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I ragazzi sono tornati a casa, accompagnati da genitori sotto shock quanto loro per quello che è accaduto. E, soprattutto, per quello che sarebbe potuto accadere. Gli investigatori sono al lavoro, su tracce materiali e informatiche, per dare una forma a quelle che, in gergo tecnico, si chiamano le “prime evidenze”. E Ousseynou Sy è in carcere a San Vittore, guardato a vista nel reparto protetti, con addosso l’accusa di sequestro di persona e strage con l’aggravante del terrorismo, nonostante abbia provato a sminuire le sue intenzioni, a dire che se non fossero arrivati quei carabinieri che, invece, hanno “fatto il miracolo”, come dicono in procura, “non si sarebbe fatto male nessuno”. Ma come è arrivato questo autista 46enne che a Crema conoscono come il tranquillo Paolo a dirottare un bus pieno di studenti convinto così di fermare le stragi nel Mediterraneo?

La prima fase del sequestro dello scuolabus

Alle 11.20 di mercoledì mattina 51 studenti di seconda A e seconda B della media Vailati di Crema salgono sul solito scuolabus gestito dalla società Autoguidovie che deve riportarli a scuola dalla palestra in cui fanno educazione motoria. Con loro ci sono due insegnanti e una collaboratrice scolastica. Alla guida c’è Ousseynou Sy, autista della società da molti anni. Come lo stesso uomo racconterà più tardi ai procuratori, il suo piano scatta immediatamente: invece di dirigersi verso la scuola, imbocca la Paullese. Ha un obiettivo preciso: “Volevo andare a Linate”. Il giorno prima ha acquistato una tanica di benzina da 10 litri e un mazzo di fascette di plastica da elettricisti. Ferma l bus e annuncia il cambio di programma: mentre tutti lo guardano senza ancora capire, cosparge di benzina le superfici del bus, dice una frase che tanti bambini ripeteranno: “Da qui non uscirà vivo nessuno”. E’ ai professori che dà il compito di legare con le fascette i polsi dei bambini, dopo aver detto a tutti di consegnare i cellulari.

La corsa sulla Paullese

I professori, come spiegheranno poi a pm e carabinieri, legano i polsi dei bambini, ma riescono a mettere in atto uno stratagemma che salva la vita a tutti: ai bambini seduti nelle prime file, sotto lo sguardo dell’autista – che pretende che uno degli studenti si sieda accanto a lui -, stringono le fascette, lasciandole invece più larghe ai bambini seduti in fondo. L’autista brandisce un coltello (da cucina, come dirà dopo, ma le fiamme ne hanno cancellato la presenza), qualcuno dice di aver visto il calcio di una pistola, l’uomo dice di non averne mai avuta una. Ed è così che, mentre Sy riprende a guidare verso la sua meta, che entrano in gioco Riccardo e Rami, due piccoli protagonisti di questa storia: Rami ha nascosto il cellulare nella giacca, Riccardo si libera dalle fascette e chiama il 112: “Ci stanno portando via con il pullman, aiutateci”. Anche un terzo bambino, Adam, si libera e chiama i suoi genitori: che capiscono che quello del figlio non è uno scherzo quando il bambino indica il luogo in cui stanno passando in quel momento con il bus, ben lontano da scuola. Sono le 11.50, scatta l’allarme.

scuolabus milano

L’intervento dei carabinieri

Scatta il protocollo di intervento, si allertano le stazioni dei carabinieri vicine, la protezione civile, la torre di controllo di Linate, i vigili del fuoco di Milano. La telefonata viene subito trasmessa alle autoradio: due pattuglie della stazione di San Donato in dieci minuti intercettano il bus in località Pantigliate, senza sapere ancora davvero cosa sta succedendo a bordo: ma non c’è tempo di pensare. L’autista vede le due auto dei carabinieri e accelera, speronandole. Mentre continua la sua corsa, arrivano altre tre pattuglie, un’auto si mette di traverso per sbarrare la strada. Sy è costretto a fermarsi. Qui, come raccontano in procura con orgoglio per il lavoro dell’Arma, due carabinieri si avvicinano al finestrino dell’autista, iniziano a parlagli, capiscono che c’è qualcosa di molto serio vedendo l’uomo che agita un accendino e urla loro di andarsene, “se sparate brucia tutto”. E’ un diversivo: altri tre militari vanno verso il fondo del bus, prima provano a forzare la porta posteriore, con insegnanti e studenti che tentano di sfondarla dall’interno, poi usano lo sfollagente per rompere un vetro: da lì iniziano ad uscire in fretta tutti, tra urla e terrore. Perchè intanto il bus continua a scivolare in avanti, fino a fermarsi contro i jersey della strada. E l’autista, ormai ha perso il controllo: appicca il fuoco con l’accendino, le fiamme divampano mentre i bambini stanno ancora uscendo da quel finestrino spaccato.

