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Metodo Bates, solo una grande bufala

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Il Metodo Bates trae il nome dal suo ideatore William Horatio Bates, un medico nato nel 1860 in America. Pieno di errori ed anche dannoso come accade per tutte le pseudoscienze

l Metodo Bates: vedere meglio o esserne convinti? William Horatio Bates, un medico nato nel 1860 in America, nel 1919 pubblicò un libro autoprodotto dal titolo “The cure of imperfect eyesight by treatment without glasses” (“La cura dei problemi di vista con trattamento senza occhiali” in Italia conosciuto come “Vista perfetta senza occhiali“). Il medico americano sosteneva di aver scoperto un nuovo metodo che migliorava (e risolveva) notevolmente i problemi di vista senza l’uso di lenti o di interventi chirurgici. Dei semplici esercizi avrebbero consentito ai miopi ed a chi riferiva di “vedere male” di tornare ad una visione perfetta. Bates asseriva di poter curare miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia ma anche malattie infettive dell’occhio ed altre come la cataratta ed il glaucoma. Gli occhiali e le lenti da vista erano praticamente da abolire (per il metodo Bates erano inutili ed addirittura peggioravano i difetti di vista).

Prima di entrare nel merito medico della vicenda vediamo quanto di scientifico vi sia nel metodo Bates per capirne intanto l’attendibilità

E’ già l’assunto iniziale a smentire il metodo Bates. I difetti di vista più comuni (miopia, presbiopia, ipermetropia, eccetera…), sono causati da un’anomalia del bulbo oculare (che si presenta per esempio più allungato o “schiacchiato”) o del cristallino (la “lente” naturale presente nel nostro occhio). Il nostro cristallino si curva, diventa più spesso, si avvicina alla cornea, attua insomma una serie di trasformazioni utili a “vedere bene” adattandosi alle varie situazioni, questo processo si chiama “accomodamento”. In condizioni patologiche (o per l’età, uno dei fattori che possono condizionare la vista) queste capacità possono mancare o diventare insufficienti.

metodo Bates

Secondo il metodoBates invece, i difetti di vista derivano tutti da un’eccessiva tensione muscolare (dei muscoli esterni all’occhio) che causa continuo sforzo dell’occhio e quindi conseguentemente da stanchezza dell’apparato visivo ma anche da “stanchezza mentale”. Rilassare l’occhio, la mente ed i muscoli quindi (secondo lui) farebbe riacquistare la vista perduta. Sempre secondo Bates, l’occhio di chi ha difetti di vista, sarebbe tanto stanco da “muoversi di meno” ed i suoi esercizi avrebbero riportato alla normalità anche questo difetto.
L’idea del metodo Bates quindi appare assolutamente priva di senso: un’eccessiva “tensione muscolare” può rendere momentaneamente difficile una visione rilassata (come quando stiamo troppo tempo davanti ad un monitor) ed a lungo andare contribuire ad alterare la vista ma non esistono esercizi che possano modificare la forma del globo oculare o la struttura del cristallino.

Alcuni elementi non giocano a favore del medico che diede nome al metodo. Iniziamo dalla personalità.

Bates utilizzò racconti aneddotici e “casi personali” come prove scientifiche dell’efficacia del suo metodo, non ha mai pubblicato nulla di scientifico ed utilizzava la scusa del complotto nei suoi confronti per giustificare il disinteresse della #medicina al suo metodo. Tra le tante “stranezze” contenute nel libro di Bates anche quella di riuscire a diagnosticare un problema di visione già dalla fotografia di un individuo.

In senso positivo Bates fu un pioniere dell’adrenalina. Ne studiò i suoi effetti e la utilizzò sull’occhio. Soffrì anche in maniera profonda di disturbi della memoria tanto da perdere per due volte l’orientamento e venire ritrovato dopo lunghe ricerche. Forse anche per questo riteneva la memoria una qualità fondamentale per una buona vista.
Gli esercizi proposti dal metodo Bates variano dalla visione di luci intermittenti, esercizi di coordinazione mano-occhio, visione di luci colorate ma anche il dormire in una posizione particolare e saltare su un tappeto elastico. Il tutto migliorerebbe (guarirebbe, secondo molti “terapeuti”) i problemi di vista e migliorerebbe anche la qualità di vita, il quoziente intellettivo e le prestazioni fisiche e psicologiche. Un po’ troppo mi sembra.

Dal punto di vista medico, anomalie della vista (comunissime) come la miopia, l’astigmatismo o la presbiopia, sono condizioni (presenti dalla nascita o acquisite con l’età) che dipendono da variazioni di conformazione delle strutture dell’occhio come il bulbo oculare, la cornea o il cristallino. L’anomalia di queste strutture non può essere migliorata da nessun “esercizio” oculare. Possiamo quindi definire già così errata la teoria del metodo Bates.
Tra i vari esercizi vi è anche il “palming” (in italiano “palmeggiamento”, considerato l’esercizio principale del metodo), una sorta di “diagnosi” estemporanea dei problemi della vista che serve anche come terapia.

Secondo Bates, chiudere gli occhi (senza “sforzarli”) e coprirli con il palmo della mano permetterebbe di capire se si hanno problemi di vista: chi vede, con gli occhi chiusi e coperti, un nero perfetto non ha nessun problema di vista, chi invece vede grigio o sfumature o colori ha un problema da risolvere.
C’è un particolare che sfugge a Bates: nessuno vede in quelle condizioni “perfettamente” nero. Per vari motivi (anche per meccanismi fisici o per stimolazioni esterne) tutti noi vediamo un nero con sfumature di grigio, spesso piccoli lampi, scintille, velature chiare. E’ assolutamente normale e non dipende da eventuali problemi di vista.
La cura per rilassare gli occhi “malati” sarebbe proprio quella di coprirli con il palmo delle mani immaginando un nero perfetto, anche degli oggetti neri come un vestito o un vaso nero.

Il tutto condito da termini e concetti molto astratti:evasione dal corpo fisico“, “pensiero positivo“, eccetera, che hanno poco in comune con le strutture anatomiche che provocano i disturbi oculari. Si legge in un sito “ufficiale” dedicato al metodo in questione:

Bates non poté fare a meno di notare questa costante: gli occhi di chi ha problemi visivi si muovono molto di meno di chi ha una vista normale, e il rifiuto del movimento si estende anche a molti altri campi, coinvolgendo il corpo le emozioni e il pensiero.

E’ un suo riferimento ricorrente alle “emozioni” ed addirittura ai “traumi psicologici” collegati arbitrariamente ai difetti di vista tra i tanti proposti da chi appoggia il metodo Bates.
Il “palming”, è l’esercizio più importante per il rilassamento oculare per Bates.
Ci sono comunque esercizi previsti dal metodo assolutamente ridicoli ed imbarazzanti come fissare le lettere scritte in un pannello dondolando continuamente la testa, leggere caratteri piccolissimi pensando a cose piacevoli e così via.
Ma è il turno del classico consiglio pericoloso che in tutti i metodi alternativi non manca mai: fissare il Sole. Con gli occhi aperti o chiusi, dopo adeguato esercizio, fissare il Sole direttamente. Lo chiamano “sunning“.

