride-a-kiev/#prettyPhoto

Il problema di chi si lamenta (e crede che la foto sia italiana) nasce per il fatto che è una parata gay, quindi non perde l’occasione per scrivere a titoloni giganti “Guardate come si è ridotta l’Italia… Ieri a Roma…I bambini!!!” . Le mandrie abboccano e condividono.

 

Certo fosse stata Catwoman, nessun genitore si sarebbe lamentato, la bella donna -gatto vestita di pelle, dominatrice su Batman con la frusta

 

gay pride bufala

gay pride bufala

 

Sarò antipatico ma le foto che davvero reputo nocive per i bambini sono quelle legate alla necrofilia, non alla vita

 
  

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Gay Pride Roma, la marcia arcobaleno sfila nelle strade della Capitale

“Siamo mezzo milione” Il corteo è partito da piazza della Repubblica. Hanno aderito anche il presidente della Regione Zingaretti e il Pd. Manifestazioni anche a Trento e Pavia

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Sfilerà con il motto “Brigata Arcobaleno, la liberazione continua” il gay pride organizzato a Roma oggi, sabato 9 giugno, per chiedere uguali diritti per tutti i cittadini e che rientra nella serie di appuntamenti previsti in tutta Italia all’interno dell’Onda Pride. Una manifestazione che arriva nel weekend che chiude la settimana segnata dalle dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, secondo cui “per la legge non esistono le famiglie arcobaleno”. La comunità Lgbtqi percorrerà le vie della Capitale accompagnata da due testimonial d’eccezione: i partigiani Tina Costa di 93 anni e Modesto 92 anni, che parteciparono alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Alla marcia per i diritti delle persone omosessuali hanno aderito, tra gli altri, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il Pd, LeU e Amnesty International Italia.

Chi parteciperà al gay pride

Alla parata parteciperà anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha detto: “Sarò al #RomaPride il 9 giugno perché è un grande, festoso e bellissimo evento civile e popolare. Quando una piazza chiede più diritti e dignità per tutti, allora è la nostra piazza, c’è la nostra gente e per questo la Regione Lazio e io ci saremo”. Non ci sarà invece la sindaca di Roma Virginia Raggi, ma il Campidoglio sarà rappresentato dal vicesindaco Luca Bergamo. Anche il Pd ha annunciato la sua adesione, alla manifestazione della Capitale e a quelle che seguiranno in tutta Italia, con una nota del segretario reggente Maurizio Martina e del presidente Matteo Orfini: “Esiste il diritto delle persone LGBT – si legge – a realizzare pienamente e liberamente se stesse nella società, così come esistono le famiglie Arcobaleno e il diritto dei bambini di essere tutelati”. Al Pride hanno annunciato la loro presenza anche le ambasciate del Regno Unito, del Canada e Quebec, della Germania, della Spagna, della Svizzera, della Danimarca e degli USA. Ma anche la Cgil, l’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco, Amnesty International, i Radicali Italiani e Liberi e Uguali.

Gli appuntamenti dell’Onda Pride fino ad agosto

La serie di appuntamenti Onda Pride per sostenere i diritti della comunità Lgbtqi continuerà poi in tutta Italia fino a settembre. Oggi, oltre che a Roma, ci saranno cortei a Trento, dove sfilerà per la prima volta il Dolomiti Pride, e Pavia, mentre sabato prossimo, 16 giugno, a Barletta, Genova, Mantova, Siena, Siracusa, Torino e Varese e Caserta. Il 30 giugno sarà la volta di Milano, Padova, Pompei e Perugia. A luglio si inizia sabato 7 con Alba, Bologna e Cagliari, e si prosegue il 14 con Napoli e Ostia e il 28 con Rimini e Campobasso. L’11 agosto sarà la volta di Gallipoli mentre dal 3 al 19 agosto si svolgerà il Torre del Lago Pride 2018. La manifestazione di Palermo, prevista per giugno, è stata invece posticipata a settembre.