La fuga lungo la Paullese

Le immagini degli automobilisti che sono sulla strada mostrano una scena che il procuratore capo Francesco Greco descrive “da film”: bambini che corrono terrorizzati lungo la strada, con i carabinieri che cercano di intrupparli verso la salvezza, mentre il bus viene letteralmente mangiato dal fuoco e un’alta colonna di fumo nero si alza in cielo. Loro, i ragazzi, vengono portati a scuola, mentre iniziano le telefonate concitate ai genitori. Fanno in tempo a vedere l’arresto del loro autista: i carabinieri lo bloccano sul bus, ha le mani ustionate, non fa resistenza mentre entra nell’auto che lo porta all’ospedale Niguarda per le prime cure, mentre i vigili del fuoco spengono l’incendio e le ambulanze assistono i ragazzi. Tutti, gli adulti di sicuro ma anche i ragazzi, consapevoli di essere scampati a qualcosa che, dice il pm Alberto Nobili “avremmo potuto ricordare per decenni come una tragedia”

Le indagini sull’autista

In quei minuti gli investigatori sono già al lavoro per capire chi sia l’autista. E i primi dati delle banche dati riservano una notizia inaspettata: Ousseynou Sy è già noto alle forze dell’ordine per due episodi. Il primo, nel 2007, per una denuncia per guida in stato di ebbrezza a Brescia, patente sospesa e poi riavuta. Il secondo per una condanna per molestie sessuali su una minorenne nel 2011: soltanto un anno fa la condanna era diventata definitiva, un anno con pena sospesa. Ma da subito la società Autoguidovie assicura: “Non sapevamo dei suoi precedenti”. Quando la patente gli era stata sospesa, nel 2007, si era messo in malattia per evitare di dare spiegazioni sul perché non potesse guidare il bus. Si scava nella vita dell’autista. E’ nato in Francia nel 1972, da genitori senegalesi, diventa cittadino italiano nel 2004, dopo aver sposato una donna bresciana di Orzinuovi da cui ha due figli – oggi di 18 e 12 anni – da cui si separa più di dieci anni fa. Sempre nel 2002 viene assunto da Autoguidovie: prima come tuttofare, poi come autista. Da anni “senza aver mai dato segni di squilibrio, e facciamo visite periodiche sugli autisti, né avevamo mai ricevuto reclami”, dice ora la società.  A Crema, dove viveva, in tanti restano di sasso davanti alle immagini in tv e a quel nome: perchè se tutti in paese lo conoscono come Paolo, sanno che è lui, quell’uomo “gentile e tranquillo, mai una parola di politica, usciva di casa alle cinque del mattino per andare a lavorare”, dicono ora i suoi vicini, ed è la perfetta descrizione di un insospettabile. Un “lupo solitario, senza legami con l’Isis”, dicono in procura.

Le intenzioni dell’autista dello scuolabus

Già, ma perché allora l’ha fatto? Sy ha riferito alla procura di aver girato nei giorni precedenti dei video caricandoli su Youtube e spedendoli a parenti in Senegal in cui diceva che “si sarebbe sentito parlare di lui”. Ai pm (Nobili e Luca Poniz) ha parlato del caso della nave Mare Jonio bloccata in mare con i migranti a bordo come “episodio scatenante, la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso”. E in quei 40 minuti di terrore sul bus ha più volte ripetuto “Basta stragi nel Mediterraneo, sono stanco di vedere bambini mangiati dagli squali in mare”. Voleva – questo è quanto si è capito finora – “attirare l’attenzione su qui morti con il suo gesto”. Cosa avrebbe fatto una volta arrivato a Linate non è chiaro: voleva scappare, ha detto, prendere un aereo verso il Senegal. Come, non è chiaro.
Dopo la prima notte in carcere, dopo i primi colloqui con lo psicologo, è stato trasferito nel reparto protetti.

Le indagini in corso
I carabinieri del Ros hanno effettuato ieri le perquisizioni nella casa e nell’auto di Ousseynou Sy: nell’auto i militari avrebbero trovato una tanica e delle borse. Secondo alcune indiscrezioni, l’autista nei giorni scorsi avrebbe ordinato via internet, tramite un collega, un taser, dicendo di doverlo regalare alla nuova compagna. E gli investigatori, adesso, sono a caccia del video-manifesto postato su Youtube.