Ora, è inutile sottolineare l’inconsistenza di questa pratica (non provateci…) che ha già causato diversi danni ma è bene stabilirne l’inutilità assoluta: lo stesso Bates non ha spiegato cosa provocherebbe (a parte i danni) la visione diretta del Sole (sembra esserci un riferimento al “riscaldamento dei vasi sanguigni dell’occhio”).
Secondo Bates persino i gravissimi danni retinici che si possono provocare in seguito a errate esposizioni degli occhi al sole sono solamente un prodotto dell’immaginazione causata da sforzo mentale. Anche in questo caso Bates non dimostra come mai un danno fisico gravissimo e direttamente collegato ad un agente dannoso come la luce del Sole, possa essere prodotto da “forze mentali”.

metodo Bates

Già nel 1929 la Federazione del commercio statunitense denunciò Bates per pubblicità ingannevole proprio perchè già a quei tempi i fondamenti dell’ottica umana erano già noti. Negli anni successivi molti oculisti americani criticarono selvaggiamente le idee di Bates giudicandole errate nei concetti di base e pericolose perchè potevano aggravare i disturbi visivi esistenti in chi si sottoponeva a quelle “cure”.

Con il tempo il metodo Bates si è diffuso nel mondo ed oggi esistono diversi gruppi che lo propongono anche via internet

Sono in vendita veri e propri kit per seguire la terapia con tanto di DVD, manuali e schede di valutazione e qualcuno ha pensato anche di unire al metodo Bates termini come “medicina olistica” “naturopatia” “terapia vibrazionale” e com’è tipico in tutti i metodi non riconosciuti dalla medicina prima o poi si finisce per mischiare pseudomedicina con magia e superstizione.

Cercando in internet qualcosa sul metodo Bates ci si imbatte in situazioni imbarazzanti. Si entra praticamente nel paranormale. Nessuna spiegazione scientifica o almeno plausibile dal punto di vista medico, è tutto spostato sul piano filosofico ed a volte assolutamente cialtronesco. Come giudicare ad esempio passi come questo:

Chi ha problemi visivi sembra cercare costantemente di crearsi un ambiente “sicuro”, dove le cose cambino il meno possibile e le attività non siano intense, provochino meno cambiamenti possibili. E l’ambiente più stabile e sicuro finisce per essere il proprio pensiero, forgiato appunto su certezze e “punti fermi”. E quindi si cerca di privilegiare una vita il più possibile “pensata” (e non vissuta).

È importante comprendere che questo atteggiamento crea una intera visione del mondo, basata sulla rigidità: si cerca di “fermare il mondo”. A volte nei gruppi vengono a galla situazioni dell’infanzia in cui, di fronte ad un trauma come mamma e papà che litigano, si è cercato di fermarli; come? Partendo da sé, fissando lo sguardo e smettendo di respirare e irrigidendo tutto il corpo e pensando NO, NO!

Queste parole sono scritte in un sito italiano che pubblicizza il metodo Bates come cura certa e definitiva dei “problemi della vista” e parla di traumi e shock psichici come causa per i problemi come la miopia. Per fare un esempio, sempre lo stesso sito (che non cito per non pubblicizzarlo ma si trova con una breve ricerca) dice:

Cosa propone Bates riguardo a questo punto? Il suo approccio è in fondo simile a quello del Buddismo e altri sentieri spirituali: la radice della tensione mentale, che a sua volta genera problemi alla vista sta nella titanica e disperata lotta contro l’esistenza e le sue leggi, in particolare contro quella che citavamo all’inizio: tutto scorre, tutto si muove, tutto si trasforma, nessuna cosa è MAI stabile. Bisogna cambiare punto di vista, smettere di lottare e rilassarsi consapevolmente e volonterosamente.

Buddismo? Sentieri spirituali? Da quando in qua un problema di vista si risolve con la “lotta contro l’esistenza” o la “spiritualità”?
Puzza di bufala…e tanto e tutti i siti che pubblicizzano il metodo fanno affermazioni di questo tenore. In effetti non esiste nessuno studio che dimostri l’efficacia di tale metodo Bates, nessuno di coloro che lo pubblicizza e lo pratica ne ha mai fatto una statistica. E’ anche noto che la maggioranza della clientela è “arruolata” con il passaparola. Si forma una sorta di “gruppo di lavoro” nel quale chi ha problemi visivi segue le direttive del terapeuta ed impara gli esercizi. C’è chi ha chiamato questo metodo “terapia visiva comportamentale” perchè agisce più sul comportamento e sulla psiche dell’individuo che sul suo problema di visione (che alla fine è un’anomalia anatomica, un problema fisico, non psicologico…).

Chi si sottopone a questi metodi ha reazioni differenti: alcuni sono entusiasti altri delusi e scontenti. Gli entustiasti però non hanno mai dimostrato ad un esame clinico di aver realmente migliorato i loro problemi di visione. Si può dire con sufficiente sicurezza che si tratta di una sorta di “effetto placebo” visivo: alcuni individui si convincono di vedere meglio perchè questo è lo scopo del metodo Bates ma in realtà non hanno migliorato per nulla il loro problema. Un “effetto placebo visivo”?
Probabile.

I casi di persone “guarite” dal metodo sono descritti solo nei siti che pubblicizzano la cura (e descrivono interviste rilasciate dopo qualche giorno la fine dei corsi, se non dopo pochi minuti dal corso) non esistono “follow up” dei pazienti e molti si sono dichiarati guariti ma indossano lo stesso i loro occhiali. Il sospetto di un effetto placebo è quindi molto forte.
Qualcuno obietta che un effetto placebo sia impossibile nel campo della visione, se una persona vede bene non può credere di farlo, evidentemente vedrà realmente meglio di prima ma questo, riguardo il metodo Bates non è corretto in quanto la maggioranza delle persone che hanno dichiarato di “vederci meglio” lo hanno fatto pochissimo tempo dopo le “sedute terapeutiche”, senza alcun controllo a distanza. Esistono anche alcuni casi di vera e propria truffa.

Si invita il “corsista” a leggere alcune lettere di un pannello a sfondo bianco (e lettere nere) e si avrà un risultato. Si invita poi la stessa persona a coprire gli occhi con le mani (il “palming” previsto proprio dal metodo Bates) per alcuni secondi e rilassare la mente. Appena scoperti nuovamente gli occhi si invita a leggere un altro pannello questa volta a sfondo nero con lettere bianche ed il soggetto riuscirà a leggere molte più lettere, anche le più piccole. Sembra un risultato eclatante.
E’ invece la conseguenza dell’esaltazione delle lettere bianche che segue il momento di “buio” causato dal “palming”. I nostri occhi per qualche secondo (anche per alcuni minuti) risultano più sensibili alla luce e di conseguenza anche più “sensibili” alle lettere bianche su sfondo nero.

metodo Bates

Gli “occhiali bufala” basati sul Metodo Bates e venduti con promesse di guarigione miracolosa. Sono l’ultimo grido della “medicina” alternativa i cui effetti curativi, come noto, sono inesistenti.

E’ lo stesso fenomeno che accade quando restiamo abbagliati dalla luce del mattino appena svegli oppure se accendiamo la luce in una stanza nella quale eravamo al buio da un po’ di tempo: quella luce sembrerà “illuminare di più”. Allo stesso modo, le lettere bianche su sfondo nero, dopo un periodo di “buio”, sembreranno più nitide.
Un’ulteriore prova che i “risultati” del metodo non sono reali ma solo una illusione temporanea.

In realtà esistono anche diversi esperimenti che dimostrano come convincersi di vedere meglio faccia percepire un miglioramento della visione senza per questo assistere ad un miglioramento reale. Il condizionamento psicologico nel miglioramento apparente della vista è stato anche studiato ed ha confermato questa possibilità.
L’assoluta inconsistenza delle ricerche che sostengono le idee di Bates sono evidenti anche perchè non esiste una statistica specifica che controlla i risultati di questo metodo ed i “pazienti”, dopo “la cura” sono praticamente abbandonati senza alcun controllo delle condizioni successive al trattamento (tranne ripetere i corsi, pagando di nuovo).