Roma candidata per il World Pride del 2025

Intanto Roma si è candidata anche per il World Pride del 2025 tramite il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. La storica associazione Lgbtqi italiana ha già organizzato vari eventi tra cui il World Pride del 2000, il primo World Pride della storia, e l’Europride del 2011, con la partecipazione di Lady Gaga al Circo Massimo.

I numeri

Nel maggio 2016 il parlamento italiano ha approvato la legge Cirinnà che istituisce le unioni civili per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Secondo un’indagine Doxa, “Gli italiani e le discriminazioni”, commissionata da Amnesty International Italia e realizzata  intervistando un campione rappresentativo della popolazione italiana  adulta (18-70 anni), per un italiano su due si tratta di un passo di civiltà. L’86% pensa che alle persone Lgbtqi debbano essere riconosciuti gli stessi diritti delle altre persone ma, nonostante i progressi, per un italiano su cinque le coppie formate da persone dello stesso sesso sono ancora vittime di omofobia. Il 40,3% delle persone Lgbtqi afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università mentre il 22% sul posto di lavoro.

Diritti Lgbti e lotta all’omofobia, Italia ancora indietro. I DATI

Italia ferma sui diritti delle persone Lgbti e sulla lotta contro le discriminazioni. È il quadro che emerge dall’edizione 2018 di Rainbow Europe, l’indice elaborato da Ilga, una delle più importanti ong per i diritti umani Lgbti, che classifica gli Stati in base al loro sistema legislativo e alle politiche adottate per garantire uguaglianza e parità di diritti. Il progresso verso l’uguaglianza e la parità di diritti per le persone Lgbti, misurato da Rainbow Europe in termini percentuali, è rimasto in Italia a poco meno del 27%, che vale al nostro Paese il 32esimo posto su 49 Paesi europei. La stessa situazione di un anno fa, dopo l’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili del 20 maggio 2016. Ma il quadro resta critico in tutto il mondo: sono ancora più di 70 gli Stati nei quali l’omosessualità è reato, e 13 quelli dove è prevista la pena di morte per rapporti consensuali con persone dello stesso sesso (6 quelli in cui viene applicata).

Malta, Belgio e Norvegia sul podio per diritti Lgbti. Russia e Turchia in fondo alla classifica

L’indice Rainbow Europe prende in considerazione diversi indicatori per misurare l’avanzamento dei diritti delle persone Lgbti, classificando i Paesi in base a sei categorie: uguaglianza e non discriminazione, diritto di famiglia, crimini d’odio e hate speech,riconoscimento legale di genere (che include il diritto di cambiare legalmente sesso), libertà di espressione e associazione, e diritto d’asilo per persone Lgbti perseguitate nei Paesi di origine. Gli stati che fanno meglio in Europa secondo questi criteri sono Malta (91%, al primo posto), seguita da Belgio, Norvegia, Gran Bretagna e Finlandia. In generale, fanno bene i Paesi scandinavi e dell’Europa centrale, mentre tra i peggiori ci sono i Paesi dell’Est Europa e dell’ex Unione Sovietica. È proprio in questo gruppo che va a collocarsi l’Italia, preceduta da Cipro e Slovacchia e seguita da Georgia, Bulgaria e Romania. Preoccupante la situazione in Russia e Turchia, tra i peggiori, rispettivamente al 45esimo e al 47esimo posto sui 49 totali.

diritti gay lgbt

Per un italiano su cinque le coppie omosessuali sono vittime di omofobia

A confermare che per i diritti delle coppie omosessuali c’è ancora molto da fare è anche la recente indagine “Gli italiani e le discriminazioni” di Amnesty International, realizzata in collaborazione con Doxa: per il 14% degli intervistati non dovrebbero avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Una convinzione che porta un italiano su cinque (il 22%) ad affermare che, nonostante i progressi fatti, le coppie formate da persone dello stesso sesso siano ancora vittime di omofobia.