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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ITALIA

Virus, a Fiumicino aereo del Qatar con 125 bengalesi a bordo: «Non saranno fatti sbarcare»

Un aereo della Qatar Airways con a bordo 125 bengalesi è atterrato all’aeroporto di Fiumicino

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Un aereo della Qatar Airways con a bordo 125 bengalesi è atterrato all’aeroporto di Fiumicino. Il velivolo, proveniente da Doha, è arrivato al terminal 5, come già avvenuto per il precedente sbarco di cittadini provenienti da Dacca. I passeggeri bengalesi Qatar Airways sarebbero dovuti sbarcare perché il volo, non provenendo da Dacca, non è soggetto allo stop deciso dal ministero della Salute per una settimana. 

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Qatar Airways «segue scrupolosamente tutte le normative stabilite dal governo italiano e dall’Enac», affermano fonti della compagnia aerea.

Ma il ministero degli interni ha deciso che i 125 bengalesi a bordo non possono entrare in Italia. E non potranno neppure scendere dall’aereo, a eccezione di chi avrà bisogno di cure mediche immediate. Sempre a bordo sarà consegnato loro il decreto di respingimento per gravi motivi sanitari. Poi saranno tutti fatti riletture per Doha alle 16. Scenderanno invece gli 80 passeggeri sullo stesso volo ma provenienti da altri Paesi. Una volta a terra – nel Terminal T5 di Fiumicino – saranno sottoposti a tamponi eppoi dovranno sottostare alla quarantena, indicando alle autorità il luogo dove riesideranno.

A bordo anche alcuni italiani. Uno di loro, proveniente dalla Thailandia via Doha, ha raccontato: «Non si capisce perché ci hanno viaggiare con bengalesi. Siamo preoccupati? Certo». Anche a lui è stato fatto il tampone. Tra i viaggiatori bengalesi a bordo ci sarebbe una donna che avrebbe chiesto l’intervento dei sanitari. Ma le autorità italiane parlano di una malore causato dal lungo viaggio e non collegabile al Covid.

Intanto in una lettera inviata ieri al Commissario Ue alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, e al ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, il ministro della Salute Roberto Speranza chiede di delineare insieme nuove «rigorose misure cautelative per gli arrivi da aree extra Schengen ed extra Ue». In tale contesto «chiederei a Commissione e Presidenza di promuovere un maggiore coordinamento tra gli Stati Membri e garantire, così, una maggiore efficacia alla realizzazione dell’obiettivo di contenere la diffusione di contagi causati da focolai di origine esterna» di Covid.

«E’ necessario che Enac emetta una indicazione operativa chiara alle linee aeree affinché non imbarchino, per il tempo stabilito dalla massima autorità sanitaria del Paese, questi passeggeri –  dichiara il Responsabile dell’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio, Alessio D’Amato – Comunque le nostre squadre di medici e infermieri sono già sul posto, ma dico con estrema chiarezza che non si può scaricare sul solo nostro servizio sanitario regionale questo onere, peraltro senza alcun tipo di programmazione. Occorrono delle regole ferree e chiare, basta fare lo scarica barile, se vogliamo a monte rafforzare la sorveglianza sanitaria ed impedire rischi effettivi di ritorno. Roma non può sostenere questa pressione. Auspico che vengano assunte decisioni che vadano in tal senso nelle prossime ore».«E’ necessario che Enac emetta una indicazione operativa chiara alle linee aeree affinché non imbarchino, per il tempo stabilito dalla massima autorità sanitaria del Paese, questi passeggeri –  dichiara il Responsabile dell’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio, Alessio D’Amato – Comunque le nostre squadre di medici e infermieri sono già sul posto, ma dico con estrema chiarezza che non si può scaricare sul solo nostro servizio sanitario regionale questo onere, peraltro senza alcun tipo di programmazione. Occorrono delle regole ferree e chiare, basta fare lo scarica barile, se vogliamo a monte rafforzare la sorveglianza sanitaria ed impedire rischi effettivi di ritorno. Roma non può sostenere questa pressione. Auspico che vengano assunte decisioni che vadano in tal senso nelle prossime ore».