In realtà chi segue il metodo Bates non corre rischi particolari (eccetto quello derivante dall’assurda visione diretta del Sole) se non quello di tralasciare la cura della vista e non approfittare dei metodi correttivi esistenti (aggiungo anche quello di spendere inutilmente i propri soldi).
Discutibile anche il lato commerciale di questo metodo. Di fronte a promesse di miglioramenti eccezionali si mischiano quasi sempre concetti scientifici ad argomenti “alternativi”, si “vende” il metodo con mezzi assolutamente non corretti (multilevel marketing, corsi itineranti, settimana vacanze) non si forniscono spiegazioni scientifiche o plausibili che permettano di comprendere meglio gli scopi di questa tecnica, la diffusione di questa pratica insomma non ha l’aspetto di un metodo dalle basi scientifiche ma di una vera e propria vendita pubblicitaria, come i prodotti dimagranti miracolosi o quelli anticalvizie.
Non esiste quindi nessuna ragione nè evidenza che consigli a chi ha problemi di vista l’utilizzo di questo metodo che potenzialmente potrebbe risultare anche pericoloso.

Tratto da Nedbunker.blogspot.it

Gli occhiali stenopeici

Ultimamente sono venduti un po’ ovunque e, su Internet, è esplosa la mania collettiva, come accade per ogni pseudoscienza, fa da garante il semplice utente o il venditore, l’unico a trarne profitto.
In sostanza si tratta di occhiali in plastica privi di lenti correttive, al loro posto ci sono due specie di “scolapasta” cioè tanti buchi più o meno ravvicinati, alcuni conici ed altri piramidali. In realtà non sono un oggetto nuovo, sono sul mercato da molti anni e mai hanno guarito qualcuno. Chi vende questi occhiali spesso promette miglioramenti della miopia. In un noto sito di vendite online un venditore di occhiali stenopeici riporta:

  • I fori stenopeici lasciano passare solo uno stretto fascio di luce negli occhi, migliorando la messa a fuoco
  • Aiutano a rilassare i muscoli dell’occhio, riducendo l’affaticamento. Riducono la dipendenza da occhiali.
  • Indossare questi occhiali anche solo 15 minuti al giorno contribuirà a migliorare la vista in poche settimane. Circa 10-20% dei miglioramenti della vista già dopo 2-4 settimane, con uso quotidiano
  • Adatto per adulti e bambini. Nella confezione troverete un set di occhiali a fori stenopeici neri

Ora, è palese che i deficit visivi abbiano una natura fisica dovuta ad anomalie dell’occhio, cornea, cristallino ecc. Non esiste alcun esercizio fisico in grado di sanare queste anomalie, quindi questi occhiali non migliorano la vista assolutamente. La sensazione di “vedere meglio” è dovuta alla restrizione della luce che arriva alla retina, un po’ come accade col diaframma di una macchina fotografica, meno luce arriva e più è profonda la messa a fuoco. Potete fare una prova voi stessi, prendete un cracker, non sto scherzando, prendete un cracker…

Batesmetodo Bates

Preso il cracker? Bene,  guardateci attraverso, guardate attraverso i piccoli fori, concentratevi qualche istante e vedrete che tutte le immagini e gli oggetti nella vostra stanza risulteranno più nitidi ed a fuoco.  Provate a leggere il display del vostro cellulare, anche questo apparirà più a fuoco. Non è nulla di sovrannaturale, la visione risulta migliore perchè nel vostro occhio entra minore luce ed i raggi luminosi arrivano paralleli. Ovvio non guarirete dalla miopia o dagli altri deficit visivi ma effettivamente avrete una migliore visione.

In sostanza gli occhiali stenopeici non sono altro che pezzi di plastica con tanti fori, possono servire se avete rotto i vostri occhiali o perso una lente a contatto, possono servire per brevi momenti ma non separatevi mai dalle vostre lenti correttive.

I mercanti, allo scopo di vendere questi occhiali, utilizzano termini che vanno dal drammatico al risibile, come ” Bio-Occhiali “, forse per solleticare i seguaci del “biologico” (che biologico non è),  e ci troviamo di fronte ad occhiali venduti in erboristeria… tra un po’ compreremo anche i computer in erboristeria, i bio-Acer, i Bio-Iphone, i Bio-Windows, l Bio-Mac…

Spesso gli occhiali stenopeici sono made in China, del resto sono in plastica, i costi sono bassissimi. I mercanti si dividono, c’è chi li vende ad 1 Euro su Ebay o su Amazon, c’è chi li vende a 40 Euro e gli chiama “Occhiali stenopeici AA bodyguard“.  Non avendo lenti ma soltanto dei fori, anche se egregiamente fatti, le differenze variano nella montatura e nel tipo di griglia, comunque sempre realizzati con materiali plastici o di bassissimo costo che mai arriverà a superare i 5 Euro a stare larghi.

C’è inoltre il diretto ed indiretto suggerimento di ridurre “dipendenza” da lenti correttive e dai comuni occhiali, questo purtroppo può, col tempo, aggravare la vista.  “Adatto per adulti e bambini” si legge in qualche e-commerce. Un adulto è responsabile, forse, di quello che fa, se è disinformato sono affari suoi ma, un bambino, con miopia non ancora stabile, rinunciando agli occhiali correttivi prescritti dal medico, può subire danni di diversa natura e, sovente, sono proprio gli adulti che, pensando di fare la cosa giusta, li sottopongono a terapie che terapie non sono. Torno a ricordare che sono metodi rigettati dalla comunità scientifica, Bates è stato screditato da più di cento anni!

La scienza non è una persona e non è un’opinione, adempie al metodo di Galileo ed è l’insieme dei riscontri ripetibili che sono stati pubblicati. Il resto è ignoranza, fanatismo, religione.

La miopia, giusto per menzionare un’anomalia che hanno parecchie persone, è dovuta al fatto che i raggi luminosi che passano attraverso la cornea, il cristallino, convergono nel bulbo oculare in modo errato fino davanti alla retina invece che su questa. Quindi è in sintesi un difetto meccanico che solo una lente correttiva con curvatura e spessore riesce ad ammortizzare.  Gli occhiali stenopeici non correggono assolutamente nulla perchè privi di lenti e l’illusione di una migliore messa a fuoco è solo dovuta al fatto che, nell’occhio, arriva molta meno luce, con tutte le conseguenze che può comportare.

Inoltre, la visione a “griglia” di questi occhiali è una visione innaturale, le immagini percepite sono ampiamente sottoesposte e l’occhio (cornea, cristallino, retina, nervo ottico macula) è stimolato solo in alcune parti, la griglia nera sarà sempre presente anche se il cervello si abituerà ad ignorarla. La risultante è la stimolazione visiva solo in alcuni punti dell’occhio, in pratica alcune parti dell’organo visivo rimangono “in sonno”. Chiedete sempre ad un medico oculista (non ad un semplice ottico, non ad un erborista, non ad un commerciante… Ricordo che stiamo parlando di medicina, di salute, di oftalmologia) parere e consigli prima di calzare qualsiasi tipo di occhiale.

UNA CARRELLATA DI SITI CHE VENDONO OCCHIALI BASATI SUL METODO BUFALA DI BATES

Non è mia intenzione rompere le uova nel paniere ai mercanti che, in una maniera o nell’altra, fanno il loro lavoro, devono pure vivere. Purtroppo non si tratta di maghi o cartomanti, si tratta di disinformazioni mediche che possono condurre anche a serie conseguenze.

Il sito metodobates.it è interamente dedicato al ciarlatano Bates, con tanto di corsi dal costo di 1.700 Euro più IVA. Ora, un medico navigando questo sito, con tutto il rispetto, non può che farsi due risate leggendo le disinformazioni, tra cui alcune di una certa gravità, a mio parere:

Ma non bastano un paio d’occhiali?