“Le discriminazioni, in ogni loro forma, sono ancora oggi all’ordine del giorno e sappiamo che c’è ancora tanto da fare”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Secondo la relazione finale della Commissione Parlamentare Jo Cox sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio del luglio 2017infatti, il 40,3% delle persone Lgbti affermava di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università, mentre il 22% sul posto di lavoro.

Italia indietro su pari diritti e discriminazione

Il nostro Paese realizza solo uno – quello delle norme anti discriminazione sul lavoro – dei 19 punti presi in considerazione dall’indice Rainbow Europe che riguardano pari diritti in ambiti come quello dell’educazione, della sanità e in generale la presenza di principi di non discriminazione nelle leggi. Non va meglio per quanto riguarda le leggi su reati d’odio e sull’hate speech. L’Italia è uno dei pochi Paesi nel contesto occidentale, insieme a Russia, Turchia e pochi altri, che non include orientamento sessuale e identità di genere tra le aggravanti specifiche nelle leggi sui crimini d’odio e hate speech, e che non ha una strategia nazionale perseguita e continuata negli anni per contrastare l’odio e la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti.

Le associazioni Lgbti: “Enorme ritardo”

“Il report annuale di Ilga Europe evidenzia nuovamente l’enorme ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi d’Europa”, commentano in una nota congiunta i responsabili di Associazione radicale Certi Diritti, Arcigay, Circolo di Cultura Omosessuale – Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno e Movimento identità trans. “Nonostante il passo avanti sulle unioni civili, spiccano le tante aree di intervento ancora prive di normative e politiche attive”. Concorda sul ritardo dell’Italia anche Evelyne Paradis, direttrice esecutiva di Ilga Europe: “L’Italia è superata da molti dei suoi vicini europei. Nessuna legge contro i crimini o i discorsi d’odio, un riconoscimento ad hoc delle famiglie arcobaleno, persino una legislazione di base contro le discriminazioni è assente. Nel

L’omosessualità è reato in oltre un Paese su tre

Ma qual è la situazione nel resto del mondo? Restano molti i Paesi in cui l’omosessualità è un reato. Secondo i dati di Ilga, sono 72 gli stati in cui l’orientamento sessuale può portare in prigione. Più di un Paese su tre al mondo. Paesi dove l’omosessualità può portare, oltre a condanne detentive (in diversi Paesi africani le pene previste superano i 14 anni, fino ad arrivare all’ergastolo), alla somministrazione di ormoni e altri trattamenti chimici. A questi 72 Paesi se ne aggiungono tre che non criminalizzano l’omosessualità ma hanno approvato leggi contro la “propaganda omosessuale”: Russia, Lituania e Indonesia. Solo una la novità importante rispetto al 2017: lo scorso 12 aprile, l’Alta Corte di Trinidad e Tobago ha dichiarato incostituzionali gli articoli del codice penale che criminalizzano i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Un verdetto definitivo è atteso nei prossimi mesi, ma il governo ha annunciato che ricorrerà in appello.

Dove l’omossessualità è considerata ancora illegale

Pena di morte in 13 Paesi

In 13 Paesi è prevista la pena di morte per rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Come riporta Ilga, sono sei gli Stati in cui viene applicata, quattro a livello nazionale (Iran, Arabia Saudita, Yemen e Sudan) e due in determinate province (Somalia e Nigeria). Il numero sale ad otto se si considerano anche alcune zone dell’Iraq e della Siria occupate dall’Isis. In altri cinque stati (Afghanistan, Pakistan, Qatar, Emirati Arabi e Mauritania) la pena di morte è prevista per legge ma non viene utilizzata e vengono applicate pene inferiori. Lo scorso ottobre il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha approvato per la prima volta una risoluzione che condanna l’imposizione della pena di morte per rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso.

 
  

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Crediti :

Sky Tg24

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