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Coronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore

oronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore
„Tristemente raggiunta la cifra monstre degli oltre 15mila decessi, la metà dei morti italiani: in Lombardia 364 nuovi casi nelle ultime 24 ore, 70 a Brescia con tre decessi“

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L’altalena dei numeri non permette ancora di tirare il fiato: in Lombardia aumentano sia i nuovi casi di positività al Covid-19 che la loro percentuale sul totale dei tamponi effettuati (circa 150 in più rispetto a domenica, ma forse ancora pochi). Nel Bresciano sono ancora 70 i nuovi casi di Coronavirus, quasi 30 in più rispetto a due giorni fa: ma sono solo tre i decessi, uno nella Bassa Bresciana (a Visano, che piange la quarta croce) e due in Valle Camonica.

Gli ultimi aggiornamenti in Lombardia

Sono 364 in più i nuovi casi di Coronavirus in Lombardia nelle ultime 24 ore: il 4,84% del totale dei tamponi processati (ovvero 7.508: domenica erano 7.369, sabato 11.478) e il 48,92% di tutti i nuovi casi italiani, che sono 744 per un totale di 219.814 dall’inizio dell’epidemia (di questi 81.871 in Lombardia, il 37.24%). Aumentano (di poco) anche i decessi lombardi, che sono 68 tra domenica e lunedì: il 37,99% di tutti i nuovi decessi italiani, più 179 nelle ultime 24 ore, che portano il totale a 30.739, di cui il 48,97% in Lombardia, dove è stata superata quota 15mila (sono 15.054).

Dopo l’inattesa risalita dei ricoverati in terapia intensiva, i dati ricominciano a calare: sono 37 in meno le persone che attualmente si trovano in ospedale, totale 5.738 di cui 5.397 (il 94,05%) in buone condizioni e 341 in terapia intensiva, poco più di un terzo di tutti i ricoverati in terapia intensiva d’Italia (che sono 999, per la prima volta sotto i mille dopo due mesi).

I dati per provincia: a Mantova zero casi

I dati per provincia confermano aumenti ancora significativi a Milano (più 114 nelle ultime 24 ore, totale 21.490 di cui 9.071 in città), a Brescia (più 70, totale 13.620) e a Bergamo (più 50, totale 11.791). Sono 24 i nuovi casi a Pavia, totale 4.801, e 19 i nuovi casi a Monza e Brianza, totale 5.074: si avvicina alla soglia dello zero la provincia di Cremona, solo 2 nuovi casi nelle ultime 24 ore e 8 negli ultimi due giorni, totale 6.250 mentre sono davvero zero i nuovi casi a Mantova (uno negli ultimi due giorni), totale 3.251.

Coronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore
„E intanto che si avvicina la “data X” del 18 maggio, alcuni numeri sul tema delle riaperture differenziate: degli 82.488 pazienti attualmente positivi in tutta Italia, quasi il 70% (totale 56.249) è concentrato nelle quattro regioni più produttive del Nord. Sono 30.411 in Lombardia, il 36,86% del totale, poi 13.338 in Piemonte, 7.040 in Emilia Romagna, 5.460 in Veneto.



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Papa Francesco, scivolone durante la telefonata al ragazzo autistico: «Ci rivedremo all’inferno

Scivolone del Papa al telefono con un ragazzo sofferente di autismo «Allora ci rivedremo all’inferno» dice il pontefice

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Città del Vaticano – «Allora ci rivedremo all’inferno». Dice proprio così Papa Francesco a un ragazzo affetto da una patologia riconducibile all’autismo e alla sua mamma, durante una telefonata ad una famiglia di Caravaggio. Il Papa ha telefonato loro dopo avere ricevuto una toccante lettera in cui gli spiegavano le difficoltà vissute per colpa del Coronavirus. La mamma del giovane, al termine della telefonata, ha ringraziato tanto il pontefice per avere regalato loro quei momenti di gioia e commozione e gli promette che pregherà sicuramente per lui ma che non ne ha di certo bisogno perchè è già un santo.

E’ a questo punto che Papa Francesco, forse messo a disagio dal complimento sulla sua santità, si è lasciato andare ad una battuta che ha spiazzato i presenti: «allora ci rivedremo all’inferno» tanto che la signora, sgranando gli occhi, gli ha ripetuto che loro sicuramente andranno tutti all’inferno ma di sicuro lui no.

Il video è stato ripreso con il telefonino da uno dei familiari ed è stato poi pubblicato dalla Provincia di Cremona. Nel frattempo il video ha preso subito a girare rimbalzando su vari siti cattolici, tra cui Korazim, sollevando perplessità per quella battuta non proprio felice.



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