Gli occhiali e le lenti a contatto non sono una cura  per nessuna di queste condizioni anzi, spesso, molto spesso, anzi sempre… le aggravano, esattamente come una sedia a rotelle non insegna a camminare. Se vuoi saperne di più, vai a o gli occhiali o la vista!

E le attività del metodo Bates, invece?

Il metodo Bates insegna ad utilizzare gli occhi e la mente nel modo naturale, diventando consapevoli di tutte le interferenze e cattive abitudini che abbiamo inconsapevolvente assorbito. È semplice e naturale.
Trovi i concetti base a i principi di base

E funzionano?

Sempre e invariabilmente. A patto di farle con consapevolezza.

Si tratta di una novità?

No, Il dott W. Bates ha elaborato e applicato il metodo Bates (Visual Training, o Natural Vision Improvement) quasi un secolo fa. Da questo nucleo è nata una disciplina olistica che ha aiutato a risolvere i problemi visivi di milioni di persone in tutto il mondo. È recentemente apparso un sito totalmente dedicato alla figura e all’opera di W. H. Bates

E come mai non se ne parla?

Nei paesi in cui è stato applicato su vasta scala ha dovuto affrontare una durissima opposizione da parte degli interessi della classe medica e degli ottici: In Italia non è del tutto vero che non se ne parli: grazie all’attività svolta dall’AIEV, Associazione Italiana per l’Educazione Visiva

A links trovi alcuni siti italiani e stranieri dedicati al metodo Bates

Esistono anche ottici, optometristi, oculisti e altri professionisti che simpatizzano per Buena Vista e il metodo Bates: trovi una lista a Indirizzi professionisti

Come spesso accade nel settore delle pseudoscienze, i guru scrivono domande e si autorispondono, in maniera di creare un abbaglio nella mente (già confusa) di chi “abbocca”.

I corsi da migliaia di Euro sono diretti dal ciarlatano Maurizio Cagnoli, ciarlatano perchè promuove e /o vende un metodo “curativo” già dichiarato inefficace dalla scienza medica. Non solo, il metodo può anche procurare danni perchè promuove di non usare gli occhiali o le lenti correttive.  Se non bastasse, il metodo Bates è contro ad ogni logica anatomica (cioè non conosce nemmeno l’anatomia dell’occhio umano). Maurizio Cagnoli da il meglio di se con questa frase: “Gli occhiali e le lenti a contatto non sono una cura  per nessuna di queste condizioni anzi, spesso, molto spesso, anzi sempre… le aggravano, esattamente come una sedia a rotelle non insegna a camminare. Se vuoi saperne di più, vai a o gli occhiali o la vista!“.

A parte che non esiste in letteratura alcun riscontro che gli occhiali o le lenti correttive aggravino la vista, sussiste invece il riscontro all’esatto contrario: non correggere  i problemi visivi può aggravarli. Probabilmente una sua convinzione personale, molti sono convinti di essere Napoleone, altri sono convinti che basti un poco di zucchero per fare andare giù la pillola, oppure cercano di convincere i disinformati (e ce ne sono tanti in Italia).

Il paragone con la “sedia a rotelle” la dice lunga sulla deontologia di questo personaggio.

Maurizio Cagnoli

Curioso anche come Maurizio Cagnoli descrive se stesso: “Maurizio Cagnoli, 1947, sociologo ad indirizzo psicologico ed esperto in percezione visiva” , ha un’età avanzata, anzi a proposito, che il metodo Bates era contro ogni logica ed anatomia oculare era già noto ai primi del ‘900. Comunque Maurizio Cagnoli NON è un medico e qualificarsi come psicologo esperto in percezione visiva ha lo stesso senso come se io mi qualificassi “Ferroviere esperto in cardiochirurgia psicologica”.

Il fatto che Maurizio Cagnoli vanti dei medici tra le sue schiere non è una garanzia per il semplice fatto che, promuovendo un’attività disconosciuta dalla medicina e ritenuta pseudoscienza, farebbe collassare il titolo di “dottore” e comporterebbe, se non ancora accaduto, l’intervento dell’Ordine dei Medici per valutare di estromettere in virtù di mancata deontologia atta all’esercizio della professione medica.

Non bisogna sbalordirsi troppo, abbiamo visto in passato medici buttati fuori dall’Ordine perchè affermavano di curare il cancro col bicarbonato. Quindi non bisogna escludere che uno o più medici “escano di cotenna” e si mettano a parlare coi fantasmi… (parlare coi fantasmi è possibile allo stesso modo che curare un tumore col bicarbonato).

Fortunatamente non si tratta di tumori “curati” con le barzellette ma di occhi, male che vada perderete qualche diottria o, se seguite i sistemi di Bates e fissate il sole, al massimo diventerete ciechi ma non morirete, garantito.

Ora la domanda sorge spontanea, perchè nessun pubblico ministero ha mai aperto un’inchiesta? Sarebbe interessante anche sentire il parere dell’Ordine dei Medici di fronte ad “oculisti simpatizzanti” anche se il termine “simpatizzante” non implica la partecipazione effettiva. Sono affermazioni gravi, certo occhiali e lenti a contatto non sono curativi. come tutti sappiamo sono strumenti correttivi ma non aggravano nulla! Anzi, rinunciando alle correzioni delle lenti prescritte dai veri medici, c’è il rischio concreto che i deficit visivi si aggravino!  Torno a ripeterlo, ancora ed ancora, i deficit visivi sono genetici, sono dovuti ad anomalie dei componenti dell’organo oculare, cioè del bulbo oculare, della macula, della cornea e… NON SONO DOVUTI A PROBLEMI PSICOSOMATICI, la mente non c’entra nulla! Se forate la ruota della vostra macchina è un problema fisico o un vostro problema di carattere mentale? “Il metodo Bates insegna ad utilizzare gli occhi e la mente nel modo naturale” mammamia cosa si legge!

Ma, la parte più comica è questa “Nei paesi in cui è stato applicato su vasta scala ha dovuto affrontare una durissima opposizione da parte degli interessi della classe medica e degli ottici” lo scrive uno che vende corsi a 1.700 Euro più IVA!  Quello che dispiace è che le persone con deficit visivi, spesso in difficoltà per vari fattori, spessissimo disinformate e credulone (alla fine siamo un popolo di “boccaloni”) si affidano a queste persone nella speranza di avere risultati che MAI sono stati verificati in sede scientifica e MAI si potrebbero ottenere perchè basati sul falso. Non dico di credere a me, chiedete al vostro medico oculista, fatevelo dire da lui.

In ultimo il punto “Esistono anche ottici, optometristi, oculisti e altri professionisti che simpatizzano per Buena Vista e il metodo Bates: trovi una lista a Indirizzi professionisti“. Se andiamo nel link vediamo un listato di “professionisti” ed “operatori” riconosciuti dall’ AIEV, peccato che l’AIEV sia un’associazione privata, un club, e non un ente medico, l’acronimo di Associazione Italiana per l’Educazione Visiva e, come accade per tutte le pseudoscienze (quindi teoremi smentiti e non dimostrati in alcun modo), è un nucleo privato non riconosciuto da nessun ente medico.

Cosa scrive di se stessa l’ AIEV:

L’Associazione Italiana per l’Educazione Visiva è un’associazione di promozione sociale registrata presso il Conacreis che non persegue fini di lucro. In particolare scopo dell’Associazione è quello di promuovere la consapevolezza dell’individuo nell’uso della vista, il contatto con gli occhi ed i pensieri, emozioni e sensazioni ad essi collegati, durante lo svolgimento di tutte le attività della vita; nonchè il rilassamento degli occhi secondo i principi e gli insegnamenti elaborati dal Dott. William H. Bates; attraverso corsi e seminari dedicati in primo luogo allo stesso metodo Bates, ma anche alllo yoga, la danza, il metodo Feldenkrais, il metodo Alexander, il T’ai Ji, il Qigong, lo Shiatsu, l’arteterapia, la meditazione, il massaggio, il lavoro sul respiro, il lavoro sulla postura, l’alimentazione naturale e comunque ogni altro metodo olistico di rilassamento e per il benessere dell’individuo.

