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PRETI PEDOFILI

Milano: Don Inzoli, prete accusato di pedofilia, al congresso omofobo sulla famiglia

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Don Inzoli già sacerdote di riferimento di Cl, espulso dalla Chiesa con delibera di papa Francesco e sotto indagine. Il moderatore Luigi Amicone: «Uno scherzo da preti…»

ià sacerdote di riferimento di Comunione e Liberazione. Ex presidente del Banco alimentare. Ma espulso dalla Chiesa con delibera di Papa Francesco inviata al vescovo di Crema per abusi sessuali su minori e sotto indagine dalla Procura di Cremona. Sabato il 64enne don Mauro Inzoli era a Milano. Nel Palazzo della Regione. Al convegno sulla famiglia promosso da Regione Lombardia, Alleanza Cattolica e Fondazione Tempi , e definito omofobo per le tesi sostenute. Don Inzoli non era nella primissima fila affollata di autorità, tra cui l’ex governatore Roberto Formigoni (del quale si dice sia stato uno dei confessori) e l’attuale presidente Roberto Maroni. Era subito dietro. In seconda fila. E nella stessa aula dove un ragazzo gay veniva allontanato dopo aver preso la parola.

Adesso c’è imbarazzo, nelle file di Comunione e Liberazione. Il moderatore del convegno, Luigi Amicone, fondatore di Tempi (rivista vicina a Cl), si limita a dire: «Ci han fatto uno scherzo da preti…». Il convegno non finisce mai di provocare polemiche. Don Inzoli l’ha invitato qualcuno oppure la sua è stata una decisione autonoma? Il professor Stefano Zecchi era il vicino di «posto» del sacerdote. Racconta: «Non c’erano posti pre-assegnati. Quest’uomo non lo conosco. È rimasto zitto tutto il tempo. Applaudiva molto, sì, me lo ricordo. E alla fine mi ha parlato di una storia strana, del fatto che i bimbi down non esistono più in Danimarca perché non li fanno nascere…».

Adesso c’è imbarazzo, nelle file di Comunione e Liberazione. Il moderatore del convegno, Luigi Amicone, fondatore di Tempi (rivista vicina a Cl), si limita a dire: «Ci han fatto uno scherzo da preti…». Il convegno non finisce mai di provocare polemiche. Don Inzoli l’ha invitato qualcuno oppure la sua è stata una decisione autonoma? Il professor Stefano Zecchi era il vicino di «posto» del sacerdote. Racconta: «Non c’erano posti pre-assegnati. Quest’uomo non lo conosco. È rimasto zitto tutto il tempo. Applaudiva molto, sì, me lo ricordo. E alla fine mi ha parlato di una storia strana, del fatto che i bimbi down non esistono più in Danimarca perché non li fanno nascere…».

Al convegno non poteva partecipare chiunque. C’era anche il ministro Maurizio Lupi e bisognava vigilare sugli ingressi. Se don Inzoli si è «registrato», possibile che nessuno se ne sia accorto? Un ruolo importante nell’organizzazione l’ha avuto Comunione e Liberazione: all’interno del movimento il sacerdote è figura ben nota. Certamente don Inzoli può andare ovunque, non ha limitazioni alla sua libertà. Però va ricordata la lettera che, dopo il «messaggio» papale del giugno scorso, il vescovo di Cremona, monsignor Oscar Cantoni indirizzò ai fedeli: «In nome della verità, in questi anni sono state eseguite rigorose ricerche che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse responsabilmente riparare le ferite causate dal suo comportamento».

Ignazio La Russa ad uno studente gay: “Culattone!”

Fonti interne al Pirellone rivelano al Corriere che don Inzoli è stato accreditato dalla segreteria del presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo. Un altro di quei politici nella primissima fila nel convegno di sabato ed esponente di spicco di Cl. Un altro a pochi centimetri di distanza dal sacerdote ribattezzato nel corso dei suoi anni turbolenti «don Mercedes», per la costosa macchina con la quale girava.

La portavoce del presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo lunedì mattina ha smentito: «La notizia non corrisponde al vero. Gli accrediti istituzionali sono stati gestiti, come è noto, dalla Giunta regionale e il convegno, peraltro, era aperto al pubblico. Gli unici accrediti effettuati dalla segreteria sono stati per la moglie del presidente e per i collaboratori che lo che lo hanno accompagnato».