Personalmente non ho nulla in contrario allo yoga ed alla danza, fatti loro, però proprio non guariscono un difetto di formazione dell’occhio umano, chiunque abbia un minimo di informazione sull’anatomia umana si metterebbe le mani sui capelli a leggere queste cose. Siamo nell’ambiente della spiritualità, dell’assurdo, del logicamente incompatibile. In più, tra yoga e qualche balletto si suggerisce che le lenti correttive degli occhiali rovinino gli occhi e pare che siano gli ottici iscritti al club o all’associazione che lo garantiscano. Dai, andiamo! Faccio l’ottico e garantisco che gli occhiali rovinano la vista. Ma per piacere, davvero! Se poi affianco i teoremi di uno psicopatico come Bates, butto la carriera ed il diploma (se ce l’ho) indovinate dove…

Di siti come quello appena citato ne trovate purtroppo a valanghe, basta una ricerca su Google per vedere quanti “bufalari” della finta medicina ci sono in giro e, per capire, come lontani siano i traguardi scientifici in un Paese che ha bisogno di scienza e di cultura scientifica. In conclusione, non esiste persona al mondo che sia guarita col metodo di Bates. Gli occhiali forati migliorano solo la visuale quando indossati e solo in alcune persone, altre hanno visione sdoppiata, sommaria “correzione” del deficit visivo. Sono utili in caso di emergenza ed il prezzo di vendita, visti i materiali, non dovrebbe superare nemmeno i 5 Euro. Se vi chiedono di più o se vi parlano del metoto Bates, andate in un altro sito. Poi, se uno nasce “pollo” non ci sono parole che tengono, si farà sempre… fottere.

“PSEUDOSCIENZA”

In realtà il termine è incorretto perchè affiancare la parola “scienza” in un contesto che di scientifico non ha nulla? Solitamente i guru giustificano le proprie teorie come funzionanti ed attaccate dalla scienza perchè la scienza si sente minacciata da questi metodi “miracolosi”.  In realtà sono persone che, nell’inventarsi una professione non riconosciuta, nemmeno sanno che la scienza non è un individuo, non è una lobby, non è un’opinione ma è l’insieme dei riscontri ripetibili. In sostanza e, per fare un esempio alla portata di tutti, premendo un interruttore si accenderà la luce, a prescindere dalle convinzioni di chi lo preme. Ogni volta che si preme l’interruttore la luce si accende. Un evento ripetibile gestito da un’azione che, in se, sembra di poco conto ma che cela una miriade di traguardi frutto di studio e sperimentazioni. Viceversa, convincendoci o facendo yoga e danze, la luce non si accenderà.

Se il metodo Bates fosse patriarca di grandi riscontri ripetibili, se fosse la causa di guarigioni o, semplicemente, di sollievo di parte del deficit visivo, sarebbe stato pubblicato sulle riviste scientifiche già da anni. Invece, tutto quello che è stato riscontrato (e parlo di riscontri non di opinioni) è che Bates non conosceva nemmeno l’anatomia umana ed il suo metodo non ha mai guarito nessuno perchè è razionalmente inefficace, non può in alcun modo funzionare per antitesi all’anatomia umana.

Quindi la scienza non è un’opinione, non è un gruppo, non è una lobby ma è il riscontro basato sul metodo di Galileo ( o metodo scientifico). Ed è UNA soltanto così come UNA soltanto è la medicina. Qualsiasi studio seguito da sperimentazioni e riscontri ripetibili diviene scienza e viene pubblicata. Se mancano i riscontri ripetibili allora diviene elemento inaffidabile. Quando addirittura ci sono i riscontri contrari, allora si può tranquillamente parlare di bufala e di bufalari.

Più i  sedicenti “esperti” (del nulla) portano al popolo teorie strampalate e disconosciute, più la scienza viene privata di energie essenziali. Un popolo meno sciocco avrebbe a disposizione immensi traguardi scientifici, invece la ricerca in Italia è ferma, mancano i fondi, gli ospedali non hanno strumenti essenziali per esercitare terapie solutive. Il malato rimane malato, chi può si cura all’estero, i ricercatori fuggono dal Paese perchè qua non hanno speranze d’esercizio.

Lo spiega bene Margherita Hack nel suo libro “Libera scienza in libero stato“. E vogliano perdonarmi i santoni che sbarcano il lunario vendendo favole, quello che mi fa adirare  (leggi: incazzare) è il pullulare di sedicenti “professionisti” che vantano virtù miracolose riciclando follie di personaggi frizzanti  già disconosciute con evidenze e prove da oltre cento anni.  Ed i siti disinformativi crescono a vista d’occhio,  orde di seguaci che accerchiano quello che afferma di avere la bacchetta magica, la madre di tutte le soluzioni, ovviamente e rigorosamente “alternative”. Un giorno, forse, capirete che abbiamo bisogno di scienza perchè la scienza ci rende liberi!

COME SI PONE LA SCIENZA NEI CONFRONTI DEL METODO BATES

Quello che segue è tratto da Wikipedia e dimostra come il metodo Bates sia una gigantesca bufala anche dannosa

Il metodo Bates è un metodo di medicina alternativa elaborato dal Dott. William Horatio Bates nel 1919, nel libro autoprodotto The Cure of Imperfect Sight by Treatment Without Glasses.

Le teorie di Bates sono prive del supporto di studi scientifici e sono state tacciate di andar contro tutti i più evidenti principi dell’anatomia oculare, già ben noti all’epoca in cui Bates pubblicò il suo libro. A causa di questo e della mancanza di benefici oggettivamente accertati, nell’uso della tecnica proposta, Bates fu espulso dalla American Optometric Association.

  • Il metodo Bates si prefigge di curare difetti visivi considerati insolubili (miopia, ipermetropia, presbiopia, astigmatismo) mediante tecniche ed esercizi. Il metodo di Bates ritiene inutile, o addirittura dannoso, l’uso di occhiali o interventi chirurgici per la soluzione dei problemi visivi perché ogni persona che comincia a usare gli occhiali incorre inesorabilmente in un peggioramento della visione.Nel suo libro Bates afferma di aver dimostrato che l’accomodazione deriva dalla contrazione dei muscoli estrinseci oculari obliqui, muscoli striati e quindi volontari. Afferma inoltre di aver ritentato l’esperimento di Hermann von Helmholtz e che dalle proprie fotografie dell’immagine riflessa sul fronte del cristallino non risulterebbero variazioni in dimensione e forma durante l’accomodazione (“The images photographed from the front of the lens did not show any change in size or form during accommodation.“).Al contempo le immagini riflesse sulla cornea e sulla sclera confermerebbero la sua teoria (secondo Bates l’immagine riflessa sulla cornea e sul fronte della sclera si rimpicciolisce con l’accomodazione mentre sul lato della sclera avviene il contrario).Secondo questi presupposti, i difetti visivi sarebbero generati dallo sforzo per vedere meglio. A parere di Bates, chi si sforza di vedere al punto prossimo genererà ipermetropia. Chi invece si sforza di vedere da lontano diventerebbe miope. Nel momento in cui una persona non si sforza più di vedere meglio avrà una vista perfetta. Il fatto che la vista imperfetta sia un qualcosa di perenne per gli affetti da vista difettosa sarebbe dovuto, secondo Bates, ad uno sforzo continuo causato da “cattive abitudini di pensiero”. Perciò secondo il medico il recupero della vista dovrebbe passare attraverso un metodo per ottenere il cosiddetto “rilassamento mentale”. Il metodo dovrebbe riproporsi inoltre di curare cataratte incipienti, glaucomi e cefalee di varia natura anch’esse patologie causate, a parere di Bates, dallo “sforzo mentale”.Tra le tecniche utilizzate nel metodo Bates si riportano in ordine:
  • Blinking o sbattito di palpebre: l’occhio sbatte le palpebre già automaticamente per idratarsi. Farlo appena si appanna la vista o sentono gli occhi stanchi, più volte al giorno, l’occhio si rilassa ulteriormente e aumenta la lubrificazione;
  • Sunning, esposizione alla luce solare: nel suo libro Bates consigliava in certi casi di guardare direttamente il sole, con le palpebre chiuse o aperte, per brevi periodi; secondo Bates gli occhi sarebbero infatti “gli organi della luce”, per cui quest’ultima sarebbe loro necessaria. Tuttavia guardare il sole direttamente per periodi prolungati è altamente dannoso ed è in grado di causare lesioni irreversibili a carico della retina (retinopatia solare).
  • Shifting e Swinging, dondolio ed oscillazione: stando in posizione eretta con i piedi distanti tra loro di un piede, con il viso di fronte ad un lato della stanza, alzare il tallone sinistro mentre si girano spalle, testa e occhi a destra finché le spalle non sono parallele al muro di destra. Dopodiché posare il tallone sinistro e alzare l’altro e girarsi verso sinistra. Alternare lo sguardo dalla parete di destra a quella di sinistra stando attenti a muovere la testa e gli occhi con il movimento delle spalle. Non bisogna forzare e prestare attenzione agli oggetti in movimento.
  • Palming o riposo oculare: questa tecnica consiste nel chiudere gli occhi e coprirli con il palmo di una mano, in modo da non far filtrare la luce, senza schiacciare i bulbi oculari e senza contrarre le spalle. Questa tecnica è utilizzata dai fautori del metodo sia a scopo diagnostico che terapeutico. Bates sosteneva infatti che solo chi vedeva un nero perfetto durante il palming poteva definirsi esente da problemi di vista, dimenticando che nessuno si trova mai in questa condizione, a prescindere dalla sua acuità visiva;

Le critiche scientifiche al metodo Bates

  • Nessun lavoro scientifico dimostra l’efficacia del metodo Bates nel curare i disturbi visivi; al contrario, è stata studiata l’efficacia del condizionamento psicologico nel miglioramento apparente della vista, una sorta di effetto placebo visivo, che spiegherebbe come il convincimento di aver seguito un metodo efficace porterebbe a credere di vedere meglio senza aver avuto alcun reale miglioramento visivo.
  • Il metodo Bates non rispetta alcuna delle caratteristiche anatomiche e fisiologiche dell’occhio: ad esempio, il controllo del processo accomodativo che Bates sostiene di poter esercitare non è fisiologicamente possibile, dato che questo è regolato dal sistema nervoso autonomo che, come dice il nome, non risponde a comandi volontari.
  • Al contrario di molti altri metodi di medicina alternativa, il metodo Bates non suggerisce tecniche in grado di danneggiare il sistema visivo, eccezion fatta per il sunning che potrebbe causare, anche alla prima esposizione, una cecità permanente. Il paziente con problemi di vista, comunque, potrebbe incorrere in un danno anche grave dal mancato utilizzo di occhiali, assolutamente sconsigliati dal metodo Bates; questa scelta potrebbe comportare un peggioramento delle condizioni visive, oltre a un potenziale corredo di sintomi di contorno (come la cefalea) e all’aumentato pericolo di incorrere in infortuni gravi.
  • Oculisti e oftalmologi che hanno conosciuto il metodo Bates rimangono scettici e molto critici. Nel suo libro Fads and Fallacies in the Name of Science, Martin Gardner definisce il lavoro di Bates come un “fantastico compendio di casi risolti incredibilmente esagerati, conclusioni infondate e ignoranza della stessa anatomia.

In conclusione i sostenitori del metodo Bates sono ignoranti dell’anatomia umana, venditori e diffusori di bufale ai danni del popolo credulone. Ci sarebbe materiale più che sufficiente per ipotizzare l’abuso della credulità popolare, però questo è mestiere degli inquirenti e non il mio. Abbiamo visto e riscontrato come facilmente il popolo sia plagiabile dai mercanti, abbiamo visto in questo articolo tutti i riscontri dell’inutilità e della dannosità del metodo Bates. Come diceva Albert EinsteinDue cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.

Marco Dimitri

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Elisabetta Kohen
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Elisabetta Kohen

posso ricordarti che molte scoperte della medicina,e della scienza, solo un secolo fa,erano considerate vere e proprie bufale? Le muffe che curano le infezioni, gli estratti di salice contro l’influenza… non più di 100 anni fa erano considerate leggende. E rompere l’atomo? Ma dai,l’atomo è per sua natura indivisibile. Poi è venuta madame Curie,la pennicillina e una cosa che ormai usiamo senza pensarci come l’aspirina. Va bene credere nella scienza,ma la scienza non è un mostro sacro, non deve mai diventare religione. Razionalismo,ok. Ma la ragione è solo un prodotto della mente umana,sempre perfettibile ma MAI perfetta.

Carlo
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Carlo

@Elisabetta Kohen: Sono perfettamente d’accordo su quanto lei scrive. 1) Mi permetto solo di aggiungere che la Medicina occidentale (il mostro sacro) non è certo l’unica esistente al mondo: basti pensare alla Medicina orientale, vecchia di millenni, dalla quale anche quella occidentale ha attinto…. 2) Ma la stessa nostra Medicina, che ha fatto progressi veramente enormi e inimmaginabili fino a non molto tempo fa, ha delle pecche e spesso non da poco. Il solo fatto di “dividere” il corpo a fette o a pezzi e di curare solo “quella” determinata parte, mi fa venire i brividi. Per farla breve, ecco… Leggi il resto »

Carlo
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Carlo

Buongiorno, ho letto l’intero articolo, più per curiosità che per altro e mi ha colpito il vigore “contro” qualcuno. Non ho interessi particolari al riguardo e quindi per me la cosa potrebbe finire qui. Ma all’inizio dell’articolo lei ha accennato (solo accennato) alla CATARATTA e questo argomento, sì, mi interessa, perché ho cominciato ad averla ormai molti anni fa. Chiedo a lei, come oculista, se esiste un metodo ufficiale alternativo all’operazione. Ne sono davvero interessato e la sua risposta probabilmente potrebbe stupire qualcuno di noi due. Infatti, le dico brevemente che all’inizio dello scorso anno mi sottoposi ad una visita… Leggi il resto »

Bufale

La bufala delle calamite sul frigorifero che provocano il cancro

L’unico studio scientifico legato a questa leggenda metropolitana si è rivelato un falso, e non esiste alcun motivo per temere il campo magnetico generato da una calamita. Per i frigoriferi hi-tech, poi, la bufala è ancora meno sensata

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L’idea che una calamita appiccicata alla parte esterna del frigorifero possa esercitare un influsso sui cibi conservati all’interno, fino a farli diventare in qualche modo cancerogeni, può apparire una completa scemenza. E in effetti lo è.