Crediti :

il Corriere

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, a processo monsignor Carlo Alberto Capella

Monsignor Carlo Alberto Capella è accusato di detenzione e scambio di materiale pedopornografico

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L’ex funzionario della nunziatura di Washington, mons. Carlo Alberto Capella, è stato rinviato a giudizio dal tribunale dello Stato Vaticano, per detenzione e scambio di ingente quantità di materiale pedopornografico. Il processo, dal 22 giugno, avviene sotto la giurisdizione vaticana poiché i reati contestati sono stati commessi da un pubblico ufficiale, anche se all’estero. Mons. Capella, agli arresti in Vaticano, era destinatario di un mandato di arresto anche delle autorità canadesi.

 

IL CASO MONS. CARLO ALBERTO CAPELLA

 

 
  

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, la Diocesi Usa offre un maxi-risarcimento alle vittime

210 milioni di dollari per 450 bambini abusati

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Roma – L’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis negli Stati Uniti ha annunciato un accordo di 210 milioni di dollari con 450 vittime di abusi sessuali del clero: è il secondo più grande risarcimento nello scandalo che ha scosso la Chiesa cattolica degli Usa. L’avvocato delle vittime, Jeff Anderson, ha detto che i soldi, per un totale di 210.290.724 dollari, andranno in un fondo per pagare i sopravvissuti agli abusi, perpetrati contro minori da diversi sacerdoti nei decenni passati.

L’arcivescovo Bernard Hebda ha detto di essere grato alle vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare: «Riconosco che l’abuso ha rubato così tanto a te, alla tua infanzia, alla tua innocenza, alla tua sicurezza, alla tua fiducia e, in molti casi, alla tua fede», ha detto. «Abbiamo lavorato con loro con molta attenzione per cercare di formulare l’accordo in modo che possa beneficiarli al massimo».

Secondo il sito web BishopAccountability.orgche registra i casi di abusi sessuali da parte del clero, questo è il più grande pagamento totale tra le arcidiocesi e le diocesi cattoliche romane che hanno presentato istanza di protezione dalla bancarotta. Il più grande esborso alle vittime c’era stato nel 2007, quando l’arcidiocesi di Los Angeles aveva risolto il dossier pedofilia con 508 vittime per 660 milioni di dollari.

Thomas Abood, presidente del Consiglio delle finanze dell’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis e della task force per la riorganizzazione, ha dichiarato che l’accordo sarà delineato in maggior dettaglio quando sarà presentato in tribunale. Ma ha detto che la maggior parte dei finanziamenti, circa 170 milioni di dollari, arriveranno dalle compagnie di assicurazione. Il resto arriverà dalle parrocchie, dall’arcidiocesi, da un fondo pensione e dalle vendite di immobili. «Faremo tutto il possibile per accelerare», ha detto Abood, aggiungendo che spera che il processo possa essere completato nei prossimi mesi.

«Siamo andati dappertutto per raccogliere fondi per questo accordo». L’arcidiocesi aveva presentato istanza di fallimento nel 2015, due anni dopo che la legislatura del Minnesota aveva aperto una finestra triennale che consentiva alle persone che avevano subito abusi sessuali in passato di chiedere un risarcimento danni. Ciò ha provocato centinaia di richieste di risarcimento contro l’arcidiocesi.

 
  

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Crediti :

il Secolo XIX

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PRETI PEDOFILI

Prete pedofilo Don Giovanni Trotta condannato a 18 anni di carcere

Trotta, ridotto allo stato laicale già nel 2012 proprio per ragioni correlate ad abusi su minori, è stato condannato un anno fa con il rito abbreviato alla pena di 8 anni di reclusione

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Il Tribunale di Foggia ha condannato alla pena di 18 anni di reclusione e 120mila euro di multa l’ex sacerdote 57enne Giovanni Trotta, imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori ai danni di 9 minorenni di età compresa, all’epoca dei presunti abusi, fra i 12 e i 13 anni. La Procura di Bari, che ha coordinato le indagini, aveva chiesto la condanna a 21 anni di reclusione. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.

I fatti contestati risalgono al 2014. Trotta, ridotto allo stato laicale già nel 2012 proprio per ragioni correlate ad abusi su minori, è stato condannato un anno fa con il rito abbreviato alla pena di 8 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un altro 11enne ed è tuttora in carcere per entrambe le vicende.

ANSA

 

IL CASO DON GIOVANNI TROTTA

 

 
  

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