Anticipiamo subito la conclusione: non esiste alcuna prova scientifica – né principio fisico o biologico – che possa giustificare una correlazione tra la presenza di magneti permanenti in prossimità degli alimenti e una loro alterazione tale da generare un rischio cancro. Al di là delle solite precauzioni ovvie (per esempio fare attenzione ai bambini piccoli, che potrebbero ingerire le calamite scambiandole per cibo vero), si possono attaccare quanti magneti si desidera al proprio frigorifero metallico senza alcuna preoccupazione.

Le origini della leggenda metropolitana
La falsa storia sulla pericolosità dei magneti da frigorifero compie proprio questa settimana otto anni, almeno nella sua versione digitale. Era infatti il luglio del 2010 quando iniziò a diffondersi a macchia d’olio, prevalentemente via email, una catena allarmistica nella quale veniva citato un fantomatico studio condotto all’università di Princeton, negli Stati Uniti.

Più recentemente, invece, la stessa catena ha ripreso a circolare tramite WhatsApp.

Secondo questa ricerca scientifica, che in realtà è essa stessa un falso, i ricercatori avrebbero condotto (sui topi) uno studio “lungo molti mesi”, in cui avrebbero somministrato a un primo gruppo il cibo conservato in un frigorifero normale, mentre il secondo gruppo sarebbe stato alimentato con il cibo contenuto in un frigorifero decorato con calamite colorate.

Il risultato? I ricercatori (che, ribadiamo, non esistono) avrebbero concluso che nutrirsi con cibo tenuto in prossimità dei magneti aumenta dell’87% la probabilità di sviluppare il cancro. La ricerca sarebbe, si legge, “uno studio clinico rigoroso”, condotto per capire “come la radiazione elettromagnetica irradia il cibo”.

Perché è una bufala
Di motivi se ne potrebbero citare tanti. Anzitutto lo studio menzionato non esiste, né nell’intera letteratura scientifica mondiale si trovano studi che giungano a conclusioni analoghe o simili. In secondo luogo, i portavoce della stessa università di Princeton, contattati da Hoax Slayer, hanno negato il coinvolgimento dell’ateneo in studi di questo genere e hanno espresso preoccupazione per la circolazione di una simile tesi allarmistica senza fondamento.

In aggiunta, la catena menzognera contiene evidenti errori scientifici, attribuendo alle calamite la generazione di un campo elettromagnetico (quando in realtà si tratta di un campo magnetico statico, come accade per tutti i magneti permanenti) e saltando a pie’ pari diversi passaggi logici tutt’altro che assodati. Tra questi, il fatto che eventuali effetti irradiativi sul cibo si trasmettano a chi lo ingerisce, l’analogia tra la reazione nei topi e negli esseri umani, oltre che l’effettiva intensità del campo magneticogenerato dalle calamite e propagato all’interno del frigorifero.

Già quest’ultima questione, da sola, sarebbe sufficiente a far crollare tutto il castello di sabbia degli allarmismi. I magneti da frigorifero sono di solito delle calamite ben poco potenti e il campo magnetico che generano non penetra in modo apprezzabile nella cavità dove sono contenuti gli alimenti, o comunque ha un’intensità del tutto trascurabile rispetto ad altre fonti di campi magnetici (o elettromagnetici). Quindi il campo magnetico delle calamite non solo è innocuo, ma è anche di fatto assente sulle scaffalature dove c’è il cibo.

Come mai la storia sta diventando via via più folle
Con il passare degli anni, emerge sempre più chiaramente l’assurdità della leggenda metropolitana. I frigoriferi di costruzione più recente, infatti, contengono numerose altre sorgenti di campi magnetici ed elettromagnetici, a iniziare dal motore alimentato elettricamente e senza dimenticare che ormai molti modelli sono dotati di un sistema magnetico di chiusura che garantisce una corretta sigillatura della camera refrigerata. Perché ci dovremmo preoccupare della calamite all’esterno e non delle fonti interne? Come mai gli “studi rigorosi” se ne sono del tutto dimenticati?

Già da tempo nei veri laboratori di ricerca, e recentemente anche in quelli di sviluppo industriale, sono allo studio sistemi di refrigerazione che raffreddano proprio sfruttando le proprietà dei campi magnetici. Nessuno, finora, ha mai sollevato perplessità legate alla sicurezza sanitaria di tali sistemi. E se è vero che il tema dell’effetto dei campi elettromagnetici sulla salute umana è un capitolo tutt’altro che chiuso, il dibattito scientifico verte semmai sull’esposizione diretta di una persona a un simile campo, non sulla trasmissione di questi eventuali effetti negativi attraverso il cibo ingerito.

Qualche esempio di rischio più concreto sui magneti da frigo
Oltre al già citato pericolo di ingestione accidentale da parte dei bambini, un altro elemento a cui fare attenzione è l’interazione tra magneti da frigorifero e pacemaker. Alcuni magneti – soprattutto al neodimio – possono interferire con il funzionamento del dispositivo, e dunque è sconsigliabile per un portatore di pacemaker avvicinarsi a uno sportello del frigorifero decorato con calamite se non se ne conoscono le caratteristiche di fabbricazione.

Infine, trattandosi di oggetti che vengono tipicamente tenuti in cucina, potrebbe essere opportuno fare un controllo sulle certificazioni delle calamite prima di appiccicarle al frigorifero. Non per il campo magnetico in sé, ma per i materiali di costruzione e le caratteristiche di lavorazione. Un prodotto contraffatto, ad esempio, potrebbe rilasciare sostanze non particolarmente desiderabili.

 

 
  

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Bufale

La bufala degli incidenti con auto fantasma

Ennesima bufala che sta girando per il Web. Divenuta virale a causa dei soliti ( tanti ) creduloni

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Un video, proprio in questi giorni, è divenuto virale, mostra delle automobili che si schiantano contro  auto fantasma o muri invisibili.

 

Prima di tutto vediamo il video:

 

 

Quello che si può subito notare è che gli incidenti avvengono in  sedi stradali praticamente vuole. Le riprese si interrompono subito dopo l’incidente senza mostrare le reazioni successive degli autisti coinvolti, dei passeggeri, dei passanti ecc.

 

Al minuto 00:15 il conducente prosegue la sua corsa senza mostrare alcuna reazione, fermandosi semplicemente  nei pressi delle striscie pedonali.

Al minuto 00:26 un gruppo di automobilisti non mostra alcuna reazione. E’ evidente che l’auto  “incidentata” è stata inserita in un tempo successivo, in fase di montaggio video.

Al minuto 00:36 addirittura  chi è dietro alla telecamera attende l’incidente ed allarga il quadro seguendo l’auto. Preveggenza?

Ma che sia davvero un fake, una bufala colossale, lo si evince al minuto 00:41 , ci sono due pedoni che discutono (indicati dalla freccia rossa) , si verifica l’incidente e nemmeno si girano, nemmeno hanno un sobbalzo, anzi, si salutano e tirano dritto per le loro strade.

Il videomontaggio non è certo da Oscar ma con un po’ di studio grafico, le persone che lo hanno assemblato potrebbero anche trovare  lavoro  nel cinema “fai da te” o in qualche miniserie.

 

 
  

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Bufale

Come si sconfiggono le fake news?

Una ricerca del Parlamento Europeo fa il punto sulla disinformazione online. La soluzione? Passa dalla cultura

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È passato un anno e mezzo dalla vittoria di Donald Trump, ma quale sia stato il ruolo giocato dalle fake news nell’elezione di uno dei più improbabili presidenti degli Stati Uniti (o nella vittoria della Brexit, per fare un altro esempio) è ancora un tema ampiamente dibattuto.

“Un recente studio ha sottoposto a un campione di elettori americani una serie di notizie attendibili e di bufale, chiedendo in quanti le ricordassero e se all’epoca le avessero ritenute vere”, si legge in un recente papercommissionato dal Parlamento Europeo per fare il punto sulla disinformazione online. “Nel caso di notizie da prima pagina attendibili, il 70% del campione ricordava di averle viste e il 60% di averle ritenute attendibili. Solo il 15% ricordava invece di aver visto le notizie false e l’8% di averci creduto. Una percentuale simile alle notizie placebo che sono state ideate appositamente per il test”.

Di conseguenza, “l’impatto delle fake news sulle elezioni potrebbe essere molto inferiore a quanto temuto”, conclude il paper.

Ma è proprio così? Parecchi altri studi – tra cui uno appena condotto dalla Ohio State University – hanno invece confermato quanto la disinformazione potrebbe aver aiutato Donald Trump a conquistare la Casa Bianca; mentre altre ricerche hanno messo in collegamento il fenomeno fake news, inestricabilmente legato ai social network, alla diffusione del populismo in Europa (Italia compresa).

Ovviamente, sarebbe ingenuo pensare che la trasformazione politica in corso in Occidente sia causata dalle bufale.

Allo stesso tempo, è rischioso sottostimare i pericoli che si nascondono dietro a fake news che riescono a circolare con una velocità molto maggiore(anche sei volte superiore) rispetto alle notizie attendibili o ai video complottisti presenti su piattaforme come YouTube che – come è stato dimostrato – possono far entrare alcuni utenti in un turbine infinito di contenuti sempre più estremi e complottisti.

Ma che cos’è una fake news? Secondo Ziga Turk, docente all’Università di Lubiana e autore della ricerca del Parlamento Europeo, sotto questa etichetta si possono riportare “tutte le forme di informazioni false, inaccurate e fuorvianti che vengono create e promosse con lo scopo di fare profitti o causare intenzionalmente un danno pubblico”.

Le due motivazioni sono molto diverse: nel caso economico (probabilmente quello più antico), chi ospita fake news sul proprio sito lo fa sapendo che queste possono ottenere un’enorme circolazione sui social; garantendo ottimi introiti pubblicitari ai siti che le ospitano (considerando anche l’investimento minimo necessario a crearle). Niente di più facile che inventare bufale sugli immigrati che vogliono trasformare il colosseo in un luogo di culto islamico, per fare solo un esempio, per infiammare un certo tipo di utenza e garantirsi una vasta circolazione (e quindi un ritorno economico).

Col tempo, quello che probabilmente è nato come un metodo veloce per fare soldi su internet (Paul Horner, il defunto “re delle fake news”, dichiarava di guadagnare oltre diecimila dollari al mese), si è trasformato in una vera e propria arma politica; utilizzata sia da pagine Facebook artigianali, sia da veri e propri eserciti di professionisti (com’è il caso dei famosi troll russiassoldati allo scopo di destabilizzare le democrazie occidentali). Le bufale, ovviamente, non sono nate oggi (basti pensare al Protocollo dei Savi di Sion o al falso editto di Costantino); ma – come si spiega nella ricerca – la struttura stessa del web ha consentito che potessero circolare con una facilità estremamente superiore.

“Nella struttura tradizionale delle news, un professionista crea un contenuto. Questo viene poi controllato dai redattori che lavorano nei media. Il contenuto che possiede le qualità richieste, viene infine pubblicato”.

In questo processo, quindi, ci sono dei filtri di controllo che offrono una certa garanzia su qualità e veridicità. Sul web, invece, “chiunque può creare un contenuto: gli autori possono o meno fare le proprie verifiche e controlli di qualità; mentre internet fornisce una vasta gamma di servizi per la pubblicazione e diffusione in autonomia”.

Dalle bufale della alt-right diffuse su Reddit, ai siti di controinformazione cospirazionista come InfoWars; fino ai meme riportanti notizie incontrollate (come quella della “cugina di Renzi portaborse al Senato”) che circolano su Facebook e Twitter, “non c’è un solo punto in cui il contenuto scambiato possa essere controllato e verificato prima della diffusione”, scrive Ziga Turk. Questa posizione rischia però di sottostimare quanto ormai le bufale riescano a diffondersi anche sui quotidiani più istituzionali, e quanto alcuni siti di controinformazione possano invece essere portatori di contenuti di qualità.

Ma, allora, come si combattono le fake news? Il tema è estremamente delicato: “La libertà d’espressione è una pietra angolare della democrazia, e coloro che hanno in mano il potere non dovrebbe abusarne per favorire un versante del dibattito pubblico” si sottolinea nel paper, facendo piazza pulita delle proposte di istituire qualcosa di simile a un ministero della Verità (guidato dai governi o appaltato agli stessi social network) deputato a

decidere cosa sia una fake news (soprattutto considerando quanto ciò sarebbe rischioso nei paesi meno democratici).

Allo stesso tempo, l’attenzione del paper nei confronti della libertà d’espressione rischia di essere fuorviante: una fake news non è un’opinione estrema, radicale o scomoda; ma una notizia falsa creata in malafede. E in quanto tale, verificabile. Una delle fake news più importanti degli ultimi tempi è, ovviamente, quella del Pizzagate: la bufala secondo cui in una pizzeria di Washington si nascondeva un giro di pedofilia a uso e consumo delle élite del Partito Democratico (compresi i coniugi Clinton). Una fake news in tutto e per tutto – nata su 4Chan e poi arrivata fino al già citato InfoWars – che ha spinto un 28enne a entrare nel locale armato di fucile.

Bloccare la circolazione di una bufala di questo tipo difficilmente si sarebbe potuta considerare una forma di censura; ma chi dovrebbe essere deputato a farlo? “Il problema di tutti i metodi che interferiscono deliberatamente con l’informazione cui un utente può accedere è che le persone potrebbero non volere che qualcun altro scelga e filtri le notizie per loro”, si legge sempre sul report. “Si potrebbe facilmente pensare che questo venga fatto a scopi politici o ideologici. Se le piattaforme fossero libere di agire in questo modo, inoltre, si darebbe loro un potere spropositato sulla pubblica opinione”.

Ed è qui che entra in gioco quella che, a oggi, sembra essere la soluzione meno controversa per arginare la diffusione delle fake news: “Una tecnica per ridurre il propagarsi delle bufale è l’etichettatura”, scrive Turk. In questo caso, invece di censurare, “Facebook (o altre piattaforme) aggiungono informazioni sulla credibilità di una storia e avvertono l’utente prima che decida di condividerla”Non solo Facebook, ma anche YouTube e altri stanno iniziando ad appoggiarsi con sempre maggiore frequenza alle tante realtà specializzate in fact-checking (tra cui Snopes o FactCheck.org); a cui vengono inviati i contenuti che gli algoritmi della piattaforma ritengono sospetti in modo da verificarne la veridicità.

Non si tratta di incollare l’adesivo di fake news su alcune informazioni (strategia, tentata da Facebook, che si è rivelata un boomerang: trasformando quell’etichetta in una sorta di medaglia al merito); ma di fornire informazioni aggiuntive che forniscano agli utenti un quadro più completo. Ma sarà sufficiente questo per sconfiggere bufale e teorie del complotto?

Probabilmente, no. “Ci sono però anche modi non tecnici per fermare le fake news, o almeno per evitare che le persone ci credano”, conclude la ricerca del Parlamento Europeo. “È chiamato buon senso e alfabetizzazione mediatica. I cittadini devono diventare consapevoli che internet è un ambiente molto diverso dalla televisione e dai giornali. Non ci sono redattori e non ci sono controllori. Gli utenti devono essere vigili e attenti per non cascare in nessuna delle fake news che circolano. Su internet, ogni giorno è il primo di aprile. Ogni giorno, bisogna consumare i contenuti criticamente”. Più di censura, algoritmi e fact-checking, insomma, può fare la cultura.

 
  

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Crediti :

Wired

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